La storia umana è piena di esempi di "sofisticazione del linguaggio", nell'accezione che gli dà Umberto Galimberti, ovvero un modo per rendere accettabili scelte che altrimenti sarebbero indigeribili. Anche oggi non siamo da meno, con il melting pot culturale che trasforma, strappa e rattoppa un linguaggio che prende sempre più le distanze dal passato.
Siamo nell'era delle comunicazioni. Quanto influisce oggi l'uso che viene fatto da politici, media e lobby di termini come "stato canaglia", "guerra preventiva", "terrorismo", "occidente", "fondamentalismo", "democrazia", "giustizia"? Quanti sifnificati si trasformano sotto gli occhi della storia, quanti vengono modificati per interessi e opportunismo o usati a sproposito e con leggerezza (non da ultima la famigerata "esportazione della democrazia")?
Qual'è la sottile linea che divide l'informazione dalla disinformazione? è davvero così sottile? Chi ha davvero il potere di orientare l'una e l'altra?





















































