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  1. #17
    semi god L'avatar di dadus86
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    Allora innanzi tutto e' inutile estrapolare pezzetti di Bibbia e interpretarli come si vuole...con questo metodo si puo' far dire tutto e il suo contrario...e' per questo che ci sono tante divisione tra i cristiani e tra le sette pseudo cristiane.La bussola di ogni cristiano deve essere lo Spirito Santo e non cio che uno pensa senza aver fatto discernimento...

    Qouelet e' un poeta religioso molto pessimista sulla condizione dell'uomo che ha abbandonato Dio, afferma che un aborto si trova in una situazione persino migliore della sua.Il testo si svolge senza un chiaro ordine ed affronta il problema del significato della vita umana, incapace di scrutare a fondo i disegni di Dio, l’uomo si trova a combattere con la realtà d’ogni giorno, alla ricerca di una felicità che gli alleggerisca il peso di vivere. La felicità terrena, la ricerca del piacere non può essere il vero scopo della vita. Quale sia in definitiva il segreto della vita, l’autore non sa dirlo, contentandosi di demolire le tesi opposte alle sue. A motivo del suo caratteristico argomentare, l’autore è stato accusato di essere un pessimista, un edonista o uno scettico: in realtà, egli è uno spirito profondamente religioso e, affermando l’illusione della felicità sulla terra, orienta le aspirazioni dell’uomo verso una felicità più alta e sicura. Il consiglio finale del Qoelet, ispirato a un realismo di buona lega, è un invito alla moderazione nell’uso delle cose terrene, nel rispetto della volontà di dio. Nei suoi aspetti apparentemente negativi, l’autore testimonia la necessità d’una più completa rivelazione divina sulle sanzioni eterne nell’al di là all’operato dell’uomo sulla terra. La rivelazione cristiana offrirà agli uomini, che inseguono sulla terra i loro insopprimibili desideri di felicità, la grazia divina.


    Questo e' cio' che ho trovato su un sito risparmaiandomi la fatica di scrivere....
    "Esodo 21:22 Dio dà una legge specifica riguardante l’ordine sociale per gli Israeliti. Egli stabilì che se due uomini venivano alle mani e nella lotta colpivano una donna incinta, causandole in questo modo la nascita prematura del bambino, essi dovevano essere multati secondo il danno causato al bambino. Doveva essere pagato in relazione all’ammontare del danno inflitto al nascituro.Se Dio volle fare una legge specificatamente riferita ai diritti del feto, allora sicuramente i nascituri devono significare qualcosa per Lui!
    Come esseri umani, noi non siamo onnipresenti e non possiamo sapere tutto lo scopo e il valore di ciascuna vita umana. Non possiamo dimorare con un feto nel grembo materno, neanche possiamo vedere il suo maturare.Ma Dio può.
    Dio dice al profeta Geremia,"Prima che Io ti avessi formato nel grembo di tua madre, Io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, Io ti ho consacrato e costituito profeta delle nazioni" Geremia 1:5 Dio conosceva quest’uomo prima che fosse nato. Mentre Egli veniva formato nel grembo di sua madre, Dio gli dava personalità, talenti, e temperamento. Se sua madre avrebbe avuto un aborto, il "tessuto fetale"che abortiva sarebbe stato una persona vera chiamata Geremia; un grande profeta di Dio , il dono della voce divina alle nazioni, sebbene lei non lo sapesse.
    Isole, ascoltatemi! Popoli lontani, state attenti! Il Signore mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.(Isaia 49:1)
    Chi fece me nel grembo di mia madre non fece anche lui? Non ci ha formato nel grembo materno uno stesso Dio?(Giobbe 31:15)
    Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. (Salmo 139:13-14)
    La nostra propria vita è un dono prezioso che ci è stato dato, ma in definitiva noi apparteniamo a Dio! Noi Gli apparteniamo; semplicemente ci è stata concessa l’amministrazione della nostra vita, talenti, denaro, tempo, la terra su cui viviamo e le cose che abbiamo. Sebbene i bambini passino da noi, essi non sono nostri, così come noi rispetto ai nostri genitori. A ciascuno di noi è stato dato il dono della vita e la libertà, perciò siamo responsabili verso Dio. Nessuno di noi ha il diritto di negare lo stesso dono ad una persona che deve nascere. E’ un onore portare in grembo la potenza di un’altra vita nel nostro corpo; una vita fatta ad immagine di Dio!(Gen 5:1-2)
    Perfino gli sciacalli porgono le mammelle e allattano i loro piccoli; la figlia del mio popolo è divenuta crudele, come gli struzzi del deserto. (Lamentazioni 4:3)"
    Ehm veramente io me la prendo sempre con i cattolici esattamente perchè credo che spesso e volentieri prendono pezzi della Bibbia e li interpretino come gli pare e piace. Per inciso, sono protestante. Quindi domani ti risponderò in maniera più che esauriente, visto che sto uscendo! Anzi spero una volta tanto di poter avere un cristiano scambio di idee sull'aborto
    Florebat olim studium, nunc vertitur in tedium... vir prudens hoc consideret, cor mundet et exoneret, ne frustra dicat "Domine!" in ultimo examine; quem iudex tunc agruerit, appellare non poterit. (Carmen Buranum VI, vv 1, 2 e 45-50)

    omnes enim peccaverunt et egent gloria Dei, iustificati gratis per gratiam ipsius per redemptionem, quae est in Christo Iesu (Bibbia, Nuovo Testamento, Rom. 3,23-24)

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  2. #18
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    Io sinceramente non capisco perchè una discussione sul diritto all'aborto debba trasformarsi in una discussione riguardante l'interpretazione di un versetto della bibbia.

    O meglio, un sospetto ce l'ho... ma meglio che non lo dica. Farei la figura del laico razionalista. E di questi tempi non va di moda...


    @ iutes

    Mi è bastato leggere che tu vieteresti i profilattici, per capire (anzi: per avere una ulteriore conferma del fatto) che sei una persona fuori dalla realtà... in tutti i sensi.
    Io sto parlando del mondo reale, tu parli di un mondo tutto tuo, che non esiste... e mai esisterà. Per fortuna.
    Ultima modifica di spaitek; 05-01-10 a 19:36

  3. #19
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    Io sinceramente non capisco perchè una discussione sul diritto all'aborto debba trasformarsi in una discussione riguardante l'interpretazione di un versetto della bibbia.

    O meglio, un sospetto ce l'ho... ma meglio che non lo dica. Farei la figura del laico razionalista. E di questi tempi non va di moda...


    @ iutes

    Mi è bastato leggere che tu vieteresti i profilattici, per capire (anzi: per avere una ulteriore conferma del fatto) che sei una persona fuori dalla realtà... in tutti i sensi.
    Io sto parlando del mondo reale, tu parli di un mondo tutto tuo, che non esiste... e mai esisterà. Per fortuna.
    Ma infatti bsiognerebbe spostare la discussione in "Religione".

    In ogni caso, come ho ripetuto mille volte alla nausea, il PROBLEMA GIURIDICO non si pone, perchè la madre prevale a PRESCINDERE da qualsiasi valutazione morale, che con il diritto non c'entra nulla.

    Le tue valutazioni sarebbero probabilmente quelle dell'ateo (razionalista o meno) e con la laicità c'entrerebbero pochino...
    Florebat olim studium, nunc vertitur in tedium... vir prudens hoc consideret, cor mundet et exoneret, ne frustra dicat "Domine!" in ultimo examine; quem iudex tunc agruerit, appellare non poterit. (Carmen Buranum VI, vv 1, 2 e 45-50)

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  4. #20
    semi god L'avatar di dadus86
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    Allora innanzi tutto e' inutile estrapolare pezzetti di Bibbia e interpretarli come si vuole...con questo metodo si puo' far dire tutto e il suo contrario...e' per questo che ci sono tante divisione tra i cristiani e tra le sette pseudo cristiane.La bussola di ogni cristiano deve essere lo Spirito Santo e non cio che uno pensa senza aver fatto discernimento...
    PREMESSA: si potrebbe spostare questa discussione in "religione", se il mod lo reputa necessario.

    La bussola di ogni cristiano è la fede, che si basa sulle Scritture ed è sorretta dallo Spirito Santo. Ciascun uomo che si dica cristiano deve amare le Scritture ma non può mai asserire, con certezza assoluta, che egli è sorretto sicuramente dallo Spirito Santo. Ci vuole estrema umiltà nell'avvicinarsi alle Scritture e alla fede, e se esistono tante "sette" cristiane (preferirei parlare di chiese o, se proprio vogliamo evitare di far arrabbiare i cattolici, diciamo "comunità ecclesiastiche") è perchè per secoli la fede cristiana è stata monopolizzata da persone sempre più potenti che hanno imposto una loro unica interpretazione delle Scritture e quindi una sola unica dogmatica, spacciandola per assolutamente giusta e vera e condannando alla morte chiunque, legittimamente, vi si opponesse. Questa gente, cioè essenzialmente le gerarchie cattoliche romane, e poi anche bizantine, ha preteso di avere in tasca lo Spirito Santo, ed è giunta non solo ad impoverire il messaggio vitale di Cristo, ma anche a vietare la divulgazione delle Scritture nelle lingue del popolo, e poi le ha addirittura vietate in parte. Quello che invece Cristo dona è la libertà del cristiano, la libertà di ciascuno di noi di ragionare con il proprio cervello e di avvicinarsi umilmente alle Scritture senza alcuna pretesa di completezza e senza imporre nulla a nessuno.

    Qouelet e' un poeta religioso molto pessimista sulla condizione dell'uomo che ha abbandonato Dio, afferma che un aborto si trova in una situazione persino migliore della sua.Il testo si svolge senza un chiaro ordine ed affronta il problema del significato della vita umana, incapace di scrutare a fondo i disegni di Dio, l’uomo si trova a combattere con la realtà d’ogni giorno, alla ricerca di una felicità che gli alleggerisca il peso di vivere. La felicità terrena, la ricerca del piacere non può essere il vero scopo della vita. Quale sia in definitiva il segreto della vita, l’autore non sa dirlo, contentandosi di demolire le tesi opposte alle sue. A motivo del suo caratteristico argomentare, l’autore è stato accusato di essere un pessimista, un edonista o uno scettico: in realtà, egli è uno spirito profondamente religioso e, affermando l’illusione della felicità sulla terra, orienta le aspirazioni dell’uomo verso una felicità più alta e sicura. Il consiglio finale del Qoelet, ispirato a un realismo di buona lega, è un invito alla moderazione nell’uso delle cose terrene, nel rispetto della volontà di dio. Nei suoi aspetti apparentemente negativi, l’autore testimonia la necessità d’una più completa rivelazione divina sulle sanzioni eterne nell’al di là all’operato dell’uomo sulla terra. La rivelazione cristiana offrirà agli uomini, che inseguono sulla terra i loro insopprimibili desideri di felicità, la grazia divina.
    Vedi? Questa ad esempio è una interpretazione delle molteplici possibili. Come sai, ciascun testo, sacro o meno, è suscettibile di vari livelli di lettura: letterale, allegorico, etc. E' il difetto necessario della scrittura umana, che essendo appunto un prodotto umano è imperfetto. Sicuramente Dio, se scrivesse, produrrebbe testi non suscettibili di interpretazione alcuna, proprio perchè sarebbero perfetti di per sè. Tuttavia, le Scritture sono un testo sacro cioè non divino: sono ispirate, non materialmente divine. Riguardano Dio e la fede, ma non hanno la medesima essenza di Dio. Questa distinzione è fondamentale ma non la fa quasi nessuno. Il fatto che le Scritture siano appunto sacre, e non sante, determina che il cristiano ha tra le mani un testo del tutto umano. Un testo che quindi non è suscettibile di imposizione, perchè nessun uomo -imperfetto- potrà mai avere la certezza di ricavarne l'interpretazione assolutamente giusta e corretta. Da qui scaturisce l'errore essenziale del cattolicesimo. Ciascuno può, semmai, studiare le Scritture e comprenderle secondo il suo libero esame e convincimento, senza pretese assolutistiche, giacché chi ha il dono del supporto dello Spirito Santo sicuramente, nella sua vita, comprenderà rettamente le Scritture. Una chiave fondamentale, a mio avviso, per comprendere le Scritture, è il sereno confronto tra cristiani. Per me, ad esempio, l'interpretazione dell'Ecclesiaste deve porsi in un'ottica completamente differente e non può essere del tutto avulsa dal significato letterale delle parole che vengono usate, soprattutto quelle forti, come "aborto". Se è verissimo che dall'Ecclesiaste emerge la tematica della impossibilità di totale perfezione dell'uomo, è pur vero che ne emergono messaggi fortemente umani, non necessariamente da etichettare come edonistici o peggio materialistici. L'uomo però è fatto anche di materia: egli ha dei bisogni materiali da sfamare, al fine di realizzare, seppur momentaneamente, quella felicità che, edonistica o meno, è naturale ed innata in ciascuno, e negarla è semplicemente ipocrita. La Bibbia, infatti, non la nega: se l'uomo non potrà, nell'arco di una vita, soddisfare almeno in parte i suoi bisogni materiali (e io aggiungo, anche non necessariamente tali), meglio di lui l'aborto. Non c'è da interpretare oltre, secondo me, il messaggio è chiaro: molti figli daranno pure gloria a Dio, ma se per tal scopo rinunci alla tua vita allora è meglio l'aborto. Si tratta di un messaggio forte, del tutto estraneo alla dogmatica cattolica ufficiale, ma anche abbastanza chiaro e umano, non necessariamente pessimista.


    Questo e' cio' che ho trovato su un sito risparmaiandomi la fatica di scrivere....
    "Esodo 21:22 Dio dà una legge specifica riguardante l’ordine sociale per gli Israeliti. Egli stabilì che se due uomini venivano alle mani e nella lotta colpivano una donna incinta, causandole in questo modo la nascita prematura del bambino, essi dovevano essere multati secondo il danno causato al bambino. Doveva essere pagato in relazione all’ammontare del danno inflitto al nascituro.Se Dio volle fare una legge specificatamente riferita ai diritti del feto, allora sicuramente i nascituri devono significare qualcosa per Lui!
    Come esseri umani, noi non siamo onnipresenti e non possiamo sapere tutto lo scopo e il valore di ciascuna vita umana. Non possiamo dimorare con un feto nel grembo materno, neanche possiamo vedere il suo maturare.Ma Dio può.
    La Legge divina è perfetta, quindi non attuabile. Questo è, secondo il mio libero esame ma soprattutto secondo la logica che emerge dal rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, il messaggio sociale fondamentale del cristianesimo, sul quale ho ampiamente avuto modo di scrivere altrove. Le leggi umane dell'Antico Testamento sono del tutto fallimentari e infondate, giacchè pretendono di tradurre in norma imperfetta una norma perfetta: ciò facendo, non solo sbagliano (punire chi batte una donna per provocarne l'aborto può, secondo te, essere passibile di una multa???) ma sono anche frutto di abominio, e producono crimine, il peggiore dei crimini, che si esplica con tutta la sua forza ai danni di Gesù e si compie nel Nuovo Testamento. La condanna a morte dell'Innocente, del Perfetto, di Dio fatto carne, non è solo un fatto pietoso e commovente, da andarci a messa, ma è anche un chiaro messaggio sociale e soprattutto giuridico per qualsiasi cristiano: chi pretende di tradurre in legge umana la Legge di Dio commette il peggiore dei peccati, uccide Dio. Gesù non viene condannato dalla legge umana dello "Stato" (Ponzio Pilato lo condanna, forse? Gesù viene condannato in base ad una sentenza?) bensì viene condannato a furor di popolo, in maniera irrazionale, su richiesta dei sacerdoti ebrei che guardacaso esigono proprio l'applicazione della loro legge veterotestamentaria. Proprio per questo io critico pesantemente i cattolici, che omettono di considerare questo messaggio essenziale e citano a caso passi delle Scritture a seconda del vento che tira. Il nemico è l'omosessuale? Bene: allora tiriamo fuori il versetto del Levitico... quello che praticamente condannò a morte Cristo. Ma ovviamente questo secondo passaggio viene ampiamente aggirato.

    Dio dice al profeta Geremia,"Prima che Io ti avessi formato nel grembo di tua madre, Io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, Io ti ho consacrato e costituito profeta delle nazioni" Geremia 1:5 Dio conosceva quest’uomo prima che fosse nato. Mentre Egli veniva formato nel grembo di sua madre, Dio gli dava personalità, talenti, e temperamento. Se sua madre avrebbe avuto un aborto, il "tessuto fetale"che abortiva sarebbe stato una persona vera chiamata Geremia; un grande profeta di Dio , il dono della voce divina alle nazioni, sebbene lei non lo sapesse.
    Anche questa interpretazione non coincide affatto con la mia. Non spiega infatti l'aborto naturale...
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  5. #21
    semi god L'avatar di dadus86
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    Chi fece me nel grembo di mia madre non fece anche lui? Non ci ha formato nel grembo materno uno stesso Dio?(Giobbe 31:15)
    Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. (Salmo 139:13-14)
    La nostra propria vita è un dono prezioso che ci è stato dato, ma in definitiva noi apparteniamo a Dio! Noi Gli apparteniamo; semplicemente ci è stata concessa l’amministrazione della nostra vita, talenti, denaro, tempo, la terra su cui viviamo e le cose che abbiamo. Sebbene i bambini passino da noi, essi non sono nostri, così come noi rispetto ai nostri genitori. A ciascuno di noi è stato dato il dono della vita e la libertà, perciò siamo responsabili verso Dio. Nessuno di noi ha il diritto di negare lo stesso dono ad una persona che deve nascere. E’ un onore portare in grembo la potenza di un’altra vita nel nostro corpo; una vita fatta ad immagine di Dio!(Gen 5:1-2)
    Perfino gli sciacalli porgono le mammelle e allattano i loro piccoli; la figlia del mio popolo è divenuta crudele, come gli struzzi del deserto. (Lamentazioni 4:3)"
    Ti invito, sul punto, alla lettura delle conclusioni della Commissione bioetica sinodale della Chiesa Valdese sul tema della legge italiana sull'interruzione volontaria di gravidanza, che approda alla medesima interpretazione che ho dato io non solo ai passi da te citati, ma soprattutto ai passi del NUOVO TESTAMENTO in base ai quali si può dare luce all'Antico. Si tratta di conclusioni che poi sono le stesse che riguardano anche l'eutanasia:
    http://www.chiesavaldese.org/pages/a...studio/ivg.pdf
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  6. #22
    Master L'avatar di spaitek
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    Quote Originariamente inviata da dadus86 Visualizza il messaggio
    Ma infatti bsiognerebbe spostare la discussione in "Religione".
    La questione è squisitamente politica, e giuridica.


    Quote Originariamente inviata da dadus86 Visualizza il messaggio
    In ogni caso, come ho ripetuto mille volte alla nausea, il PROBLEMA GIURIDICO non si pone, perchè la madre prevale a PRESCINDERE da qualsiasi valutazione morale, che con il diritto non c'entra nulla.
    Che la madre prevale sull'embrione "a prescindere" è una valutazione arbitraria che io accetto ma iutes e giubizza no, perchè la vedono come una posizione dogmatica (ed è ovvio che succeda, visto fai uso di espressioni come "a prescindere").
    Ciò che non la rende dogmatica è proprio la valutazione di ciò che scientificamente è l'embrione, ovvero qualcosa di oggettivamente diverso da una Persona fatta e finita.


    Quote Originariamente inviata da dadus86 Visualizza il messaggio
    Le tue valutazioni sarebbero probabilmente quelle dell'ateo (razionalista o meno) e con la laicità c'entrerebbero pochino...
    Le mie valutazioni si basano sulla ragionevolezza, tipica dell'etica laica, di attribuire il diritto alla vita a chi realmente ne ha bisogno, basandosi sui dati scientifici a nostra disposizione.

    La donna certamente ne sente il bisogno. Un embrione, oggettivamente parlando, ha bisogno del diritto alla vita tanto quanto ne può avere una pianta di rosmarino.

  7. #23
    semi god L'avatar di dadus86
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    Quote Originariamente inviata da spaitek Visualizza il messaggio
    La questione è squisitamente politica, e giuridica.



    Che la madre prevale sull'embrione "a prescindere" è una valutazione arbitraria che io accetto ma iutes e giubizza no, perchè la vedono come una posizione dogmatica (ed è ovvio che succeda, visto fai uso di espressioni come "a prescindere").
    Ciò che non la rende dogmatica è proprio la valutazione di ciò che scientificamente è l'embrione, ovvero qualcosa di oggettivamente diverso da una Persona fatta e finita.
    Sai perfettamente che quando dico "a prescindere" lo dico per tagliare la testa al toro perchè è da mesi che dimostro come, giuridicamente, il problema non si ponga nemmeno. Dove sarebbe il dogma? Io ho dimostrato ampiamente il perchè di questa mia conclusione: il feto non può giuridicamente essere considerato vivo, cioè cittadino, perchè, a prescindere dal fatto che sia scientificamente vivo, sensibile o altro, è un qualcosa che si trova oggettivamente dentro un cittadino, come il fegato: e fintanto che resta lì, non può assumere la qualifica di soggetto giuridicamente capace. Questa considerazione non è nuova, bensì è antica quanto il cucco: l'art. 1 Cod. Civ. dice che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. Quersto articolo ricalca quello del Codice Napoleone, il quale a sua volta traduce una disposizione del Corpus Juris Civilis. Poi, se vogliamo parlare di scienza, allora parliamone, ma io sono aspirante giurista e parlo di diritto: anche perchè qui si finisce sempre a parlare di "liceità" o meno dell'aborto, il ché mi pare una questione giuridica, e poco politica.

    In ogni caso, la scienza rileva anche dal punto di vista giuridico perchè quando la medicina mi dice che a partire dal terzo mese di gravidanza un aborto potrebbe compromettere la salute della madre e la sua futura capacità di procreare, allora lì deve essere posto un limite oggettivo all'aborto, perchè interesse dello Stato non è solo tutelare la madre, ma anche la fertilità e la procreazione consapevole.

    Le mie valutazioni si basano sulla ragionevolezza, tipica dell'etica laica, di attribuire il diritto alla vita a chi realmente ne ha bisogno, basandosi sui dati scientifici a nostra disposizione


    La donna certamente ne sente il bisogno. Un embrione, oggettivamente parlando, ha bisogno del diritto alla vita tanto quanto ne può avere una pianta di rosmarino.
    Non so se questo è vero o no perchè non sono scienziato e non mi elevo al rango di scienziato. La mia etica laica, ammesso che ne esista una, si limita a considerare la situazione giuridica oggettiva, separandola dalla mia morale. Ti rammento che, come cristiano, personalmente non vedo di buon occhio l'aborto volontario...
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  8. #24
    semi god L'avatar di giubizza
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    L'embrione umano è... "un grumo di cellule da cui far nascere una persona"?
    Cioé, sono allibito da definizioni paraculistiche del genere.

    Spaitek (e gli altri filo-abortisti), tu secondo me non capisci niente di biologia e parli solo per partito preso.
    Se rifletti un po’ su ciò che scrivi forse ti renderesti conto di come ti autocontraddici in continuazione, come del resto si contraddicono tutti i sostenitori dell’aborto e la stessa ideologia abortista. Prima accusi l’antiabortismo tout court di essere “spiritualista”, poi accusi una presunta “sotto-cultura cattolica” di fare uso di principi materialistici. Affermi che non esistono basi oggettive per stabilire quando si ha a che fare con un essere umano e che l’attribuzione dell’umanità a un essere sarebbe solo una questione di pragmatismo spicciolo (leggi: paraculismo) della serie “si danno (sic!) i diritti a chi ne ha bisogno (oppure, detto più esplicitamente, a chi c’è interesse a “darli”)”, magari sulla base di un’ambigua “attività cerebrale” (diamo i diritti umani pure ai cani visto che anche loro hanno una “attività cerebrale”?), seppure non risulta che ci sia un momento preciso in cui si forma un sistema nervoso, essendo questo un processo graduale. Però poi dici che quanto dico io sarebbe “oggettivamente” sbagliato e pubblichi un articolo che dimostrerebbe “oggettivamente” che l’embrione non sarebbe una persona.
    Cioè ma ti rendi conto o no dei contorcimenti (il)logici che bisogna fare per negare il fatto che l’aborto altro non è che un omicidio legalizzato per scopi politici, economici, storici e ideologici?
    Guarda che non è certo usando la logica a tuo piacimento e tacciando come “dogmi” le conseguenze di un ragionamento che ti riveli “antidogmatico”. Tutt’altro, un dogma non è la conseguenza di un ragionamento logico fondato sull’osservazione della realtà e di elementi scientifici certi, ma consiste nel fissare come dato indiscutibile un elemento arbitrario di un ragionamento, un po’ come fai tu tirando in ballo la “attività cerebrale”. Perché questa dovrebbe essere tanto importante per considerare umano un organismo?
    Anche l’invenzione di categorie inesistenti col mero scopo di sminuire l’importanza dell’embrione umano e falsarne la natura, tipo “grumo di cellule”, “progetto di vita” e via dicendo, non è che sia indice di un utilizzo sano della razionalità. Non esiste nessun “grumo di cellule” e nessun fantomatico “progetto di vita”, esiste l’organismo umano che adesso è zigote, poi morula, poi embrione, poi feto, poi neonato, poi bambino o bambina, poi ragazzo o ragazza, poi uomo o donna, fino a diventare, se è più o meno fortunato, vecchio e morire. Sono tutte fasi di sviluppo che attraversa l’essere umano dal concepimento alla morte.
    L’attività cerebrale al massimo può essere un buon indice del passaggio dalla vita alla morte clinicamente accertata, che consiste in una sorta di punto di non ritorno, uno stadio di processo degenerativo delle attività vitali in cui una persona non è più recuperabile e può essere considerata morta – seppure la morte in realtà è un processo molto più graduale di quanto normalmente siamo portati a credere. Ma non è l’attività cerebrale che fa in modo che un organismo possa essere considerato umano. Possono altresì essere stabiliti dei parametri per disciplinare la pratica dell’eutanasia, ma questo è un altro discorso. Qui si parla di organismi sani e in formazione non di malati terminali magari adulti e consenzienti.
    Né tantomeno l’affermazione che sarebbe l’Uomo a stabilire arbitrariamente cosa è umano e cosa non lo è, cosa sarebbe “meritevole” di avere diritti e cosa no, è indice di laicismo e ragionevolezza. Si tratta solo di un pragmatismo di bassissimo livello. I principi etici e di diritto non si stabiliscono secondo i comodo di turno e il loro fermo rispetto non costituisce affatto un dogma.
    Attribuire poi l’antiabortismo laico per forza al cattolicesimo per vie traverse è segno di ristrettezza mentale.

    L’ideologia abortista oggi prevalente si arrampica sugli specchi e fa parecchie deroghe ai più elementari principi logico-scientifici pur di autogiustificarsi. Anche perché solo chi ha il prosciutto sugli occhi può non notare il fatto che finora ci sono stati molti più interessi a rendere l’aborto legale che non illegale.

    I diritti umani non si danno a chi “ne ha bisogno”, ossia a chi fa comodo darli, ma si riconoscono a tutti gli esseri umani. E l’Uomo ha il dovere verso se stesso di stabilire su basi certe e incontrovertibili chi sono gli esseri umani. Dovere che non c’entra niente con la metafisica ma che costituisce la base dei più elementari principi che dovrebbero regolare una società veramente civile.
    La società umana è un’organizzazione che fa uso dell’intelligenza per garantire la sopravvivenza e il benessere della specie e non un consorzio metafisico fondato su presupposti astratti e con finalità astratte come ritengono alcuni sedicenti razionalisti.

    Il razzismo abortista agisce come tutte le ideologie che hanno fatto e fanno da sostegno etico-morale alle politiche fondate sullo sterminio e sul genocidio. Essa attua una separazione tra gli esseri umani sulla base di parametri che non costituiscono nessuna reale base oggettiva di distinzione ma che sono del tutto arbitrari e di comodo. Crea così una gerarchia tra gli esseri umani con apposite etichettature sulla base di tali parametri attribuendo così ai diversi livelli gerarchici diversi “gradi di umanità” e quindi diversi ordini di priorità di diritti. Riconosce così maggiore priorità di diritti alla categoria di esseri umani “superiore” e minore a quella “inferiore” subordinando anzi i diritti di questi ultimi alla volontà dei primi.
    È un razzismo così radicato che i morti e gli uccisi prima di nascere non entrano neanche nelle statistiche ufficiali dei decessi.
    Secondo alcune correnti di questa ideologia l’embrione umano attraverserebbe una sorta di “zona grigia”, un periodo in cui l’embrione non è “pienamente sviluppato” (e ci mancherebbe!) che va dal concepimento fino a un momento mal precisato (e forse imprecisabile) in cui può essere considerato un essere umano a tutti gli effetti perché… “pienamente sviluppato”.
    Ebbene questa “zona grigia” è un’invenzione, una finzione volta a giustificare l’infanticidio prenatale. In realtà non c’è nessun momento provvisorio in cui l’embrione non può essere considerato umano. Il momento della fecondazione dell’ovulo è un momento di singolarità in cui due cellule provenienti da due individui più o meno adulti, i genitori, e con un genoma che, seppure incompleto, è riconducibile completamente a questi due organismi, si fondono a formare una cellula con genoma umano completo e non riconducibile a nessun altro individuo che non sia lo zigote stesso. Ci sono qui tutti gli elementi ontologici perché lo zigote possa essere considerato un essere umano allo stato unicellulare, stato che ovviamente tutti abbiamo attraversato.
    Tra l’altro cosa vuol dire che l’embrione non è “abbastanza sviluppato” per poter essere considerato un essere umano? Assolutamente niente. Un neonato è abbastanza sviluppato per potere essere considerato un essere umano? E un ragazzo di vent’anni? Un uomo di novant’anni? Un feto di poche settimane prima di nascere? Certamente si, risponderebbero i cultori della discriminazione verso l’embrione. Ma non si rendono conto di quanto le differenze che intercorrono tra quegli stadi di sviluppo in cui un organismo “può” essere considerato persona e quelli in cui “non può” essere considerato tale sono illusorie, arbitrarie, dovute a dei pregiudizi e non a parametri oggettivi. A dei pregiudizi e a un senso di familiarità: è ovvio che tendiamo a considerare umano ciò che presenta, seppur vagamente, le forme e l’aspetto di un uomo. Questo è dovuto alla nostra esperienza quotidiana ma non ha nulla a che fare con una conoscenza approfondita della struttura basilare della vita umana. Si tratta di un giudizio istintivo, superficiale, empirico e che non tiene conto di un esame approfondito della realtà della vita.

    Io non voglio contraddire i principi logico-scientifici, né intendo introdurre elementi che sono estranei alla scienza, ma è la stessa scienza odierna che contraddice le scuse ideologiche degli abortisti.
    La scienza dice che gli esseri umani fanno capo alla specie Homo sapiens sapiens e che quindi sono riconducibili a una specie animale zoologicamente ben definita.
    La scienza dice che una specie vivente è costituita da un insieme di individui geneticamente compatibili tra loro e che quindi possono avere discendenti fertili comuni. Questo stabilisce che c'è una base genetica alla natura di una specie e quindi la natura umana ha una base genetica.
    La scienza dice che al momento del concepimento si forma lo zigote che ha un patrimonio genetico completo. E da qui se ne evince che lo zigote possiede già le basi di una nuova individualità appartenente alla specie umana, ergo lo zigote è già un essere umano.

    Quindi l’assioma logico – e non ideologico - Dna umano --> essere umano --> diritti umani, non è un “dogma”, è un fatto che scaturirebbe se la società si fondasse realmente su presupposti logico-scientifici e non ideologici. Ovviamente parlo di una società genuinamente democratica che riconosce e garantisce i diritti umani e non che li “concede” a suo arbitrio a chi ritiene ne abbia “bisogno”, o meglio a chi le fa comodo.
    Ribadisco i due principi di logica e di etica. Logica: il Dna umano comporta che si ha a che fare con un essere umano; etica: l’essere umano è sempre titolare di diritti umani, tra cui, in primis, il diritto alla vita.
    Ultima modifica di giubizza; 16-11-10 a 13:59
    Non c'è peggiore ideologia di quella che non si riconosce come tale.
    Peggio ancora l'ideologia che si pretende "anti-ideologica".
    E la peggiore di tutte è quella che si assurge a "scienza".



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