
Originariamente inviata da
brightness1
Un'altra misura del decreto legge sulla manovra è finito nel mirino di opposizione e sindacati. La contestazione riguarda la norma che pone una stretta sui requisiti per accedere all'assegno sociale. I nuovi criteri, introdotti durante una seduta notturna a Montecitorio, prevedono infatti la residenza continuativa in Italia per almeno 10 anni e la necessità di dimostrare, sempre negli ultimi 10 anni, di aver lavorato e versato contributi per ottenere l'assegno. La legge attualmente in vigore, incece, prevede che possano richiedere l'assegno sociale i cittadini italiani (e i cittadini Ue o extracomunitari con permesso di soggiorno) oltre i 65 anni a prescindere dal versamento dei contributi.
Secondo voi, senza buonismi e ideologismi vari, era giusto che a questo assegno accedesse in pratica chiunque? compreso chi non ha mai lavorato o non ha mai versato contributi e chi non è cittadino italiano?
A mio avviso a prima vista potrebbe anche sembrarlo ma credo che bisognerebbe considerare 2 cose: A - Il lavoro nero è una piaga e non una scelta per molte persone B - se l'immigrato non è cittadino ma ha il permesso e lavora in regola pagando le tasse (mi ricollego al punto A che qui non sembra citato ma implicitamente c'è) in un certo senso "finanzia" anche lui questo assegno perchè non dovrebbe, se mutate le sue condizioni e avendone diritto, riceverlo?