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    Lightbulb Il Conte de Gobineau e la Rivoluzione Francese : 14 Luglio

    Omaggio al Conte de Gobineau (Ville-d'Avray, 14 luglio 1816 – Torino, 13 ottobre 1882) , grande pensatore e scrittore franco-normanno!
    Proprio il 14 luglio , nel giorno della tragica farsa della presa della bastiglia e della pseudo-rivoluzione anti-francese , nasceva quel grande indimenticabile genio che fu il Conte de Gobineau ; amico e collaboratore di Alexis De Tocqueville , nonché critico e nemico acerrimo del centralismo statalista giacobino , cantore delle libertà locali e dell’individualismo aristocratico ariano ed uno dei più eccelsi uomini di cultura dell’Europa dell’800. A lui dedico questo 3d.
    Il 14 luglio è la data della nascita di Gobineau , punto.
    Sempre da leggere la sua monumentale opera che l’ha reso celebre presso i posteri : “Essai sur l'Inégalité des Races Humaines” (Paris, 1853-1855) , che potete trovare completo nell’originale francese qui :


    Essai sur l'inégalité des races humaines, testo originale liberamente disponibile in rete
    Joseph-Arthur (Comte de) Gobineau, 1816-1882, Essai sur l'in?galit? des races humaines (1853-1855). Syst?me de pens?e raciste, th?orie raciste.

    La traduzione italiana è la seguente , un classico che non può mancare nella vostra biblioteca :

    Joseph-Arthur de Gobineau , Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane , Rizzoli , Milano , 1997.

    Inoltre ci sono altri suoi diversi scritti interessanti che potete trovare : saggi , novelle e romanzi , anche se l'Essai resterà sempre il suo libro monumentale da culto...

    Per citare Lorenzoni :


    “Gobineau rimarrà per sempre , insieme a Nietzsche , uno dei due più grandi pensatori dell’Europa del XIX secolo.”
    Silvio Waldner , La deformazione della natura , Edizioni di Ar , 1997 , p.29

    Dall’introduzione delle edizioni di Ar :

    “De Gobineau - Saggio sull’Ineguaglianza delle Razze Umane - Ristampa anastatica in 300 esemplari numerati dell’edizione del 1964
    Una ricognizione sui casi biologici della forma assoluta. Non un testo razzista, per come si intende il razzismo in seno alla modernità: cioè come singulto xenofobo, espressione di captivitas diaboli personale. Così lontano, quel testo, dalla modernità, non era il grimaldello per alcuna campagna avversativa. Era piuttosto l'occasione per una meditazione profonda intorno ai lineamenti dell'umano. Vi si invocava la purezza: quella purezza che, qualora sia predicata, nelle chiese, dai profeti del cristianesimo, viene accolta dai più come bella e buona. Purezza è gentilezza, gentilezza è appartenenza a una gens: precisione di profili, non meticciato. Le varie genti, diverse come sono diversi animali e piante, gli animali tra loro, le piante tra loro, le razze degli alani e quelle dei setter, avrebbero dovuto adoperarsi a creare l'armonia di una contiguità che non fosse confusione. L'opera di de Gobineau celebrava, implicitamente, le migliori espressioni dell' humanitas: il rispetto, l'attenzione reciproca, la fedeltà, la bellezza del particolare. Di contro al disordine del caotico, dell'informe, del mucchio di sabbia, ecco le sei colonne bianche del tempio, il triangolo del timpano, il fregio non sovrabbondante, non insufficiente: il tempio dove ogni singolo devoto parla a un Dio. Finché l'architettura non sarà detta un sopruso, allo stesso modo, non potrà esserlo la teoria del razzismo, che a ogni tipo vuole riconoscere la propria specificazione – l'impressione della radice.”

    Edizioni di Ar
    “Dal caos alla forma , di Massimo Pacilio
    Il pensiero sulla razza, configuratosi, da de Gobineau a Evola, come ricerca di ciò che potremmo definire il sigillo iperboreo – il deposito spirituale sedimentatosi nell’anima e nel sangue delle popolazioni indoeuropee –, ha rappresentato una delle forme assunte dalla coscienza-di-sé nella civiltà occidentale, tra il XIX e il XX secolo.
    La stesura dell’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-55), di Arthur de Gobineau – la cui versione italiana è stata il testo incipit delle Edizioni di Ar, nel 1964 –, rappresenta il primo tentativo di definire una nuova e organica prospettiva da cui re-interpretare la storia e gettare le fondamenta di una più complessa Weltanschauung. In linea con lo spirito ottocentesco, ancora erede di un mondo fedele al primato della forma , il conte de Gobineau rivisita le epoche della storia alla luce di una nuova dottrina, secondo la quale l’ibridazione viene considerata la causa principale del declino delle razze portatrici di civiltà. La volontà di conservare una propria integrità è l’effetto dell’insopprimibile
    istinto di sopravvivenza e di affermazione di una stirpe, e costituisce, in altri termini, il limite al di là del quale la stessa razza, e con essa la civiltà che ne è derivata, scompare definitivamente dall’orizzonte della storia.
    Il saggio del de Gobineau intendeva rappresentare un punto di vista alternativo alle concezioni illuministiche, che, con forte impronta egualitaristica, dispiegavano sulla ricerca storica il disegno di una definitiva affermazione dell’idea di progresso indefinito. Secondo il saggista francese, invece, la storia è, in sintesi, un conflitto di razze, e i cambiamenti ingenerati nelle vicende umane ne sono la conseguenza diretta. Egli si dimostra, in ciò, immune dall’idea di progresso e dalla credenza, tutta moderna e razionalistica, secondo la quale l’uomo sia perfettibile all’infinito. I giudizi dei suoi contemporanei sulla superiorità delle moderne conoscenze scientifiche, sulle conquiste della tecnica e sullo sviluppo della giurisprudenza e della politica erano da lui reputati come “alte pretese” . Una precisa affermazione delle differenze, dunque, che tiene le distanze dalla superstizione illuministica dell’uguaglianza; un’attestazione della diversità, proprio mentre la praktischen Vernunft imponeva la fissazione concettuale di un astratto essere umano, ipotetico titolare di diritti che non prevedessero variazioni di caso in caso.”


    Personalmente ho pure scritto un saggio di circa 40 pagine che analizza il pensiero di Gobineau , con particolare rilievo alla storia della Grecia e della Persia e relative vicende razziali , analizzando quanto di valido resta nella sua dottrina e cercando di svilupparla ; comunque per ora non lo posso né voglio divulgare , probabilmente farà parte di un libro che vorrei provare a pubblicare magari in un prossimo futuro...


    14 Words! - Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 14-07-09 a 21:41
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

    http://img19.imageshack.us/img19/6708/img3924k.jpg

    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  2. #2
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    Onore alla Resistenza anti-giacobina in Francia!

    Cito lo stesso Tocqueville - si tratta di una sua riflessione affidata ad un appunto strettamente privato , probabilmente risalente al suo esordio nella carriera parlamentare tra il 1839 e il 1840 - amico di Gobineau :



    «L’esperienza mi ha provato che in quasi tutti gli uomini, in me certamente, si torna sempre ai propri istinti fondamentali e che si fa bene soltanto ciò che è conforme ai propri istinti. Allora cerchiamo con onestà dove siano i miei istinti fondamentali e i miei principi seri. Ho per le istituzioni democratiche un gusto della mente, ma sono aristocratico per istinto, cioè disprezzo e temo la folla.
    Amo con passione la libertà, la legalità, il rispetto dei diritti, ma non la democrazia. Questo il fondo dell’anima.
    Odio la demagogia, l’azione disordinata delle masse, il loro intervenire violento e poco lungimirante nelle questioni politiche, le passioni invidiose delle classi basse, le tendenze irreligiose. Questo il fondo dell’anima.
    Non sono né del partito rivoluzionario, né del partito conservatore. Ma tuttavia e dopo tutto, tengo più al secondo che al primo. Infatti dal secondo differisco nei mezzi piuttosto che nel fine, mentre dal primo differisco, insieme, nei mezzi e nel fine. La libertà è la prima delle mie passioni. Questa è la verità.». – Alexis De Tocqueville



    Miei vecchi post sulla "Rivoluzione Francese" con molti articoli riportati :

    CONTRO la RIVOLUZIONE FRANCESE - Giovani.it - Forum
    CONTRO la RIVOLUZIONE FRANCESE
    La "RIVOLUZIONE FRANCESE" : Tragica FARSA
    La "RIVOLUZIONE FRANCESE" : Tragica FARSA - Forum Studenti.it
    14 LUGLIO 1789 : l'INIZIO del DEMOTOTALITARISMO - Forum Studenti.it
    14 LUGLIO 1789 : l'INIZIO del DEMOTOTALITARISMO - Forum Studenti.it


    14 LUGLIO 1789 : l'INIZIO del DEMOTOTALITARISMO
    La "RIVOLUZIONE FRANCESE" : Tragica FARSA!!

    Oggi è il triste - nonché ormai patetico e ridicolo - anniversario della "presa della bastiglia"…una vera presa…per i fondelli!! QUEL GIORNO i PRIGIONIERI ERANO SOLO 7!! 4 FALSARI , 2 MALATI MENTALI e 1 LIBERTINO!! Furono poi COSTORO a far nascere il FALSO MITO della “GRANDE RIVOLTA ANTITIRANNICA”.
    Da qui si sviluppò la tragica sovversione antifrancese (scatenata dalla massoneria borghese ,dalla pseudonobiltà degenerata e guidata occultamente dall'internazionale giudaica). Vi riporto qualche articolo per fare chiarezza su questo periodo buio della storia francese ed europea. Basta balle giacobine!! Basta menzogne oscurantiste/pseudoilluministe e illiberaldemocratiche!! La realtà è che proprio dal 14 LUGLIO 1789 sono derivate le successive violenze totalitarie , logica prosecuzione dell’allucinazione messianica sovversiva… Vorrei ricordare questa infausta data, che ha dato il via all'avvento delle forze telluriche che hanno sradicato tradizioni europee, massacrando aristocratici e contadini, in nome di una falsa libertà, che in verità non fu altro che l'inizio di un lunghissimo periodo di massacri ed assassini di massa. Al di là della retorica , appare certo che è stata una SOVVERSIONE NON DEL e PER il POPOLO MA CONTRO IL POPOLO , NELL’INTERESSE della CLASSE dei DEMAGOGHI!! INFATTI GRAN PARTE dei CONTADINI e dei NOBILI ERANO UNITI nel COSTRASTARLA! AD ES. i VANDEANI! Quelli scaturiti dal giacobinismo (nazionalismo sciovinista , guerre napoleoniche ed altre catastrofi) furono i peggiori "secoli bui"!! Va precisato che cmq l’Ancient Regime era già marcio di suo…La Tradizione era già in coma profondo, la Rivoluzione Francese fu una semplice conseguenza della già spinta degenerazione precedente. Ritengo che la Rivoluzione Francese sia stata solo l'estremizzazione del nefasto centralismo statale del re sole e dei suoi successori, contro la piccola aristocrazia e i contadini – uniti nella reazione eroica. Praticamente la monarchia è stata travolta dalla stessa brutale macchina modernizzatrice che aveva costruito. La classica tesi sulla rivoluzione francese , tipo quella di Tocqueville , spiega la continuità 'statocentrica' e statolatria tra antico regime e rivoluzione. E' quindi una spiegazione forse molto parziale e molto circoscritta , però efficace.
    La rivoluzione inglese è invece a mio parere una rivoluzione conservatrice. In ogni caso ha caratteristiche assolutamente peculiari che la isolano dallo schema della rivoluzione come accelerazione della decadenza.
    Quella americana è una mera e rispettabile guerra d'indipendenza che oltretutto non va affibbiata in toto al puritanesimo, essendo, tanto per fare un esempio, fortissime le differenze tra Massachussets e Virginia.
    Sulle FONDAMENTALI DIFFERENZE fra FRANCIA e USA :

    " Russell Kirk Due Rivoluzioni molto diverse: l'americana e la francese
    Russell Kirk - Due Rivoluzioni molto diverse: l'americana e la francese "
    "Intervista con Russel Kirk Le due anime dell'America
    http://www.alleanzacattolica.org/indici/dichiarazioni/kirkr170.htm"
    "Peter J. Stanlis Rivoluzione francese, democrazia moderna e Repubblica nordamericana
    Cristianita' - Rivoluzione francese, democrazia moderna e Repubblica nordamericana "

    Una parte :

    "Gentz sostiene l'esistenza di quattro grandi differenze fra la Rivoluzione francese e quella americana. La prima di queste è che la Rivoluzione americana si fondava principalmente su chiari princîpi: cioè che le lamentele degli americani erano autentiche, ed essi si appellavano giustamente alla legge e alla tradizione inglese. La Rivoluzione francese, al contrario, era fondata su princîpi fallaci e passò di errore in errore."

    INVECE La rivoluzione francese é l'origine del totalitarismo moderno. Ha sperimentato per la prima volta la dittatura terroristica, il genocidio politico, il culto e la liturgia ideologica (la "dea ragione"), ed ha generato un fanatismo assassino tra i suoi seguaci (i famigerati sanculotti).
    Qui si vuol porre in evidenza l'aspetto oscuro e tremendo della rivoluzione, il fanatismo assassino, la sete di sangue che invade i militanti della nuova fede. Diversi studiosi tra cui Domenico Fisichella, hanno indicato nella rivoluzione francese la "madre" dei totalitarismi moderni. Nella Vandea c'é già l'embrione del gulag, nel terrore giacobino c'é giá il terrore staliniano. Se dalla sovversione giacobina é scaturito anche il lato cruento delle moderne democrazie illiberali, ebbene questo deve farci riflettere proprio sulle ambiguitá e sulle radici di sangue dei nostri sistemi politici. I giacobini compirono in varie regioni stragi e saccheggi analoghi a quelli comunisti. L’intolleranza dei tolleranti, di cui naturalmente nei nostri manuali di storia e filosofia non c’è traccia , perché la vulgata demoliberticida deve essere mantenuta come dogma.
    Il genocidio della Vandea può essere considerato come un esempio di protoComunismo, ovvero del totalitarismo che ha insanguinato la storia di mezzo secolo di Europa ; infatti non dimentichiamo che i cattolici Vandeani combatterono al fianco dei Nobili e quindi vennero visti dagli antenati delle ideologie del XX° secolo come razza e classe sociale da eliminare. È palese il legame esistente fra protestantesimo e Rivoluzione Francese. Entrambi avevano lo stesso obiettivo finale e lo stesso spirito sovversivo. Inoltre pure gli errori/orrori comunisti hanno la loro origine nei principi della Rivoluzione Francese , essendo il comunismo nient’altro che neogiacobinismo terrorista all’ennesima potenza , dittatura liberticida scaturita dalla negazione della libertà. A voi questi articoli , il cui contenuto di alcuni non condivido del tutto (avendo una chiara impronta cattotradizionalista o altro),ma che sono validi per chiarezza espositiva e giustezza interpretativa aristocraticamente “liberale” e "reazionaria" in senso positivo. Degni di parecchio interesse quelli sulla VANDEA , sui FUEROS , su VON HALLER , ma anche gli ALTRI. Concludo ricordando che l’opposizione antigiacobina è stata una sana RIVOLTA CONTADINA ANTIMODERNA in Francia.
    ONORE quindi alla FIEREZZA CONTADINA , RIVOLUZIONARIA e CONSERVATRICE : sempre in LOTTA IRRIDUCIBILE Contro l’Oro usuraio e corruttore della finanza dissanguatrice , Contro lo Stato della tirannia centralista e contro il collettivismo massificante…BALUARDO INESPUGNABILE votato alla TUTELA della Proprietà Privata , del SANGUE e del SUOLO delle STIRPI EUROPEE! - Holux


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    Ultima modifica di Holux; 14-07-09 a 23:05
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    La REAZIONE fu la VERA RIVOLUZIONE!


    2 belle canzoni sulla Vandea :


    Contea-La Vandeana
    YouTube - Contea-La Vandeana
    Ordine Nuovo - La Vandeana
    YouTube - Ordine Nuovo - La Vandeana



    “Rispettando tale massima fondamentale, la prima opera che le Edizioni di
    Ar diedero alle stampe fu il Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane
    di de Gobineau. Una ricognizione sui casi biologici della forma assoluta.
    Non un testo razzista, per come si intende il razzismo in seno alla
    modernità: cioè come singulto xenofobo, espressione di captivitas diaboli
    personale. Così lontano, quel testo, dalla modernità, non era il
    grimaldello per alcuna campagna avversativa. Era piuttosto l'occasione per
    una meditazione profonda intorno ai lineamenti dell'umano. Vi si invocava
    la purezza: quella purezza che, qualora sia predicata, nelle chiese, dai
    profeti del cristianesimo, viene accolta dai più come bella e buona.
    Purezza è gentilezza, gentilezza è appartenenza a una gens: precisione di
    profili, non meticciato. Le varie genti, diverse come sono diversi animali
    e piante, gli animali tra loro, le piante tra loro, le razze degli alani e
    quelle dei setter, avrebbero dovuto adoperarsi a creare l'armonia di una
    contiguità che non fosse confusione. L'opera di de Gobineau celebrava,
    implicitamente, le migliori espressioni dell' humanitas: il rispetto,
    l'attenzione reciproca, la fedeltà, la bellezza del particolare.”
    “Una filosofia corale” di Anna K. Valerio in “Risguardo V. Quarant’anni
    delle Edizioni di Ar 1963-2003”



    Concludo con la citazione di Lapouge che criticava la rivoluzione francese , interpretandola come la rivincita del tipo alpino brachicefalo sul dolicocefalo biondo che portò all’ascesa degli inferiori e alla decadenza e denordizzazione della Francia , con tale motto :


    "A la formule célèbre qui résume le christianisme laïcisé de la Révolution : Liberté, Egalité, Fraternité, nous répondrons : Déterminisme, Inégalité, Sélection !" - (Georges Vacher de Lapouge. Préface à Ernst Haeckel. Le Monisme. Lien entre la religion et la science
    -profession de foi d'un naturaliste. Traduction française G. Vacher de Lapouge, Paris, Schleicher, 1897)


    Anche Lapouge é stato un grande autore , pur ben diverso dal suo illustre predecessore in quanto fautore del darwinismo sociale e del razzismo biologico su base scientifica , ma il letterato e filosofo Gobineau fu il pioniere sistematico dell'interpretazione della storia in chiave razziale...
    Gobineau fu un vero ariano dei tempi moderni , un individualista aristocratico fiero e solitario...



    "Non ho l'aria nè le idee di un plebeo" - J.A.de Gobineau


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    Il mio 3d su Stormfront dedicato a Gobineau stesso :

    Omaggio al Conte de Gobineau : 14 luglio 1816 - 14 luglio 2009... - Stormfront

    Altro su Gobineau...
    Vi faccio presente che Gobineau era molto ammirato dal poeta e scrittore ligure Giovanni Boine (1887-1917) e dal giornalista sportivo lombardo Gianni Brera (1919-1992) , per citare due importanti personaggi della cultura italiana del ‘900…
    Quando si dice che "il razzismo é ignoranza" , sic!!
    Brera nei suoi articoli sportivi citava spesso le teorie razziali applicandole pure allo sport , con il suo tipico esilarante stile , ed esaltava i Longobardi ed i popoli germanici scesi in Italia nel Medioevo!
    Boine poi voleva tradurre in italiano la prima parte dell’Essai e cercava un editore che gliela pubblicasse…
    Leggere qui :
    Carteggio vol. II, Giovanni Boine - Emilio Cecchi (1911-1917)
    Anche qui dove fa un interessante accostamento fra Gobineau e Nietzsche (in comune infatti avevano un notevole elitarismo ed antiegualitarismo) :
    Giovanni Boine - Amici del «Rinnovamento» (1905-1917), vol. III
    Di Boine io ho a casa una raccolta di poesie e vari saggi , comprata anni fa ed infatti anche là si cita Gobineau come un autore importante per la sua formazione...
    Inoltre ancora nel carteggio Boine-Cecchi , il primo in una lettera al suo corrispondente ed amico scrive (il 9 agosto 1914) :


    “Ti consiglio di leggere Gobineau , L’Essai sur l’inégalité des races , per il quale io ho una incancellabile venerazione. (…) Facciamo la riverenza quando si parla di Aryas! Sono la semenza di Dio sopra questo letamaio della terra!”



    Oltre a ciò , ecco una interessante lettera al "Corriere della Sera" di 4 anni fa ; la lessi già all'epoca e conservo ancora l'originale ; qui vi riporto il link ma vi aggiungo anche l'intervento del lettore che ormai non c'è più sul sito.
    Pare che tale GIANNI CAROLI , l'autore della lettera , sia un Docente universitario di Letterature comparate. Eccola qui comunque , con la seguente risposta di Sergio Romano che é sostanzialmente esatta nel riferire in breve il pensiero di Gobineau.
    In realtà , però , anche lo stesso Tocqueville era razzista e per saperlo basta aver letto quanto scriveva ad es. sulle colonie francesi in Africa e su come metteva in evidenza il fatto che in Nord America le tribù 'pellerossa' più avanzate e civili fossero quelle composte da persone di razza prevalentemente mista che avevano probabilmente una cospicua eredità bianca (in una nota dell' "Essai" lo cita anche lo stesso Gobineau)...
    Da avere questo carteggio (io ce l'ho in due diverse versioni , questa indicata ed una precedente di vari decenni fa , ormai introvabile) perché mette a confronto le posizioni fra i due autori :


    Alexis de Tocqueville, Arthur de Gobineau, Del razzismo. Carteggio, 1843-1859, a cura di Luigi Michelini Tocci, prefazione di Marco Diani, Donzelli, Roma, 1995.

    Come del resto spiega il politologo comunista Losurdo , anche Tocqueville era razzista :

    Domenico Losurdo , Controstoria del liberalismo , Laterza , Roma-Bari 2005

    Il libro é questo indicato che - malgrado sia scritto da un dichiarato marxista allo scopo di criminalizzare il liberalismo - consiglio di leggere perché é interessante per capire che il razzismo era considerato normalissimo anche da molti liberali europei e nord-americani del '700 , '800 e '900 (infatti vi faccio notare che il liberalismo non nasce per nulla come astratto universalismo applicabile ad ogni popolo e razza , come vorrebbe la stessa vulgata di molta destra radicale , ma come frutto della cultura identitaria europea e nordamericana! Il liberalismo é genuinamente europeo proprio perché si oppone al dispotismo asiatico e alla troppa ingerenza dello stato accentratore , come quello del tardo ancient regime e del giacobinismo , che massificano e fagocitano la personalità. Il liberalismo é anzi la più genuina espressione dell'amore ariano per la libertà!
    Lo stesso Gobineau esaltava l'ordinamento proto-liberale degli ariani primitivi!
    Ultima modifica di Holux; 03-08-09 a 13:41
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    Segue da sopra...

    Ma ecco ora la lettera al "Corriere della Sera" di Caroli :




    Gobineau, l' amico «razzista» di Tocqueville
    "Gobineau, l’amico «razzista» di Tocqueville

    È giusto ricordare Tocqueville nel bicentenario della nascita, ma se ne parla da sempre. Bisognerebbe allora ricordare il suo segretario al ministero degli Esteri, quel Joseph Arthur conte di Gobineau il cui «Saggio sulla disuguaglianza» rimane tuttora incunabolo di ogni disquisizione sul declino dell'Occidente, una ineguagliata, acutissima, analisi antropologica sulla «natura delle nazioni» e dei rispettivi popoli.
    Gianni Caroli , gio.caroli@tiscali.it

    Caro Caroli, nel panorama della cultura francese Tocqueville e Gobineau formano una strana coppia. Hanno alcuni caratteri comuni. Appartenevano alla piccola nobiltà della Francia settentrionale e a quella parte della società francese che era stata vittima della rivoluzione e ne conservava un triste ricordo. Quando si conobbero, prima del 1848, il più giovane, Gobineau, era soltanto un intellettuale alle prime armi, incerto sulla sua vocazione e ansioso di trovare un posto nel firmamento letterario di Parigi. Tocqueville, già noto per il viaggio in America e per una brillante carriera politica, ne riconobbe il talento e lo volle accanto a sé al ministero degli Esteri. Ma l’amico più anziano attraversò la diplomazia francese come una cometa (fu ministro degli Esteri per pochi mesi nel 1849 durante la presidenza di Luigi Napoleone), mentre Gobineau passò buona parte della sua vita all’estero e rappresentò il suo Paese in Svizzera, Germania, Persia, Grecia, Brasile, Svezia. Rimasero in contatto, si scambiarono per qualche anno una fitta corrispondenza ed ebbero, nonostante la qualità di tutti i loro scritti, il comune destino di passare alla storia per un solo libro: «La democrazia in America», nel caso di Tocqueville, e il «Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane» nel caso di Gobineau. Con una importante differenza. Mentre «La democrazia in America» è ormai un testo sacro della cultura democratica, il «Saggio sulla disuguaglianza » (pubblicato qualche anno fa da Rizzoli) continua a sprigionare odore di zolfo ed è considerato un testo malefico, fornitore di cattive idee a tutti i maggiori ideologi delle razze superiori da Nietzsche a Wagner, da Houston Stewart Chamberlain, genero del compositore tedesco, ad Alfred Rosenberg autore di libri razzisti all’epoca del Terzo Reich. In realtà Gobineau fu soprattutto un grande letterato, animato da una struggente, pessimistica e reazionaria nostalgia per una mitica età dell’oro. Nel corso dei suoi viaggi si era proposto uno scopo ambizioso. Voleva spiegare perché gli Stati e le nazioni sorgono, si affermano, si espandono, raggiungono il vertice della loro potenza e si avviano, prima o dopo, sulla strada del loro progressivo declino. Non credeva che le ragioni della decadenza fossero il lusso e la corruzione. La vera ragione, secondo Gobineau, era la progressiva degenerazione dei popoli. Un popolo è «degenerato», a suo giudizio quando nelle sue vene non scorre più lo stesso sangue, quando il «suo valore è stato modificato da successivi connubi ». Nacquero da questa riflessione la teoria delle tre razze (bianca, gialla, nera) e la convinzione che i bianchi, membri di una razza superiore, fossero stati gradualmente contaminati e guastati dai popoli che essi avevano conquistato. A questa cancellazione dei caratteri originali si sarebbero sottratti, secondo Gobineau, soltanto alcuni individui, solitari campioni di una età perduta. In una delle sue ultime opere letterarie, «Le Pleiadi», descrisse l’incontro, in una locanda del Lago Maggiore, di tre giovani (un tedesco, un francese e un inglese) che scoprono, parlandosi, di essere «fratelli» e di appartenere a una razza superiore. Li unisce, insieme alla coscienza della loro superiorità, il disprezzo per le masse che hanno assaltato la Bastiglia, indossato il berretto frigio, decapitato il re e usurpato il suo trono. Se i tre amici del Lago Maggiore si fossero imbattuti in Hitler, Bormann, Himmler, Göbbels, Göring e Eichmann li avrebbero guardati dall’alto in basso come esponenti di una razza inferiore. E se Gobineau avesse previsto l’uso che i razzisti avrebbero fatto della sua opere, ne sarebbe stato aristocraticamente indignato."




    Sempre dal "Corriere della Sera" un altro articolo di diversi anni fa a proposito della pubblicazione del "Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane " di Gobineau da parte della "Rizzoli" (contiene un po' di sciocchezze , soprattutto alla fine dove fa la moralina egualitaria ribadendo secondo la nota vulgata ideologica spacciata per scienza che "le razze non esistono" , comunque lo indico) :


    GOBINEAU L' inganno del colore
    "FALSI PROFETI Torna nei Classici Rizzoli lo scandaloso saggio dello studioso francese al quale si ispirarono razzisti e antisemiti"


    A prescindere dal pur grande Gobineau (che in effetti é inevitabilmente sorpassato per certi versi visto che scriveva 1 secolo e mezzo fa , d'altronde era più un letterato ed un etnologo per diletto che altro. Anche se resta assolutamente valida , al di là di certi eccessi deterministici e tenendo conto delle linee generali , la sua concezione razziale della storia! Al di là dei particolari storici , essa di fatto é impossibile da smentire perché é conforme alla realtà storica e le scoperte archeologiche e le ricerche genetiche successive incluse quelle di pochi anni fa hanno confermato il ruolo civilizzatore della razza bianca praticamente in tutto il mondo , come Gobineau aveva intuito! Si pensi ai Tocari ariani in Cina ed altri nell'estremo oriente , all'uomo di Kennewick e ai popoli bianchi trovati nell'America precolombiana là presenti già diversi millenni fa , ecc.
    Leggersi i 3d che poi indico sugli Indoeuropei...)...

    Sulla questione razziale , tutte le risposte storiche e scientifiche sull'argomento che cercate le trovate QUI :



    I "vantaggi" del meticciato
    I "vantaggi" del meticciato - Stormfront

    Razza, evoluzione e comportamento
    Razza, evoluzione e comportamento - Stormfront

    Negri meno intelligenti dei bianchi
    Negri meno intelligenti dei bianchi - Stormfront

    IQ and the Wealth of Nations
    IQ and the Wealth of Nations - Stormfront

    Tutto quello che c'e' da dire su Rushton
    Tutto quello che c'e' da dire su Rushton - Stormfront

    Manifesto degli Scienziati italiani contro il razzismo
    Manifesto degli Scienziati italiani contro il razzismo - Page 2 - Stormfront


    Sugli Indoeuropei leggere ME qui su Stormfront Italia con tutta la relativa documentazione storico-antropologica (magari salvate la pagina e quando avete voglia e tempo poi leggete con calma) che spiega l'ampia diffusione degli antichi ariani e dei bianchi in generale in tutta l'Eurasia e nel mondo :

    Indoeuropei
    Indoeuropei - Page 2 - Stormfront
    La Razza Ariana
    La Razza Ariana - Page 8 - Stormfront


    Libri essenziali da leggere sul tema della storia razziale , certamente assai più precisi di quelli di Gobineau perché scritti molto più recentemente ma che confermano le sue intuizioni , eccoli :

    Hans F. K. Günther , Tipologia razziale dell'Europa, Ghenos, Ferrara 2003
    A.Romualdi , Gli indoeuropei. Origini e migrazioni, Edizioni di Ar, Padova 1978.
    J.Haudry , Gli indoeuropei, trad. di F. Sandrelli, Edizioni di Ar, Padova 2000 (Paris 1981).


    Mio 3d sui libri fondamentali :

    Libri essenziali per una sana educazione razziale - Giovani.it - Forum
    Libri essenziali per una sana educazione razziale


    Saluti gobineauiani.
    14 Words! - Holuxar
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

    http://img19.imageshack.us/img19/6708/img3924k.jpg

    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  6. #6
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    Come ribadito in precedenza , ovviamente le teorie storico-antropologiche di Gobineau oggi sono in larga parte sorpassate nei punti particolari al punto da sembrare a tratti insostenibili e suscitare un po' di ilarità per come sono espresse , ma resta sicuramente valida l'impronta generale di tali vedute.
    Ci sono degli eccessi ideologici , svariate imprecisioni ed errori palesi a livello storico , però nell'insieme l'Essai resta un capolavoro.
    Gobineau avrà sempre il merito di essere stato forse il primo autore europeo ad interpretare , in maniera sistematica e dettagliata , la storia umana in chiave rigorosamente razziale.

    La disamina ed il riassunto che Evola fece del pensiero di Gobineau in “Il Mito del Sangue” è tuttora molto valida ; ne elogiava l’impronta aristocratica ed il pathos della distannza , pur ribadendo che era troppo caratterizzata da un razzismo biologico e deterministico che non teneva sufficientemente conto del fattore spirituale (ma in realtà , per Gobineau razza biologica e razza spirituale erano tutt’uno ed è così in una concezione armonica quale fu pure quella della Grecità delle origini).
    Sintetizzava le vedute storiche ed antropologiche dello scrittore normanno sulla mescolanza razziale quale unica causa della decadenza delle varie civiltà antiche – con la progressiva estinzione dell’élite aristocratica ariana sia nell’Antica India e nell’antica Persia che nell’antica Grecia e praticamente un po’ ovunque nel mondo , inclusa l’Europa moderna - e si intitolava “Il Mondo ario secondo Gobineau”.
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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  7. #7
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    Eccolo qui :


    "Il Mondo Ario secondo De Gobineau.
    A designare gli elementi primigeni ancora esenti da ogni mescolanza della razza bianca e altresì le parti di essa che il destino ha salvato dalla contaminazione della specie e conservato in seno a popoli ormai misti come frammenti sparsi di questa umanità superiore, il De Gobineau usa il termine ARIO. Abbiamo già detto che questo termine fu per la prima volta adottato dal Bopp [2]. Esso ha un’origine indo-persiana. In sanscrito designa i “nobili”, coloro che son degni di onore e si applica all’insieme delle caste superiori, in opposto alla casta dei servi, o sudra. Quest’ultima casta è anche chiamata “casta nemica” e “casta oscura”, mentre quella degli arya è detta anche “casta divina”. Il termine sanscrito per “casta” – varna – vuol parimenti dire “colore”. Da tutto ciò sorge l’idea che il sistema indù delle caste altro non sia che il risultato di una stratificazione di razze originariamente di diverso colore: i bianchi e “divini” arya essendo i conquistatori, e gli strati “nemici” oscuri e servili essendo invece gli aborigeni soggiogati. Il Rg-Veda, testo originario della tradizione indù, chiama aryas coloro che parlano la lingua in cui è redatto e aryavarta, cioè “terra degli Ari” il dominio da essi conquistato. Il termine “ario” o “ariano” appartiene anche alla tradizione irànica. Il gran re Dario in una iscrizione di Bechistun si definisce “Ario, di razza aria” e chiama il suo Dio “il dio degli Arii”. Erodoto riferisce che i Medi prima si chiamavano “Ari” e taluno vuole che il nome stesso della Persia, come Iran, e prima Eran, voglia dire “Terra degli Arii”. La tradizione irànica in ogni modo dà alla patria originaria leggendaria, posta all’estremo Nord, delle razze che crearono la civiltà medio-persiana, il nome di airyanem vaejo che vuol dire “semenza degli Arii”; ed essa vien considerata come la prima creazione del Dio di Luce, Ahura Mazda. Gli Arii son concepiti come gli amici, i fedeli e gli alleati del Dio di Luce, che per lui combattono contro il Dio delle Tenebre, Arimane, e contro i suoi emissari. In una tale lotta, che costituisce il tema centrale di tutta la religione persiana, molti razzisti vogliono vedere una trasposizione fantastica del ricordo della lotta fra due razze, corrispondenti rispettivamente a quelle che nella gerarchia indù delle caste costituiscono gli arya divini e i servi oscuri. Si è cercato di ritrovare il nome “arya” anche in Europa. L’antico nome dell’Irlanda, Erin, Erenn, è stato ad esso ravvicinato, e una traccia corrispondente si è pensato di trovarla nel termine irlandese aire che significa “signore”. Quanto al De Gobineau, egli vuol ritrovare la radice ar di arya nella stessa parola tedesca Ehre, che significa “onore”, per confermare l’inerenza del concetto di “onore” alla pura razza bianca; nella parola greca aristos, che implica l’idea di superiorità e si riconnette alla stessa radice; infine nel latino herus e nel tedesco Herr, parole che significano “signore” – donde di nuovo, l’idea della razza aria come razza di dominatori nati. Al centro della spiritualità della razza aria sta per il De Gobineau il concetto di luce, di splendore. Gli dèi ariani sono essenzialmente divinità della luce, dello splendore solare, del cielo luminoso, del giorno. Dalla radice du, che vuol dire illuminare, sarebbe derivato il nome degli dèi nazionali più significativi delle sottospecie della razza: il deva e il dyaus degli Indù, il Deus dei Latini, lo Zeus degli Elleni, il Dus gallico, il Tyr nordico, il Tiuz dei Tedeschi antichi, la Devana degli Slavi. Questa idea di luce starebbe peraltro nella più stretta relazione col principio intellettuale, sarebbe la luce stessa dell’intelletto creatore e dominatore in opposto con la concezione dell’Al degli aborigeni negroidi, personificazione di forze frenetiche e della selvaggia imaginazione. Gli Arii di fronte ai loro dèi non avevano né paura, né attitudine servile. Si sentivano non solo della loro stessa razza, ma per gli Eroi, ai quali si riservava il privilegio delle forme più alte di immortalità, non di rado si concepì la possibilità di lottare contro gli abitanti dei cieli e di strappar loro lo scettro. Definito il concetto di razza bianca aria, di civiltà e di spiritualità aria, il De Gobineau non esita ad affermare che “ogni civiltà procede dalla razza bianca, nessuna può esistere senza il concorso di questa razza e una civiltà è grande e splendente proporzionatamente al fatto, che essa conservi per lungo tempo il nobile gruppo che l’ha creata, cioè un gruppo appartenente al ramo più illustre della specie, al ramo ario”. Per dimostrare in un certo qual modo questo suo enunciato, e per mostrare altresì, che non appena, in un dato ciclo, si manifesta un principio di morte, esso deriva dalle razze inferiori ammesse dai civilizzatori, il De Gobineau si è dato ad analizzare lo sviluppo delle principali civiltà che hanno regnato nel mondo. Tali civiltà sarebbero in numero di dieci.
    (...)
    Qui non è il caso di seguire la ricostruzione della nascita, dello sviluppo e del tramonto di tutte queste civiltà, quale l’intraprese il De Gobineau: […] Quel che qui importa piuttosto mettere in rilievo, è, in genere, l’affacciarsi di un nuovo metodo storiografico. Il De Gobineau è l’introduttore del metodo razziale dinamico, cioè di un metodo che individua e separa qualità eterogenee in quel che in una data civiltà sembrava unito, e in funzione del dinamismo di questi elementi eterogenei, ricondotti a fattori etnici, lascia svolgere dinanzi a noi le vicende della vita e della morte delle varie civiltà. Qui aggiungeremo solo qualche considerazione di dettaglio. Se le doti essenziali della razza aria vengono offuscate al mescolarsi di un sangue diverso, pure il de Gobineau ritiene che da tale miscuglio possano trarre origine altre doti.
    (...)
    Il relazione a ciò, va anche ricordato che al De Gobineau va parimenti ricondotta una delle idee che avranno gran parte nella filosofia della civiltà razzisticamente intonata: l’opposizione fra razze maschili e razze femminili.
    “La specie melanesiana (negroide) appare con una personalità femminile mentre il genere maschile è quasi sempre rappresentato dall’elemento bianco.” Il prodotto che risulta dal loro incrocio, “meno veemente dell’individualità assoluta del principio femminile, meno integro nella potenza intellettuale che il principio maschio, gode di una combinazione delle due forze che gli permette la creazione estetica, interdetta all’una e all’altra delle due razze dissociate”. Un altro prodotto della mescolanza del sangue per il De Gobineau sarebbbe il sentimento della patria e dell’autorità, che sorgerebbe dall’unione degli Arii con i Semiti, da una mitigazione semitica del gusto ariano per l’isolamento, l’indipendenza e la personalità. Vedremo spesso ripreso questo tema, nel senso di riferire a qualcosa di “semitico” ogni forma di sovranità e di statolatrìa comprimente gli elementi etnico-nazionali.
    Peraltro, già al De Gobineau risale l’espressione di “Roma semitica” per designare il periodo imperiale di questa civiltà; ciò “non nel senso che essa indichi una varietà umana identica a quella che risulta dalle antiche combinazioni caldaiche e camitiche”, ma nel senso che “nelle moltitudini sparse con la fortuna di Roma su tutti i paesi sottomessi ai Cesari, la maggior parte era più o meno macchiata di sangue nero e rappresentava così una combinazione non equivalente ma analoga alla fusione semitica”.
    (...)
    Per il De Gobineau i Germani e le altre stirpi nordiche del periodo delle invasioni appaiono naturalmente come razze di puro sangue ario. Ma, attratte dal miraggio del simbolo romano, esse non poterono sottrarsi al destino di dissolversi nei detriti potenti delle razze amalgamate da Roma, fra le quali la loro energia e il loro sangue dovevano decadere. Questa assimilazione però non fu così rapida da trascinare la società al punto di partenza “semitico” proprio al basso impero: in un primo tempo gli elementi germanici potettero sì venir assorbiti, ma non fino a tal segno. E’ così che sorse la civiltà di “Roma germanica”, cioè la civiltà medievale. Ogni società normale, per il De Gobineau, si fonda su tre classi o caste originarie [4], corrispondenti a distinti strati etnici: “La nobiltà, imagine più o meno somigliante della razza gloriosa; la borghesia, composta di meticci simili alla grande razza; il popolo, ceto servile appartenente ad una varietà umana inferiore: negra nel Sud, finnica [5] nel Nord.” Il Medioevo conobbe ancora una tale ripartizione. Ma essa si rivelò sempre più priva della sua base razziale e quindi della sua forza. Così questa imagine gerarchica dioveva a poco a poco disfarsi mentre si spegnevano e si disperdevano le ultime vene di puro sangue ario. Ci si avvia verso l’ “atmosfera ripugnante del letame democratico” moderno. La conclusione delle vedute del Gobineau, quali si trovano esposte nella sua opera principale, il famoso Saggio sull’Ineguaglianza delle Razze Umane [6], che vide la luce fra il 1853 e il 1855, è pessimista. L’impulso dominatore della razza bianca, lanciandola su tutte le terre, ha infranto le ultime barriere etniche, ha creato un mondo in cui non esistono più le distanze e ove il ravvicinamento, l’aggregazione e la confuzione dei tipi sono fatali e rapidi quanto mai. “Non si trovano più degli Ariani puri.” E’ legge inesorabile, che tutto ciò che ha potenza di civiltà attragga altre razze, si estenda, si dissipi, si degradi. Il De Gobineau, alla fine del suo libro, dice che la storia del mondo volge verosimilmente, per tal via, verso quella “suprema unità” che, peraltro, egli già aveva dichiarato esser solo laverità di meticci senza razza.

    Tratto da: Associazione Culturale Thule Italia "


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  8. #8
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    Comunque ora (a proposito di Gobineau ed Evola) posto un altro interessante ed introvabile articolo di Massimo Costa , autore pure dell’articolo da me precedentemente riportato intitolato “Di motivi in Gobineau” , cioè : “Da Evola al Nazionalsocialismo”.
    L’impronta ideologica di Massimo Costa é decisamente orientata verso le posizioni nazionalsocialiste , ma fa spesso riferimento anche a Spengler e alla rivoluzione conservatrice tedesca oltre che al razzismo aristocratico ottocentesco di Gobineau ; nel complesso espone posizioni abbastanza equilibrate. Interessante anche la distinzione che fra tra giudaismo internazionale e sionismo israeliano , ritenendo solo il primo davvero nocivo alla causa europea e bianca mentre il secondo in fin dei conti neutro in quanto forma di identitarismo ebraico limitato al Medio Oriente ; in realtà , certe affermazioni sono di dubbia validità su questo poiché è innegabile che israele si fonda sull’appoggio politico-economico del mondialismo giudaico stesso , però non è un discorso del tutto sbagliato.
    Va detto che giustamente l’autore sottolinea il fatto che in Gobineau fosse quasi del tutto assente l’antiebraismo , anzi a volte nell’Essai elogia perfino gli ebrei per le loro doti di intraprendenza e carattere , a differenza che in Wagner che era suo amico e nel razzismo europeo successivo a partire da Lapouge e a certi statunitensi come Henry Ford fino ai Nazionalsocialisti tedeschi che al contrario forse lo enfatizzarono anche oltre misura. Ad es. Miguel Serrano affermava in un suo articolo sui “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” che la mancata comprensione della questione ebraica fosse il reale punto debole della concezione storica razziale di Gobineau , poiché secondo lui era evidente il ruolo ricoperto dall’ebraismo internazionale nel progetto mondialista di mescolanza delle razze ed instaurazione della dittatura planetaria. Va però detto che Gobineau scriveva a metà ‘800 e quindi é normale , poiché allora il potere ebraico non era ancora così forte come lo è diventato in seguito in Europa e negli Usa. In ogni caso , a Gobineau interessava semplicemente spiegare la storia passata e non tanto agire sul presente poiché il suo pessimismo virile lo portava a considerare forse definitivamente segnata la decadenza della razza ariana e a rimpiangere l’ipotetica purezza delle origini. Questa era la differenza reale fra Gobineau ed i razzisti europei successivi , come spiegava nel suo esauriente e dettagliato libro (sia pure da una prospettiva antirazzista) “Le Radici dell’Odio” la Castradori.
    Per Gobineau la razza ariana apparteneva ormai ad un lontano passato e non sperava di poterla salvare , anche perché per lui si era quasi del tutto imbastardita tranne rarissime minoranze di persone nell’Europa nord-occidentale (ovviamente , come é risaputo , era un nordicista . per cui ed attribuiva la decadenza dell’Europa stessa alla denordizzazione dei ceti superiori come già era avvenuta nell’antichità in Grecia e in tutta l’Eurasia). È vero , come nota Costa , che Gobineau dopo aver scritto l’Essai divenne meno ‘pessimista’ nelle sue successive opere ; eppure lui restava un teorico razzista studioso della decadenza della civiltà che si occupava nostalgicamente più dell’antichità che dell’attualità e di sicuro non era un propagandista politico , in base alla sua stessa mentalità aristocratica.
    Chi sia esattamente tale Massimo Costa non lo so , poiché di lui lessi alcuni anni fa solo questi 2 articoli ; in ogni caso , anche se a tratti non trovo condivisibili in toto certe cose che scrive , le sue analisi sono decisamente ben fatte perché precisano e chiariscono le fondamenta culturali del razzismo europeo da Gobineau in poi fino alle varie correnti successive di autori tedeschi per giungere ad Evola ed ai più recenti sviluppi ideologico-politico-sociali dell’Europa odierna in cui - a causa dell’invasione allogena di colore soprattutto , la quale paradossalmente con i danni che scatenerà potrà riuscire a far aprire gli occhi ad un crescente numero di persone - la questione razziale é riemersa prepotentemente e più o meno esplicitamente alla ribalta.
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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