A proposito di anarchia (mi considero anch’io in parte anarchico) prendo lo spunto da Tzadkiel – magister militum! – che posta/n.3 in questa sezione del Forum nel lontano dicembre 2005.
“L'anarchia è l'abuso della repubblica, come il dispotismo è l'abuso del potere monarchico. (Voltaire) L'anarchia è il primo gradino del potere assoluto. (Napoleone Bonaparte) Tutto il male dell'Italia viene dall'anarchia, ma anche tutto il bene. (Giuseppe Prezzolini)"
Tre nomi belli/grossi per affermare verità non altrettanto grosse/belle. O meglio: verità generiche, sbrigative, spicciolate; come si potrebbe chiacchierare oggi al bar o in salotto, o durante un convivio tra amici, o dalla cattedra d’un professorino a sentirlo dai banchi. Insomma non ci colgo profondità, acutezza, un senso filosofico dell’EGO. (Io ho la mia architettura stabile di parole che contano.)
(Per Voltaire…) Sono tanti ad abusare di pochi, non viceversa!... Una repubblica fatta di migliaia di uomini d’élite (di che cultura/di che capacità?) non può essere abusata da nessun individuo singolo, tanto meno sedicente anarchico che è – per definizione – uomo isolato. Allo stesso modo una monarchia abusa. Allo stesso modo una dittatura. Se mai tutte e tre – come è successo/succede storicamente – abusano di/su individui isolati, raggruppandoli e marchiandoli a sangue come anarchici (quindi ‘partito degli anarchici’) o eretici o rivoluzionari e quant'altro da re, presidenti e dittatori. Ma è pura montatura, allarmismo cinico, alibi per porre in atto misure controriformistiche e del tutto retrive. Che poi alcuni di loro – anarchici – riescano pure a raggrupparsi per tratti brevi, la cosa risulta in definitiva psicologicamente patetica e politicamente insignificante.
(Per Napoleone…) L’anarchico, oltre che essere uomo – o donna – uno/unico/solitario, è per sua natura egocentrico, vive fuori dalle regole, è trasversale, non ama/anzi avversa essere comandato come comandare, è un cane sciolto, un orso certo non addomesticato… Ed ha animo d’artista seppure inconsapevole, resa o bravura irregolare in tutto o quasi, ha una sensibilità visionaria/mitomanesca/tendente alla paranoia… L'anarchico è soprattutto un ‘idealista’! Se dotato ed eccezionale, nato/vissuto nel tempo giusto e nel luogo giusto, se al limite della genialità e se fortunato, è proprio il Buonaparte stesso. Il quale avrebbe fatto meglio ad essere meno ambiguo e più esplicito oppure stare zitto sull’anarchia!
(Per Prezzolini…) Non vorrei ricordare male, ma correggetemi… Mi sembra che Prezzolini e Papini furono due arguti/geniali intellettuali che, all’inizio del secolo scorso disertarono le comuni scuole per coetanei, avviandosi entrambi felicemente all’autodidattismo… (Che è il pane dell’anarchico – altra caratteristica che ha l’uomo/il carattere, sempre che si tratti di vera capacità!)
ludfrescj
















































