Dalle prime civiltà ai giorni nostri l’igiene personale e il modo di fare i bisogni corporali sono cambiati in modo sostanziale.
In merito ad atti fisiologici così importanti, dal Rinascimento in poi, il riserbo diventa tale che solo a livello "volgare" nascono termini per indicarli (cagare, pisciare, etc.), mentre generalmente ci si mantiene sul vago, definendoli "atti corporali" e solo per pignoleria, talvolta, qualcuno fa il distinguo tra quello "piccolo" e quello"grande". Per iscritto, ufficialmente o dal medico, invece, si utilizzano i termini scientifici come urinare e defecare.
Lo stesso dicasi per il "luogo" adibito allo smaltimento dei rifiuti corporei, comunemente chiamato "gabinetto" o "bagno", quasi a voler nascondere la loro funzione primaria, mentre diventano molto diffusi termini stranieri come il francese "toilet" (o toilette, termine risalente al 1681 per indicare più in generale la cura del corpo e la pulitura dei vestiti) o l’inglese "WC" (water closed, ad indicare il sistema sifonato, da cui poi, il termine italianizzato di ‘vater’). In italiano rimangono, poi, solo termini volgari come "cesso" (dal latino "cedere" ritirarsi, appartarsi) e "latrina" (dal latino lavatrina, ovvero lavatoio o sala da bagno). La nostra civiltà, da tempo, è solita pensare al gabinetto come ad un luogo privato, appartato e non tutti riescono a portare avanti i propri bisogni se in presenza di altre persone.
Eppure, dall’uomo di Neanderthal al Medioevo, le cose stavano proprio diversamente!
Per mancanza di dati è difficile e a volte impossibile, stabilire quali nozioni di igiene esistessero presso antichi popoli.
Certamente per l’uomo primitivo è facile immaginare che parole come "vergogna" e "riserbo" non avevano senso e, in mancanza di un qualunque "freno inibitorio", l’incontinenza doveva perfino essere la normalità, mentre, in qualsiasi momento ci si accovacciava sul terreno per quei pochi minuti necessari a liberare l’intestino.
Sugli Egizi, grazie a geroglifici e oggetti ritrovati nelle tombe, si sà che esisteva una legislazione igienica, assieme ad una seppur rudimentale medicina sociale. Vigevano esatti precetti per la sepoltura, prescrizioni che istruivano sul modo di tenere pulite le abitazioni, sulle norme per la alimentazione, sulle relazioni sessuali, ecc. Come per la medicina babilonese, essa era una combinazione di razionalismo empirico, di misticismo e di prescrizioni di natura religiosa. La legislazione sacerdotale era severa nel prescrivere la pulizia del corpo per i sacerdoti, nell’infanzia, nell’alimentazione e per le relazioni sessuali. Grande era la attenzione per la cosmesi, per l’attività ginnica e per il culto dei morti.
Sebbene la prima testimonianza dell’esistenza del sapone risale al 2800 a .C. e proviene dagli scavi dell’antica Babilonia, il papiro di Ebe del 1500 a .C. già descrive il metodo di produzione di un sapone usato dagli Egiziani ottenuto mescolando grasso animale o oli vegetali con un sale chiamato "Trona" che veniva raccolto nella valle del Nilo. Anche in Europa esisteva una produzione di sapone effettuata dai Galli e dai Teutoni, forse simile a quell’usata dalle popolazioni Celtiche, e i Romani che non lo producevano, lo importavano dalla Gallia. Ai tempi dei greci il medico Galeno raccomandava l’uso del sapone sia come metodo preventivo di alcune malattie e sia per pulire.
Ai tempi degli Egizi la gente espletava i propri bisogni all’aperto (gli spazi liberi certo non mancavano), in piccole buche fatte e ricoperte all’occorrenza. Ovviamente a faraoni, sacerdoti e caste superiori erano riservate specifici spazi privati, mentre si sa che Cleopatra già utilizzava dei vasi d’oro ricoperti di velluto.
Anche i greci, famosi per i loro bagni profumati, non avevano bagni o latrine pubbliche e ognuno la faceva dove capitava, mentre era comune pisciare vicino a qualsiasi colonna o muro alla bisogna. Per questo, con un decreto si vietò di urinare e defecare nei templi e nei posti pubblici più importanti. Suppongo che poi ogni mezzo o maniera era buona per pulirsi, in attesa di tornare a casa o di avere dell’acqua a portata di mano


















































