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  1. #1
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    Predefinito Il Nazional-Bolscevismo

    In Russia, nel corso degli ultimi 15 anni, sono sorti dei movimenti piuttosto strani accanto alle classiche formazioni di estrema sinistra e di estrema destra. I loro nomi sono BNP, Schwarze Front e Movimento Eurasia. Cosa accomuna questi movimenti? Uno strano sincretismo tra idee social-rivoluzionarie (oserei dire "bolsceviche") ed altre appartenenti all'immaginario della destra radicale (nazionalismo e tradizionalismo).

    Lungi da me esaltare formazioni di questo tipo (che potrebbero rivelarsi dei bluff veri e propri) ma ritengo superficiale, oltre che riduttivo, considerare tali movimenti come un confuso parto dell'epoca post-moderna o della confusione ,economico-sociale e generazionale, che regna sovrana nella russia post-comunista.

    I cosiddetti "NAZIONALBOLSCEVICHI", infatti, non sembrano nati ieri!

    Posterò alcuni articoli, per lo più tratti da wikipedia, per meglio comprendere il fenomeno e le sue origini.

  2. #2
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    IL NAZIONALBOLSCEVISMO

    Il NazionalBolscevismo (o Bolscevismo Nazionale) è una ideologia politica sincretica fra il Bolscevismo ed il Nazionalismo, con forti accentuazioni geopolitiche. È accompagnato da una visione complessiva, che ne accentua il realismo e quindi concepisce la politica all'interno del "continente" Eurasia comprendente l'intera Europa, la Russia, ed il resto dell'Asia. Il nazional bolscevismo è programmaticamente nazionalrivoluzionaria, tradizionalista, antiamericana, anticapitalista nell' ambito della Terza via; concilia le concezioni rivoluzionarie materialiste e spirituali.


    Logo del Partito bolscevico NazionaleLe figure di riferimento sono prese dai rivoluzionari politici del novecento, dai teorici comunisti e socialisti, a molti teorici nazional rivoluzionari (Niekisch, Sorel...) L'ideologia idealista trova ispirazione da Hegel e altri grandi filosofi, mentre economicamente i nazional-bolscevichi appoggiano una commistione tra le riforme economiche del comunismo e varie teorie sindacaliste di natura socializzatrice e antifiscale, ma sempre mettendo l'accento sulla spiritualità dell'azione.

    Da parte dei suoi fautori il nazionalbolscevismo sembra non essere altro che una chiave per rinnovare completamente le logiche politiche che considerano ormai obsolete, superando quelli che chiamano "opposti estremismi" utili, a loro avviso, solo a dividere le tematiche popolari e rivoluzionarie.

    È un movimento (nato negli anni 20 in Germania ad opera di comunisti "eretici") oggi attivo principalmente in Russia, attraverso il Partito Nazional Bolscevico (National Bolshevik Party di Limonov, messo fuori legge per teppismo e a causa dei collegamenti con poteri americani), e del "Fronte Nazional Bolscevico" antagonista del primo proprio a causa dei contatti fra miliardari atlantici e Limonov; In Italia è propugnato dal progetto Fronte Patriottico.

    Peculiare è la loro bandiera, simile a quella della Germania nazista ma con la falce e martello al posto della svastica.

    fonte: Nazionalbolscevismo - Wikipedia

  3. #3
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    ERNST NIEKISCH: PADRE DEL NAZIONAL-BOLSCEVISMO (pt. 1)

    Ernst Niekisch (Trebnitz, 23 maggio 1889 – Berlino Ovest, 23 maggio 1967) è stato un politico e scrittore tedesco, tra i fondatori del nazionalbolscevismo.


    Biografia

    Ernst Karl August Niekisch, principale esponente nonché teorizzatore del nazionalbolscevismo, nacque il 23 maggio 1889 a Trebnitz, in Slesia. Nel 1891, si trasferì con la famiglia a Nördlingen, in Baviera. Figlio di un fabbro, condusse i suoi studi in un periodo poco fortunato per i figli degli operai che non volessero ricalcare le orme dei padri, ma, nonostante gli sberleffi dei suoi colleghi, riuscì con determinazione, nel 1907, a portarli a compimento. Ad Augsburg iniziò la sua professione di insegnante. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario, ma il sopravvenire di una serie di problemi oftalmici gli impedì di raggiungere i suoi fratelli impegnati al fronte, costringendolo a rendere i suoi servigi alla patria, a partire dal febbraio 1917, come ispettore delle reclute ad Augsburg. Consapevole dell’impossibilità di vivere una vita senza azione, Niekisch nutriva costantemente il suo animo rivoluzionario con le opere di Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenhauer, Kant, Hegel, Machiavelli e, fino al 1915, anno della sua abiura del marxismo, Marx. Nell’ottobre del 1917 affascinato dall’esito della rivoluzione russa si iscrisse alla Sozialdemokratischen Partei Deutschland (S.P.D.) divenendo in breve tempo editore del giornale di partito. Dopo la proclamazione della Repubblica, il 7 dicembre 1918, a Monaco da parte di Eisner, Niekisch lasciò la S.P.D. associandosi alla formazione dei “Socialisti Indipendenti” dell’ U.S.P.D. con la quale, nel 1919, giunse alla presidenza del Comitato Centrale della Dieta regionale della Repubblica sovietica dei Consigli degli operai e dei soldati di Monaco di Baviera. Distintosi per essere stato l’unico membro del Comitato centrale a votare contro l’instaurazione della Repubblica in Baviera - una regione, secondo Niekisch, incapace, per il suo essere prevalentemente una zona agricola, di garantirne la giusta evoluzione - il 5 maggio 1919 fu arrestato e condannato a due anni e mezzo di reclusione senza aver commesso alcun crimine. Nel 1926, ruppe totalmente ogni contatto con l’S.P.D., criticandone soprattutto le posizioni in politica internazionale ed il pacifismo. Da questa rottura Niekisch iniziò a strutturare il nazionalbolscevismo, che troverà nel giornale “Der Widerstand” (la Resistenza), pubblicato fino al 1934, il suo fulcro. Contiguo, ma non coincidente, con il fenomeno della “rivoluzione conservatrice”, il nazionalbolscevismo vedeva come unica possibilità per il risveglio spirituale della Germania che questa volgesse il suo sguardo verso Oriente, sfuggendo così dalle nefaste influenze dell’Occidente liberista. Critico severo del cattolicesimo, Niekisch collegava l’inizio della sofferenza e della decadenza del popolo tedesco alle campagne di Carlo Magno, il quale, dopo aver fatto mattanza del ceto nobile, aveva spinto i superstiti a piegarsi al cristianesimo, obbligando così lo spirito eroico della Germania a piegarsi ai dettami della Chiesa di Roma. Il protestantesimo tedesco, dunque, è visto da Niekisch come un primo tentativo di risveglio della vera coscienza teutonica. Egli, infatti, pur non apprezzando tale confessione religiosa, vede nella protesta luterana una contingenza storica in grado di far risorgere l’anima aristocratica tedesca, in severa contrapposizione al normale agire della totalità delle diverse anime di cui si componeva la massa cattolica; una posizione non molto differente da quella espressa da Alfred Rosenberg. Il mondo intero, per secoli, secondo Niekisch, s’era accanito contro la Germania cercando di sottometterla, una manovra che per il pensatore tedesco raggiunse il suo apice alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando si tentò di scardinare ogni residua possibilità d’instaurazione di uno Stato forte in Germania instillandovi, con forza, la democrazia. Il primato della politica sull’economia era da considerarsi, per Niekisch, come qualcosa di incontestabile ed estraneo ad ogni forma di rivisitazione. Sulla base di questa convinzione, egli si scagliò, per tutta la vita, contro il liberalismo, reo di non concedere alcun valore all’uomo se non in chiave economica. La borghesia, che egli considera “il nemico interiore”, potenza collaboratrice di quegli Stati Occidentali che avevano l’obiettivo di distruggere la Germania, doveva essere estirpata per sempre. Il programma da seguire era semplice: la Germania, così come il resto d’Europa, doveva rifuggire dall’economia internazionale e scegliere autonomamente la quantità di beni di cui si voleva disporre. A questo dettame principale, Niekisch aggiungeva, inoltre, tutta una serie di manovre volte alla ripresa della vita contadina, elemento fondamentale per evitare di essere vittime di quello stile di vita frivolo, tipico degli Stati Occidentali. Un altro nemico da abbattere risultò essere la proprietà privata, figlia del diritto romano, in quanto essa non è un diritto in sé, ma implica un servizio al popolo e allo Stato. La sua forma di Stato ideale, dunque, veniva a configurarsi col concetto di “Stato Totale”, imperniato su un nuovo tipo di nazionalismo socialrivoluzionario, incondizionato e disposto a distruggere qualsiasi cosa venisse a frapporsi tra la Germania e la sua indipendenza; uno Stato pronto a sacrificarsi e a servire, che non dipendesse dalle leggi della domanda e dell’offerta, ma, anzi, che piegasse l’economia alle sue necessità. In politica estera il pensiero di Niekisch fu influenzato dalle opere di due autori: Niccolò Machiavelli e Karl Haushofer. Dal primo, verso il quale ebbe sempre un’ammirazione sconfinata, mutuò l’idea della Realpolitik e la convinzione che la vera essenza della politica sia la lotta nello Stato per la conquista del potere e della supremazia; dal secondo, apprese il modo di pensare secondo i canoni della geopolitica, giungendo a formulare l’idea della costituzione di un grande Stato Europeo da Vladivostock a Vlessingen, al fine di evitare qualsiasi rischio di colonizzazione. In questo immenso blocco germano - slavo avrebbe regnato lo spirito prussiano ed imperato l’unico collettivismo che l’orgoglio umano può sopportare, quello militare. Un nazionalismo, dunque, quello di Niekisch tutt’altro che sciovinista, meglio caratterizzato come un fenomeno di liberazione, figlio di quell’idea di “popoli proletari” a cui la Germania sarebbe potuta giungere solo collaborando con i due paesi che avevano già smascherato la “menzogna” intellettuale dell’occidente, l’Italia fascista e la Russia bolscevica. Niekisch, infatti, considerava la rivoluzione russa del 1917 più come una rivoluzione nazionale che come una rivoluzione sociale. Un moto rivoluzionario sorto dalla necessità di non soccombere agli ideali occidentali che aveva trovato nel marxismo il suo combustibile. Da ciò era sorto questo “Stato Assoluto”, capace di sottomettere la vita quotidiana alla disciplina militare e trasformare i suoi cittadini in guerrieri in grado di sopportare la fame quando la situazione lo richiedeva. Niekisch apprezzava della Russia tutto ciò che non avrebbe mai attratto gli intellettuali marxisti contemporanei: la violenta volontà di produrre per fortificare e difendere lo Stato, l’atteggiamento guerriero, autocratico dell’élite dirigente che governava dittatorialmente, l’esercito come forma di pratica per l’ascesi del popolo. Ammiratore di Stalin, al pari di Junger e dei fratelli Strasser, vedeva, invece, in Trotzkji e nei suoi seguaci incarnarsi il veleno dell’Ovest; estimatore del primo Piano Quinquennale voluto dal dittatore georgiano per fortificare il suo paese, Niekisch vide nell’U.R.S.S. l’alleato ideale per la Germania. Ma, nonostante ciò, egli continuò a ripetere, incessantemente, che il suo Paese non doveva imitare l’U.R.S.S. ma trovare la propria strada per il socialismo, ripartendo proprio dalle tesi del “socialismo prussiano” già sostenuto da Oswald Spengler. Anche se nel 1932 definirà Hitler come “ein deutsches verhangnis” (una fatalità tedesca), nel 1923 Niekisch classificò la N.S.D.A.P come un “movimento nazionalrivoluzionario genuinamente tedesco”. Sebbene il nazionalbolscevismo fu sempre un movimento a latere del Terzo Reich, le idee di Niekisch in merito alla specificità del socialismo tedesco, che non era da considerarsi né proletario o piccolo borghese, ma il socialismo di tutto un popolo ed il cui fine mirava più a ricreare lo spirito cetuale che quello di classe, riuscirono a trovare non pochi ed autorevoli sostenitori nell’ala sinistra della N.S.D.A.P. Oltre ad i fratelli Strasser, Otto e Gregor, infatti, le idee di Niekisch influenzarono esponenti del calibro di Ernst Rohm e Joseph Goebbels. Nel 1930 Ernst Niekisch s’avvicinò al Partito Comunista Tedesco.

  4. #4
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    ERNST NIEKISCH: PADRE DEL NAZIONAL-BOLSCEVISMO (pt. 2)

    Egli, infatti, attratto dalla sua struttura autocratica e dal non essere contrario alla dittatura, intravide la possibilità di utilizzare il comunismo come un mezzo con cui percorrere una parte del cammino verso l’autodeterminazione della Germania nella nuova veste nazionalbolscevica. In seguito all’approvazione del Programma di Liberazione Nazionale e Sociale del 24 agosto 1930, che si rivelò essere solo una tattica per arrestare l’ascesa della N.S.D.A.P e non una reale manovra contro le inique clausole del Trattato di Versailles, Niekisch se ne allontanò. I contrasti col nazionalsocialismo però non accennarono a diminuire. Benché antisemita e favorevole ad uno Stato totalitario, Niekisch s’oppose costantemente alla figura di Adolf Hitler perché in lui non ritrovava alcun reale senso di socialismo. Un’opposizione che il Fuhrer non gradì e che diede seguito a pesanti ripercussioni. Dopo un periodo di detenzione nel 1933 e la soppressione del suo giornale “Der Widerstand”, Niekisch iniziò una serie di viaggi in tutti i paesi d’Europa; pellegrinaggi che, nel 1935, lo portarono a Roma dove ebbe un colloquio privato con Mussolini con cui condivideva la comune origine politica di stampo socialista rivoluzionario. Tornato in Germania, il 22 maggio 1937, fu rinchiuso nella prigione di Brandeburgo con l’accusa di aver dato vita ad attività cospirative contro il regime; l’accusa gli fu confermata dalla condanna all’ergastolo infertagli dalla Corte del Popolo il 10 gennaio 1939. Rinchiuso in un campo di concentramento, fu liberato, quasi cieco e semiparalitico, dall’Armata Rossa il 27 aprile 1945. Tornato, dopo l’abiura del 1915, all’ortodossia marxista, s’affiliò, nell’estate del 1945, al K.D.P. che, fondendosi con la S.P.D., diede vita, nel 1946, nella Repubblica Democratica Tedesca, al S.E.D. (Sozialistichen Einheitspartei Deutschlands). Nella D.D.R. ricoprì importanti incarichi all’Università di Humboldt di Berlino Est a cui s’associò l’elezione al Congresso Popolare come delegato della Lega Culturale; nel 1949, inoltre, fu nominato direttore dell’Istituto di Ricerca sull’imperialismo. Nonostante i molteplici doveri, Niekisch continuò nella sua ricerca della via tedesca al socialismo, una ricerca che risultò poco gradita ai sovietici, i quali volevano nella D.D.R. solo un docile satellite. Ancora una volta il suo essere per nulla incline a qualsiasi sorta di compromesso gli procurò enormi problemi. Deposto da tutti gli incarichi, Niekisch cadde nuovamente in disgrazia. Al malessere economico s’accompagnò presto anche una delusione sentimentale; quando, infatti, il 17 giugno 1953 l’apparato istituzionale represse brutalmente, a Berlino, un’insurrezione di lavoratori che egli riteneva legittima, le fievoli speranze che ancora nutriva verso la Repubblica Democratica si spensero definitivamente. Nel febbraio 1955 abbandonò per sempre la D.D.R. per recarsi a Berlino Ovest. Gli ultimi anni della sua esistenza furono occupati soprattutto dalla stesura di altre sue opere. Morì, cieco, il mattino del 23 maggio 1967. I suoi cambiamenti di orientamento furono frutto dell’incessante ricerca di quello Stato che avrebbe garantito alla Germania la sua liberazione totale. Le sue sofferenze meritano il rispetto dovuto a chi ha il coraggio di mantenere costantemente le proprie idee. Un coraggio, testimone di un valore assoluto, che ben si ritrova nella targa posta, nel 1976, sulla vecchia abitazione di Niekisch. “O siamo un popolo rivoluzionario o cessiamo definitivamente di essere un popolo libero”: queste le parole che sono allo stesso tempo sunto dell'azione di un uomo e punti chiave per quanti ancora combattono per un'Europa definitivamente libera dal giogo americano.

    fonte: Ernst Niekisch - Wikipedia

  5. #5
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    JEAN THIRIART

    Jean Thiriart (1922 -1992) è stato il fondatore dell’organizzazione. "transnazionale europea" Jeune Europe (1960), e del Parti Communautaire Europeen (1965) entrambe fortemente antiamericane ed antisemite. Lo scopo di Thiriart era quello di creare un partito rivoluzionario europeo, antimperialista, ma di destra, definendo le basi dottrinali del comunitarismo nazionale europeo. Tra i suoi discepoli italiani va ricordato Giorgio Freda, mentre altri appartenenti a Jeune Europe confluirono nel Mpon (Movimento Politico Ordine Nuovo) Nell’autunno del 1968, Thiriart effettuò un lungo viaggio nei paesi arabi allo scopo di gettare le basi per una collaborazione politico militare tra i paesi arabi progressisti (sul modello delle Brigate Internazionali del Komintern nella guerra civile Spagnola dal 1936-39) destinate ad inquadrare le organizzazioni palestinesi allora in formazione, nella guerra contro Israele ma il progetto fallì.
    Dal 1969 al 1982 Thiriart lasciò, almeno in via ufficiale, la politica attiva dedicandosi all’optometria fino a quando non incontrò Luc Michel che aiuterà nell’organizzazione del Parti Communautaire National (PCN – Partito Nazional-Comunitarista) che vedrà la luce nel 1984. Jean Thiriart divenne l’ideologo di questo partito che sostenne fino alla morte avvenuta il 23 novembre 1992.

    Jean Thiriart


    JEAN THIRIART E LA "JEUNE EUROPE"

    La Jeune Europe (Giovane Europa) fu un movimento europeista formato da Jean-François Thiriart in Belgio. Il movimento fu inizialmente un insieme disorganizzato di individui, quasi tutti ex militanti del Mouvement d'Action Civique che si opponeva alla decolonizzazione del Congo belga, che furono organizzati all'indomani della Guerra d'Indipendenza d'Algeria. I militanti della Jeune Europe chiedevano lo scioglimento simultaneo del patto atlantico e di quello di Varsavia, allo scopo di unire il continente europeo in unica grande nazione. Adottarono come simbolo la croce celtica.

    L'influenza del gruppo crebbe notevolmente nel tempo aprendo filiali in in Francia, Italia e Spagna. Inoltre partecipò alla Conferenza di Venezia, dove furono presenti i rappresentanti del National Party of Europe, insieme con lo Union Movement di Oswald Mosley, Otto Strasser e altri.

    Verso la fine deglia anni sessanta, sotto l'influenza di Thiriart, il movimento ha cominciato a muoversi verso UNA RICONCILIAZIONE CON IL COMUNISMO, cercando di comprendere la Russia nell'Europa unita.

    Nel 1964, il movimento ha preso parte alle elezioni comunali di Bruxelles. Jeune Europe si dissolse nel 1970.

    fonte: Jeune Europe - Wikipedia

  6. #6
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    IL COSIDDETTO "NAZI-MAOISMO" , ESPERIENZA ITALIANA

    L'Organizzazione Lotta di Popolo (OLP) è un gruppo politico nazi-maoista sorto in Italia nel 1968 e sciolto ufficialmente nel 1973.



    Storia [modifica]
    Il primo maggio del '69, nella Casa dello studente di Via Cesare de Lollis a Roma, si costituì con un convegno nazionale l'Organizzazione Lotta di Popolo. Tra i promotori Enzo Maria Dantini[1] e Ugo Gaudenzi[2] (già esponenti di Primula Goliardica), Serafino Di Luia (già Avanguardia Nazionale)[3] e Ugo Cascella[4].

    Lotta di Popolo nacque come movimento extraparlamentare, raccogliendo l'eredità della sezione italiana di Jeune Europe e di gruppi studenteschi quali Primula Goliardica (che faceva a sua volta riferimento all'Unione Democratica per la Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi), il Movimento Studentesco Operaio d'Avanguardia, e il FUAN-Caravella. Si distinse nettamente da altri gruppi coevi per le posizioni originali, definite poi nazimaoiste.

    L'organizzazione rivendicava la continuità rispetto allla partecipazione agli scontri di Valle Giulia di alcuni militanti di estrema destra insieme al movimento studentesco e ai militanti di sinistra contro la polizia[5]. Il tentativo di Lotta di Popolo fu quello di cavalcare le lotte studentesche abbandonando l'impostazione nostalgica del MSI e sfruttando la critica sviluppata dal movimento studentesco contro l'indirizzo riformista del PCI.

    Coi suoi volantini attaccava la divisione in blocchi del mondo sancita a Yalta e il trattato di non proliferazione nucleare voluto da Stati Uniti e Unione Sovietica che venivano letti come tentativi per impedire l'emancipazione degli Stati europei. Sosteneva inoltre che "antifascismo e anticomunismo sono false contrapposizioni create dal sistema per incanalare le forze rivoluzionarie" e rilanciava l'unità del popolo italiano "al di fuori e contro le istituzioni" per liberarsi "dall'oppressione politica, economica e culturale dell'imperialismo russo-americano e dei suoi alleati, Vaticano e sionismo internazionale."[6]

    Nel corso del tempo cercò riferimento nella Rivoluzione culturale cinese, protestò contro la guerra del Vietnam, oscillò su posizioni anarcoidi[7] e portò avanti la critica nazionalista verso i movimenti di sinistra, sostenendo che il comunismo si era consolidato in Unione Sovietica soltanto grazie alla russificazione di Stalin che, superata l'opposizione di Trotsky, fece appello agli istinti nazionali del popolo russo[8].

    Il gruppo fu avversato da altri movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra, perché, a suo dire, si distaccava dalla logica degli Opposti estremismi che spingeva verso la radicalizzazione dello scontro, lo stragismo e la lotta armata. Nel 1973 si sciolse sostenendo di non voler restare prigioniero di questa logica.


    Riferimenti ideologici [modifica]
    Il riferimento ideale più immediato è quello al nazional-comunitarismo di Jean Thiriart anche se molte prese di posizione si spingevano oltre. Lotta di Popolo rifiutava esplicitamente le ideologie, definite strumenti in mano a chi vuole il popolo diviso e contrapposto, ma utilizzava sia il pensiero dei rivoluzionari di sinistra, come Mao Zedong, che di personaggi di estrema destra, accomunati secondo il gruppo stesso, da un'ottica anticapitalista, antimperialista e antisionista.

    Era comunque difffusa l'opinione che Lotta di Popolo potesse essere inlusa tra i movimenti dell'estrema destra neofascista, come sostenevano non solo i gruppi di sinistra[9] ma anche le forze dell'ordine[10]

    Ciascun militante rivendicava un proprio percorso intellettuale, al di là della comune lettura di Proudhon e Sorel e di autori "provocatori" come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Henry Miller, Louis-Ferdinand Céline, Jean Lartéguy. Tra i riferimenti si annoverano infatti anche figure di sinistra come Giap, Malcolm X e soprattutto Che Guevara; un uomo, quest'ultimo, che aveva lasciato la poltrona di ministro delle Finanze a Cuba per combattere in Africa e morire in Bolivia, ed era considerato un eroe la cui figura andava oltre la destra e la sinistra. I riferimenti politici e culturali erano peraltro assai diversi e toccavano René Guénon, Drieu La Rochelle, Julius Evola, André Malraux, l'esistenzialismo di Sartre, le interpretazioni della Scuola di Francoforte, i concetti di Heidegger, Jaspers, José Ortega y Gasset, le analisi di Gino Germani, Werner Sombart, Oswald Spengler. II pensiero weberiano sull'etica protestante e la nascita del capitalismo venne utilizzato per interpretare le origini della dominazione culturale sulla società ma Friedrich Nietzsche fu scelto come rappresentante dello spirito di rivolta contro i vecchi valori.

    Lotta di Popolo - Wikipedia

  7. #7
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    GLI ANNI '90 ED IL MOVIMENTO EURASIA

    Il Movimento Internazionale Eurasiatista (in russo: "????????????? ?????????o? ????????", "Meždunarodnae Evrazijskoj Dviženie", MED) è una organizzazione non governativa con sede a Mosca (Federazione Russa) e ramificazioni in vari paesi europei ed asiatici. Suo fondatore e massimo dirigente è il filosofo e geopolitico Aleksandr Dugin.



    Storia [modifica]
    Negli anni '90 Aleksandr Dugin elaborò la dottrina filosofico-geopolitica conosciuta come neo-eurasiatismo. Ben presto Dugin decise di supportarla con un'organizzazione capace di portarla al successo. Nel 2000 creò il "Movimento Politico Panrusso Eurasia", che l'anno seguente si tramutò in partito politico a sostegno del presidente Vladimir Putin (senza concorrere però alle elezioni). Il 20 novembre 2003 il partito "Eurasia" è divenuto un'organizzazione non governativa, col nome di "Movimento Internazionale Eurasiatista" (Meždunarodnae Evrazijskoj Dviženie, MED).


    Obiettivi [modifica]
    I principali obiettivi del MED sono:

    favorire lo sviluppo d'un ordine mondiale multipolare, fondato sul rispetto e la cooperazione tra popoli, civiltà e culture;
    l'associazione fra paesi europei e paesi asiatici, con la Russia nel ruolo fondamentale di mediatrice;
    l'integrazione politica, economica, strategica e culturale dello spazio post-sovietico, fino alla creazione d'una "Unione Eurasiatica";
    il dialogo ed il reciproco rispetto tra le confessioni tradizionali del continente eurasiatico;
    la conservazione delle identità etnica, culturale e religiosa d'ogni popolo del mondo;
    l'opposizione alle tendenze negative dell'attuale ordine mondiale: unipolarismo, omologazione culturale, decadenza spirituale, narcotraffico, degrado ambientale, iniquità sociali.

    fonte Movimento Internazionale Eurasiatista - Wikipedia

  8. #8
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    IL PARTITO NAZIONAL-BOLSCEVICO RUSSO


    Il Partito Nazional-Bolscevico (Nazional-Bol'ševistskaja Partija; NBP) è un partito politico della Federazione Russa, attualmente fuorilegge. Gruppi conosciuti con lo stesso nome ma molto più piccoli (e d'importanza pressoché irrilevante) si ritrovano in Lettonia, Moldavia, Svezia e Ucraina.





    Storia [modifica]
    Nato nel 1992 col nome di Fronte Nazionale Bolscevico, il partito fu fondato da Eduard Limonov ispirandosi alle teorie di Aleksandr Dugin, secondo cui era necessario salvare una parte dell'eredità bolscevica (quella "patriottica" opposta alla corrente "cosmopolita"), coniugandola con le più recenti elaborazioni della Nuova Destra. Sia per sottolineare questo duplice carattere ideologico, sia per creare un'immagine "scandalosa" e dunque di sicuro impatto, il NBP ha adottato come proprio simbolo la falce e il martello all'interno d'un cerchio bianco su sfondo rosso, fondendo così il simbolo del comunismo al vessillo del Terzo Reich. Fin da subito il NBP aderì al Fronte di Salvezza Nazionale, che riuniva comunisti e nazionalisti nell'opposizione contro Boris El'cin. Ben presto, però, il NBP fu costretto ad uscirne per dissapori con Vladimir Žirinovskij. Duri contrasti sorsero anche all'interno del NBP stesso, cosa che causò l'addio del suo ideologo Aleksandr Dugin. Oggi Limonov bolla Dugin di "tradimento", mentre Dugin accusa Limonov d'aver depravato il nazional-bolscevismo, vendendo sé stesso ed il partito ai nemici della Russia (in particolare agli USA). In effetti, Limonov ha notevolmente modificato l'impostazione politica del NBP: ha personalizzato il movimento, incentrandolo sull'esaltazione del suo capo; s'è schierato in maniera radicale contro Vladimir Putin, tanto da concludere improbabili alleanze coi neoliberali; ha ammorbidito le critiche anti-occidentali e valutato positivamente anche la "rivoluzione arancione" ucraina. Negli ultimi anni, una fetta consistente di militanti nazional-bolscevichi, che inizialmente s'erano schierati con Limonov contro Dugin, verificata la mutata linea politico-ideologica del NBP hanno deciso d'abbandonarlo.

    fonte Partito Nazional Bolscevico - Wikipedia
    Ultima modifica di fiewithin01; 08-07-09 a 18:13

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