30 Aprile 1945: Adolf Hitler si suicida dopo essere rimasto fino alla fine nella città di Berlino, ormai assediata e quasi conquistata del tutto dalle numericamente preponderanti orde sovietico-bolsceviche al soldo dell’ebraismo internazionale, malgrado la straordinaria capacità di resistenza dei giovani eroi delle Waffen SS…
In Ricordo dei giovani combattenti delle Waffen SS, Ultimi Eroi di Berlino e dell’Europa…
Libri ed articoli essenziali per comprendere l’eroismo di quei valorosi combattenti:
Saint-Paulien, I leoni morti, Ritter, Milano, 1999.
Leon Degrelle, Waffen SS: la grande sconosciuta, Sentinella d'Italia , 1984
François Duprat, Le campagne militari delle Waffen SS, 2 voll., Ritter, 2010.
Adolf Hitler, La Battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari, 2008, Edizioni di Ar
La battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari. | Hitler Adolf - Edizioni di Ar
A.Romualdi, Le ultime ore dell'Europa, Settimo Sigillo, Roma 2004
Adriano Romualdi - Le Ultime Ore dell'Europa (Edizioni Settimo Sigillo)
“Adriano Romualdi (1940-1973), biografo di Julius Evola, è ancora oggi un punto di riferimento per la cultura anticonformista italiana. Intellettuale scomodo e politicamente scorretto, è stato un acuto storico ed un efficace filosofo. Malgrado la sua prematura scomparsa, ci ha lasciato numerosi saggi, che spaziano dalla ricerca storica ("Gli Indoeuropei: Origini e Migrazioni", Edizioni di Ar) all'analisi filosofica ("Platone", Settimo Sigillo). "Le Ultime Ore dell'Europa" è forse l'opera più suggestiva di Adriano Romualdi. In essa c'è tutta l'atmosfera della tragedia del secondo conflitto mondiale e tutta la tensione dei combattenti dalla parte sbagliata. Le ultime ore dell'Europa sono qui scandite tragicamente dagli episodi più significativi tra cui: Fronte dell'Est - Autunno '44 - L'assedio di Budapest - La caduta di Varsavia - La battaglia di Berlino - La caduta di Berlino.”
The Agony of our Europe! - VivaMalta.org
“Le ultime ore dell'Europa rappresenta un'evocazione di forza guerriera, di amore per la propria terra e, più in generale, di uno spirito che vive sopra gli uomini ed in alcuni di essi si manifesta. Come non pensare a Degrelle, impavido combattente sul fronte dell'Est trovatosi ad affrontare in schiacciante inferiorità le truppe dell'Armata Rossa; oppure la fine sprezzante e coraggiosa di Drieu La Rochelle in una Francia "liberata" a suon di torture e massacri o ancora la resistenza di Budapest, per la cui salvezza a migliaia morirono tedeschi e gli ungheresi di Szalasi, il sacrificio dei giovani della Hitlerjugend nel rogo di Berlino ed infine la morte di Adolf Hitler, fedele al suo popolo fino alla morte, disperato per una sconfitta che non fu della sola Germania Nazionalsocialista, ma dell'Europa tutta. (…) Non morirono soli quei soldati d'Europa, eroi dell'ultima Europa, che caddero difendendo l'Onore di un continente violato. Morirono da eroi, quasi rinunciando alla propria umanità, caddero non come individui, ma come cade un continente intero, una massa portentosa di sangue e acciaio. Fu sola l'Europa quando morì, come una donna violata più volte e uccisa dopo crudeli torture, come le migliaia di donne violentate e torturate dalle orde dell'Est. Tra le macerie di un'Europa distrutta, di cui non rimase che un Bunker, quel Bunker, difeso eroicamente da soldati di altri paesi nel nome di una civiltà che allora poteva ancora sperare di ritornare vitale, in un tempo in cui Occidente non significava Usa, ma Europa. Un grido ci percorre le vene togliendoci il respiro, di fronte alla grandezza impareggiabile dell'eroismo dei molti combattenti europei di cui Adriano Romualdi ha ricordato le gesta grandiose.” - Francesco Boco
Berlino 1945 nel nome della razza - Stormfront
Avanguardia 183
“La battaglia di Berlino costituisce l'epifania storica di un significato metastorico, ovvero della lotta cosmica il Kòsmos, inteso quale ordine divino che si imprime sul disordine demoniaco assimilabile alla nozione di Kàos fra il principio olimpico solare della Tradizione; incarnato dal Terzo Reich nazionalsocialista, e le forze tellurico lunari della Sovversione, incarnate dalle bande mercenarie sioniste asservite al bolscevismo ebraico e alle giudeo democrazie occidentali. (…)
Queste valenze formatrici simbolico guerriere hanno sicuramente plasmato la forma antropologica e ispirato le condotte esemplari di coloro che, consapevolmente, hanno vissuto la battaglia di Berlino quale atto assoluto che, irrompendo sul piano della contingenza storica, invera, al di là di ogni utilitaristica quantificazione delle occasioni, la dimensione divina del valore archetipico guerriero. Esso devasterà l'orizzonte storico della vacillante umanità adusa a misurare la convenienza politica correlata con l'esito militare di una vicenda bellica ormai estranea a qualsivoglia valutazione di opportunità, sia pure meramente tattica. Nel 1945, a Berlino, non si pensa più in termini umani: l'aristocrazia politica nazionalsocialista sarà l'esemplificazione razziale di uno stile comportamentale sottratto al dominio contingente delle esagitazioni attivistiche in cui gli umani (?) consumano le loro insignificanti esistenze. (…)
Sul piano politico razziale, noi affermiamo che, nell'apocalisse di Berlino, la forma politica nazionalsocialista scolpirà la connotazione razziale di una figura nuova, il soldato politico nichilista, il quale proietterà la sua disincarnata immagine oltre l'epilogo del secondo millennio. (…)
I soldati politici SS combatteranno nel nome della razza, ovvero nel nome della fedeltà alla propria razza, nella quale vive la superiore essenza del sangue arioeuropeo, fatalmente abbacinato da un destino di morte. Sono le visionarie prefigurazioni nichilistiche del superuomo di Friedrich Nietzsche e, successivamente, dell'autarca delineato da Julius Evola nella glaciale scultura scrittoria di "Cavalcare la tigre". Tra le rovine di Berlino, sorge l’uomo nuovo che affermerà i valori spirituali, aristocratici, gerarchici e guerrieri del Terzo Reich nazionalsocialista nell'epoca della contemporaneità nichilistica. È l'«atto del transito», che, muovendo dalla figura del soldato politico SS, approderà alla Iniziazione del Nulla, stabilendo un continuum antropologico con la futura forma razziale dell'aristocrazia politica composta dai soldati politici nichilisti del terzo millennio. Essi saranno gli iniziati del Nulla, ai quali, interiormente, non appartiene nessuna delle «buone e venerate cose» che corredano la porcilaia borghese, anche perchè, simmetricamente, a nulla essi appartengono.
Il rogo di Berlino è la metafora storica del nichilistico rogo esistenziale della propria vita, condotta gradualmente a combustione dentro se stessi, mediante la gelida recisione delle aderenze naturalistiche che subordinano i comportamenti del singolo alla sfera vegetativa individuale, condizionata dalla bestiale dittatura della pulsione sentimentale e dell'istinto di conservazione. Per i combattenti di Berlino non esiste la paura, poichè chi non è schiavo della paura ha superato la vita; dunque, egli è il dominatore della morte. (…)
mentre il 30 aprile 1945, i difensori della Cancelleria del Terzo Reich superstiti della "SS Charlemagne" e della "SS Nordland", del "15° Fucilieri SS Lettoni", e soldati della Wermacht saranno annientati affrontando i sovietici all'arma bianca sulle scalinate e fin dentro i sotterranei del Reichstag, un annuncio radiofonico essenziale, scarno, spartano nella sua maestosa laconicità, testimonierà l'esemplare epilogo di una vita virilmente composta nella forma eroica della milizia totale:
«II Quartier Generale comunica che, oggi pomeriggio, il nostro Führer Adolf Hitler è caduto per la Germania, al suo posto di comando nella Cancelleria del Reich, combattendo il bolscevismo fino all'ultimo respiro. II 30 aprile il Führer ha nominato suo successore il Grande Ammiraglio Doenitz».
«Altissime, poi vibranti e spezzate, poi ancora alte, cupe e solennemente funebri, erano risuonate le note della marcia funebre di Sigfrido dal "Crepuscolo degli Dèi"» (A. Romualdi, pref. ad Adolf Hitler, La battaglia di Berlino, Ed. di Ar, Padova 1977). Nel nome della razza. - Maurizio Lattanzio, Berlino 1945: Nel nome della razza.”
14 Words! - Holuxar