Da varie discussioni che mi è capitato di leggere, o cui mi è capitato di assistere e di partecipare, mi rendo conto che in questo paese esiste una fascia di persone, ancora piuttosto ampia, che tendenzialmente non è contraria al razzismo o, quantomeno, non lo è in modo assoluto. Parlo di persone che, in sostanza, ancora pensano che sia necessario proteggere la propria cultura, il proprio paese, da un'eccessiva "contaminazione" con culture "altre", provenienti da altri paesi, soprattutto da paesi non-occidentali.
Lungi da me, in questo caso, voler attaccare le idee personali, le convinzioni o i pregiudizi che sono alla base di un simile "protezionismo culturale". Mi limito solo ad una veloce e semplice analisi.
L'occidente si trova, mediamente, in una crisi di natalità. In linea di massima non aumentiamo granché, a livello numerico e, quando succede, spesso è un aumento dovuto all'immigrazione più che alla natalità (cosa che questa che accade anche da noi, dove la crescita della popolazione è legata soprattutto all'arrivo di immigrati).
Adesso cerchiamo di capire una cosa. La popolazione mondiale nel 2006 ha raggiunto i 6,6 miliardi di persone. Tra Europa e Stati Uniti d'America, si mettono insieme sì e no 1 miliardo e 200 milioni di persone. Tra Cina ed India, siamo oltre i 2 miliardi e 400 milioni. La stragrande maggioranza della popolazione rimanente, viene dai pesi cosìdetti "del terzo mondo" o in via di sviluppo.
In pratica, la popolazione occidentale (la "nostra"), quella del libero mercato a tutti i costi e del capitalismo selvaggio dove vince chi è più produttivo, si attesta a rappresentare circa 1/5 della popolazione mondiale. In un mondo dove viaggiare, spostarsi, trasferirsi, investire su un mercato estero, aprire un'attività in un paese diverso dal proprio sono operazioni sempre più semplici, meno costose, più comuni.
Che cosa significa questo lo sappiamo tutti benissimo: significa che nei prossimi anni, com'è già successo, moltissime di queste persone provenienti dai paesi in via di sviluppo migrerà nel "mondo occidentale", vedrà la propria economia crescere a dismisura (come sta succedendo infatti a Cina ed India), diventeranno soggetti con cui fare i conti, sia sul piano economico, che su quello culturale e sociale perché, letteralmente, ci vivremo sempre più a stretto contatto.
Data questa situazione, c'è davvero qualcuno che crede che fare dell'ostruzionismo culturale, fare dell'opposizione, essere incapaci di accettare le differenze culturali addirittura all'interno della nostra stessa cultura occidentale, figuriamoci poi quando si tratta di differenze tra culture diverse, sia un atteggiamento che possa portare a qualcosa di buono?
Come ho detto, io non voglio sradicare pregiudizi: mi limito a far riflettere sul fatto che, con questi dati e queste tendenze, se non si diffonde la cultura delle tolleranza e del rispetto, secondo me si va rapidamente incontro a qualcosa che si configurerà come simile ad una guerra civile; qualcosa di cui le banlieue parigine di qualche tempo fa non saranno state che un assaggino; si rischia uno scontro violentissimo, sul piano culturale ma anche su quello propriamente fisico, e di fatto per cosa? Perché siamo incapaci di accettare l'assunto, per altro verissimo, per cui è la diversità, e non l'omologazione, che fa evolvere la vita?
Io ci rifletterei molto bene perché, quando queste "nuove economie" (la Cina e l'India, ma non solo; anche tutti quei Paesi "in via di sviluppo" dove noi occidente siamo andati a produrre i nostri beni a prezzi ridotti e che ora hanno imparato come fare) inizieranno davvero a fare la voce grossa, tutti i discorsi sulle "radici cristiane della nostra cultura" e tutti i deliri eugenetici "alla Holux" (per capirci tra noi del forum), saranno parole vuote e prive di significato davanti ad una realtà in cui "noi", ripeto, siamo 1/5 scarso della popolazione mondiale (e nel frattempo, magari, saremo diventanti anche solo 1/4).
Pensateci bene.

















































