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  1. #25
    Membro Anziano L'avatar di willypd
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    VEDETE COME SONO I CRISTIANI? Gridano all'insulto o alla persecuzione anche quando non c'è nessun insulto e nessuna persecuzione nei loro confrionti mentre sono stati loro ad insultatare (hanno sempre fatto così nel corso della storia).
    Quote Originariamente inviata da mikky Visualizza il messaggio
    Un concentrato di insulti. direi che si commenta da solo
    Parli dei post di alessandro1800 o parli dei tuoi post dove mi dai dell'idiota? Solo un integralista cristiano può vedere il mio precedente post come "un concentrato di insulti". Più di mandarti a fanculo (che non è un insulto, vedi sentenza 27966 del 13/07/07 della Corte di Cassazione Corte di Cassazione ? Sentenza n. 27966/2007 ) non ti ho detto altro. Del fatto che i cristiani hanno da sempre bestemmiato gli dèi ed hanno sempre costruito l'odio religioso nei confronti dei pagani politeisti, puoi leggerti questa discussione: L'odio nei confronti dei Pagani. - Giovani.it - Forum (trovi i dati che riporta uno storico di fama internazionale, non sono dati che mi invento io). D'altra parte dai cristiani non ci si possono aspettare comportamenti diversi in quanto è il loro testo sacro (la bibbia) a spingerli all'intolleranza (anche questa mia affermazione è giustificata nella discussione che ti ho indicato).
    Quote Originariamente inviata da mikky Visualizza il messaggio
    Che Caligola e Nerone fossero pazzi lo sostenevano anche gli antichi romani. TACITO e SVETONIO, tanto xfarti 2 esempi classici, NON lasciano il minimo dubbio in proposito. quindi non capisco propio il tuo stupore e il tuo risentiemnto.
    Vedi, Caligola e Nerone possono averne tanti di difetti (penso anche che Nerone fosse più portato alla poesia e alla musica piuttosto che fare l'imperatore), ma quando uno vede sempre gli altri come merde, quando vede tutti quelli che non si sottomettono al suo Gesù come pazzi allora mi girano i coglioni. Mi gira le palle quando uno non vede i propri difetti e indica gli altri come pazzi e scemi. Poi non me ne frega tanto in sè di Caligola e Nerone, le sue offese a questi due imperatori è solo una scusa per denigrare TUTTI gli antichi romani, infatti continuava a dire che gli antichi romani erano pazzi, sadici e buzzurri. Per quanto riguarda Caligola e Nerone, con tutti i limiti che possono avere avuto, gli ho fatto notare che erano più sani di mente di uno che dice che non passerà questa generazione che le stelle cadranno sulla terra e che il figlio verrà potente sulle nubi alla destra del padre.
    Quote Originariamente inviata da mikky Visualizza il messaggio
    ancor + curioso il tuo risentimento x le "offese" agli antichi romani, puo anche darsi che Alesandro abbia pregiudizi nei loro confronti, ma secondo te, che immagino ti reputi "tollerante", e + censurabile avere pregiudizi verso un popolo passato a miglior vita circa 1500 anni fa, o verso una religione che ORA rappresenta la fede di quasi 2 miliardi di persone nel mondo?
    Per quanto riguarda gli antichi romani, li ha definiti scemi per il fatto che avevano "idee pagane", l'ha detto lui:
    Quote Originariamente inviata da alessandro1800 Visualizza il messaggio
    loro dovevano creare l'impero degli scemi che poi propagandava idee pagane o falsita' ovunque.
    Ora, è vero che gli antichi romani non esistono più, ma di pagani ne esistono ancora, molti dei quali (me compreso) sono legati anche all'antica religione romana, quindi capirai anche che mi possano girare le palle quando sento dire che gli antichi romani erano ignoranti, scemi, pazzi, buzzurri con tutta la cultura che hanno costruito e ci hanno lasciato in eredità. Si tratta di RAZZISMO dire che un intero popolo è costituito da pazzi, scemi, buzzurri, ignoranti, al di là che questo popolo esista ancora e possa difendersi o no. Il fatto poi che i cristiani siano due miliardi non vuol dire niente, non è il numero che da dignità ad un pensiero (se è per quello una volta la maggior parte della popolazione pensava che la terra fosse piatta). Nel caso di vilipendio ad una religione di due miliardi di persone o di due sole persone è la stessa identica cosa: le minoranze religiose sono, sul piano giuridico, rispettabili quanto la maggioranza “senza che possano assumere rilievo il dato quantitativo dell’adesione confessionale a questa o a quella chiesa, e la maggiore o minore ampiezza delle reazioni sociali cagionate dall’offesa a questa o quella religione” (sentenza n. 508 del 2000). Schernire una religione qualsiasi è equivalente aq schernire o vilipendere la religione cattolica (vedi sentenza 327 della Corte Costituzionale). Poi, offendere i defunti nella maniera che ha fatto alessandro 1800 penso (è solo una mia opinione) che abbia la stessa gravità di una bestemmia (vedi Codice Penale, Art. 724 - Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti: prima parla della bestemmia e poi dice: "Alla stessa pena soggiace chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti."). Quindi dire che i cristiani sono due miliardi serve solo a dire "siamo forti perché siamo tanti" e rivela la tua ignoranza sul discorso del vilipendio alle religioni.
    Quote Originariamente inviata da captainbeefheart Visualizza il messaggio
    Anche Britney Spears ha venduto centinaia di milioni di copie dei suoi album, ma fortunatamente non vuol dire che sia meno patetica di Buona Domenica. O della Santa messa, se vogliamo.
    Ai cristiani non gli è mai fregato nulla della qualità (vedi come esempio i post che lasciano all'interno di questa discussione), a loro è sempre interessato solo la quantità: due miliardi di fedeli! Non importa se in mezzo a quei due miliardi ci sono poveri mentecatti, ladri, stupratori, assassini, mafiosi, eccetera, l'importante è essere due miliardi. Solitamente non è il pensiero più complesso ed articolato ad essere il più diffuso, è quello più comerciabile, quello più terra-terra, alla portata anche degli idioti. Infatti lo sfarzo della chiesa serve per attirare le persone superficiali: la bella apperenza usata per nascondere la sostanza.
    Ultima modifica di willypd; 10-01-08 a 19:38 Motivo: quantità, non qualità!
    Attenzione: quando uso le maiuscole non significa che "urlo" : metto in maiuscolo ciò che voglio evidenziare.

  2. #26
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    Che Nerone e Caligola fossero pazzi è un dato di fatto, c'è poco da dire.
    Caligola fu quello che nominò il suo mulo senatore e Nerone fu quello che fece assassinare la sua stessa madre nonchè il suo precettore Seneca!
    Ma di quì a OFFENDERE l'intera civiltà ROMANA ce ne corre! Specie se poi arrivi ad affermare che la crisi di Roma fu dovuta alla morte di Gesù Cristo (mai lette simili amenità!).
    Inoltre Roma NON era corrotta, almeno fino alla gens dei Giulio-Claudi il mos maiorum era un valore ancora superiore nella civiltà romana.
    Sul rapporto Roma/cristianesimo è un discorso molto lungo che va affrontato a parte e che deve rifuggire da personali scelte di campo.

  3. #27
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    Finalmente interviene qualcuno più moderato con cui si può discutere.
    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Caligola fu quello che nominò il suo mulo senatore
    Mulo o cavallo? Questa è una barzelletta della storia, nata da una battuta dello stesso Caligola. Un cavallo senatore è impossibile dal punto di vista giuridico e legale: un cavallo non è un soggetto di diritto, nè ora, nè nell'antica Roma. Riporto da pagina 66 del libro di Massimo Fini "Sudditi - Manifesto contro la Democrazia":
    «In realtà Caligola non solo non fece senatore il suo cavallo ma non ebbe mai questa intenzione. Di fronte all'assenteismo fainéant della classe senatoriale disse semplicemente: «Se le cose stanno così potrei fare senatore anche il mio cavallo». Una battuta. In una società strutturalmente raffinata come quella dell'impero, regolata dal diritto di cui i latini sono stati gli inventori, una stravaganza come quella attribuita a Caligola non era nemmeno immaginabile. Queste ridicole leggende fan parte della tendenza, per nulla innocente, della modernità a svalutare e ridicolizzare le classi dirigenti della civiltà che l'hanno preceduta. Così la società romana del primo secolo d.C., concordemente ritenuto il "secolo d'oro" dell'Impero, sarebbe stata guidata, da Tiberio a Nerone, da pazzi, criminali e debosciati.».
    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Nerone fu quello che fece assassinare la sua stessa madre nonchè il suo precettore Seneca!
    Seneca e la madre di Nerone Agrippina erano individui a dir poco inaffidabili che hanno assassinato l'imperatore Claudio (è molto probabile che Agrippina avesse ucciso l'imperatore con la complicità di Seneca). Nerone assassinò Agrippina ma bisogna tener conto che Agrippina a sua volta tramava per assassinare Nerone, quindi la possiamo considerare una forma di "legittima difesa"; nonostante questo, il rimorso per l'uccisione di Agrippina accompagnò per tutta la vita Nerone (che la notte successiva il matricidio non riuscì neppure a chiudere occhio perché si era reso conto della gravità della sua azione). Per quanto riguarda Seneca non è stato ammazzato da Nerone ma si è suicidato.
    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Sul rapporto Roma/cristianesimo è un discorso molto lungo che va affrontato a parte e che deve rifuggire da personali scelte di campo.
    Per quanto riguarda i cristiani, non furono perseguitati per motivi strettamente religiosi, se così fosse, sarebbero stati perseguitati anche gli ebrei che a loro volta non adoravano gli dèi romani e pregano lo stesso dio dei cristiani, invece gli ebrei furono trattati con rispetto dagli antichi romani (vedi: Giovani.it - Forum - Visualizza messaggio singolo - L'odio etnico e religioso non appartiene al Paganesimo! ). I romani non avevano nessun dio intollerante che diceva "non avrai altro dio all'infuori di me"; erano sempre aperti a ricevere nuove divinità straniere, cosa che i cristiani non sono mai stati. I primi cristiani non erano certo un buon esempio di tolleranza e civiltà.
    Attenzione: quando uso le maiuscole non significa che "urlo" : metto in maiuscolo ciò che voglio evidenziare.

  4. #28
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    Mulo o cavallo? Questa è una barzelletta della storia, nata da una battuta dello stesso Caligola. Un cavallo senatore è impossibile dal punto di vista giuridico e legale: un cavallo non è un soggetto di diritto, nè ora, nè nell'antica Roma. Riporto da pagina 66 del libro di Massimo Fini "Sudditi - Manifesto contro la Democrazia":
    «In realtà Caligola non solo non fece senatore il suo cavallo ma non ebbe mai questa intenzione. Di fronte all'assenteismo fainéant della classe senatoriale disse semplicemente: «Se le cose stanno così potrei fare senatore anche il mio cavallo». Una battuta. In una società strutturalmente raffinata come quella dell'impero, regolata dal diritto di cui i latini sono stati gli inventori, una stravaganza come quella attribuita a Caligola non era nemmeno immaginabile. Queste ridicole leggende fan parte della tendenza, per nulla innocente, della modernità a svalutare e ridicolizzare le classi dirigenti della civiltà che l'hanno preceduta. Così la società romana del primo secolo d.C., concordemente ritenuto il "secolo d'oro" dell'Impero, sarebbe stata guidata, da Tiberio a Nerone, da pazzi, criminali e debosciati.».
    Si può darsi che tu abbia ragione, ma è indubbio che Caligola non fosse mentalmente instabile, ce lo tramandano le fonti:

    <<Caligola si comportava in modi assai strani che lo identificavano come un "pazzo". Le fonti antiche vedevano in lui un esempio di "pazzia sanguinaria". Infatti nominò, secondo un tradizionale racconto, senatore il proprio cavallo (che si chiamava Incitatus), anche se è evidente che il suo decreto di nomina esprimeva il suo totale disprezzo per il Senato che avrebbe potuto benissimo essere arricchito dalla sua bestia.
    Altri racconti attestano che aveva frequenti attacchi d'ira. Tacito racconta che, durante un banchetto, Caligola scoppiò a ridere improvvisamente>>

    Caligola - Wikipedia

    Seneca e la madre di Nerone Agrippina erano individui a dir poco inaffidabili che hanno assassinato l'imperatore Claudio (è molto probabile che Agrippina avesse ucciso l'imperatore con la complicità di Seneca). Nerone assassinò Agrippina ma bisogna tener conto che Agrippina a sua volta tramava per assassinare Nerone, quindi la possiamo considerare una forma di "legittima difesa"; nonostante questo, il rimorso per l'uccisione di Agrippina accompagnò per tutta la vita Nerone (che la notte successiva il matricidio non riuscì neppure a chiudere occhio perché si era reso conto della gravità della sua azione). Per quanto riguarda Seneca non è stato ammazzato da Nerone ma si è suicidato.
    Che Agrippina abbia abbia avvelenato l'imperatore Claudio non è del tutto provato, anche se molte fonti e il sottoscritto sono di tale avviso.
    Ma Seneca non è stato assolutamente complice di tale misfatto tantochè, se non ricordo male, si trovava in esilio al momento del delitto.
    Seneca fu costretto al suicidio pena la morte.
    Circa la morte di Agrippina è falso che tramasse una congiura contro Nerone, su wiki ho trovato questo:

    <<Nerone, insofferente dell'autorità materna, tolse di mezzo Britannico, avvelenandolo durante un banchetto. Da allora, madre e figlio si dichiararono guerra aperta. Nerone tolse ogni protezione alla madre e la fece allontanare dalla corte. Prese quindi come amante la bella Sabina Poppea, la quale istigò l'Imperatore a sbarazzarsi di sua moglie Ottavia e della stessa madre Agrippina.

    Nerone si risolse dunque al matricidio, senza temerne le conseguenze, che lo porteranno invece ad un inesorabile declino>>

    E che mi dice della morte di Poppea uccisa con un calcio al ventre da Nerone mentre attendeva un figlio? E dell'incendio di Roma per costruirsi la sua maestosa Domus Aurea? (anche se sull'incendio non si hanno neanche prove certe che sia stato Nerone).


    Per quanto riguarda i cristiani, non furono perseguitati per motivi strettamente religiosi, se così fosse, sarebbero stati perseguitati anche gli ebrei che a loro volta non adoravano gli dèi romani e pregano lo stesso dio dei cristiani, invece gli ebrei furono trattati con rispetto dagli antichi romani (vedi: Giovani.it - Forum - Visualizza messaggio singolo - L'odio etnico e religioso non appartiene al Paganesimo! ). I romani non avevano nessun dio intollerante che diceva "non avrai altro dio all'infuori di me"; erano sempre aperti a ricevere nuove divinità straniere, cosa che i cristiani non sono mai stati. I primi cristiani non erano certo un buon esempio di tolleranza e civiltà.
    I cristiani furono perseguitati dai Romani perchè non si limitarono ad adorare la propria religione entro i confini in cui era nata (Palestina).
    Cercano di diffonderla soprattutto a Roma per "cristianizzare tutto l'impero" e si parlava pure di "Regno dei Cieli" cose che allarmarono subito i Romani timorosi di una cospirazione e della nascita di un "nuovo potere" (Gesù aveva riscosso un grande successo presso le masse).
    Diu quì la persecuzione contro i vari apostoli giunti a Roma per diffondere la il messaggio cristiano, a cominciare da San Pietro.

  5. #29
    metalsskin
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    La damnatio memoria di questi due imperatori come di molti altri successivi è da attribuirsi a fonti come Svetonio o anche Tacito, filosenatorie e quindi tendenzialmente atte a mettere in cattiva luce il potere del principe.
    Tuttavia che di mente non fossero del tutto stabili può essere comprensibile, sia perchè possibile conseguenza delle unioni fra consaguinei, sia perchè il clima di tensione e di sospetto che pesava sulla vita a corte non doveva rendere i nervi tanto saldi.
    Quanto alla barzelletta relativa al cavallo di Caligola ha già chiarito Willypd.
    Quanto all'incendio di Roma è ormai assodato che erano solo voci messe in giro per screditare l'imperatore:
    formalmente viene accusato da Svetonio circa 70 anni dopo, mantre scrittori contemporanei a Nerone e dichiaratamente ostili come Rufo e Marziale lo ritengono del tutto innocente. Inoltre lo stesso papa Clemente negli anni 80 d.C. parlando delle persecuzioni ai cristiani non fa accenni a Nerone, cosi neanche gli stessi cristiani Tertulliano e Lattanzio.
    lL'accusa si afferma invece con Sulpicio Severo e viene trainata nel medioevo con i copisti cristiani.
    Nerone fu sicuramente un spirito artistico, salì al trono a soli 17 anni e senza velleità di fare principe. Tuttavia governò l'impero per 14 anni e in maniera molto avvedduta e filopopolare.
    Quanto alla repressione dei primi cristiani, come è già stato fatto notare, era una questione di polizia interna visto che fra i cristiani si raccoglieva gente di malaffare e con tendenze sovversive che minavano la sicurezza e i costumi dei cittadini romani.

    ps Se per parlare di storia dovete citare wikipedia, non credo che le vostre conoscenze si possano dire ferrate.

    su Nerone vi posso consigliare la biografia di Vandenberg.
    Ultima modifica di metalsskin; 12-01-08 a 15:31

  6. #30
    semi god L'avatar di wingedlion
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    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    I cristiani furono perseguitati dai Romani perchè non si limitarono ad adorare la propria religione entro i confini in cui era nata (Palestina).
    Cercano di diffonderla soprattutto a Roma per "cristianizzare tutto l'impero" e si parlava pure di "Regno dei Cieli" cose che allarmarono subito i Romani timorosi di una cospirazione e della nascita di un "nuovo potere" (Gesù aveva riscosso un grande successo presso le masse).
    Diu quì la persecuzione contro i vari apostoli giunti a Roma per diffondere la il messaggio cristiano, a cominciare da San Pietro.
    Cagata grande come una casa! Perché c'erano pure gli ebrei in piani alti politici Romani (e Giuseppe Flavio ne è un esempio) le varie persecuzioni sono cagate astronomiche, ma penso che Willy possa dirtelo meglio di me! Poi curioso come il nome "Gesù" non appaia fino a prima del 3° secolo d.C.!

  7. #31
    Membro Anziano L'avatar di willypd
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    Gesù cristo aveva successo con le masse? E Perché secondo il vangelo la massa gridò all'unanimità "Barabba"? Un ladro assassino aveva più successo di Gesù sulle masse. Non ci sono nemmeno le prove che Gesù Cristo sia effettivamente esistito. I primi cristiani costruivano l'odio religioso nei confronti dei pagani attraverso bestemmie e accuse assurde; ti consiglio di leggere questa mia discussione: L'odio nei confronti dei Pagani. - Giovani.it - Forum
    Dal secondo post in poi ho riportato alcuni frammenti di un libro Karlheinz Deschner, dove sono citate le accuse (nella maggior parte dei casi si tratta di pesanti denigrazioni) di Paolo di Tarso, Giovanni, Atenagora, Taziano, Teofilo, Arnobio di Sicca, Lattanzio, Gregorio di Nissa, Eusebio, Minucio Felice, Clemente di Alessandria, Aristide, Tertulliano, Agostino, eccetera. Per quanto riguarda l'imperatore Nerone ti riporto ciò che scrive Massimo Fini nel libro che ho già citato all'inizio di questa discussione: "Nerone, duemila anni di calunnie". Nerone ha spinto Seneca al suicidio proprio perché Seneca ha preso parte ad un complotto per ammazzare Nerone.
    «la partecipazione di Seneca alla congiura è fuori discussione.
    1. Il primo nome fatto da Antonio Natale, subito dopo Pisone, è quello di Seneca. Natale, sotto interrogatorio, aveva riferito di essere andato da Seneca per conto di Pisone che invitava il filosofo ad avere con lui incontri frequenti. E Seneca aveva risposto di essere un vecchio acciaccato che aveva difficoltà a spostarsi, ma che tanti discorsi non erano necessari perché la sua salvezza si appoggiava sull'incolumità di Pisone». (21) Questo, nel linguaggio contorto e allusivo di Seneca, sempre molto abile a non esporsi più del necessario, era un messaggio cifrato a Pisone e una conferma del suo appoggio. A Pisone Seneca non aveva bisogno di far sapere di più. Anche perché nel frattempo, se dobbiamo credere a Dione Cassio e a Plinio, stava manovrando con i militari proprio per scalzare, al momento opportuno, Pisone.
    2. Seneca ritornò a Roma dalla Campania, dove soggiornava per i suoi apparentemente tranquilli ozii e da dove, a suo dire, si muoveva così malvolentieri, proprio il giorno in cui doveva essere assassinato Nerone. Evidentemente per tenersi a disposizione dei congiurati. (22)
    3. Nel 62 ii liberto imperiale Romano aveva segretamente confidato a Nerone che Seneca complottava con Pisone contro di lui. (23) Seneca si era difeso con energia e Nerone gli aveva creduto. Ma alla luce della congiura di tre anni dopo, la denuncia del liberto acquista tutt'altro peso. Infatti questa denuncia seguiva di poco quel famoso colloquio fra Seneca e Nerone in cui il filosofo si era dimesso, sparendo subito dopo dalla circolazione. Allontanatosi dal potere, Seneca si era messo subito a tramare contro Nerone. E proprio con Pisone.
    Dunque adesso, in quella sera romana del 19 aprile 65, che possiamo immaginare dolce, il tribuno Gaio Silvano era davanti a Seneca, che stava cenando all'aperto con la moglie Pompea Paolina e due amici, a chiedere conto, da parte dell'imperatore, del suo operato. Seneca si difese come poté. Il tribuno tornò da Nerone e Tigellino e riferì. Ma i due non parvero per niente convinti. Nerone chiese a Silvano: «Ha manifestato l'intenzione di darsi la morte?». 11 tribuno rispose che Seneca non ci pensava neanche, almeno questa era stata la sua netta impressione. «Allora torna da lui» disse Nerone «e riferiscigli che deve morire.» (24)»
    «21 Tacito, Annali, XV, 60.
    22 P. Treves, op. cit., p. 516.
    23 Tacito, Annali, XIV, 65; R.S. Rogers, op. cit., p. 206.
    24 Tacito, Annali, XV, 61.»

    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Che Agrippina abbia abbia avvelenato l'imperatore Claudio non è del tutto provato, anche se molte fonti e il sottoscritto sono di tale avviso.
    «Agrippina si incontra in segreto con una famosa avvelenatrice, Locusta, e le commissiona una pozione che abbia effetti né troppi repentini, perché altrimenti il veneficio, sarebbe stato palese, né troppo lenti, perché in tal caso Claudio avrebbe potuto intuire che cosa si stava tramando ai suoi danni e da chi veniva il colpo. Con la complicità dell'assaggiatore dell'imperatore, l'eunuco Aloto, il veleno viene versato su un piatto di funghi, di cui Claudio è ghiottissimo. Ma, sia che Locusta avesse sbagliato le dosi, sia che Claudio fosse stato aiutato da una provvidenziale evacuazione intestinale, l'imperatore non muore, accenna anzi a riprendersi. Allora Agrippina chiama il medico di corte, Stertinio Senofonte da Cos, conquistato in precedenza alla sua causa, e costui, fingendo di voler sollecitare i conati di vomito dell'imperatore, gli ficca in gola una penna intinta d'un veleno potentissimo. È il tardo pomeriggio del 12 ottobre 54.
    Agrippina, simulando il dolore e l'angoscia, trattiene presso di sé, coprendoli di baci e carezze, Britannico, Ottavia e Antonia, i tre figli di Claudio. Non vuole che la notizia esca ancora da Palazzo. Bisogna guadagnare la notte perché il fedele Burro abbia il tempo di istruire a dovere i soldati della guardia. Il giorno dopo Nerone si presenta ai pretoriani. Cominciano così, con un delitto di cui è ignaro, i quattordici anni del suo regno.»
    «Tutte le fonti concordano sul fatto che Nerone fu tenuto all'oscuro dell'assassinio.»

    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Ma Seneca non è stato assolutamente complice di tale misfatto tantochè, se non ricordo male, si trovava in esilio al momento del delitto.
    «Il giorno dopo la morte di Claudio, Seneca fece circolare un libello, l'Apokolokyntosis divi Claudii (La trasformazione in zucca del divino Claudio), ferocemente sarcastico nei confronti dell'imperatore appena defunto (vedi più avanti, cap. II, p. 44). Per quanto fosse di penna facile non è pensabile che lo abbia scritto in una sola notte (oltretutto doveva gia preparare il discorso di investitura del giovane Nerone). Evidentemente ci stava lavorando da un po': da quando Agrippina lo aveva messo a parte del suo progetto o lui l'aveva intuito. Ha notato giustamente Treves che lo stesso Seneca, come filosofo o come ministro, non fece mai dei moralistici distinguo fra l'essere a conoscenza della preparazione di un delitto, senza prevenirlo, e il parteciparvi direttamente. P. Treves, Il giorno della morte di Seneca, in «Studia florentina Alexandro Ronconi sexagenario oblata., Edizioni dell'Ateneo, Roma 1970, pp. 515-516. In ogni caso Seneca «coprì» il delitto di Agrippina.»
    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    Circa la morte di Agrippina è falso che tramasse una congiura contro Nerone
    Non sono riuscito a trovare le fonti che confermassero ciò che dicevo. Comunque Agrippina faceva proposte sessuali a Nerone, il quale era inorridito, e Agrippina si inventò anche un incesto per mettere in cattiva luce Nerone davanti ai soldati. Fu Seneca a spingere Nerone ad amazzare Agrippina, Nerone non ne era tanto convinto anche se la considerava un pericolo pubblico.
    Quote Originariamente inviata da mistico89 Visualizza il messaggio
    E che mi dice della morte di Poppea uccisa con un calcio al ventre da Nerone mentre attendeva un figlio?
    «Quello con Poppea fu un grande matrimonio d'amore. Poppea era intellettualmente curiosa, Nerone anche. Poppea era allegra, Nerone anche. Poppea era spiritosa, Nerone anche. A Poppea piaceva divertirsi, come a Nerone . A Poppea interessava l'Oriente, a Nerone interessava l'Oriente. Poppea proteggeva gli ebrei e Nerone chiuse un occhio sui trambusti che costoro provocavano continuamente dentro e fuori Roma. (54)
    La loro intesa era perfetta. Nerone aveva abbandonato i suoi vagabondaggi notturni, passava le sere a Palazzo e scriveva poesie per lei, sui suoi capelli «color dell'ambra». (55) Per la prima, e forse unica, volta nella sua vita, Lucio Domizio Enobarbo, alias Nerone, era felice.
    E la sua felicità salì alle stelle quando il 21 gennaio del 63 Poppea gli diede una figlia cui fu imposto il nome di Claudia. Ci furono grandi manifestazioni di giubilo fra la plebe. (56) Il Senato quasi al completo si recò ad Anzio, dove Poppea aveva partorito, per far visita alla puerpera e all'imperatore. Nerone, pazzo di gioia, mostrava a tutti la bambina e il suo orgoglio di padre. Dopo soli quattro mesi la bimba morì. «Il dolore di Nerone, come prima la gioia, fu senza freno.» (57)
    Due anni dopo, nel 65, Poppea rimase nuovamente in stato interessante. È totalmente assurda l'accusa che Nerone, ubriaco, abbia ucciso Poppea incinta con un calcio al ventre perché lo rimproverava di essere rientrato a casa tardi dalle corse. Il litigio, con quel suo motivo così normale, così borghese, e più che credibile, perche Poppea era un tipetto che sapeva farsi rispettare. Ciò che non è credibile e il calcio omicida. Nerone amava moltissimo la moglie e, soprattutto, voleva un figlio. Un atto autolesivo cosi clamoroso non si spiega neanche alla lure della vita e della personalità di Nerone, perché in lui non c'è alcuna traccia di un temperamento autodistruttivo. Poppea morì per un incidente di gravidanza come si evince chiaramente anche da Svetonio il quale dice che, al momento del presunto calcio, la donna era ammalata. (58)
    Nerone pronunciò un commosso discorso funebre sulle spoglie della moglie e la fece imbalsamare all'uso orientale invece di cremarla com'era costume dei romani. Non la dimenticherà mai. Da allora in poi non cantò parti femminili senza indossare una maschera che riproducesse le fattezze di Poppea e se prescelse l'eunuco Sporo per i suoi amori bisessuali fu anche perché gli ricordava la moglie, era solito anzi chiamarlo col secondo nome di lei: Sabina. Uno dei suoi ultimi atti di sovrano sarà la consacrazione di un santuario dedicato a Poppea. (59)».

    Continua...
    Ultima modifica di willypd; 12-01-08 a 17:28
    Attenzione: quando uso le maiuscole non significa che "urlo" : metto in maiuscolo ciò che voglio evidenziare.

  8. #32
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    «54 Nel 64 l'imperatrice ricevette lo storico giudaico Flavio Giuseppe the ottenne la liberazione di alcuni rabbini imprigionati dalle autorità romane. Flavio Giuseppe, De vita sua, 3, 13, 16.
    55 Plinio il Vecchio, Storia naturale, XXXVII, 50.
    56 I romani non erano affatto maschilisti: la donna, anche se era esclusa dalle cariche pubbliche, aveva un ruolo importante nella società e non limitato alle faccende domestiche. La nascita di una bambina era accolta con la stessa gioia di quella di un maschietto.
    57 Tacito, Annali, XV, 23.
    58 Svetonio, «Nerone», XXXV.
    59 M. Grant, op. cit., p. 218.»

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    Nerone, insofferente dell'autorità materna, tolse di mezzo Britannico, avvelenandolo durante un banchetto.
    «Non fu Nerone a uccidere fratellastro Britannico. Tacito afferma che i motivi che spinsero Nerone ad assassinare il fratellastro furono essenzialmente due. Primo: Britannico stava per compiere quattordici anni e poteva quindi diventare un rivale pericoloso poiche era il discendente vero, di sangue, di Claudio, e Nerone, in fondo, solo un usurpatore. Secondo: Agrippina, ormai allontanata dal potere da Nerone, minacciava di allearsi col figliastro, per riportarlo su quel trono che lei stessa gli aveva sottratto, in odio al figlio che l'aveva così presto delusa. E aveva fatto sapere a destra e a manca che, pur di delegittimare Nerone, avrebbe rivelato i misfatti con cui l'aveva portato al potere: compreso l'avvelenamento di Claudio. (2) Nerone, impressionato da queste minacce e dalla possibilità concreta d'essere scalzato dal trono, avrebbe allora commissionato a Locusta, l'avvelenatrice di cui si era già servita Agrippina per eliminare Claudio, una potentissima pozione. Fatte queste premesse, Tacito passa alla plastica descrizione del torbido delitto: «Era costume che i figli dei principi sedessero a mensa con i coetanei delle famiglie nobili, sotto gli occhi dei genitori, a una tavola separata e imbandita con maggiore sobrietà. Qui sedeva Britannico e poiche v'era costume che un servo assaggiasse in precedenza cibi e bevande, per non sospendere tale consuetudine e per non rivelare con la morte di ambedue il delitto, si ricorse a un trucco. Si fece portare a Britannico una bevanda innocua ma caldissima e già in precedenza assaggiata; avendola egli respinta per l'eccessivo calore, si versò allora in quella insieme a dell'acqua ghiacciata il veleno che si diffuse per tutte le membra così rapidamente che in uno stesso momento vennero meno a Britannico la parola e la vita. I circostanti furono presi da spavento; coloro che non sapevano nulla si dileguarono, coloro, invece, che vedevano piu chiaro rimasero immobili, guardando fissi Nerone. Questi, stands sene sdraiato con l'aria di nulla sapere, andava dicendo che si trattava del solito attacco di epilessia di cui fin da bambino Britannico soffriva e che a poco a poco la vista e i sensi sarebbero ritornati. In Agrippina, invece, il terrore e la costernazione si dipinsero con tale violenza sul volto, per quanto essa si sforzasse di dissimularli, che fu chiaro che ella ignorava ogni cosa, quanto Ottavia, sorella di Britannico. Con quel delitto Agrippina si vedeva strappare l'ultima carta del gioco, e in esso vedeva un presagio del matricidio. Anche Ottavia, per quanto ancora inesperta per l'eta, aveva imparato a dissimulare dolore, l'affettuosa pietà, ogni sentimento dell'anima. Così, interrotta da un breve silenzio, continua la gioia del convito». (3)
    È una scena di grande suggestione. (4) Ma, nella sostanza, a un falso, uno dei tanti che, come dimostra Ettore Paratore nella sua monumentale biografia dello storico latino, (5) l'autore degli Annali amava fabbricare o a cui dava volentieri credito quando gli faceva comodo.
    Nerone e Britannico non si amavano e non potevano amarsi. Britannico, ragazzino sveglio, aveva sofferto fatto che il padre gli avesse portato in casa quell'intruso, per di più adottandolo e in parte sostituendolo a lui nel suo affetto. Nerone sentiva indubbiamente su di sé l'antipatia del fratellastro. I due avevano avuto anche qualche screzio. Britannico era stato roso dall'invidia quando, partecipando entrambi, giovanissimi, a una parata militare, la folla aveva mostrato chiaramente di preferire il piu aitante e solare Nerone. Questi si era risentito una volta che, già adottato da Claudio, Britannico lo aveva chiamato col suo vecchio nome, Enobarbo, volendo probabilmente sottolineare che non riconosceva la validita di quell'adozione. Gelosie da ragazzini comunque, nulla di serio. Nulla da giustificare un delitto che Nerone non commise. Per i seguenti motivi.
    1. Nerone non era, e non poteva essere considerato, un usurpatore. Ai suoi tempi infatti non esisteva alcuna norma che fissasse legalmente i criteri della successione. Per tradizione si era solo affermato il principio che il successore dell'imperatore dovesse essere scelto all'interno della sua famiglia, ma su chi dovesse essere nulla era detto. (6) Nerone quindi, in quanto figlio adottivo di Claudio, marito di Ottavia, imparentato con l'imperatore anche per altre vie e, a sua volta, discendente in linea diretta da Augusto, cui risaliva ogni legittimità imperiale, aveva tutte le carte in regola. Naturalmente una norma dinastica così vaga e imprecisa faceva sì che tutti coloro in cui scorreva sangue imperiale fossero dei potenziaii rivali per il sovrano regnante. E Britannico era sicuramente uno di questi. Ma non nell'immediato. È vero che a quattordici anni i maschi romani raggiungevano la maggiore età, indossavano la toga virile e diventavano soggetti di diritto, anche se non a pieno titolo perché per molti rapporti civili il responsabile rimaneva il pater famlias (7) (e il pater familias di Britannico era proprio Nerone). Ma quattordici anni, nella Roma del I secolo, erano davvero troppo pochi per salire al trono. Nei quattrocento anni dell'Impero ciò accadrà una sola volta, con Eliogabalo, ma quando ormai l'Impero si stava modellando sulle monarchie ellenistiche dove il ferreo e preciso principio dinastico, legato alla natura divina del monarca, faceva sì che al trono potessero salire anche dei re-bambini. Insomma Britannico non era un pericolo imminente per Nerone.
    2. Tutta la ricostruzione del ruolo di Agrippina è inverosimile e si basa su dati falsi. Un'Agrippina che, pur di danneggiare Nerone e favorire Britannico, confessa di aver avvelenato Claudio non è immaginabile. Donna fredda, lucida, calcolatrice, l'imperatrice non poteva non sapere che in questo modo si sarebbe condannata con le sue stesse mani. Inoltre Agrippina, se voleva scalzare Nerone, poteva allearsi con chiunque tranne che con Britannico. Per la ragione che lei stessa dirà più tardi, quando fu sottoposta a interrogatorio perché sospettata di congiurare con Rubellio Plauto contro Nerone: «Avrei potuto forse vivere io essendo Britannico al potere?». (8) Infine, e soprattutto, in quel periodo Agrippina non era affatto fuori gioco, come sostiene Tacito, tanto da dover ridursi ad allearsi col figlio di colui che aveva ammazzato. La morte di Britannico si colloca infatti fra metà gennaio e i primi di febbraio del 55. E a quell'epoca l'imperatrice era all'apogeo del suo potere. Lo documenta, fuori da ogni dubbio, la monetazione di quel periodo che mostra il volto di Agrippina affiancato a quello di Nerone. Ne è prova ulteriore il fatto che godeva ancora di tutte le prerogative che aveva avuto con Claudio, a cominciare dalla scorta personale dei pretoriani. A essi, anzi, il figlio aveva aggiunto dei soldati germanici che erano considerati particolarmente fedeli alla casa imperiale.
    3. L'atteggiamento di Nerone e della stessa Ottavia è del tutto normale. Britannico soffriva di epilessia e in famiglia erano abituati alle sue crisi. È quindi comprensibile che, lì per lì, non ci si sia resi conto della gravita del malore. Inoltre Ottavia non avrebbe certamente accettato di restare per altri Otto anni a fianco di Nerone se avesse saputo, o intuito, che era l'assassino di suo fratello. Né Nerone, se lo si fa già così aduso al delitto, avrebbe tollerato di avere fra i piedi per tanto tempo un testimone così pericoloso oltre che una moglie che detestava.
    4. Britannico viveva a Palazzo, sotto lo stesso tetto di Nerone. C'erano mille modi per sbarazzarsene senza dare troppo nell'occhio. Pare assurdo che lo si sia fatto in un banchetto, davanti a tutti. (9)
    5. Se la bevanda era così calda da risultare imbevibile, non si capisce perche l'assaggiatore non l'abbia respinta. Era stato corrotto come si era fatto con Aloto, l'assaggiatore di Claudio? Ma allora non c'era alcun bisogno di ricorrere a quel trucco.
    6. I romani non conoscevano veleni fulminanti. Questi, come dimostra la ricerca di Roux, sono esclusivamente il woorara, più noto come curaro, usato dagli indiani d'America e quindi in un'area sconosciuta all'Impero, e l'acido prussico scoperto solo nel 1872. (10) E invece sia Tacito che Svetonio parlano di morte pressoche istantanea.
    7. È vero che anche Tito, il futuro imperatore, che bevve dalla stessa tazza di Britannico, ebbe un malore. È più che probabile che il giovanissimo Tito si sia impressionato per quanto era accaduto al suo coetaneo. Se in quella tazza ci fosse stato un veleno cosi potente da fulminare quasi all'istante Britannico, anche Tito sarebbe morto. Inoltre Tito, che era amico di giochi di Britannico, visse a lungo, divenne a sua volta imperatore, eppure non denunciò mai Nerone come l'assassino del fratellastro, nonostante la dinastia dei Flavi-Antonini, cui Tito apparteneva, avesse tutto l'interesse a gettar fango, come in effetti fece attraverso i propri storici, su quella dei Giulio-Claudii che l'aveva preceduta.»

    Continua...
    Attenzione: quando uso le maiuscole non significa che "urlo" : metto in maiuscolo ciò che voglio evidenziare.

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