
Originariamente inviata da
urinsonne
Abbiamo appreso dai giornali e dalla tv che l'omicidio del giovane volontario dell'Arci, Angelo Frammartino, è accaduto "per errore", perché l'assassino palestinese aveva la ben diversa intenzione di "uccidere un ebreo".
Abbiamo visto giungere da Sinistra messaggi di cordoglio, partecipazione al lutto anche a livello istituzionale e giusta solidarietà con i familiari e i compagni di Frammartino, definito troppo genericamente, a mio avviso, "vittima della guerra e del fanatismo".
Per altro, nessuna voce abbiamo udito levarsi che condannasse tout court l'omicida, cioè anche per le sue intenzioni che erano niente meno che quelle di uccidere una persona qualunque purché risultasse colpevole, ai suoi occhi, di appartenere alla religione ebraica.
La Sinistra, incredibilmente, non si è fatta alcuno scrupolo di coscienza nell'archiviare la vicenda come un semplice omicidio perpetrato per "errore di persona".
Sembra quasi che se al posto di Frammartino fosse rimasto ucciso un ebreo non ci sarebbe stato di che indignarsi.
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Sulle colonne di Liberazione, quotidiano comunista, leggo che la senatrice Lidia Menapace, di Rifondazione, con un certo compiacimento paragona gli hezbollah a una certa parte dei partigiani comunisti, più incline all'uso delle armi, che partecipò alla Resistenza contro Hitler.
Questa è follia pura, dico io. O meglio, antisemitismo.
Cosa ha in comune chi usa le armi con lo scopo dichiarato di distruggere uno Stato, con chi invece ha combattuto per la libertà e la democrazia?
I partigiani comunisti non volevano cancellare la Germania dalla carta geografica, mi pare.
Anche l'ala più intransigente di essi, i Secchia, i Longo, i Bentivegna, aderirono al CLN che aveva come unici scopi la liberazione dal nazifascismo e la creazione di uno Stato democratico.
L'Hezbollah, per contro, è il "Partito di Dio" che vuole imporre la sharia e il suo credo shiita a tutti, compreso ai palestinesi, che sono sunniti.
Ma soprattutto il fine ultimo dell'Hezbollah è non già la liberazione e l'indipendenza del popolo palestinese, ma la distruzione dello Stato d'Israele.
Tra i partigiani comunisti, quale che fosse la loro fazione, e gli hezzbollah corre la stessa differenza che passa tra il giorno e la notte.
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Ho scelto di accostare queste due notizie perché mi sembrano una recente ed ennesima testimonianza di come purtroppo sia diffuso anche a Sinistra un preoccupante atteggiamento antisemita.
Si tratta di un antisemitismo non tanto razziale, come quello che abitualmente e storicamente si respira a Destra, ma quanto piuttosto di marca filo-araba e tuttavia non per questo meno grave.
Lo definisco "preoccupante" perché non credo che possa essere liquidato come il frutto dei soliti quattro fanatici, iscritti a nessun partito, che rovinano le feste del 25 aprile bruciando le bandiere israeliane o travestendosi da kamikaze.
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Personalmente aderisco a quella che oggi si compiace di definirsi "Sinistra radicale".
Il primo motivo di questa mia scelta è stato, come credo sia accaduto per tanti altri, l'ideale antifascista, propugnato come valore indelebile da questa parte politica, in maniera ferma e più intransigente, mi sembra, di quanto non accada nell'ambito della Sinistra riformista.
Ma se così è, allora, un altro dato incontestabile è questo: che non si può essere contemporaneamente antifascisti e antisemiti e questo in nessun caso, neppure se Israele lanciasse la bomba atomica sull'Iran o facesse scomparire dalla faccia della terra le contese alture del Golan.
Un comunista non può essere antisemita.
E' ora che la Sinistra, in special modo quella radicale, dai vertici alla base, compia una seria riflessione su questo problema che io e so per certo tanti altri compagni, che sono amici degli ebrei, della cultura ebraica e del popolo d'Israele, viviamo con profondo disagio.
Parta pure questa riflessione da un particolare che forse molti hanno dimenticato o addirittura ignorano, ossia che Karl Marx era ebreo.
Shalom, compagni.