Se in Italia ci si mette d'accordo su qualcosa, da nord a sud (isole comprese), oltre alla nazionale, è il fatto che la nostra classe politica faccia tutta più o meno schifo, si occupi prevalentemente (se non unicamente) dei suoi interessi, sia una banda di magnaccioni, di ladri e così via.

Tutto verissimo, e forse anche più di quanto pensa l'italiano medio. Sono io il primo a dirlo e ho sempre identificato (e continuerò a farlo) in Berlusconi la concretizzazione massima di questa triste realtà. Assassino, mafioso, criminale, ladro, evasore fiscale, bugiardo, fraudolento, cialtronesco, ipocrita, cafone, ignorante: è solo una selezione degli aggettivi migliori, a volerci perdere tempo si potrebbero riempire righe e righe, tutte sullo stesso tenore. E, il resto dei nostri politicanti di professione, non è messo poi tanto meglio.

Ma fermiamoci un attimo e rileggiamo quella lista di aggettivi: più ci si allontana dall'inizio della lista, e più sono aggettivi riferibili alla gran parte della popolazione italiana.

Non si può certo dire che tutti gli italiani siano assassini, ma di mafiosi, o che condividono o avallano la mentalità mafiosa, ce ne sono già di più.
Di criminali in generale, poi, non ne parliamo.

Ladri? Questo É un paese di ladri, soprattutto se in questa categoria si fanno rientrare anche gli evasori fiscali (che, di fatto, rubano).

E quanti di noi mentono e frodano spudoratamente e con quale frequenza? Immagino che qui l'ignoranza di un dato statistico preciso sia una benedizione...

Siamo un paese in gran parte composto da cialtroni che fanno tutto il possibile pur di lavorare il meno possibile e che, spesso e volentieri, sono del tutto incapaci di svolgere un lavoro che, magari, hanno ottenuto per raccomandazione.

L'ipocrisia è una sorta di sport nazionale, bravi come siamo sempre stati a saltare sul carrozzone del vincitore appena ce ne capitava l'occasione, esperti come siamo nel moraleggiare di un giustizialismo forcaiolo salvo poi inventarle tutte per aggirare le regole, anche quelle più semplici.

Siamo un popolo cafone che non ha ancora imparato a fare una fila alle poste o in banca o al supermercato in modo civile e ordinato e non importa quanti sportelli siano attivi o quanti numeretti si debbano prendere: cerchiamo sempre di soffiare il posto a qualcuno.

La nostra situazione culturale, poi, è disperata: Massimo Onofri ci ricorda come, nel 2007, sia stato un indagine Ocse-Pisa abbia prodotto questi risultati: "i questionari che sono stati somministrati a 21.000 quindicenni parlano sin troppo chiaro: il sessantadue per cento di costoro ignora che l'alternanza del giorno e della notte sia dovuta alla rotazione della terra intorno al proprio asse. Di più: tre adolescenti su dieci non sono in grando comprendere una semplice formula come quella del tasso di cambio da una valuta all'altra, mentre per un quarto degli alunni di scuola media la lettura di un semplice grafico rappresenta una difficoltà insormontabile." Più recentemente ci si è messo anche Tullio DeMauro a ricordarci che, nel nostro Paese, oltre il 30% della popolazione è analfabeta funzionale o di ritorno. Venti milioni di analfabeti, in un paese di circa sessanta milioni: siamo una terra d'ignoranti.

Ok, la società italiana è allo sfascio. Vero.
Siamo nel pieno di una crisi che non è solo economica, ma politica, culturale, sociale, valoriale. Vero.
La nostra classe dirigente, in particolar modo, fa schifo. Vero.
Sempre per citare Onofri "l'Italia è un paese che si sta suicidando".
Tutto vero.

Ma siamo sicuri che scaricare la colpa sui politici sia la risposta? O forse questa società dovrebbe guardarsi allo specchio, guardare negli occhi tutto quello che è ed è stata, già da prima della seconda guerra mondiale, e rendersi conto che il letame melmoso in cui sguazziamo ora è una responsabilità anche, forse soprattutto, nostra?

Certo, i politici fanno e hanno fatto ogni genere di schifezza possibile. Ma sono poche migliaia di individui e, in fondo, non sono che lo specchio di questo "bel" paese.