Non c'è peggiore ideologia di quella che non si riconosce come tale.
Peggio ancora l'ideologia che si pretende "anti-ideologica".
E la peggiore di tutte è quella che si assurge a "scienza".
Per una persona non credente, è inutile negarlo, la situazione è drammatica eccome. Non lo è solo se non si pensa alla conclusione dell'atto, alla chiusura del sipario e questo tramite distrazioni continue che ti portano a tenere la mente lontana dalla cruda realtà.
Questo perchè il "godersi" la vita diventa del tutto inutile. Una volta raggiunta la nullità eterna anche i pensieri svaniscono e di conseguenza anche i ricordi. Quindi tutto ciò che viene fatto oggi sarà come non averlo fatto perchè manca l'elemento fondamentale che è il ricordo.
Adoperarsi per la stessa società e per i nostri figli diventa a suo modo inutile. Questo perchè anche loro, seppur possano vivere in condizioni migliori, quando moriranno non ricorderanno e sarà come se non hanno vissuto a loro volta. Un vortice vizioso che porta ogni cosa in una condizione pari a quella di una non esistenza attuale. In sintesi, che uno campi 90 anni o solo 2 anni non vi è alcuna differenza. Quindi perchè arrivare al domani? Per questo è una condizione buia.
Se fosse diveramente la situazione cambia radicalmente. Siamo venuti alla vita per non avere fine, ma per poterne godere appieno e per l'eternità e questo da un senso al vivere odierno, poichè domani potremo ricordarlo.
Diciamo che la visione della vita del non credente è "drammatica" nell'ottica e dal punto di vista del credente non del non credente.
Per il non credente (almeno per quanto mi riguarda) invece non c'è nulla di drammatico si tratta solo della normalità delle cose.
Ma io alla chiusura dell'atto ci penso eccome. E trovo che la morte sia una cosa magnifica come tutta la vita del resto. Io definisco la morte come la "corona della vita".Non lo è solo se non si pensa alla conclusione dell'atto, alla chiusura del sipario e questo tramite distrazioni continue che ti portano a tenere la mente lontana dalla cruda realtà.
Da tuo punto non dal mio.Questo perchè il "godersi" la vita diventa del tutto inutile.
Ciò che è stato è cosa completamente diversa da ciò che non è mai stato.Una volta raggiunta la nullità eterna anche i pensieri svaniscono e di conseguenza anche i ricordi. Quindi tutto ciò che viene fatto oggi sarà come non averlo fatto perchè manca l'elemento fondamentale che è il ricordo.
E' sempre il tuo punto di vista, non il mio. E neanche della gran parte dei credenti direi, visto che moltissimi non credenti si danno da fare per milgiorare il mondo e cercare di renderlo migliore per chi verrà dopo di noi.Adoperarsi per la stessa società e per i nostri figli diventa a suo modo inutile.
Ma dai!Questo perchè anche loro, seppur possano vivere in condizioni migliori, quando moriranno non ricorderanno e sarà come se non hanno vissuto a loro volta. Un vortice vizioso che porta ogni cosa in una condizione pari a quella di una non esistenza attuale. In sintesi, che uno campi 90 anni o solo 2 anni non vi è alcuna differenza. Quindi perchè arrivare al domani? Per questo è una condizione buia.
Io invece mi chiedo: che senso avrebbe vivere eternamente?e fosse diveramente la situazione cambia radicalmente. Siamo venuti alla vita per non avere fine, ma per poterne godere appieno e per l'eternità e questo da un senso al vivere odierno, poichè domani potremo ricordarlo.
Per me nessuno.
Non c'è peggiore ideologia di quella che non si riconosce come tale.
Peggio ancora l'ideologia che si pretende "anti-ideologica".
E la peggiore di tutte è quella che si assurge a "scienza".
Diciamo che la visione della vita del non credente è "drammatica" nell'ottica e dal punto di vista del credente, non del non credente stesso.
Per il non credente (almeno per quanto mi riguarda) non c'è nulla di drammatico, si tratta della normalità delle cose.
Credenti e non credenti hanno due modi di vedere le cose diversi, e a mio giudizio nessuno dei due è migliore dell'altro.
E' un grosso errore giudicare una visone della vita diversa dalla propria utilizzando paramentri di giudizio tipici del proprio modo di vedere le cose. E' un po' come voler misurare l'acqua col metro e la lunghezza di una strada in litri.
Ma io alla chiusura dell'atto ci penso eccome. E trovo che la morte sia una cosa magnifica, come tutta la vita del resto. Io definisco la morte come la "corona della vita".Non lo è solo se non si pensa alla conclusione dell'atto, alla chiusura del sipario e questo tramite distrazioni continue che ti portano a tenere la mente lontana dalla cruda realtà.
Dal tuo punto di vista, non dal mio.Questo perchè il "godersi" la vita diventa del tutto inutile.
Ciò che è stato è cosa completamente diversa da ciò che non è mai stato.Una volta raggiunta la nullità eterna anche i pensieri svaniscono e di conseguenza anche i ricordi. Quindi tutto ciò che viene fatto oggi sarà come non averlo fatto perchè manca l'elemento fondamentale che è il ricordo.
E' sempre il tuo punto di vista, non il mio. E neanche della gran parte dei non credenti direi, visto che moltissimi di loro si danno da fare per migliorare il mondo e cercare di renderlo migliore per chi verrà dopo di noi.Adoperarsi per la stessa società e per i nostri figli diventa a suo modo inutile.
Che poi ci riescano o meno è un'altra cosa.
Ma dai!Questo perchè anche loro, seppur possano vivere in condizioni migliori, quando moriranno non ricorderanno e sarà come se non hanno vissuto a loro volta. Un vortice vizioso che porta ogni cosa in una condizione pari a quella di una non esistenza attuale. In sintesi, che uno campi 90 anni o solo 2 anni non vi è alcuna differenza. Quindi perchè arrivare al domani? Per questo è una condizione buia.
Io invece mi chiedo: che senso avrebbe vivere eternamente?e fosse diveramente la situazione cambia radicalmente. Siamo venuti alla vita per non avere fine, ma per poterne godere appieno e per l'eternità e questo da un senso al vivere odierno, poichè domani potremo ricordarlo.
Per me nessuno.
Ultima modifica di giubizza; 13-11-10 a 12:29
Non c'è peggiore ideologia di quella che non si riconosce come tale.
Peggio ancora l'ideologia che si pretende "anti-ideologica".
E la peggiore di tutte è quella che si assurge a "scienza".
No no, io ho fatto un discorso prettamente umano. Non ho accennato di una situazione drammatica per la mancanza di rapporto con Dio (in quel caso ti darei ragione) ma proprio per l'ottica che si ha della vita (dunque umanamente parlando).
Cioè che è "normale" non è detto che non sia drammatico. Ritengo che molte cose vengono fatte entrare a forza nella categoria delle cose normali proprio perchè se cosi non si facesse si sprofonderebbe nell'angoscia.
Ritengo di aver usato dei parametri piuttosto obbiettivi che esulano dalle due categorie e i pensieri dogmatici e quant'altro.
Considerando che un litro è un decimetro cubo sarebbe possibilissimo
Allora per quale ragione non morire domani o oggi stesso dato che è una cosa meravigliosa? Perchè non andare a fare stragi di massa dato che è una cosa fantastica? Ti rendi conto che certe affermazioni non hanno nè capo nè coda?
Puoi distinguere ciò che è stato da ciò che non è stato solo grazie ai ricordi. Nel momento in cui i ricordi mancano, il non esistito e l'esistito si equivalgono. Questo sia perchè non è nessuno dopo che lo rammenterà ma anche perchè gli stessi che l'hanno vissuto non sanno di averlo fatto.Ciò che è stato è cosa completamente diversa da ciò che non è mai stato.
Per quanto mi riguarda, in qualità di credente, qualsiasi cosa faccio la faccio pensando ad un eternità che mi è posta dinanzi. Dunque qualsiasi cosa avvenga ha uno scopo ben preciso e non finisce nel dimenticatoio.E neanche della gran parte dei non credenti direi, visto che moltissimi di loro si danno da fare per migliorare il mondo e cercare di renderlo migliore per chi verrà dopo di noi. Che poi ci riescano o meno è un'altra cosa.
Poter ricordare tutto quello che fai. Questo è il senso più grande che la vita possa avere ed il suo compimento completo.Io invece mi chiedo: che senso avrebbe vivere eternamente?
Per me nessuno.
Umano ma di parte. La parola "umano" è ambigua perché il pensiero umano è multiforme, ha diversi modi di essere. Quindi si, il tuo punto di vista è tipico di una parte dell'umano, ma non di tutto ciò che è umano.
Ma guarda che il "dramma" fa parte della vita umana, ed è tuttaltro che una cosa brutta da evitare, anzi io credo che la drammaticità della vita, la sua carica drammatica vada vissuta pienamente e che renda la vita anche più bella e degna di essere vissuta.Cioè che è "normale" non è detto che non sia drammatico.
Beh, ma questo lo si potrebbe benissimo dire anche per la fede nella vita eterna.Ritengo che molte cose vengono fatte entrare a forza nella categoria delle cose normali proprio perchè se cosi non si facesse si sprofonderebbe nell'angoscia.
Io non credo. Tanto è vero che non sono del tutto d'accordo.Ritengo di aver usato dei parametri piuttosto obbiettivi che esulano dalle due categorie e i pensieri dogmatici e quant'altro.
Ma con degli aggiustamenti però.Considerando che un litro è un decimetro cubo sarebbe possibilissimo![]()
Perché la vita ha un suo ciclo che andrebbe vissuto completamente e nel migliore dei modi possibili.Allora per quale ragione non morire domani o oggi stesso dato che è una cosa meravigliosa? Perchè non andare a fare stragi di massa dato che è una cosa fantastica? Ti rendi conto che certe affermazioni non hanno nè capo nè coda?
Tra l'altro io non sono certo padrone della vita altrui.
I ricordi sono una parte del nostro essere e fanno parte di noi finché viviamo. Una volta morti non siamo più, ma intanto siamo stati. Non ha importanza avere dei "ricordi eterni", un'accumulazione indefinita di ricordi mi ricorda più una banca dati che non una vera vita umana degna di essere vissuta.Puoi distinguere ciò che è stato da ciò che non è stato solo grazie ai ricordi. Nel momento in cui i ricordi mancano, il non esistito e l'esistito si equivalgono. Questo sia perchè non è nessuno dopo che lo rammenterà ma anche perchè gli stessi che l'hanno vissuto non sanno di averlo fatto.
Tra l'altro tieni anche conto del fatto che ciò che noi ricordiamo è solo una minima parte di ciò che è realmente accaduto. La maggior parte delle cose le dimentichiamo. La nostra memoria è tuttaltro che perfetta.
Appunto: "in qualità di credete". E fai benissimo a vivere la vita secondo il tuo modo di essere.Per quanto mi riguarda, in qualità di credente, qualsiasi cosa faccio la faccio pensando ad un eternità che mi è posta dinanzi. Dunque qualsiasi cosa avvenga ha uno scopo ben preciso e non finisce nel dimenticatoio.
Mah, non sono molto convinto di questo. Però se per te è così, per carità, rispetto il tuo modo di vedere pur non condividendolo.Poter ricordare tutto quello che fai. Questo è il senso più grande che la vita possa avere ed il suo compimento completo.
Ultima modifica di giubizza; 13-11-10 a 13:26
Non c'è peggiore ideologia di quella che non si riconosce come tale.
Peggio ancora l'ideologia che si pretende "anti-ideologica".
E la peggiore di tutte è quella che si assurge a "scienza".
Molto interessanti le tue riflessioni, comunque io credo quello che hai descritto al punto 5. Per supportare la mia credenza ti cito qualche scrittura forse già citata anche da tè.
Dopo aver constatato che i viventi sanno che moriranno, Salomone scrisse: “In quanto ai morti, non sono consci di nulla”. Quindi spiegò ulteriormente questa verità fondamentale dicendo che i morti non possono amare né odiare e che “non c’è lavoro né disegno né conoscenza né sapienza”. (Ecclesiaste 9:5, 6, 10) Similmente Salmo 146:4 dice che quando un essere umano muore “periscono in effetti i suoi pensieri”. Siamo mortali e non sopravviviamo alla morte del corpo. La nostra vita è come la fiamma di una candela. Quando la candela si spegne, la fiamma non va da nessuna parte. Semplicemente non c’è più.
Per capire qual'è la condizione di chi è morto prendiamo un avvenimento successo ai giorni di Gesù: la morte del suo amico Lazzaro. Quando Gesù seppe che Lazzaro, che conosceva bene, era morto, disse ai discepoli: “Lazzaro, il nostro amico, è andato a riposare”. I discepoli pensarono che intendesse dire che Lazzaro stava riposando, o dormendo, per riprendersi dalla malattia. Ma si sbagliavano. Gesù spiegò: “Lazzaro è morto”. (Giovanni 11:11-14) Notate che Gesù paragonò la morte al riposo e al sonno. Lazzaro non era in cielo né in un inferno ardente. Non era con gli angeli né con i suoi antenati. Non era rinato in un altro essere umano. Riposava nella morte, come in un sonno profondo senza sogni. Anche altri passi biblici paragonano la morte al sonno. Per esempio, quando il discepolo Stefano morì lapidato, la Bibbia dice che “si addormentò”. (Atti 7:60) Similmente l’apostolo Paolo scrisse di alcuni che ai suoi giorni si erano “addormentati” nella morte. — 1 Corinti 15:6.
E allora questo significa che non c'è speranza per chi è morto? Assolutamente nò, lo stesso avvenimento riportato sopra dimostra che una speranza c'è: Gesù fù condotto alla tomba di Lazzaro, fece togliere la pietra dal sepolcro e gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!” Cosa accadde? “L’uomo che era stato morto venne fuori”. (Giovanni 11:43, 44)
L’episodio di Lazzaro ci insegna inoltre che la risurrezione è una realtà, non una semplice leggenda. Gesù risuscitò Lazzaro davanti a una folla di testimoni oculari. Neanche i capi religiosi, che odiavano Gesù, negarono questo miracolo. Anzi dissero: “Che dobbiamo fare, poiché quest’uomo [Gesù] compie molti segni?” (Giovanni 11:47) Molti andarono a trovare il risuscitato. Di conseguenza sempre più persone riposero fede in Gesù, vedendo in Lazzaro la prova vivente che Gesù era stato mandato da Dio. Era una prova così inoppugnabile che alcuni spietati capi religiosi ebrei complottarono per uccidere sia Gesù che Lazzaro. — Giovanni 11:53; 12:9-11.
La Bibbia narra altre risurrezioni oltre a questa. La speranza per i morti dunque è proprio questa. Infatti la Bibbia promette: “tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori”. (Giovanni 5:28, 29) Similmente Rivelazione 20:13 dice: “Il mare diede i morti che erano in esso, e la morte e l’Ades diedero i morti che erano in essi”.
E questo cos'è?
Un tentativo di auto-giustificare la propria fede spacciando i credenti per persone tristi e incapaci di vivere pienamente la loro vita?
O più semplicemente, la riflessione di un non-credente che si è lasciato troppo suggestionare da ideologie fideistiche?
Che tu ci creda o no, la morte non può farci nulla, perchè quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo noi.
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Comunque la si pensi... la realtà oggettiva dei fatti (e riportare i versetti della bibbia, a tal proposito, è totalmente inutile) è che davvero tutto lascia realmente pensare che un "senso" non esista proprio. Tutto il resto è artifizio ideologico e/o psicologico.
L'unica cosa che ci rimane di fare è vivere la vita nel migliore dei modi possibili. Se per un credente il modo migliore è auto-illudersi della (inesistente) consistenza di una qualche "realtà" metafisica indimostrabile, si accomodi pure. Ma lasci che qualcuno viva ad occhi aperti, per favore.
Qualcuno dovrà pur mandare avanti la baracca (e cioè la Conoscenza sul Mondo).
Ultima modifica di spaitek; 16-11-10 a 17:48