La domanda continua ad essere sostenuta dai Paesi come la Cina
Il soffitto del petrolio
di Giorgio Arfaras
Il prezzo del petrolio è tornato a 100 dollari, dopo che, per qualche settimana, era stato intorno ai novanta dollari. Vi sono due spiegazioni. La prima è quella “geopolitica” che si incontra con il problema “della scarsità”. La seconda è quella “puramente economica” che sostiene che il rimbalzo del prezzo del petrolio sia dovuto alla modesta evidenza che siamo in recessione, in un mondo di materie prime scarse. Vediamo prima di che si tratta. E vediamo se e come le due spiegazioni possono combinarsi.
Hugo Chavez minaccia di non vendere il petrolio venezuelano alla ExxonMobil. Se Chavez non vende alla ExxonMobil deve vendere a qualcun altro. (Il Venezuela esporta quasi solo petrolio e quindi per importare i beni di cui ha necessità deve venderlo). E, se la ExxonMobil non compra da Chavez, deve comunque comprare da qualcun altro. Ne viene fuori che Chavez venderà ad altri e la ExxonMobil comprerà da altri. E qui ci si scontra con il problema dei trasporti. Chavez deve vendere il “suo” petrolio ad un prezzo inferiore, perché esso deve venir trasportato su distanze ben maggiori di quelle fra il Venezuela ed il Texas.
I costi di trasporto sono, in questo caso, ovviamente ben maggiori. Gli statunitensi, in modo simmetrico, debbono importare da distanze ben maggiori. Il paese più vicino è la Nigeria. Per organizzare questo nuovo flusso di importazioni ci vogliono almeno un paio di mesi. Nel caso in cui la minaccia di Chavez diventasse reale, gli statunitensi dovrebbero ridurre le riserve strategiche di petrolio, intanto che organizzano i trasporti dalla Nigeria. Il punto è che in Nigeria vi sono delle tensioni politiche gravi, che hanno ridotto la produzione di ben 500 mila barili. Al di là di Chavez, la produzione di petrolio cresce poco, nonostante i prezzi elevati, che dovrebbero incentivare la messa in opera di nuova capacità produttiva. L’offerta cresce poco, perché a fatica si trovano nuovi giacimenti. Quando il cartello dei produttori, l’Opec, dice che sta riflettendo se ridurre la produzione, tutti sospettano che questa sia una prova indiretta della “scarsità d’offerta”. Ci si trova quindi a volere il petrolio nigeriano, la cui produzione è stata ridotta, mentre si sospetta che vi sia poco petrolio in giro. Questo spiegherebbe il balzo a 100 dollari. Si potrebbe complicare il ragionamento dicendo che si teme anche che gli sciiti, guidati da Muqtada al-Sadr, potrebbero annunciare che intendono abbandonare l’accordo sulla cessazione del fuoco in Iraq. In Iraq negli ultimi tempi la produzione di petrolio era salita, allentando le tensioni sul lato dell’offerta.
La spiegazione “geopolitica” del barile in ascesa combina Chavez, la Nigeria e gli iracheni per dire che vi sono tensioni “oggettive” sul lato dell’offerta, di suo peraltro rigida. La spiegazione puramente economica dice in sostanza che non si vede ancora con chiarezza la fase recessiva. E che, intanto che si dibatte sulla recessione ed i mutui sub prime, i cinesi continuano, o si pensa che possano continuare, a comprare a man bassa le materie prime, fra cui il petrolio, per alimentare la loro vorticosa industrializzazione. Sul mercato londinese sono aumentati, infatti, i prezzi del rame, dello zinco, ecc. “Perché mai allora non dovrebbe salire anche il prezzo del petrolio?”, dice la seconda scuola di pensiero. Come che sia, il prezzo del petrolio è salito. Una combinazione delle due spiegazioni potrebbe essere questa. Si ha nel mondo un’offerta rigida. Il prezzo del petrolio resta comunque elevato, con un pavimento intorno agli 85 dollari al barile. Se “al margine” vi sono delle strozzature, come quelle di Chavez, della Nigeria, e dell’Iraq, ecco che il prezzo sale dal suo “pavimento” di 85 dollari, verso “il soffitto”. Se poi, in questa situazione di “rigidità con strozzature”, pure i cinesi continuano a sostenere la domanda, ecco che il soffitto continua “ad alzarsi”. Il petrolio, in due parole, va immaginato come un bene che ha un pavimento a 85 dollari ed un soffitto mobile.