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  1. #1
    semi god L'avatar di tambourine
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    Thumbs down Il culto del Pil

    Si discute sempre della crescita, del pil, dell'andamento economico. Ma il pil è un valore attendibile per controllare il miglioramento delle condizioni di vita e dell'economia? La risposta è sicuramente no. Esistono molti saggi che analizzano il rapporto tra crescita (intesa come crescita del pil) e felicità.
    Condivido molti posizioni che criticano la ricerca assoluta della crescita, dell'avanzamento del pil. Credo che si debbano considerare i fattori della crescita e considerare il pil solo in un'ottica di diversi altri indicatori (i cosidetti indicatori di povertà).
    J.F Kennedy diceva che il pil non misura la bellezza della letteratura o il progresso culturale della nazione. Dobbiamo abbandonare il culto del pil?
    Grazie.
    Torno?

  2. #2
    semi god
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    Ottima discussione. Il PIL e' un indicatore economico, ma non di felicità. Questo essenzialmente per 2 motivi:

    1)Il PIL tiene conto di tutti i consumi degli italiani, compresi quelli di cui faremmo a meno. Per esempio il PIL cresce se ci ammaliamo perchè spendiamo denaro in medicine e visite mediche, se cresce il numero di incidenti automobilistici perchè spendiamo denaro in riparazioni di carrozzeria, se aumenta la criminalità perchè i cittadini investono in inferriate, porte blindate e sistemi di allarme

    2)Non esiste una correlazione diretta tra felicità e ricchezza, anzi, i Paesi più ricchi sono quelli ove il tasso di suicidi è più elevato.
    "Perchè superare il limite quando puoi spostarlo?"

    "Il forum è un reality show ove ciascuno è sia spettatore sia protagonista"

    Le frange estremiste amano così tanto la libertà di espressione che non vogliono concederla agli altri.

  3. #3
    pisolon
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    Dio Pil

    Un tempo c'era un certo dottor bowring o bownring, non ricordo bene, che diceva qualcosa tipo "il libero scambio è gesù cristo; gesù cristo è il libero scambio".


    Se l'incremento della ricchezza, calcolata anche dal pil, non è redistribuita in modo equo tra la popolazione non si ha una ricchezza di tutti. Il pil dev'essere considerato più come una media statistica-economica non vincolata al benessere della popolazione, non è lo scopo dei governanti quando i governanti devono fare l'interesse del popolo... cosa che fanno di rado.


    Si potrebbe anche abbandonare il culto del pil, e secondo alcuni sarà una fase economica naturale prima o poi, ma fino a quando non si sarà raggiunto il picco della crescita economica non credo che i "compagni" al governo anticipino la fine della crescita. Bisogna tener conto che l'attuale produzione rinnova periodicamente i mezzi di produzione e finché ci sarà un rinnovo dei prodotti si assisterà anche ad una crescita economica in vari settori, seppur più lenta.
    La capitalizzazione delle infrastutture pubbliche e dei beni pubblici sta dando un maggior slancio all'economia "pil-onica", si potrebbe passare a un nuovo capitalismo, a un rifondazione del capitale, dove il denaro diverrà un diritto del cittadino necessario ad assolvere ad altri diritti (come il diritto alla salute e diritto all'istruzione).

    Per approfondimenti sul tema decrescita consiglio la lettura dei libri di Serge Latouche eo Paolo Cacciari.

  4. #4
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    Quote Originariamente inviata da pisolon
    Dio Pil

    Un tempo c'era un certo dottor bowring o bownring, non ricordo bene, che diceva qualcosa tipo "il libero scambio è gesù cristo; gesù cristo è il libero scambio".


    Se l'incremento della ricchezza, calcolata anche dal pil, non è redistribuita in modo equo tra la popolazione non si ha una ricchezza di tutti. Il pil dev'essere considerato più come una media statistica-economica non vincolata al benessere della popolazione, non è lo scopo dei governanti quando i governanti devono fare l'interesse del popolo... cosa che fanno di rado.


    Si potrebbe anche abbandonare il culto del pil, e secondo alcuni sarà una fase economica naturale prima o poi, ma fino a quando non si sarà raggiunto il picco della crescita economica non credo che i "compagni" al governo anticipino la fine della crescita. Bisogna tener conto che l'attuale produzione rinnova periodicamente i mezzi di produzione e finché ci sarà un rinnovo dei prodotti si assisterà anche ad una crescita economica in vari settori, seppur più lenta.
    La capitalizzazione delle infrastutture pubbliche e dei beni pubblici sta dando un maggior slancio all'economia "pil-onica", si potrebbe passare a un nuovo capitalismo, a un rifondazione del capitale, dove il denaro diverrà un diritto del cittadino necessario ad assolvere ad altri diritti (come il diritto alla salute e diritto all'istruzione).

    Per approfondimenti sul tema decrescita consiglio la lettura dei libri di Serge Latouche eo Paolo Cacciari.
    Latouche è estremamente interessante - sebbene a volte risulti un tantinto forzato quando non visionario...

    Ma molti degli argomenti che tratta hanno una valore reale che andrebbe preso in considerazione.
    Il ciclo della "crescita continua" è destinato prima o poi a spezzarsi...

    Il pil ha fatto il suo tempo. E da anni non può essere considerato un indicatore credibile. La scienza, sociale ed economica, non ne fa più l'uso sistematico che invece continuano a fare i media...

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