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  1. #49
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    http://www.pozzi-ginori.com/pdf/10000.pdf


    L'orinatoio, o pissoir, è un apparecchio sanitario specifico per la minzione maschile e di solito è formato da una vaschetta in porcellana murata nella parete. Il suo risciacquo può essere ininterrotto per gli orinatoi ad uso pubblico.

    Gli orinatoi pubblici stradali, un tempo molto presenti nelle città, erano detti vespasiani, ma accoppiavano in realtà un orinatoio verticale ad una "turca" consentendo quindi teoricamente che potesse essere usato anche dalle donne e comunque non solo per la minzione.


    Orginalmente inviato da myriam984 Ciao Giubizza,
    ascolta un consiglio fatti curare

    # giubizza 79.29.255.***
    #piccolocorvo 79.29.255.***
    # imn0ne 79.29.255.***
    # irripetibile 79.29.255.***

    Orginalmente inviato da piccolocorvo

    27enne campano, gay passivo, cerca ragazzi superdotati che possano soddisfarlo. Mi piace molto succhiarlo e prenderlo ne culo. Contattatemi al ********XX.

  2. #50
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    Ultimo Reparto - Ich Liebe Dich
    http://www.youtube.com/watch?v=yUuYLhENRJw
    http://www.youtube.com/watch?v=EA7diSZyCaY

    "(...) il loro sacrificio non verrà dimenticato
    l'eroico insister nel lottare non sarà mai eguagliato! (...)
    il tuo destino che ti ha reso immortale il 2 Maggio a Berlino!
    SS Charlemagne ultimo reparto di onore e fedeltà
    SS Charlemagne per sempre il loro drappo glorioso sventolerà (...)"
    http://archiviononconforme.blogspot....o-reparto.html


    http://www.ileonimorti.it/it/lastoria.php


    La battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari. | Hitler Adolf - Edizioni di Ar
    Idee sul destino del mondo | Hitler Adolf - Edizioni di Ar
    Mein Kampf | Hitler Adolf - Edizioni di Ar
    Libri di Hitler Adolf | Edizioni di Ar




    Quote Originariamente inviata da Holux Visualizza il messaggio
    30 Aprile 1945: Adolf Hitler si suicida dopo essere rimasto fino alla fine nella città di Berlino, ormai assediata e quasi conquistata del tutto dalle numericamente preponderanti orde sovietico-bolsceviche al soldo dell’ebraismo internazionale, malgrado la straordinaria capacità di resistenza dei giovani eroi delle Waffen SS…
    In Ricordo dei giovani combattenti delle Waffen SS, Ultimi Eroi di Berlino e dell’Europa…
    Libri ed articoli essenziali per comprendere l’eroismo di quei valorosi combattenti:



    Saint-Paulien, I leoni morti, Ritter, Milano, 1999.
    Leon Degrelle, Waffen SS: la grande sconosciuta, Sentinella d'Italia , 1984
    François Duprat, Le campagne militari delle Waffen SS, 2 voll., Ritter, 2010.

    Adolf Hitler, La Battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari, 2008, Edizioni di Ar
    La battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari. | Hitler Adolf - Edizioni di Ar

    A.Romualdi, Le ultime ore dell'Europa, Settimo Sigillo, Roma 2004
    Adriano Romualdi - Le Ultime Ore dell'Europa (Edizioni Settimo Sigillo)
    “Adriano Romualdi (1940-1973), biografo di Julius Evola, è ancora oggi un punto di riferimento per la cultura anticonformista italiana. Intellettuale scomodo e politicamente scorretto, è stato un acuto storico ed un efficace filosofo. Malgrado la sua prematura scomparsa, ci ha lasciato numerosi saggi, che spaziano dalla ricerca storica ("Gli Indoeuropei: Origini e Migrazioni", Edizioni di Ar) all'analisi filosofica ("Platone", Settimo Sigillo). "Le Ultime Ore dell'Europa" è forse l'opera più suggestiva di Adriano Romualdi. In essa c'è tutta l'atmosfera della tragedia del secondo conflitto mondiale e tutta la tensione dei combattenti dalla parte sbagliata. Le ultime ore dell'Europa sono qui scandite tragicamente dagli episodi più significativi tra cui: Fronte dell'Est - Autunno '44 - L'assedio di Budapest - La caduta di Varsavia - La battaglia di Berlino - La caduta di Berlino.”

    The Agony of our Europe! - VivaMalta.org
    “Le ultime ore dell'Europa rappresenta un'evocazione di forza guerriera, di amore per la propria terra e, più in generale, di uno spirito che vive sopra gli uomini ed in alcuni di essi si manifesta. Come non pensare a Degrelle, impavido combattente sul fronte dell'Est trovatosi ad affrontare in schiacciante inferiorità le truppe dell'Armata Rossa; oppure la fine sprezzante e coraggiosa di Drieu La Rochelle in una Francia "liberata" a suon di torture e massacri o ancora la resistenza di Budapest, per la cui salvezza a migliaia morirono tedeschi e gli ungheresi di Szalasi, il sacrificio dei giovani della Hitlerjugend nel rogo di Berlino ed infine la morte di Adolf Hitler, fedele al suo popolo fino alla morte, disperato per una sconfitta che non fu della sola Germania Nazionalsocialista, ma dell'Europa tutta. (…) Non morirono soli quei soldati d'Europa, eroi dell'ultima Europa, che caddero difendendo l'Onore di un continente violato. Morirono da eroi, quasi rinunciando alla propria umanità, caddero non come individui, ma come cade un continente intero, una massa portentosa di sangue e acciaio. Fu sola l'Europa quando morì, come una donna violata più volte e uccisa dopo crudeli torture, come le migliaia di donne violentate e torturate dalle orde dell'Est. Tra le macerie di un'Europa distrutta, di cui non rimase che un Bunker, quel Bunker, difeso eroicamente da soldati di altri paesi nel nome di una civiltà che allora poteva ancora sperare di ritornare vitale, in un tempo in cui Occidente non significava Usa, ma Europa. Un grido ci percorre le vene togliendoci il respiro, di fronte alla grandezza impareggiabile dell'eroismo dei molti combattenti europei di cui Adriano Romualdi ha ricordato le gesta grandiose.” - Francesco Boco

    Berlino 1945 nel nome della razza - Stormfront
    Avanguardia 183

    “La battaglia di Berlino costituisce l'epifania storica di un significato metastorico, ovvero della lotta cosmica il Kòsmos, inteso quale ordine divino che si imprime sul disordine demoniaco assimilabile alla nozione di Kàos fra il principio olimpico solare della Tradizione; incarnato dal Terzo Reich nazionalsocialista, e le forze tellurico lunari della Sovversione, incarnate dalle bande mercenarie sioniste asservite al bolscevismo ebraico e alle giudeo democrazie occidentali. (…)
    Queste valenze formatrici simbolico guerriere hanno sicuramente plasmato la forma antropologica e ispirato le condotte esemplari di coloro che, consapevolmente, hanno vissuto la battaglia di Berlino quale atto assoluto che, irrompendo sul piano della contingenza storica, invera, al di là di ogni utilitaristica quantificazione delle occasioni, la dimensione divina del valore archetipico guerriero. Esso devasterà l'orizzonte storico della vacillante umanità adusa a misurare la convenienza politica correlata con l'esito militare di una vicenda bellica ormai estranea a qualsivoglia valutazione di opportunità, sia pure meramente tattica. Nel 1945, a Berlino, non si pensa più in termini umani: l'aristocrazia politica nazionalsocialista sarà l'esemplificazione razziale di uno stile comportamentale sottratto al dominio contingente delle esagitazioni attivistiche in cui gli umani (?) consumano le loro insignificanti esistenze. (…)
    Sul piano politico razziale, noi affermiamo che, nell'apocalisse di Berlino, la forma politica nazionalsocialista scolpirà la connotazione razziale di una figura nuova, il soldato politico nichilista, il quale proietterà la sua disincarnata immagine oltre l'epilogo del secondo millennio. (…)
    I soldati politici SS combatteranno nel nome della razza, ovvero nel nome della fedeltà alla propria razza, nella quale vive la superiore essenza del sangue arioeuropeo, fatalmente abbacinato da un destino di morte. Sono le visionarie prefigurazioni nichilistiche del superuomo di Friedrich Nietzsche e, successivamente, dell'autarca delineato da Julius Evola nella glaciale scultura scrittoria di "Cavalcare la tigre". Tra le rovine di Berlino, sorge l’uomo nuovo che affermerà i valori spirituali, aristocratici, gerarchici e guerrieri del Terzo Reich nazionalsocialista nell'epoca della contemporaneità nichilistica. È l'«atto del transito», che, muovendo dalla figura del soldato politico SS, approderà alla Iniziazione del Nulla, stabilendo un continuum antropologico con la futura forma razziale dell'aristocrazia politica composta dai soldati politici nichilisti del terzo millennio. Essi saranno gli iniziati del Nulla, ai quali, interiormente, non appartiene nessuna delle «buone e venerate cose» che corredano la porcilaia borghese, anche perchè, simmetricamente, a nulla essi appartengono.
    Il rogo di Berlino è la metafora storica del nichilistico rogo esistenziale della propria vita, condotta gradualmente a combustione dentro se stessi, mediante la gelida recisione delle aderenze naturalistiche che subordinano i comportamenti del singolo alla sfera vegetativa individuale, condizionata dalla bestiale dittatura della pulsione sentimentale e dell'istinto di conservazione. Per i combattenti di Berlino non esiste la paura, poichè chi non è schiavo della paura ha superato la vita; dunque, egli è il dominatore della morte. (…)
    mentre il 30 aprile 1945, i difensori della Cancelleria del Terzo Reich superstiti della "SS Charlemagne" e della "SS Nordland", del "15° Fucilieri SS Lettoni", e soldati della Wermacht saranno annientati affrontando i sovietici all'arma bianca sulle scalinate e fin dentro i sotterranei del Reichstag, un annuncio radiofonico essenziale, scarno, spartano nella sua maestosa laconicità, testimonierà l'esemplare epilogo di una vita virilmente composta nella forma eroica della milizia totale:
    «II Quartier Generale comunica che, oggi pomeriggio, il nostro Führer Adolf Hitler è caduto per la Germania, al suo posto di comando nella Cancelleria del Reich, combattendo il bolscevismo fino all'ultimo respiro. II 30 aprile il Führer ha nominato suo successore il Grande Ammiraglio Doenitz».
    «Altissime, poi vibranti e spezzate, poi ancora alte, cupe e solennemente funebri, erano risuonate le note della marcia funebre di Sigfrido dal "Crepuscolo degli Dèi"» (A. Romualdi, pref. ad Adolf Hitler, La battaglia di Berlino, Ed. di Ar, Padova 1977). Nel nome della razza. - Maurizio Lattanzio, Berlino 1945: Nel nome della razza.”


    14 Words! - Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 03-05-11 a 18:51
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

    http://img19.imageshack.us/img19/6708/img3924k.jpg

    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  3. #51
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    Auguri a Franco Freda e a Varg Vikernes, due grandi europei e veri Arimanni.
    http://politicainrete.it/forum/movim...-arimanni.html
    Auguri di buon compleanno a Franco Freda che ha compiuto 71 anni (Padova, 11 febbraio 1941) e a Varg Vikernes che ne ha compiuti 39 di anni (Bergen, 11 febbraio 1973), entrambi nati oggi 11 febbraio; 2 grandi uomini nati lo stesso giorno: Franco Freda e Varg Vikernes per 1000 anni!!
    Probabilmente ignorano l’esistenza l’uno dell’altro, ma aderiscono ad una simile visione del mondo che difendono con fierezza e coraggio pur nella diversità anagrafica-geografica e nel modo di porsi.
    Entrambi combattenti in prima linea e spiriti pagani; entrambi cantori e celebratori delle antiche stirpi aristocratiche ariane ed indo-germaniche di razza nordica che crearono le più grandi civiltà, quella indo-iranica, quella greco-romana e quella celto-germanica; entrambi fedeli al proprio essere e custodi della fiamma eterna.
    Freda, fra l’altro, è un cognome irpino di chiara origine germanica (gotica per la precisione, con ramificazioni tanto in Campania e Puglia settentrionale quanto in Veneto ed Emilia Romagna…vedi anche cognomi affini come Giuffrida, Ciuffreda e Frediani), esattamente come Romualdi (palese cognome longobardo) ed Evola (da Hevelar, probabile cognome normanno italianizzato): Franco Freda (nato a Padova da madre veneta e padre campano), Adriano Romualdi (romagnolo di Forlì) e Julius Evola (nato a Roma da famiglia della nobiltà siciliana, era alto 1,90 con lineamenti regolari del volto e dolicocefalia evidente) quindi, ossia i 3 più grandi intellettuali della Destra radicale italiana del ‘900, erano almeno in parte discendenti delle varie stirpi germaniche che nei secoli medievali si stanziarono in Italia!!!
    Alla faccia di chi nega l’importanza dei Germani e dei loro eredi nella storia d’Italia, mentre in realtà sono loro che hanno costituito le aristocrazie dominanti in quasi tutte le regioni da Nord a Sud (Lombardia, Veneto, Friuli, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzi, Puglie, Campania, Sicilia, ecc.) e fornito parecchi grandi uomini come re, nobili, militari, politici, intellettuali, artisti, ecc.…
    Il sangue nordico dei Germani medievali (Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Svevi e Normanni ed altre tribù) – unito al residuo sangue nordico degli antichi Italici e Romani, quasi scomparso al tempo del tardo impero, ma mai del tutto, e quindi ancora presente almeno nelle classi superiori – infuse all’Italia quella nuova energia eroica e creativa che spesso caratterizzò i suoi migliori uomini dal Medioevo all’epoca moderna e contemporanea, anche là dove questo retaggio era misto e presente in misura apparentemente minima nel fenotipo, dato che nel genotipo veniva conservata e trasmessa ai discendenti.
    Dante Alighieri e Giuseppe Garibaldi ad esempio - un grande poeta ed intellettuale appartenente alla nobiltà fiorentina tardomedievale ed un impavido uomo d’azione dalla chioma bionda, bramoso di vita avventurosa ed imprese guerriere come i suoi avi longobardi, che contribuì ad unire l’Italia - erano altri 2 discendenti dei Germani!
    Aggiungo anche (oltre ad innumerevoli ufficiali militari e personalità d'eccezione in ogni campo) il geniale Leonardo da Vinci e molti altri toscani del Rinascimento, il vigoroso letterato Torquato Tasso nato a Sorrento da padre bergamasco e da madre nobildonna pistoiese, il nobile emiliano Ludovico Ariosto autore dell'epico poema "Orlando Furioso", il nobile piemontese Vittorio Alfieri, Monaldo e Giacomo Leopardi (eredi della nobiltà longobarda delle Marche), nonché il romano Gabriele Adinolfi ed il tosco-lombardo Luca Leonello Rimbotti - altri 2 intellettuali di valore della Destra radicale italiana attuali che hanno 2 cognomi di origine germanica!!
    Naturalmente questo non vuol dire minimamente che costoro fossero o siano tutti puri tipi nordici nel fenotipo – dato che i loro capostipiti maschili germanici si fusero poi progressivamente con le popolazioni autoctone delle varie regioni italiane, con la formazione di tipi fisici misti di diverse sottorazze bianche – ma di certo alcuni fra loro avevano almeno alcuni tratti fisico-somatici nordici ed a livello genetico l’elemento nordico c’era e c’è nella loro eredità di sangue!
    A parte questo, ribadisco ancora…
    Onore a Freda fondatore delle Edizioni di Ar nonché autore di libri memorabili come “L’Albero e le Radici” e “I Lupi Azzurri” e a Vikernes fondatore di Burzum autore di capolavori della musica estrema come “Det Som Engang Var”, “Filosofem” e “Belus” fra gli altri, attendendo il suo nuovo album presto in arrivo con ansia ovviamente...
    Visitate il sito delle Edizioni di Ar di Freda che diffonde la vera cultura identitaria razziale della Destra radicale europea ed ascoltate le meravigliose atmosfere musicali delle canzoni create dal genio skaldico di Varg:



    Edizioni di Ar – Casa editrice di Franco G. Freda | Sito Ufficiale —
    Burzum and Varg Vikernes - Official Website


    Franco Giorgio Freda, le Edizioni di AR ed il Fronte Nazionale...

    Franco Freda - Wikipedia
    Franco Freda - Wikipedia
    Varg Vikernes - Wikipedia
    Varg Vikernes - Wikipedia

    Burzum – Burzum/Aske
    burzum whole first album - YouTube
    Burzum - Det Som Engang Var Full album
    Burzum - det som engang var Full album - YouTube
    1.Den onde kysten
    2.Key to the Gate
    3.En Ring til å herske
    4.Lost Wisdom
    5.Han som reiste
    6.Når himmelen klarner 7.Snu mikrokosmos tegn
    8.Svarte troner
    Burzum - Hvis lyset tar oss full album
    Burzum - Hvis lyset tar oss full album - YouTube
    Burzum - Filosofem whole album
    Burzum filosofem whole album - YouTube
    Burzum - Dauði Baldrs whole album
    Burzum - Dauði Baldrs whole album - YouTube
    Burzum - Hliðskjálf full album
    Burzum - Hliðskjálf full album - YouTube
    "Tuistos Herz" -- 6:13"Der Tod Wuotans" -- 6:43"Ansuzgardaraiwô" -- 4:28"Die Liebe Nerþus'" -- 2:14"Frijôs einsames Trauern" -- 6:15"Die Kraft des Mitgefühls" -- 3:55"Frijôs goldene Tränen" -- 2:38"Der weinende Hadnur" -- 1:16.
    Burzum - Belus whole album
    Burzum - Belus whole album - YouTube
    "Leukes renkespill (Introduksjon)"
    "Belus' død"
    "Glemselens elv"
    "Kaimadalthas' nedstigning"
    "Sverddans"
    "Keliohesten"
    "Morgenrøde"
    "Belus' tilbakekomst (Konklusjon)"


    "Hai ragione tu: Varg non ha tradito! Ho appena terminato l'ascolto dell'intero album: un capolavoro! sono senza parole!! non si sentiva roba del genere dal lontano '97...Inutile dirti che la mia preferita è Morgenroede... tutto, dalle melodie alla produzione ai testi è di eccellente qualità, in questo album! E' singolare notare, ma l'avrai notato tu stesso, come l'album del ritorno al black metal, di una one-man-band il cui nome significa "oscurità", inneggi alla vittoria della luce! è impressionante: lo stile è quello dei primordi, eppure ci sono delle aperture che nel black metal sarebbero state inimmaginabili, forse persino per Varg stesso, una quindicina d'anni fa. Si sente che è maturato come uomo e come artista. (...) Beh, Varg ha dimostrato che se si ha qualcosa da dire, si può fare arte col black metal: ma è forse l'unico a poterselo permettere; dopotutto, la sua coerenza e la sua attitudine l'hanno messo al riparo dalla commercializzazione della sua musica e dalla banalizzazione delle idee! Che grande! (...) evidentemente per il vecchio skald di Bergen, il tempo è servito per una rinascita! Onore al grande Varg!"

    A te mio carissimo Giuseppe, ovunque tu sia ora, in ricordo di quando le ascoltavamo con animo ingenuo durante i migliori anni della nostra preziosa amicizia…Luca-Holuxar. Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holux; 12-02-12 a 11:58
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  4. #52
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    In Ricordo anche di Pio Filippani-Ronconi a due anni di distanza dalla sua scomparsa terrena, onore ad un grande intellettuale, combattente ed uomo, R.I.P.
    L’articolo è molto interessante, grazie a Bisentium-Tricolore per averlo riportato sia su Patria Italiana e Destra radicale che su Stormfront Italia.


    Onore eterno a Pio Filippani Ronconi ! O/ - Stormfront
    EreticaMente: IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
    “IN MEMORIA DI UN PATRIZIO ROMANO
    (D.M. PIO FILIPPANI RONCONI 10 MARZO 1920 - 11 FEBBRAIO 2010)
    In un estratto apparso in allegato alla meritevole rivista “Arthos”, diretta dal prof. Renato Del Ponte (“La 29° Divisione Granatieri SS”, “Arthos” n. 7 nuova serie, Genova 2000), Pio Filippani-Ronconi raccontò la Sua esperienza nella Divisione Waffen SS italiana durante il secondo conflitto mondiale. In merito a quest'esperienza bellica, ci sovviene un aneddoto oltremodo significativo del personaggio che ci accingiamo a commemorare.
    A un ufficiale tedesco che, colpito dalla Sua capigliatura bionda, gli chiedeva se avesse origini nordiche, il giovane rispose in perfetto tedesco: “Ich bin ein Römischer Patricius” (sono un patrizio romano).
    La risposta fornita sintetizzava perfettamente la natura e la personalità dell'Uomo.
    Nacque a Madrid il 10 marzo1920 da padre rampollo di una famiglia della più antica aristocrazia romana e da madre spagnola.
    (…) Pio Filippani-Ronconi incarnò nell'Italia del XX secolo quel tipo ideale “Ario-Romano” che Julius Evola, in “Sintesi della Dottrina della Razza” (1941), additava agli Italiani quale paradigma razziale superiore della nostra gente."


    Pio Filippani-Ronconi però, checché ne dicesse come motivo di orgoglio personale e familiare, non era certo biondo in quanto erede dei Patrizi Romani…
    Il biondismo ed il rutilismo erano caratteri diffusi in abbondanza fra tutte le stirpi conquistatrici Ario-Europee inclusi i Patrizi Romani antichi i cui antenati provenivano dall’Europa Centrale ed erano prevalentemente nordici nell’aspetto fisico e nei tratti somatici, vedi ad esempio la Gens Flavia e la Gens Rufa, ma questa élite dirigente si estinse quasi del tutto in pochi secoli ragion per la quale coloro che oggi hanno capelli biondi o rossi in realtà discendono almeno in parte dai Germani medievali o dai loro rami moderni che invasero a più ondate le varie regioni d’Italia.
    Non che vada esclusa a priori l’ipotesi di una sopravvivenza di alcuni rari rami nobiliari precedenti, ma mancano prove sicure; anche se eventualmente fossero rimaste alcune autentiche famiglie di patrizi romani superstiti in Italia – ma già questo è da mettere in dubbio - dopo le grandi migrazioni germaniche sarebbero comunque senz’altro state assorbite attraverso matrimoni misti fra vecchi e nuovi dominatori, perché questo è ciò che nella storia è spesso accaduto: quindi, come minimo, sarebbero a loro volta state parzialmente germanizzate, divenendo qualcosa di diverso naturalmente.
    L’unica cosa che mi lascia perplesso e dubbioso di questo articolo è appunto la presunta discendenza della famiglia nobiliare dei Filippani-Ronconi dagli antichi Patrizi Romani, della quale egli si vantò anche da giovane volontario nelle Waffen SS di fronte all’ufficiale tedesco come si dice nell’aneddoto riportato dall’autore; obiettivamente una tale origine è impossibile da provare, in tutte le regioni d’Italia non esiste una sola schiatta di nobili per quanto illustre e rinomata che possa seriamente documentare la reale validità di una simile pretesa, poiché al massimo la genealogia ricostruita può risalire fino a mille anni fa - ossia ai secoli medievali - e non di più.
    Dante Alighieri in persona ad esempio, il sommo poeta italiano che da giovane era biondo proprio come Pio Filippani-Ronconi dato che lui medesimo lo rivelava nella sua egloga all’amico Giovanni di Virgilio, si credeva o fingeva di credersi erede dei Patrizi Romani pure lui mentre in realtà discendeva dalla piccola nobiltà guelfa fiorentina, dal suo trisavolo cavaliere crociato Cacciaguida che sposò la nobildonna ferrarese della famiglia Aldeghieri e che già a partire dal cognome tradiva l’evidente origine germanica!
    I nobili italiani, sia quelli guelfi che quelli ghibellini, erano di ceppo germanico; erano due diverse fazioni politico-ideologiche che si scontravano per contendersi il potere a causa della differente visione del mondo, ma entrambi erano eredi del germanesimo che a quel tempo dominava l’Italia intera.
    Dante pretendeva che il suo cognome derivasse da De Alighieris, peccato che fino a prova contraria non esisteva nessuna gens romana così chiamata!
    Ovviamente molti nobili sarebbero stati pronti a fare carte false pur di provare che la loro famiglia era di discendenza nobiliare antichissima, magari vecchia di millenni, mentre era assai più recente…
    I Conti Colonna di Roma erano altri che cercavano di ricondurre le loro origini all’antichità, ma è assai improbabile. Anche le più importanti famiglie nobili della città di Roma erano ormai germaniche, come ad esempio quella di ceppo longobardo alla quale apparteneva il celebre dottrinario cattolico Tommaso d’Aquino.
    Dante Alighieri, Pio Filippani-Ronconi e pure Julius Evola erano ovviamente dei grandissimi estimatori del’Impero Romano e culturalmente-idealmente se ne consideravano eredi, come del resto facevano pure il Goto Odoacre e Federico II di Svevia nonché i sovrani Franchi che addirittura risalivano fino ai *****ni nelle loro fittizie genealogie, però la loro linea di sangue nobiliare era prevalentemente nordico-germanica!
    Gli stessi dominatori Goti, Longobardi, Franchi e Svevi nel medioevo si rifacevano tutti - almeno i loro capi nobiliari più ricchi di cultura, che pretendevano anch’essi di farsi considerare Patrizi Romani - per molti versi all’antica Romanità imperiale che ammiravano sinceramente, eppure ciò non toglie che restassero etnicamente germanici!
    Bisogna perciò distinguere fra Romanità in senso culturale-ideale più ampio, per cui ad un certo punto tutti i cittadini dell’Impero divennero romani, e Romanità nel senso autentico di discendenza biologica…
    Evola ovviamente non era un illuso e questo lo sapeva, la sua famiglia era probabilmente di origine spagnola o normanna anche se il cosiddetto barone non risultava di chiaro rango nobiliare a dire il vero, ed infatti lui parlava di stirpe ario-romana italiana in senso non fisico-biologico bensì etico-spirituale…
    I Romani si estinsero biologicamente già nella tarda antichità - come gli Etruschi e come i Celti che assorbirono a loro volta nel loro Impero, e come anche i Goti ed i Longobardi, anch’essi assimilati dalle popolazioni indigene dell’Italia nel corso dei secoli successivi - questa è la dura realtà invece!
    Figurarsi se nel ‘900 e al giorno d’oggi potrebbero ancora esistere discendenti in linea diretta, per diritto di sangue e non in senso semplicemente ideale-culturale, dall’antico Patriziato Romano di 2000-2500 anni fa!
    Si sa che anche durante il tardo-Medioevo, il Rinascimento e l’età moderna in Italia c’erano famiglie nobili che rivendicavano presunte origini patrizie romane, inclusi grandi uomini di cultura da Dante a Leopardi, peccato che costoro già all’epoca non potessero provare che il capostipite della loro gens fosse un Patrizio Romano, non ci poteva essere la pur minima sicurezza!
    Stiamo parlando di una ristretta élite signorile che già in epoca tardo-repubblicana era ormai in minoranza, sempre più soppiantata da una nuova nobiltà mista patrizio-plebea e dalla genia degli arricchiti; durante il tardo-Impero ormai il patriziato romano, incluso quello di origine più recente, si era di fatto estinto a causa delle guerre continue, delle terribili pestilenze e del declino demografico subito.
    Quando le tribù germaniche conquistarono l’Italia forse non c’era già più un solo nobile romano autentico, perché non basta credersi tale – ricorrendo magari a falsificazioni propagandistiche per vantare la propria cosiddetta antichissima nobiltà - per esserlo davvero.
    Come i nobili romani si ricostruivano una genealogia fittizia che li riconduceva ai *****ni, così i nobili germanici italiani si dicevano eredi dei patrizi romani pur non potendo risalire a prima del medioevo per identificare i propri avi che in realtà erano scesi in Italia qualche generazione prima dall’Europa centrale…
    La nobiltà italiana del medioevo in realtà era infatti quasi interamente – dalla Lombardia alla Sicilia – di origine germanica: gotica, longobarda, franca, sveva, normanna e così via.
    Anche in epoca moderna, i grandi casati nobiliari sia d’Italia che di Spagna, Portogallo e Francia erano di origine medievale germanica, come i piemontesi Savoia ad esempio che sono una delle famiglie nobiliari europei fra le più antiche.
    I Savoia erano nobili sassoni trapiantati prima in Francia e poi in Italia.
    Dante Alighieri già nominato (Aldeghieri, vero cognome della nobildonna di Ferrara che sposò il suo trisavolo Cacciaguida che era un cavaliere morto durante le crociate, italianizzazione di Haldeger) e Giacomo Leopardi (di famiglia marchigiana longobarda, il padre si chiamava Monaldo come ben si sa) stessi erano di discendenza germanica medievale, malgrado si vantassero di essere eredi della Romanità antica, come provano la loro reale genealogie ed in primis i loro medesimi cognomi.
    Pio Filippani-Ronconi era un europeo mezzo italiano e mezzo spagnolo, di sicuro più discendente dei nobili Germani che dei Patrizi Romani – non a caso combatté a fianco della Germania nella seconda guerra mondiale, per onore e fedeltà - anche se si sentiva figlio dell’antica Roma per adozione e per scelta ideale come tanti altri grandi Goti, Longobardi, Franchi e Svevi prima di lui…

    P.S.
    In Ricordo anche del mio carissimo Giuseppe, suo estimatore che mi regalò anche un suo libro insieme a tanti altri, e mio unico vero amico…Con animo sempre grato. R.I.P. Letum non omnia finit.
    Luca-Holuxar. Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  5. #53
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    R.I.P. Letum non omnia finit.
    Luca-Holuxar. Sursum Corda!
    Defecare este eliberarea de scaun din organism. Acesta este, în esen??, o reflectare a fiziologice declan?ate de distensie a por?iunii terminale a intestinului gros, a spus rect.
    Defecare este rezultatul a peristaltismului intestinal. Muschii mari intestinale lucreaz? continuu pentru a amesteca continutul intestinal, favorizând reabsorb?ia de ap? ?i de vitamine ?i acizi gra?i produse de bacteriile intestinale. În timpul acestor contractii, astfel de amestecare sau de segmentare, progresia de jumatate de kilogram este minim. Continutul intestinal este apoi avansat într-un mod important de un tip în continuare de contractii, a declarat în mas?, în care un segment important al colonului se îngusteaz? a da nastere unui aval de circula?ie de propulsie.
    Orginalmente inviato da piccolocorvo 27enne campano, gay passivo, cerca ragazzi superdotati che possano soddisfarlo. Mi piace molto succhiarlo e prenderlo ne culo. Contattatemi al ********XX.
    Orginalmente inviato da myriam984 Ciao Giubizza,
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  6. #54
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    Freda è stato di nuovo intervistato di recente da alcuni importanti giornali italiani...
    Freda è un grande oratore, uno schietto gentiluomo che si esprime con stile inimitabile, un lucido fanatico.
    A me sembra però che in fondo si diverta a prendersi beffa degli intervistatori e dei lettori, con risposte a volte volutamente e terribilmente ambigue.
    Freda più che in maniera sobriamente “spartana” si esprime con un linguaggio pieno di sofismi “bizantini” e barocchismi retorici tipici di coloro che hanno la formazione da avvocati, infatti dopo aver letto le sue interviste il “mistero” si infittisce invece di chiarirsi in maniera “franca”.
    Condanna la strage di Piazza Fontana come “immorale” ma poi cita un autore come Nietzsche, che si autodefiniva “immoralista” e fautore del “radicalismo aristocratico” (definizione di Brandes sul suo pensiero politico che lo inorgogliva ed aveva sottoscritto con soddisfazione), continuamente ribadendo che sarebbe pronto a tutto pur di togliere di mezzo la democrazia e l’odierna ideologia egualitaria sulla quale si fonda la propaganda del sistema!!
    Pare un po’ come se dicesse: “si, sono innocente sugli episodi che mi vengono imputati, ma sarei stato disposto a fare ben di peggio se avessi potuto!”!!
    Appare abbastanza evidente che la fama di “stragista terrorista nero” e l’aura di “editore maledetto” che i mass-media ancora gli appiccicano gli piacciono eccome, ci prova quasi gusto ad essere definito così sia forse per una inconfessabile megalomania assai poco “impersonale” che per far incrementare gli affari economici delle “Edizioni di Ar” che aumentano probabilmente facendo attirare su di sé l’attenzione; per cui non smentisce mai tutto in maniera decisa dichiarandosi “non colpevole” riguardo al passato, anzi lascia trapelare l’impressione che abbia fatto persino qualcosa di peggio in confronto alle accuse che sul suo capo pendono da oltre 30-40 anni.
    Del resto, uno che ammira così tanto il “filosofare con il martello” di Nietzsche e si pone coerentemente “Al di là del bene e del male” tanto “innocente” (agli occhi della “giustizia”) non può essere non avendo per lui neanche senso il concetto di “colpa” ed essendo ridotto ogni giudizio morale o di valore ad una mera questione estetica oppure ad un gioco di forza e ad un’arbitraria decisione.
    Freda del resto si era già espresso senza mezzi termini ne “La Disintegrazione del Sistema” sulla necessità di un radicalismo amorale (il machiavellismo dello slogan “Il fine giustifica i mezzi” unito al “cavalcare la tigre” evoliano, che suona come minimo come un’implicita giustificazione del metodo terroristico) da parte del genuino e pronto a tutto combattente rivoluzionario:
    “Occorre, infine, che le forze impegnate nella lotta unitaria al sistema per la eversione del sistema definiscano i propri veri obiettivi in modo radicale. Abbandonando tattiche soffocate da vincoli le-galitari o da illusioni riformistiche: senza alcuna — colpevole — esitazione dinanzi all’impiego di tutti quei mezzi drastici e risolutivi che risultano conformi agli ostacoli da abbattere e sono richiesti dalla grandiosità del fine. Di questo, infatti, occorre essere persuasi: che, in un soldato politico, la purezza giustifica ogni durezza, il disinteresse ogni astuzia, mentre il carattere impersonale impresso alla lotta dissolve ogni preoccupazione moralistica.”

    Comunque ecco le interviste:


    Intervista a FREDA sul film "Romanzo di una strage" (Piazza Fontana) costantino
    Intervista a FREDA sul film "Romanzo di una strage" (Piazza Fontana) - Stormfront
    “Intervista a Franco G. Freda su ‘Libero’ di oggi (28 marzo 2012)
    di Francesco Borgonovo
    Franco Freda è uno dei personaggi chiave del film di Marco Tullio Giordana, “Romanzo di una strage”, in cui è interpretato da Giorgio Marchesi. Gli abbiamo chiesto, tramite scambio di e-mail, di esprimere il suo pensiero sul film e su alcune dichiarazioni del regista."

    “Freda, l’anima nera senza condanna «La strage è immorale» - Corriere del Veneto
    Freda, l?anima nera senza condanna «La strage è immorale» - Corriere del Veneto
    La realtà, l’unica verità della mia vita, è un’altra: l’amore della Solidea. Solidea era un nome che agli inizi del Novecento davano gli anarchici alle loro figlie e voleva significare la devozione alla loro sola idea: l’anarchia. Questo amore per la mia Solidea, una chimera che ha testa di Platone e corpo di Nietzsche, l’ho coltivato sempre: facendo da quasi cinquant’anni l’editore e, certo, anche pensando, negli anni ’60, alla cerca di uomini per la rivoluzione».
    Con il passare degli anni, è cambiato il suo giudizio sulla democrazia? «Sì. In peggio. Questo è uno stato in disfacimento, smegmatico, ammalorato. Ma il problema non è tanto la democrazia come istituzione: è la democrazia come ideale. Oggi democrazia è un odio di basso conio organizzato dalla tecnologia. Democrazia è la strage delle idee perché trionfino le opinioni, il "secondo me". Democrazia è fare in modo che tutto esista solo in funzione del mercato. Democrazia è uccidere santamente per il petrolio. Democrazia è vincere perché si comprano, o si stordiscono di propaganda, che è lo stesso, gli arbitri della partita elettorale. Democrazia è farsi imbavagliare dai tabù e riempirsi di nevrosi. Democrazia - dice Nicolàs Gòmez Dàvila, un grande pensatore reazionario - "è essenzialmente dare del tu a Platone e a Goethe". Come minimo, un’insolenza».
    Per sovvertire la democrazia, ci sono limiti che non vanno superati? «No, pur di abbattere la democrazia, nessun limite. È la democrazia stessa il limite. Nel secolo scorso le hanno fatto la guerra sia i compagni che i camerati, col feudalesimo castrense dei regimi fascisti e comunisti. Auspico che questo sia il secolo di un nuovo feudalesimo».
    Qual è il suo giudizio morale sulla strage di piazza Fontana? «Non c’è spazio per giudizi soggettivi. Una strage è immorale. Certamente».
    Andrea Priante 31 marzo 2012”



    Così Parlò Franco Freda...
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    Ultima modifica di Holux; 14-04-12 a 15:56
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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  7. #55
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    Così Parlò Franco Freda...

    Lo sfintere anale esterno , detto anche Freda,permette alla persona di ignorare l'urgenza di defecare fino a che tempo e luogo diventano appropriati. Ignorare ripetutamente tale stimolo può causare alterazioni nel riflesso della defecazione fino a compromettere la percezione dello stimolo.

    In caso di stitichezza è inoltre importante attendere senza spingere la spontanea evacuazione delle feci.

    Una spinta eccessiva durante la defecazione, oltre ad ostacolare l'evacuazione stessa (per chiusura riflessa del canale anale), favorisce la comparsa di problemi come emorroidi e prolasso.

    L'uso del bagno alla turca (posizione acquattata) facilita l'evacuazione e aiuta a combattere la stitichezza. La defecazione può essere favorita anche da un rialzo sotto i piedi, un wc più basso o una posizione nel quale il busto si inclina in avanti appoggiandosi sulle cosce.

    In ogni caso è importante che la defecazione sia un atto spontaneo, realizzato con la minima spinta necessaria. Se soffrite di stitichezza ed avvertite lo stimolo a defecare recatevi in bagno, senza fretta, assumete se possibile una delle posizioni sopradescritte ed attendete che le feci vengano espulse spontaneamente, espirando lentamente. Una volta iniziata la defecazione contraete (senza esagerare) i muscoli addominali e diaframmatici in modo da favorire lo svuotamento del retto.


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