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  1. #1
    semi god
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    Question No global e OPEC

    L'OPEC, come noto, è il cartello dei paesi produttori di petrolio. Vi fanno parte, tra gli altri, l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Iraq, il Venezuela, la Libia, ecc...
    Lo scopo dell'OPEC è quello di regolare l'offerta globale del petrolio e di conseguenza il prezzo al fine di massimizzare i guadagni per i paesi produttori.
    In sostanza un gruppo ristretto di Paesi, spesso governati da regimi tutt'altro che democratici, ha potere decisionale su di una risorsa fondamentale per l'intera umanità: l'energia.
    Questi signori hanno un potere immenso sul prezzo non solo della benzina e delle bollette ma anche su quello di ogni tipo di merce che, consumando energia, è prodotta e/o trasportata da un luogo all'altro. Possono quindi condizionare pesantemente il potere d'acquisto di tutti noi.
    Un simile cartello dovrebbe essere odiato almeno quanto il G8 da coloro che si dichiarano No Global. Tuttavia, sino ad ora, nessun accenno di protesta da parte del popolo No Global contro l'OPEC e il suo immenso e oscuro potere.
    I No Global preferiscono battersi per piccoli problemi "locali" (DalMolin, TAV, ecc...) anzichè guardare al mondo intero.
    O forse si tratta di semplice sudditanza nei confronti del mondo islamico o del loro "guru" Chavez.



    P.s. thread ispirato ad un articolo de L'Unità uscito nei giorni precedenti.
    "Perchè superare il limite quando puoi spostarlo?"

    "Il forum è un reality show ove ciascuno è sia spettatore sia protagonista"

    Le frange estremiste amano così tanto la libertà di espressione che non vogliono concederla agli altri.

  2. #2
    semi god
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    Quote Originariamente inviata da jona0 Visualizza il messaggio
    L'OPEC, come noto, è il cartello dei paesi produttori di petrolio. Vi fanno parte, tra gli altri, l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Iraq, il Venezuela, la Libia, ecc...
    Lo scopo dell'OPEC è quello di regolare l'offerta globale del petrolio e di conseguenza il prezzo al fine di massimizzare i guadagni per i paesi produttori.
    In sostanza un gruppo ristretto di Paesi, spesso governati da regimi tutt'altro che democratici, ha potere decisionale su di una risorsa fondamentale per l'intera umanità: l'energia.
    Questi signori hanno un potere immenso sul prezzo non solo della benzina e delle bollette ma anche su quello di ogni tipo di merce che, consumando energia, è prodotta e/o trasportata da un luogo all'altro. Possono quindi condizionare pesantemente il potere d'acquisto di tutti noi.
    Un simile cartello dovrebbe essere odiato almeno quanto il G8 da coloro che si dichiarano No Global. Tuttavia, sino ad ora, nessun accenno di protesta da parte del popolo No Global contro l'OPEC e il suo immenso e oscuro potere.
    I No Global preferiscono battersi per piccoli problemi "locali" (DalMolin, TAV, ecc...) anzichè guardare al mondo intero.
    O forse si tratta di semplice sudditanza nei confronti del mondo islamico o del loro "guru" Chavez.



    P.s. thread ispirato ad un articolo de L'Unità uscito nei giorni precedenti.



    Ecco perché m'incazzo quando persone con scarsa intelligenza e cultura mi definiscono "no-global" perché sono di sinistra... a me piace informarmi e ragionare sulle cose, infatti odio l'OPEC.

  3. #3
    Master L'avatar di RIVOLUZIONARIO
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    Quote Originariamente inviata da jona0 Visualizza il messaggio
    L'OPEC, come noto, è il cartello dei paesi produttori di petrolio. Vi fanno parte, tra gli altri, l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Iraq, il Venezuela, la Libia, ecc...
    Lo scopo dell'OPEC è quello di regolare l'offerta globale del petrolio e di conseguenza il prezzo al fine di massimizzare i guadagni per i paesi produttori.
    In sostanza un gruppo ristretto di Paesi, spesso governati da regimi tutt'altro che democratici, ha potere decisionale su di una risorsa fondamentale per l'intera umanità: l'energia.
    Questi signori hanno un potere immenso sul prezzo non solo della benzina e delle bollette ma anche su quello di ogni tipo di merce che, consumando energia, è prodotta e/o trasportata da un luogo all'altro. Possono quindi condizionare pesantemente il potere d'acquisto di tutti noi.
    Un simile cartello dovrebbe essere odiato almeno quanto il G8 da coloro che si dichiarano No Global. Tuttavia, sino ad ora, nessun accenno di protesta da parte del popolo No Global contro l'OPEC e il suo immenso e oscuro potere.
    I No Global preferiscono battersi per piccoli problemi "locali" (DalMolin, TAV, ecc...) anzichè guardare al mondo intero.
    O forse si tratta di semplice sudditanza nei confronti del mondo islamico o del loro "guru" Chavez.



    P.s. thread ispirato ad un articolo de L'Unità uscito nei giorni precedenti.
    Sono no-global ( per quanto la definizione sia fumosa), e l'Opec non mi piace.

    Detto questo, i motivi del rialzo mirabolante del prezzo del petrolio non sono riconducibili a Chavez, decisamente la vostra propaganda anti-chavista non può arrivare a tal punto, e dipendono minimamente dall'Opec.

    Il petrolio cresce perchè è diventato materia di speculazione in Borsa...c'è un articolo che posterò a breve sul tema.


    5 DICEMBRE: MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI. STAY TUNED

  4. #4
    semi god
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    Quote Originariamente inviata da RIVOLUZIONARIO Visualizza il messaggio
    Sono no-global ( per quanto la definizione sia fumosa), e l'Opec non mi piace.

    Detto questo, i motivi del rialzo mirabolante del prezzo del petrolio non sono riconducibili a Chavez, decisamente la vostra propaganda anti-chavista non può arrivare a tal punto, e dipendono minimamente dall'Opec.

    Il petrolio cresce perchè è diventato materia di speculazione in Borsa...c'è un articolo che posterò a breve sul tema.
    Permettimi di farmi 4 risate

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    "Il forum è un reality show ove ciascuno è sia spettatore sia protagonista"

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  5. #5
    Master L'avatar di RIVOLUZIONARIO
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    Sei un poveraccio.
    Vieni qui per discutere, io ti rispondo, e tu ridi ?
    Ma chi ti credi di essere ?

    Ringrazia che non trovo l'articolo su "repubblica" che descriveva come si sta speculando sul prezzo del petrolio, e come Chavez non c'entri un belin


    5 DICEMBRE: MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI. STAY TUNED

  6. #6
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    Sei un poveraccio.
    Vieni qui per discutere, io ti rispondo, e tu ridi ?
    Ma chi ti credi di essere ?

    Ringrazia che non trovo l'articolo su "repubblica" che descriveva come si sta speculando sul prezzo del petrolio, e come Chavez non c'entri un belin
    Wè, Wè, calma.

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  7. #7
    semi god
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    Sei un poveraccio.
    Vieni qui per discutere, io ti rispondo, e tu ridi ?
    Ma chi ti credi di essere ?

    Ringrazia che non trovo l'articolo su "repubblica" che descriveva come si sta speculando sul prezzo del petrolio, e come Chavez non c'entri un belin
    L'OPEC controlla gran parte delle riserve di petrolio. L'OPEC controlla la produzione e quindi fa il prezzo. Non riconoscere questo fa ridere.

    Quando a Chavez: non è lui a determinare i 100 US$ al barile ma, poichè il Venezuela fa parte dell'OPEC è uno dei signori che decidono il prezzo del greggio.

    Oltretutto Chavez ha riaperto lo sfruttamento del petrolio venezuelano alle multinazionali estere e quindi ora mi sta decisamente simpatico.

    Faccio notare come il chiedersi perchè il popolo No Global non abbia mai manifestato contro l'OPEC venga da L'Unità (non da jona o da un giornale di area centrodestra).
    Proprio l'Unità proponeva, tra i motii possibili, la tradizionale vicinanza dei No Global a Chavez e al mondo arabo.
    Ultima modifica di jona0; 08-03-08 a 15:07
    "Perchè superare il limite quando puoi spostarlo?"

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  8. #8
    semi god
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    Ecco qua, così discutiamo su delle basi :


    La domanda continua ad essere sostenuta dai Paesi come la Cina


    Il soffitto del petrolio

    di Giorgio Arfaras

    Il prezzo del petrolio è tornato a 100 dollari, dopo che, per qualche settimana, era stato intorno ai novanta dollari. Vi sono due spiegazioni. La prima è quella “geopolitica” che si incontra con il problema “della scarsità”. La seconda è quella “puramente economica” che sostiene che il rimbalzo del prezzo del petrolio sia dovuto alla modesta evidenza che siamo in recessione, in un mondo di materie prime scarse. Vediamo prima di che si tratta. E vediamo se e come le due spiegazioni possono combinarsi.
    Hugo Chavez minaccia di non vendere il petrolio venezuelano alla ExxonMobil. Se Chavez non vende alla ExxonMobil deve vendere a qualcun altro. (Il Venezuela esporta quasi solo petrolio e quindi per importare i beni di cui ha necessità deve venderlo). E, se la ExxonMobil non compra da Chavez, deve comunque comprare da qualcun altro. Ne viene fuori che Chavez venderà ad altri e la ExxonMobil comprerà da altri. E qui ci si scontra con il problema dei trasporti. Chavez deve vendere il “suo” petrolio ad un prezzo inferiore, perché esso deve venir trasportato su distanze ben maggiori di quelle fra il Venezuela ed il Texas.

    I costi di trasporto sono, in questo caso, ovviamente ben maggiori. Gli statunitensi, in modo simmetrico, debbono importare da distanze ben maggiori. Il paese più vicino è la Nigeria. Per organizzare questo nuovo flusso di importazioni ci vogliono almeno un paio di mesi. Nel caso in cui la minaccia di Chavez diventasse reale, gli statunitensi dovrebbero ridurre le riserve strategiche di petrolio, intanto che organizzano i trasporti dalla Nigeria. Il punto è che in Nigeria vi sono delle tensioni politiche gravi, che hanno ridotto la produzione di ben 500 mila barili. Al di là di Chavez, la produzione di petrolio cresce poco, nonostante i prezzi elevati, che dovrebbero incentivare la messa in opera di nuova capacità produttiva. L’offerta cresce poco, perché a fatica si trovano nuovi giacimenti. Quando il cartello dei produttori, l’Opec, dice che sta riflettendo se ridurre la produzione, tutti sospettano che questa sia una prova indiretta della “scarsità d’offerta”. Ci si trova quindi a volere il petrolio nigeriano, la cui produzione è stata ridotta, mentre si sospetta che vi sia poco petrolio in giro. Questo spiegherebbe il balzo a 100 dollari. Si potrebbe complicare il ragionamento dicendo che si teme anche che gli sciiti, guidati da Muqtada al-Sadr, potrebbero annunciare che intendono abbandonare l’accordo sulla cessazione del fuoco in Iraq. In Iraq negli ultimi tempi la produzione di petrolio era salita, allentando le tensioni sul lato dell’offerta.

    La spiegazione “geopolitica” del barile in ascesa combina Chavez, la Nigeria e gli iracheni per dire che vi sono tensioni “oggettive” sul lato dell’offerta, di suo peraltro rigida. La spiegazione puramente economica dice in sostanza che non si vede ancora con chiarezza la fase recessiva. E che, intanto che si dibatte sulla recessione ed i mutui sub prime, i cinesi continuano, o si pensa che possano continuare, a comprare a man bassa le materie prime, fra cui il petrolio, per alimentare la loro vorticosa industrializzazione. Sul mercato londinese sono aumentati, infatti, i prezzi del rame, dello zinco, ecc. “Perché mai allora non dovrebbe salire anche il prezzo del petrolio?”, dice la seconda scuola di pensiero. Come che sia, il prezzo del petrolio è salito. Una combinazione delle due spiegazioni potrebbe essere questa. Si ha nel mondo un’offerta rigida. Il prezzo del petrolio resta comunque elevato, con un pavimento intorno agli 85 dollari al barile. Se “al margine” vi sono delle strozzature, come quelle di Chavez, della Nigeria, e dell’Iraq, ecco che il prezzo sale dal suo “pavimento” di 85 dollari, verso “il soffitto”. Se poi, in questa situazione di “rigidità con strozzature”, pure i cinesi continuano a sostenere la domanda, ecco che il soffitto continua “ad alzarsi”. Il petrolio, in due parole, va immaginato come un bene che ha un pavimento a 85 dollari ed un soffitto mobile.
    OCCAM -Ricerche economiche e politiche

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