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  1. #305
    Membro Anziano L'avatar di frenkyfm93
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    Quote Originariamente inviata da cizikov Visualizza il messaggio
    vabeh ma te sei di forza nuova grazie al cazzo
    non sapevo che fosse fascista,

    non parlo coi fascisti

  2. #306
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    Chiedo scusa se mi intrometto.Però a me piacerebbe che l'ambiente comunista fosse un po' più "spontaneo", un po' meno "ideollogico": eliminiamo le musiche di gusto americanoide (almeno per coerenza), rispolveriamo le vecchie canzoni popolari, eliminiamo il permissivismo per le droghe leggere, e creiamo mille possibilità tra noi di vere relazioni umane. Senza tante arie di superiorità.

  3. #307
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    CRIMINI DEL COMUNISMO

    25. I regimi comunisti sono stati segnati da una violazione massiccia dei diritti dell'uomo, fin dall'origine. Per arrivare al potere e mantenersi, i regimi comunisti sono andati oltre agli assassini individuali e ai massacri su scala locale ed hanno integrato i metodi criminali nel sistema di governo. È vero che alcuni anni dopo aver stabilito il regime, nella maggior parte dei paesi europei, ed al termine di dieci anni in Unione sovietica ed in Cina, il terrore ha perso un po' della sua violenza iniziale. Tuttavia, la "memoria del terrore" ha svolto un ruolo importante nelle società, la minaccia potenziale che sostituisce le atrocità reali. Inoltre, se se ne sentiva la necessità, questi regimi ricorrevano al terrore come si è potuto vedere in Cecoslovacchia nel 1968, in Polonia nel 1971, 1976 e 1981 o in Cina nel 1989. Questa norma è valida per tutti i regimi comunisti, nelle cronistorie e nei fatti di attualità, indipendentemente dal paese.

    26. Secondo valutazioni prudenti (le cifre esatte non sono conosciute) il numero di persone uccise dai regimi comunisti distribuiti per paesi o regioni si stabilisce come segue:

    - Unione sovietica: 20 milioni di vittime

    - Cina: 65 milioni

    - Vietnam: 1 milione

    - Corea del Nord: 2 milioni

    - Cambogia: 2 milioni

    - Europa orientale: 1 milione

    - America latina 150.000

    - Africa: 1,7 milione

    - Afganistan: 1,5 milione

    Queste cifre comprendono situazioni molto diverse: esecuzioni individuali e collettive, decesso nei campi di concentrazione, vittime della fame e delle deportazioni La mozione aticomunista del Consiglio d'Europa :: Partito dei Comunisti Italiani :: Reindirizzamento in corso...

  4. #308
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    A mio avviso il comunismo si deve vivere non studiare. Se lo studiamo e non ne capiamo gli ideali allora a che serve ?

  5. #309
    Membro Anziano L'avatar di cizikov
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    Quote Originariamente inviata da miriamsorbo Visualizza il messaggio
    A mio avviso il comunismo si deve vivere non studiare. Se lo studiamo e non ne capiamo gli ideali allora a che serve ?
    si potrà vivere solo quando sarà realizzato e per realizzarlo è necessario studiare e forgiare una coscienza proletaria e rivoluzionaria.

    JUNG CHANG INFAME
    la crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite è impossibile. Negli usa dagli anni 70 il PIL ha continuato a salire ma il benessere si è dapprima fermato e poi addiritura ha cominciato a calare.


  6. #310
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    I “pugilatori a pagamento “ ed i fatti con la testa dura.
    Negli anni 90 del secolo scorso si dibatteva molto sullo sblocco del mercato del lavoro in entrata, che, secondo “i pugilatori a pagamento”, economisti, giornalisti, politici, individui del sindacato al servizio del profitto, bloccava lo sviluppo dell’occupazione. Tra la fine di quel decennio e l’inizio del nuovo secolo abbiamo visto l’ufficio di collocamento perdere la sua funzione, crescere innumerevoli agenzie interinali, nuove forme di caporalato, affacciarsi nella legislatura del lavoro nuove tipologie di contratti, nel nome della flessibilità, che certificavano una precarietà diffusa.
    Queste novità, unite alla storica realtà di stipendi bassi del capitalismo italiano, miravano, in ultima istanza, a rendere competitive le merci italiane di quei settori maturi, tessile, calzaturiero, che si trovavano a competere con le produzioni dei Paesi in via di sviluppo, non potendo l’Italia concorrere, se non in rari casi, nei settori a più alto contenuto tecnologico, ormai inesistenti nel “bel Paese”.
    Con l’affacciarsi del nuovo decennio quella scelta politico-economica, che ottimi risultati ha prodotto per il profitto e misere realtà per i lavoratori, nonostante le roboanti promesse elettorali dei governanti, non dimostra di poter essere efficace per affrontare il futuro del capitalismo italiano.
    S’impongono nuove decisioni che portino l’Italia ad essere appetibile negl’investimenti esteri. Il coniglio del governo Monti, degna prosecuzione del gabinetto di Berlusconi-Bossi è rendere facili i licenziamenti, che si uniscono ad una contrattazione aziendale ed a norme di leggi a favore delle imprese.
    Il governo, dopo aver allungato l’età pensionabile, ricordiamo che le pensioni sono frutto dei versamenti dei lavoratori e delle aziende e non di regalie dello Stato, vuole in sintesi rendere facili i licenziamenti, ponendo come scusa la volontà di venire incontro alle nuove generazioni. Anche sulle pensioni si è usata questa ideologia, ma basta essere minimamente dotati d’intelligenza per comprendere che non si avvantaggiano i giovani mandando i padri ed i nonni in pensione più tardi, ammesso che ci arrivino, e rendendo più accessibili i licenziamenti.
    L’Ocse nei giorni scorsi ha certificato che il grado di licenziabilità in Italia ( indice1.77) è al di sotto della media mondiale (2.11). Nei Paesi in cui è più difficile licenziare vi è la Germania (3.0) e i Paesi del Nord Europa. Nella stessa Cina, con una legge del 2008, i licenziamenti possono avvenire solo se vi è un giustificato motivo e sono vietati se un lavoratore è dipendente da almeno 15 anni nella stessa azienda e gli manchino meno di 5 anni alla pensione.
    Il WIRU( World investement report unctad) calcola che gl’investimenti internazionali, nel triennio 2008-2010, siano andati all’Europa per 1138 miliardi di dollari, per 686 agli U.s.a., per 1039 all’intera Asia, Cina ed India comprese.
    Degl’investimenti nel vecchio continente solo 18 miliardi sono andati all’Italia, 132 in Francia, 112 in Spagna, 90 in Germania, 228 in Belgio, 208 in UK, 52, in Svezia, 40 in Polonia.
    Questi dati dimostrano che non è vero che i capitali vadano dove vi siano poche regole, bassi costi e mercati in espansione.
    Chi investe chiede bassa pressione fiscale, certezza del diritto, di non dover sottostare a criteri corruttivi e malavitosi, trasparenza nel rapporto con lo Stato, mercato dei capitali e sistema bancario efficiente. Desidera anche flessibilità nel lavoro, ma non realtà da padroni delle ferriere, proprio di un capitalismo arretrato.
    Non dimentichiamo che in Germania, la locomotiva d’Europa, gli stipendi sono il doppio di quelli italiani, gli aumenti contrattuali sono stati sostanziosi, negli ultimi anni le imprese si sono accollati gli eventuali esuberi, c’è il reddito minimo garantito e la legge prevede che il licenziamento senza giusta causa sia illegittimo e debba essere risarcito con il reintegro sul posto di lavoro.
    E allora di cosa parla la Fornero? In Italia per le aziende al di sotto dei 15 dipendenti non esiste l’art. 18. Anche in queste realtà si assume per il 70% con contratti precari e non con contratti stabili. Inoltre non risulta che sia cresciuta l’occupazione.
    Poter licenziare per poter aumentare l’occupazione è una balla colossale, che solo chi è dotato di pochezza intellettiva può trangugiare. Certo il fatto che in passato altre balle di questo tipo siano state bevute, tipo quella di abolire la scala mobile per difendere il poter d’acquisto dei salari, dimostra che la propaganda de “i pugilatori a pagamento” ottiene risultati.
    Rendere facili i licenziamenti serve solo a poter assoggettare ancora di più i lavoratori alla schiavitù del profitto e a fare loro accettare qualsiasi condizione pur di sopravvivere. Il governo Monti, al servizio del profitto, fa solo fumo quando deve toccare altre classi, vedi evasione ed elusione fiscale e contributiva, cuoce l’arrosto colpendo i lavoratori ed i pensionati.
    E’ sempre più chiaro per chi voglia prendere coscienza della realtà e non vivere nel mondo dei balocchi che questo sistema non è per l’essere umano, ma contro lo sviluppo spirituale, materiale ed intellettuale del genere umano.
    “Per trasformare la proprietà privata e spezzettata, oggetto del lavoro individuale, in proprietà capitalista, occorsero naturalmente più tempo, sforzi e sofferenze di quanto non ne esigerà la metamorfosi in proprietà sociale della proprietà capitalista, che di fatto si basa già su un modo di produzione collettivo.
    Là si trattava della espropriazione della massa da parte di alcuni espropriatori; qui si tratta dell’espropriazione di alcuni usurpatori da parte della massa.”
    K- Marx
    Il futuro è in una società senza classi!

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