Fra gli intellettuali di ispirazione marxista post anni '60 si è diffusa l'idea che il periodo staliniano sia stato un tradimento/snaturamento della rivoluzione bolscevica (interpretazione dovuta alla pubblicazione da parte di Crushov di memorandum sui reati commessi dal Stalin e suoi fedeli), questa idea è passata senza grandi rielaborazione anche alla storeografia marxista, che divide nettamente la rivoluzione sovietica in due periodi: 1917-1924 la reggenza Lenin, in cui la rivoluzione sarebbe stata "vera" e avrebbe potuto trasformarsi in nell'agognato comunismo, e 1924-1953 reggenza Stalin, in cui la rivoluzione si è trasformata in una mera gestione burocratica dello stato e nel culto della personalità di Stalin.
Tuttavia oggi questa impostazione semplicistica mostra parecchie crepe: oltre alle severe critiche della storeografia non marxista che vede in questa lettura un tentativo di apologia politica che ignora deliberatemente le prove storiche, perfino intellettuali marxisti come Antonio Negri ne demoliscono le basi sostenendo che l'identificazione fra stato e partito, l'eliminazione dell'opposizione in seno al partito stesso e la collettivizzazione totale erano già in nuce nella politica di Lenin, soprattutto in quella delineata nel X congresso, e che quindi Stalin avrebbe solamente continuato l'opera del predecessore.
questa la cornice del dibattito: ora a voi compagni, ave



















































