Concludo con Marcaurelio (bel nome!) ringraziandolo per l’intervento…Chiarisco che io non sono affatto un riduzionista biologico tout court , anche se può effettivamente sembrare da certi miei discorsi. La mia visione è più o meno quella classica di un’armonica corrispondenza fra fattore biologico ed essenza culturale , fra sangue e spirito per così dire.
Io non sostengo che la cultura dipende dalla biologia e si esaurisce meramente in tale dimensione , ma che si esprime e si riflette tramite di essa. Ritengo inoltre ben plausibile la spiegazione razziale della storia , ma entro certi limiti e senza esagerazioni positivistiche di autori ottocenteschi secondo cui la razza spiegava tutto (Vacher de Lapouge e seguaci) ; mi sembra che il rigido determinismo sia effettivamente indimostrabile oltre ad essere indice di presunzione antropologica di chi si illude di poter spiegare tutto in base ad un meccanismo sistematico di un qualunque tipo.
Quindi posso concordare con te quando affermi che non è corretto rifarsi solo al patrimonio genetico per spiegare fenomeni ipercomplessi come la creazione e lo sviluppo di una civiltà. Però ti sembra forse più plausibile e sensato il determinismo socio-economico dei neomarxisti o quello ambientale di autori come Diamond e soci?! No , a me pare ben peggiore e più risibile ancora perché non ha riscontro pratico nella storia che abbiamo davanti agli occhi. Infatti basta notare come i bianchi ovunque ed in ogni epoca abbiamo creato simili tipi di culture emigrando in ogni angolo del mondo e quindi trovantosi a contatto di contesti ambientali diversissimi. Se fosse l’ambiente a fare la razza invece ciò non sarebbe accaduto e tutte le razze avrebbero sviluppato forme di cultura analoghe , simili o quasi identiche…ma così non è stato. Perciò è plausibile concludere che è casomai vero il contrario , è la razza a fare l’ambiente ; quando il patrimonio genetico è elevato , la società creata da coloro che hanno quelle qualità genetiche e culturali innate sarà sviluppata anch’essa rispecchiando la natura propria dei suoi creatori. Non è l’uomo a subire l’influenza determinante dell’ambiente in cui vive , ma é l’uomo differenziato a forgiare l’ambiente a sua immagine e somiglianza trasmettendogli il proprio animo e la propria attitudine.
SE ci rifletti su , questa interpretazione è molto meno determinista e riduzionista di come sembra e di sicuro meno di altre oggi di moda (vedi la teoria colpevolizzante che attribuisce la povertà e la miseria del terzomondo all’azione sfruttatrice dei cattivi ex-colonialisti bianchi , invece di ipotizzare che forse ciò è dovuta a qualità intrinseche ed intellettuali meno sviluppate in quel tipo di popolazioni…forse gli europei sono nati già ricchi e tecnologicamente progrediti?! No , ed in Africa hanno ottenuto progresso e ricchezza ripartendo da zero solo grazie all’intelligenza e alla forza di carattere).
Neppure mi pare molto più pertinente a questo punto una spiegazione come quelle di Tambourine, Santuary o Dorcas79 , perché non le reputo di alto livello interpretativo , ma più che altro viziate da un paradigma interpretativo ideologico oggi tanto di moda , secondo cui è il meticciato culturale e biologico ad arricchire i popoli e a far scaturire la nascita delle civiltà. Certo , contribuisce in parte e non lo nego , ma in realtà nello studio della storia si nota bene che moltissime civiltà sono iniziate con la conquista di un popolo , formante poi una aristocrazia separata dagli autoctoni sottomessi , che dà la spinta creativa necessaria allo sviluppo di società altrimenti stagnanti o poco più. In gran parte dell’Eurasia e del mondo tale spinta l’hanno data gli indoeuropei antichi , i quali hanno si tratto vantaggio da quel che trovavano di buono sul luogo , ma che poi hanno impresso al tutto una loro particolare impronta decisiva. Senza dimenticare i bianchi pre-indoeuropei che avevano già un elevato sistema agricolo e culturale parecchi millenni orsono. In epoca moderna idem , dove i bianchi sono giunti hanno portato progresso economico e tecnico , anche se interiormente sono degenerati e me ne rendo ben conto!! Io non credo nel progresso tout court , è una concezione relativa…Fermo restando ciò , ossia che è possibile che un popolo potenzialmente di alta qualità genetica degeneri culturalmente (il caso degli occidentali odierni) , é tanto assurda l’idea di elementi genetici intrinseci a determinate razze in grado almeno di favorire il successo culturale?! Bada : potenzialmente e non necessariamente , visto che non ha senso una idea lineare di progresso umano. Non é perciò riduzionismo totale o determinismo ferreo , ed infatti ammetto possibilità involutive sotto certi aspetti.
Però il punto fondamentale è questo : almeno la potenzialità iniziale ci deve essere , dove questa è già scarsa i risultati non possono essere troppo elevati. Per fare un esempio banale : un handicappato mentale ha potenzialità ben limitate e non può mai progredire fino a diventare un intellettuale , invece uno sano di mente ed intelligente può degenerare in parte e rincretinirsi pur avendo in teoria buone potenzialità genetiche. Ciò per ribadire che poi la potenzialità può essere ben sfruttata oppure mal sfruttata , ma innanzitutto ci deve essere. In tal senso non si nega affatto la libertà e la spiritualità umana , almeno nel caso di genti con un valido serbatoio genetico…Quindi posso concludere dicendo che la buona qualità genetica è presupposto necessario , seppur non sufficiente perché ci sono anche fattori non misurabili e spirituali! , per lo sviluppo di una elevata civiltà e cultura. Spero di essermi spiegato e per il resto approvo citandoti sul fatto che “la cultura che una Civiltà esprime è figlia diretta della Mente dell'Uomo, e non esiste ad oggi nessuna Teoria Biologica in grado di spiegare il fenomeno Mente e di riflesso il fenomeno della Coscienza.”. D’accordo su questo , naturalmente…Chiudo qui il discorso e Ciao a tutti. Holux






Urinsonne, precedenti:
) ma è fatta di un'infinita scala di grigi.











































