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  1. #1
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    Thumbs up Storia etnica della Toscana Longobarda

    Dedico questo mio primo 3D in questa nuova sezione di storia ai vari forumisti toscani di questo forum (che sono un buon numero) , a tutti i fieri toscani in genere , alla mia nonna materna Vera ed ovviamente a tutta la gloriosa Italia Longobarda che ci fu nel magnifico Medioevo...Onore e gloria allo stupenda e tenace stirpe longobarda che migrò da noi in massa , rendendo ancor più grande la regione toscana e tutte le altre regioni d'Italia (dal Regno di Pavia al Ducato di Spoleto fino a quello di Benevento) che aveva conquistato. Mi auguro che questo 3D aiuti i toscani e gli altri italiani della Longobardia che fu a riscoprire una parte importante del loro passato storico e soprattutto il retaggio etnico (sia biologico che culturale) che resta vivo e ben impresso nel proprio bagaglio genetico e nella memoria ancestrale del sangue. Se qui parlo in dettaglio soprattutto della Toscana , é proprio perché essa fu (particolare storico che forse molti ignorano) la regione più germanizzata d'Italia nel corso dell'epoca medievale ; ad opera in maggior parte dei Longobardi , ma non solo...poiché ci furono pure sensibili influenze di altre tribù germaniche come Goti , Sassoni , Franchi , ecc. La nascita della Nazione Toscana si fa risalire all'ottavo secolo: cioè dopo le invasioni barbariche. E vari storici sono convinti che la Toscana sia stata una delle parti più fortemente
    "barbarizzate" (germanizzate) della Penisola Italiana. I massicci insediamenti longobardi erano dovuti alla favorevole posizione strategica e ciò esigeva anche una germanizzazione nei fatti del territorio toscano , che in effetti ci fu ampiamente. Questa realtà é stata riconosciuta in Italia da storici come Volpe ed il toscano Montanelli , in tempi più recenti dal giornalista sportivo Brera , da Ciola in "NOI CELTI E LONGOBARDI" , e da altri toscani come Salvi e Cini , ecc. Insomma , l'identità toscana medievale e rinascimentale (ma anche odierna) si fonda in gran parte proprio su queste nobili radici! La Toscana medievale e rinascimentale è stata certamente ed innegabilmente la culla principale della cultura italiana di quel periodo ed é quindi giustissimo rendere e ricordare il privilegio del valore a questa bella terra ed ai suoi orgogliosi abitanti. E chi furono quei toscani famosi e geniali del tempo , se non degni discendenti (almeno in qualche misura) di quei popoli germanici sopra citati che si unirono al substrato italico e celto-ligure? Infatti la nobiltà toscana (come quasi ovunque in Italia ed Europa) era quasi totalmente di origine longobarda e germanica e da essa vennero fuori persone eccelse del calibro di Dante , Petrarca , Leonardo , Giotto , Masaccio , Buonarroti , Donatello , Michelangelo , Galilei , ecc. Già fin dall''800 autori pangermanisti e nordicisti come l'inglese Chamberlain ed il tedesco Woltmann se ne erano resi conto ed avevano attribuito proprio all'influsso genetico germanico il fenomeno storico del rinascimento italiano , e toscano in particolar modo. Houston Stewart Chamberlan scrisse nel 1899 in "Le fondamenta del XIX Secolo" , in cui illustrò il fenomeno :

    "Quando l’Italia fiorì stupendamente, illuminando il cammino agli altri paesi europei, verso un nuovo mondo, essa, pur latinizzata esteriormente, conteneva ancora nel suo seno dei puri elementi germanici ; il Bel Pese che per vari secoli, dopo la caduta dell’Impero , era diventata sterile per la fortissima denatalità, si dissetò ad una ricca fonte di sangue germanico : Celti, Goti, Longobardi, Franchi e Normanni avevano occupato quasi l’intero paese e vi rimasero di fatto per lungo tempo, si al Nord che al Sud, senza quasi mescolarsi agli Italici , per il fatto che da rozzi e bellicosi guerrieri quali erano, avevano costituito una casta militare aristocratica a se stante, in ottemperanza a norme dell’antico diritto romano e germanico 2, in base alle quali l’elemento germanico costituì una classe distinta dai ceti popolari fino al XII e XIV secolo (...) la Toscana (...) dalle quali ci vennero l’Ariosto, il Mantegna, il Correggio, il Galilei, il Petrarca e molti altri geni immortali, per non parlare della perla di tutte le città : Firenze, madre delle arti, che dette i natali a Dante, Giotto, Donatello, Leonardo e Michelangelo, da qui si irradiò quell’individualismo creativo e antiromano che plasmò di sé il cd. Rinascimento."

    Tale teoria fu ripresa in dettaglio appunto da Woltmann ne "I germani e il rinascimento in Italia" , Guenther , ecc. fino a Ciola ed autori simili , ripresa anche dalla odierna "Comunità Odinista" di Paolo Gauna. Per saperne di più non vi resta che informarvi e leggere quanto vi riporterò...Gradirei vostri interventi a commento. Forumisti toscani in particolare : fatevi vivi e portate il vostro contributo per far nuova luce sulle origini etno-storiche della vostra regione! W la TOSCANA/TUSCIA LAMBARDA! HEIL LANGBARD! - Holux

    ARTICOLI e Links sulla TOSCANA LONGOBARDA del prof. LUCIANO CINI ed altri autori.
    http://www.prov-livorno.leganord.org...php?articolo=1
    "VIAGGIO NELL’ANNO MILLE / 3 Alle radici della Toscana"
    http://old.lapadania.com/2001/maggio...42001p12a2.htm
    "La moneta toscana? Nacque con i Longobardi"
    http://old.lapadania.com/2001/maggio...52001p14a3.htm
    "AVANZI LONGOBARDI E GERMANICI IN ALTO RENO E NEL PISTOIESE"
    http://it.geocities.com/kenoms3/longobardismi.html
    http://it.wikipedia.org/wiki/Toscana
    http://www.melegnano.net/longobardi/longobard07.htm
    www.frontetoscano.org
    Leggasi anche i libri di Sergio Salvi - "Nascita della Toscana Storia e storie della marca di Tuscia" e di Luciano Cini - “Toscana , sacro Romano Impero di nazione germanica” , ecc.
    Ultima modifica di Holux; 10-09-06 a 21:26
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

    http://img19.imageshack.us/img19/6708/img3924k.jpg

    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  2. #2
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    Predefinito Alcune parti di libri sulla TOSCANA LONGOBARDA

    http://forum.giovani.it/t50742-etnon...a-deuropa.html

    "TUSCIA o LAMBARDA?" in GUALTIERO CIOLA - "NOI CELTI E LONGOBARDI"
    A chi voglia farsi un'idea di quale doveva essere l'aspetto dei veri Longobardi consigliamo di venire a visitare la Toscana e ad osservare attentamente la gente che incontra per la strada: ci troverà tutta la gamma di umanità che si riscontra dappertutto, ma qui, più frequentemente che altrove, nelle regioni ove essi furono di casa, Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, si imbatterà in fisionomie, occhi, facce, stature, portamento e carattere, che gli daranno un'impressione quanto mai veritiera della stirpe longobarda.
    Abbiamo notato tutto ciò sin dai nostri primi viaggi che vi compimmo in età giovane ed il fatto non mancò di provocare il nostro più vivo stupore: perché proprio lì, più che nel nostro Trentino?
    Il tipo biondo longilineo che si incontra con una certa frequenza in Toscana è assai simile a quello che è ancora possibile vedere nei 20 comuni veneti pedemontani di Verona e Vicenza e ciò si spiega col fatto che ambedue provengono dalla stessa matrice.
    Che gli Arimanni abbiano prescelto più spesso ed in gran copia la Toscana quale patria di elezione dimostra come essi non fossero degli sprovveduti perché si accorsero della bellezza di queste contrade, delle verdi vallate e delle ubertose colline che prediligevano, delle foreste della Verna, di Camaldoli, di Vallombrosa e dell'Abetone che ricordavano loro le selve germaniche della terra d'origine; anche il mare, da loro non particolarmente amato, fu un elemento positivo in un contesto strategico ed economico: in Toscana, Pisa costituì l'unico porto longobardo importante dell'alto Tirreno, prima che Rotari occupasse quello di Genova.
    Ma quanti dovevano essere questi "barbari" se ce li troviamo un po' dappertutto nel nostro viaggio in Italia ed in Toscana in particolare, ove sosteniamo che se ne stanziarono tanti da costituire un proprio ceppo etnico-linguistico, separato per secoli dalla preesistente popolazione indigena? Un calcolo approssimativo, ma basato su certi dati, l'ha tentato Arturo Galanti : «Dato il fatto che la conquista venne divisa fra 36 duchi e ogni ducato fu suddiviso in 12 sculdascie o comitati, e ogni comitato in 12 decanie, e ogni decania in 12 fare o famiglie, dappoiché ogni fara, essendo rappresentata da un solo arimanno o uomo di guerra, non poteva comprendere in media più di 6 o 7 individui, si avrebbe pure sempre, a calcoli fatti, una cifra di circa 400.000 persone, e di questa una settima parte atta alle armi».
    Però se è giusta l'ipotesi della studiosa Alessandra Melucco Vaccaro (2), secondo la quale ogni fara comprendeva 80-100 individui, la cifra diventa enorme e senz'altro esagerata: oltre 4 milioni di anime, ammettendo che la fara raggruppasse un'ottantina di elementi! Il che spazza via la cifra irrisoria con cui gli storici in malafede hanno cercato di circoscrivere e minimizzare il fenomeno che noi, dopo secoli di oscurantismo, cerchiamo di evidenziare.

    Prima di entrare nel vivo dell'argomento c'è un mito da sfatare: quando si parla di Toscana ciascuno di noi è portato ad accettare il luogo comune che qui tutto fosse etrusco; nella realtà gli Etruschi avevano già trovato delle popolazioni indigene anche indoeuropee come i Villanoviani, i Celto-Liguri e gli Umbri.
    Anticamente l'area ligure arrivava sino alle zone paludose bagnate dal corso inferiore dell'Arno: l'attuale provincia di Massa con l'intera Lunigiana e quella di Lucca con la Garfagnana erano abitate da tribù celto-liguri; nella parte settentrionale della provincia di Arezzo e nel Casentino si avevano pure delle infiltrazioni liguri. La civiltà etrusca ebbe i suoi maggiori e più rigogliosi centri soprattutto nella parte più meridionale della regione; con la conquista romana le città meridionali e quelle delle coste tirreniche decaddero rapidamente e si vuotarono d'abitanti: ad essi subentrarono numerosi elementi latini immessi nelle colonie fondate dai vincitori, come a Firenze, Pistoia, Siena, Lucca e Pisa.
    Nel territorio aretino si ebbero poi degli insediamenti di Celti storici: i Biturgi nella piana di S. Sepolcro ed infiltrazioni senoniche nella Val di Chiana e nel territorio di Chiusi.

    La conquista longobarda.

    La massiccia invasione di guerrieri longobardi nella prima fase della conquista era motivata dalla particolare importanza politico-militare della Toscana, come terra di confine verso i domini bizantini e papali; la linea costiera con Pisa, rimase ancora per un certo tempo in mano bizantina. Ducati longobardi furono istituiti a Lucca, a Chiusi, a Firenze, e, pare posteriormente, anche a Pisa. Quello più importante fu il ducato di Lucca, prescelta per ragioni strategiche perché dominava il transito con la Lunigiana e teneva il contatto con il grosso dei possedimenti longobardi nella Valle Padana attraverso il passo della Cisa, che prese da. essi il nome di Monte Bardone; ciò conferì alla città un'importanza superiore alle altre, specialmente con la costituzione, secoli dopo, della Marca della Tuscia.

    Intensi insediamenti di arimanni si ebbero nella Lucchesia, Garfagnana, Lunigiana, nel Pistoiese, nel Senese e nel Chiusino: la toponomastica delle località minori ce ne dà una conferma. I Longobardi, sempre per motivi strategici, abbandonarono la Via Cassia, aprendo il percorso attuale attraverso Radicofani, Siena, la Valdelsa e Lucca: ciò ebbe come conseguenza il decadimento della città di Chiusi e di Firenze e, di contro, il progresso di Siena; essa diventò la via più importante dell'Italia Centrale, che, per essere percorsa dai pellegrini diretti a Roma, prese il nome di Romea o Francigena, punteggiata da ospizi e abbazie come quella di S. Salvatore sul Monte Amiata, il più grande centro monastico dell'epoca longobarda, fondato da re Ratchis.

    I maggiori feudatari della Valdelsa e del Chianti appartenevano a famiglie praticanti la legge longobarda e la salica, come gli Alberti, i Cadolingi, i Guidi, gli Aldobrandeschi, i Lotteringi e molti altri.

    Il dominio franco (774-888) non alterò la situazione: i Signori longobardi rimasero per lo più al loro posto: se ne aggiunsero solo di Franchi e di altre stirpi germaniche. In questo periodo, a causa dell'aumentata attività dei corsari saraceni la zona costiera si spopola sempre più: Luni, Populonia, Ansedonía si svuotano d'abitanti: il vescovo di Luni si insedia nel castello di Sarzana, quello di Polulonia a Massa Marittima e quello di Rosselle a Grosseto; la sola a resistere sarà la città di Pisa.

    Anche un autore dell'autorità di Gioacchino Volpe ammette che la Toscana, per la sua posizione, sia stata fra le regioni d'Italia quella più fittamente popolata da Goti, Longobardi e Franchi. In particolare la densità numerica degli stanziamenti arimannici autorizza molti storici a parlare di «Tuscia Longobarda», mentre noi provocatoriamente ci domandiamo nel titolo, visto che anche l'egemonia politica si trovava nelle mani dei conquistatori, se la denominazione di "Lambardia" non sarebbe più appropriata per la Toscana che per la regione lombarda.

    Perché "Lambardia"?
    Lambardia da "Lambardi", denominazione con la quale solo in questa regione i Longobardi ed i loro discendenti erano chiamati e conosciuti. Ma esaminando attentamente questo termine ci accorgiamo che esso è il più vicino, foneticamente, al vocabolo originale "Langbardo", "Langbardi", ted. "Langbarde", "Langbarden"; nella cui pronunzia germanica la "g" è muta e non si avverte, per cui gli Italiani intendevano la voce così come era universalmente pronunciata in Toscana dai Longobardi medesimi. Ciò dimostra in parte quello che noi andiamo asserendo e cioè che qui i Longobardi e i loro eredi dettero vita ad una vera e propria minoranza etnica e linguistica, che veniva chiamata nella corretta pronuncia con la quale questi Germani tra loro si appellavano; minoranza linguistica sino al X-XI secolo e solo etnica e giuridica sino al XIII-XIV secolo (3).

    Incontriamo Lambardi in gran copia «nelle carte toscane della metà dell'XI a tutto il XIII secolo, chiamati dalle piccole terre dove abitano e posseggono: i Lambardi di Vaccule, castello del versante nord dei monti pisani; Longobardi de Bujano, forse Buggiano in Val di Nievole; Lambardi Stagienses e Lambardi de Carmignano nel pistoiese. Molti di più in quel di Pisa, a Massa Pisana, a S. Cassiano, a Riocavo, a Colognole, a Cerigliano, a Fagiano, a Casanova, a Pomario, a Montecchio, a Ponte, a Ghezzano, a Cascina, ecc., tutti castelli di Val d'Arno e di Val d'Era. E nel contado fiorentino sono i Lambardi di S. Miniato, Casanova, Rovezzano, Sommaia, Quercinola. Ne brulica tutta la valle dell'Arno, attorno ad Arezzo, cioè a Faitulo, Sassello, nel podere Obertengo, a Poiano, Celle, Caprese, Tulliano, Carpineto, Turrita. E ricordo ancora Stersi, Castel Nuovo, Gambassi, Buriano, Elci, nel senese, nel volterrano e nella Maremma; Pantalla, Acquapendente, Fraiano, Loreto, Castellardo ecc., nelle vicinanze di Orvieto e Viterbo. Potremmo, nei documenti editi ed inediti spigolare altri Lambardi a centinaia» (4).
    Nominiamo ancora i Lambardi di Maona, di Buriano, di Dorna (toponimo germ. da "Dorno"= spina), di Casciaula, di Montemagno, di Lamporecchio, di Piuvica, di Anghiari, di Castellina Lombardorum, di Titinanno, di Castiglion Bernardi e di Monte Verdi in Maremma. (...)

    Sorgono così in Toscana, come è possibile riscontrare nei cartulari medievali, centinaia di località poderali con le tipiche denominazioni della Germania: Gerardingo o Gherardingo dalla famiglia dei Gherardenghi, Rolandingo dai Rolandinghi, Suffredingo dai Soffredinghi, Tedicingo dai Tedicinghi, Ubertengo dagli Obertenghi, Upezzingo dagli Upezzenghi; e così Sestinga, Beritinga, Ghisolfinga, Sassinga, la rocca Suidinga, la rocca Flaminia sopra Lucca, l'Abbadia Ardenga e molti altri."
    Ultima modifica di Holux; 26-11-06 a 22:57
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  3. #3
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    "(...) Cosa è rimasto ai Toscani dell'eredità longobarda?
    Consapevolezza ben poca
    : ci ha pensato il clero cattolico ad esorcizzare questo pericolo incominciando subito dopo la vittoria di Carlomagno a rendere odioso il termine di arimanno, lambardo, uomo di masnada= masnadiero; abbiamo già avuto occasione di fare qualche annotazione sulle lamentazioni elevate dai clericali per presunte usurpazioni, di cui sarebbero stati vittime. Ma la verità è esattamente lo opposto: la rivolta dei comuni, ispirata dalla Chiesa, aveva rovinato il feudo ed il tipo di economia rurale che esso rappresenta (...)
    Altra reazione dettata dalla disperazione e dall'odio contro il clero cattolico è l'eresia: i castelli diventano covi ereticali attirando su di sè la persecuzione dei vescovi e dei podestà e l'odio della popolazione asservita ai preti: l'eresia lambarda dette ampia libertà al potere civile e religioso di colpirli, senza per questo poter essere difesi da quello che avrebbe dovuto essere il loro naturale protettore, l'imperatore, come Federico II, che, considerando gli eretici nemici dello Stato oltre che della Chiesa, doveva mostrarsi inflessibile con loro, anche per non peggiorare i già tesi rapporti col Papato.

    Per tutte queste ragioni è venuta a mancare tra la popolazione della Tuscia la consapevolezza di essere stata parte di quella mirabile civilizzazione sia pure triarcale e contadina che fu la comunità rurale del primo medioevo longobardo.

    Un fiorentino il cui ideale politico sembra scaturire da una visione del mondo esemplarmente germanica è il sommo Dante: pur sentendosi "romano", accorata é la sua invocazione all'imperatore tedesco, il Veltro, perché non abbandoni «il giardino dell'Impero» che è l'Italia; pur nato da famiglia guelfa, l'Alighieri attacca violentemente il Papato per la sua pretesa di confondere in sè i due poteri: lo spirituale e il temporale; non solo per la «serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia, ma bordello», ma per il bene di tutti i popoli, egli propugna l'idea dell'Impero Universale, traendo riferimento valori metafisici, sognando un sistema federativo di stati autonomi, uniti da un game di fedeltà al loro unico Signore, l'Imperatore, il quale deriva la sua autor direttamente da Dio e non dalla Chiesa di Roma e questo altro non è che fides, supremo dell'autentico Ghibellinismo del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica.Nemico dell'uguaglianza, egli ammette che, non dissimilmente che per gli individui, anche per le Nazioni ve ne sono di quelle più atte a governare, mentre altre non possono che essere sottomesse: pertanto non solo è conveniente che siano governate, ma anche giusto, persino con la costrizione (10).

    Consapevole di cosa i Longobardi hanno rappresentato nella storia d'Italia è un altro fiorentino: Nicolò Machiavelli che, con la sua consueta lucidità, addebita alle mire espansive del nascente Stato Pontificio la responsabilità di avere impedito ai Longobardi di unificare il paese e critica duramente la funesta iniziativa papale i avere sollecitato l'intervento dei Franchi in Italia, la cui venuta aveva prodotto ta devastanti effetti, che in quell'epoca dovevano essere ancora evidenti alle menti aperte come la sua. In Francesco Guicciardini, amico del Machiavelli, al disilluso realismo si accoppia lo scetticismo verso le umane virtù; ma si trova pure il senso della fedeltà dell'onore e la venerazione della giustizia.

    Più marcato è il senso del distacco del Toscano dall'italiano "grasso e molle" Curzio Malaparte: «O italiani grassi che usate abbracciarvi l'un all'altro, e prende tutto in facile, e veder tutto roseo, e tutto quel che fate lo gabellate per eroico, vi credete virtuosi, e avete la bocca piena di libertà mal masticata, e pensate tutti a un modo, sempre, e non v'accorgete d'esser pecore tosate. O italiani che non amate la verità, e ne avete paura. Che implorate giustizia, e non sognate se non privilegi, non invidiate se non abusi e prepotenze, e una sola cosa desiderate: esser padroni, poiché non sapete essere uomini liberi e giusti, ma o servi o padroni. O poveri italiani che siete schiavi non soltanto di chi vi comanda, ma di chi vi serve, e di voi stessi; che non perdete occasione alcuna di atteggiarvi a eroi e a martiri della libertà, e piegate docilmente il collo alla boria, alla prepotenza, alla vigliaccheria dei vostri mille padroni: imparate dunque dai toscani a ridere in faccia a tutti coloro che vi offendono e vi opprimono, a umiliarli con l'arguzia, il garbato disprezzo, la sfacciataggine allegra e aperta. Imparate dai toscani a farvi rispettare senza timor della legge, né degli sbirri, che in Italia tengon luogo della legge, e della legge son più forti. Imparate dai toscani a sputare in bocca ai potenti, ai Re, agli Imperatori, ai Vescovi, agli Inquisitori, ai Giudici, alle Signorie, ai cortigiani d'ogni specie, come si è sempre fatto in Toscana, e si fa tuttora» (")

    Dello stesso parere del Machiavelli sulle colpe del Papato nella mancata unificazione dell'Italia ad opera dei Longobardi è oggi il toscano Indro Montanelli, che però più di tanto non si espone
    , rappresentando la sua ottima penna una buona pedina nelle mani dell'establishment liberai-democratico che gli Italiani non sono riusciti a scrollarsi di dosso nemmeno con l'indigestione di marxismo che ha caratterizzato il ventennio 1960-1980.

    Ancora inconsapevoli eredità barbariche sono fra i Toscani tutte quelle credenze e pratiche superstiziose, residuato del mondo magico e fiabesco dei loro antenati provenienti dall'estremo Nord.

    Ancora una inconsapevole eredità germanica è la serietà con la quale i Toscani indossano i costumi tradizionali, che sono rimasti quelli della loro incomparabile civiltà medievale. Basta osservare come portano gli antichi abiti: sembra che questi siano le loro reali vestimenta, assai più dell'abito moderno: non sorridono né ghignano come farebbero gli altri Italiani indossando delle fogge inattuali, anzi assumono un cipiglio ed una dignità che li trasfigura in personaggi di un'epoca ormai lontana. Avete mai osservato la positura che assumono gli armigeri, a gambe divaricate, secondo l'antica tradizione militare germanica? Anche questo è, a nostro avviso, un retaggio degli Arimanni! Certo i tratti facciali dei Toscani sembrano fatti apposta per quelle fogge e per quelle armature; noi siamo stati spesso a vedere le loro giostre e ne abbiamo tratto sempre la medesima impressione: sono dei nostalgici del Medioevo perché sono uomini che detengono ancora dei valori di quei tempi.

    Dei caratteri somatici dei Toscani abbiamo già accennato e basta avere occhio e saper vedere per evidenziare in una parte di essi qualche tratto germanico; questi il mento prominente e volitivo, come quello posseduto dall'Alighieri, stai almeno alle immagini che di lui ci hanno tramandato, che in Toscana sembra relativamente frequente come nel nostro Trentino e che viene designato col termine dialettale di "bazza". (...)

    Un'ultima istituzione longobarda rimasta a lungo in Toscana è quella del "saltario": nel Sudtirolo il "Saltner" è il guardiano dei vigneti e portava un costume quanto mai pittoresco; nel mondo longobardo esso stava tra il guardiacaccía, il guardiaboschi e la moderna guardia ecologica: i suoi compiti erano vari e molteplici: era il responsabile della conservazione dei boschi, dei pascoli comuni e della relativa fauna; tale istituzione la ritroviamo sino al XVI-XVII secolo in varie regioni italiane.

    (1) A. Galanti, "I tedeschi sul versante meridionale delle Alpi" - R. Accademia dei Lincei, Roma, 1885.
    (2) A Melucco.Vaccaro, "I Longobardi in Italia" - Longanesi, 1982.
    (3) Una probante testimonianza della presenza dei "Lambardi" fino ai nostri giorni è dovuta alla sensibilità di un nobile tedesco, che, trovandosi nel 1944 nella zona di Montalcino annotava:
    «...io ero ospite di una famiglia di ricchi contadini che affermavano di appartenere alla piccola nobiltà. La casa aveva uno strano aspetto che ricordava la Germania. Era gente molto ospitale che non si lamentava mai, una famiglia felice. Il loro livello culturale non era elevato, ma in compenso sembravano estremamente agiati. La figlia, un'adolescente, poteva essere scambiata benissimo per una tedeschina a causa delle lunghe trecce bionde». Da "Combattere senza paura e senza speranza" del gen. Frido von Senger und Etterlin - Longanesi, 1968.
    (4) G. Volpe: "Origine e primo svolgimento dei Comuni nell'Italia Longobarda".
    (9) G. Volpe: "Origine e svolgimento dei Comuni nell'Italia longobarda" - Ed. Volpe.
    (10) Arthos N. 12 - 1976318
    (11) Curzio Malaparte: "Maledetti Toscani" - Ed. Vallecchi, 1957.319"
    Ultima modifica di Holux; 26-11-06 a 23:00
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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  4. #4
    Membro Anziano L'avatar di Vicomte
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    I toscani sono una Razza inferiore!

  5. #5
    Lumbard90
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    i toscani non sanno di re la C.
    AHAHAHAHAH!!!!!!

  6. #6
    semi god L'avatar di nelson1987
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    Quote Originariamente inviata da Lumbard90 Visualizza il messaggio
    i toscani non sanno di re la C.
    AHAHAHAHAH!!!!!!
    io l'anno scorso in estate sono stato un mese con una tipa toscana(bassa siena)emi voleva pure dare lezioni di dizione...ma pensa per te che non sai nemmeno dire la c...vala'

    comunque per la cronaca era comunista
    orgogliosamente riminese!!!

    [SIGPIC][/SIGPIC]


    La vostra INVIDIA e' la mia FORZA!!!


  7. #7
    Membro Anziano L'avatar di florentia88
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    Ma mi vuoi venire a raccontare che siccome la toscana è stata "colonizzata" in tempi antichi da sassoni, goti e altre popolazioni barbariche nordiche allora geni toscani quali da vinci, dante, galileo ecc... sono geni perchè hanno subito l'influsso di queste popolazioni?! o.O no, se ho non ho capito spiegati, perchè sennò siamo messi male... -.-''

    x Vicomte: solo uno che c'ha la foto di berlusconi nella firma può parlare di razza inferiore... -.-''

  8. #8
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    Quote Originariamente inviata da florentia88 Visualizza il messaggio
    Ma mi vuoi venire a raccontare che siccome la toscana è stata "colonizzata" in tempi antichi da sassoni, goti e altre popolazioni barbariche nordiche allora geni toscani quali da vinci, dante, galileo ecc... sono geni perchè hanno subito l'influsso di queste popolazioni?! o.O no, se ho non ho capito spiegati, perchè sennò siamo messi male... -.-''

    x Vicomte: solo uno che c'ha la foto di berlusconi nella firma può parlare di razza inferiore... -.-''
    Perchè messi male?

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