Negazionismo
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Negazionismo, in riferimento alla Shoa, è il temine con cui si indicano le teorie revisioniste secondo le quali l'Olocausto sarebbe stato assai più ridotto di quanto la storiografia dominante ritenga, o addirittura non sia mai avvenuto.
Negli anni cinquanta emerse un' argomentazione che contestava la responsabilità tedesca della seconda guerra mondiale: il Weltjudentum (ebraismo mondiale) nel 1933 avrebbe dichiarato guerra alla Germania, e i nazisti, come partito al governo della nazione, avrebbero 'semplicemente risposto alla minaccia'.
Autori e Testate che sostengono il negazionismo
Il punto focale del movimento negazionista è costituito dall’Institute for Historical Review, dal periodico di tale istituto e dal congresso annuale tenuto da persone quali il direttore dell’istituto Mark Weber, David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zundel e David Cole. Fra questi, il britannico Irving è senza dubbio la personalità più conosciuta.
Irving cominciò a negare alcuni elementi fondamentali dell’Olocausto (come l’uso delle camere a gas per lo sterminio di massa) oltre al coinvolgimento di Hitler, dagli anni Ottanta. In risposta molte librerie inglesi annullarono le ordinazioni del suo libro Hitler’s War e diversi governi (tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda, Italia, Germania e Sudafrica) gli hanno negato l’ingresso, anche se queste interdizioni non sempre vengono applicate. Nel maggio 1992, durante un raduno in Germania, Irving affermò che la camera a gas ricostruita ad Auschwitz era “un falso fabbricato dopo la guerra”.
Quando il mese successivo atterrò a Roma, fu circondato dalla polizia e messo sul primo aereo per Monaco di Baviera, dove fu imputato, secondo la legge tedesca, di “diffamare il ricordo dei morti”. In quella occasione, Irving è stato multato per tremila marchi e, ricorso in appello, ne dovette pagare trentamila, perché nel corso di un incontro pubblico aveva definito il giudice “un vecchio cretino alcolizzato”.
Altra personalità di estremo interesse è l’ex professore di critica letteraria all’Università di Lione Robert Faurisson, che è stato soprannominato dai negazionisti australiani il “Papa del revisionismo” per i suoi instancabili sforzi tesi a consolidare la prima delle tre colonne portanti della negazione dell’Olocausto: le camere a gas non c’erano, e se c’erano non avevano la funzione di sterminare le persone, ma solo quella di uccidere i pidocchi, di cui il campo era sempre infestato.
Ha suscitato molto scalpore il fatto che Noam Chomsky abbia scritto la prefazione della sua opera “Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire”. Noam Chomsky spiegò di aver scritto la prefazione di quel libro per difendere il diritto alla libertà di parola di Faurisson, ma la sua scelta è stata assai criticata.
I reati di cui l’ex professore è accusato sono quelli previsti dalla legge francese Fabius-Gayssot, la quale sancisce che è reato penale “contestare con qualunque mezzo l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità così come sono definiti dall’articolo 6 dell’ordinanza del tribunale militare internazionale, legato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945, commessi sia da membri di un’organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell’articolo 9 della stessa ordinanza, o da persona ritenuta colpevole di tale reato da una giurisdizione francese o internazionale” .
Il duplice processo del Negazionismo
L’autoassoluzione della memoria storica tentata dai negazionisti viene indicata come un segno di cecità pericolosa e potenzialmente suicida, che si sviluppa attraverso due processi:
Il processo di ramificazione, per cui “mentre la quantità, lo spessore e la qualità scientifica dei lavori specialistici sulla storia dell’Olocausto crescono ad un livello impressionante, lo spazio e l’attenzione ad essa dedicati nelle opere di storia generale non fanno altrettanto”( Baumann Z., Modernità e Olocausto, Il Mulino, Bologna 1992, p.11).
Il “processo di sterilizzazione dell’immagine dell’Olocausto sedimentata nella coscienza popolare”. Le cerimonie commemorative e le solenni dichiarazioni non portano avanti nessun’analisi dell’esperienza dell’Olocausto, anche se sono di estrema importanza perché mantengono viva l’attenzione della gente comune, non specializzata sull’argomento, e cercano di sensibilizzare quanti non si sono mai posti il problema dell’importanza della memoria storica.
Sminuire, fraintendere o prendere alla leggera lo sterminio amministrativo di massa
Ci sono due modi per sminuire, fraintendere o prendere alla leggera, il significato dello sterminio amministrativo di massa:
Considerarlo come il culmine dell’antisemitismo europeo-cristiano. In questo modo l’argomento diventa una faccenda riguardante esclusivamente gli ebrei.
Considerarlo come il caso estremo di una categoria di fenomeni sociali con i quali si può (e si deve) convivere, a causa della loro persistenza e diffusione.
Entrambi i prologhi, come si vede, conducono alla stessa conclusione, vale a dire che lo sterminio amministrativo di massa è qualcosa da incanalare nel flusso della storia in cui sono presenti altri orrori simili. Insomma, una spiegazione, od un tentativo forzato di giustificazione, per capire il motivo che spinge delle persone sane di mente a dire cose del genere, potrebbe essere la volontà dell’autoassoluzione.

















































