Se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, c'è di che disperarsi. Difatti il governo è partito con il piede sbagliato. Ha proceduto allo «spacchettamento» dei ministeri con tecniche che definire bizantine è dire poco. Il primo ad accorgersi che le cose non andavano per il verso giusto è stato il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani. Ha posto una questione tutt'altro che oziosa. Ma, per diverse ore, è come se avesse parlato al muro. Il fatto è questo. L'articolo 95 della Costituzione stabilisce all'ultimo comma che solo la legge può provvedere all'ordinamento della presidenza del Consiglio e alla determinazione del numero, delle attribuzioni e dell'organizzazione dei ministeri. Ma, se così stanno le cose, com'è stata possibile la moltiplicazione dei pani e dei pesci? Fuor di metafora, come si è potuto senza ricorrere a una legge o, quanto meno, a un decreto legge scorporare l'Università dalla Scuola, le Infrastrutture dai Trasporti, la Solidarietà sociale dal Lavoro e al tempo stesso far giurare tutti i ministri come se nulla fosse? È presto detto. Non a caso la nostra Patria è la culla del diritto e del rovescio. Tre dei sei ministri «spacchettati» hanno giurato in veste di ministri senza portafoglio e poi il Consiglio dei ministri ci ha messo una pezza con un decreto legge ad hoc. I nostri lettori ricorderanno le lacrime versate dal centrosinistra nella scorsa legislatura per i tanti provvedimenti provvisori con forza di legge sfornati dai due governi Berlusconi. Ora che sono lor signori ad avere il mestolo in mano, si sono dati subito da fare non appena occupate le poltrone ministeriali.