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  1. #1
    lanie
    Ospite

    Predefinito La figura dell'insegnante e il suo declino sociale

    Tratto da Repubblica Maledetti professori - Politica - Repubblica.it


    IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
    Siamo nell'era del "mito imprenditore" . Dell'uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

    Competenze apprese "fuori" da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.

    Si pensi all'invettiva contro i "professori meridionali" lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato "suo figlio" agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

    Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l'insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

    Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.

    Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

    Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

    Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

  2. #2
    Master
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    Quote Originariamente inviata da lanie Visualizza il messaggio
    Tratto da Repubblica Maledetti professori - Politica - Repubblica.it


    IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
    Ma guarda, per repubblica la validità di un insegnante si misura dallo stipendio. Tutta una questione di soldi. E dire che i loro ragazzi non sanno nemmeno quanto prendono gli insegnanti, alle medie poi, figuriamoci. Certo che se invece di partire dai diritti dei professori l'articolista fosse partito dai doveri, forse avrebbe fatto un altro effetto, forse rilevare che spesso ci si trova di fronte persone che hanno fatto quel lavoro quale stipendio fisso e garantito, che non hanno passione per l'insegnamento e che spesso lasciano anche desiderare dal punto di vista culturale e di conoscenza, che guardano prima ai loro interessi, anche di impegno, più che al loro lavoro ... forse sarebbe stato meglio comprensibile il perchè non sono più considerati come una volta.
    In tempi passati la scolarizzazione non era alta e la gente si trovava di fronte persone che erano evidentemente più acculturate di loro, ma oggi non è più così e l'alta scolarizzazione, mette a nudo le carenze di questa categoria ed il confronto con chi dovrebbe insegnare risente di 30 anni di mancata riforma.
    Il rispetto ai professori per esempio c'è ancora tutto al mio paese, eppure gli stipendi sono gli stessi che altrove, ciò che è diverso è un abbandono precoce della scuola. Mio padre mi racconta che appena trasferito in città si stupiva di come l'operaio riuscisse a tener testa all'insegnante in termini di dialettica, il che è ottimo, ma se a questo si aggiungono le enorme carenze, le incapacità, ... ovvio che i risultati siano questi.

  3. #3
    buonanotte.
    Ospite

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    INTERESSANTE....STO DORMENDO..ZZZZZZZZZZZZZZZZZ


    prwffff...scorreggia

  4. #4
    lanie
    Ospite

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    Quote Originariamente inviata da soledad Visualizza il messaggio
    Ma guarda, per repubblica la validità di un insegnante si misura dallo stipendio. Tutta una questione di soldi. E dire che i loro ragazzi non sanno nemmeno quanto prendono gli insegnanti, alle medie poi, figuriamoci. Certo che se invece di partire dai diritti dei professori l'articolista fosse partito dai doveri, forse avrebbe fatto un altro effetto, forse rilevare che spesso ci si trova di fronte persone che hanno fatto quel lavoro quale stipendio fisso e garantito, che non hanno passione per l'insegnamento e che spesso lasciano anche desiderare dal punto di vista culturale e di conoscenza, che guardano prima ai loro interessi, anche di impegno, più che al loro lavoro ... forse sarebbe stato meglio comprensibile il perchè non sono più considerati come una volta.
    In tempi passati la scolarizzazione non era alta e la gente si trovava di fronte persone che erano evidentemente più acculturate di loro, ma oggi non è più così e l'alta scolarizzazione, mette a nudo le carenze di questa categoria ed il confronto con chi dovrebbe insegnare risente di 30 anni di mancata riforma.
    Il rispetto ai professori per esempio c'è ancora tutto al mio paese, eppure gli stipendi sono gli stessi che altrove, ciò che è diverso è un abbandono precoce della scuola. Mio padre mi racconta che appena trasferito in città si stupiva di come l'operaio riuscisse a tener testa all'insegnante in termini di dialettica, il che è ottimo, ma se a questo si aggiungono le enorme carenze, le incapacità, ... ovvio che i risultati siano questi.

    La validità dell'insegnante non si misura dal suo stipendo, ma la sua posizione sociale sicuramente sì.
    Gli insegnanti attuali giovani, tutti laureati e specializzati (vedi SISS), molti con specializzazioni come CLIC o italiano L2, sono retribuiti molto poco in proporzione alle qualifiche richieste.

    È ovvio che ci sono insegnanti pessimi, ahimé.

    È anche ovvio che un sistema di istruzione efficace ed efficiente che vuole insegnanti preparati, aggiornati e motivati li deve retribuire e anche bene, non come oggi.

    Il settore dell'istruzione in Italia oggi è ormai una Cenerentola.


    Perché sempre e solo per gli insegnanti si parla di doveri, di motivazione, di carenze?
    Ci sono categorie, come quell degli statali, che sono decisamente peggiori sotto questi punti di vista.


    Un altro esempio.
    La polemica sulle retribuzioni dei lettori MAE, quando l'impiegato di grado più basso di un consolato o ambasciata all'estero percepisce molto ma molto di più di qualsiasi lettore MAE.

  5. #5
    Master
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    Quote Originariamente inviata da lanie Visualizza il messaggio
    La validità dell'insegnante non si misura dal suo stipendo, ma la sua posizione sociale sicuramente sì.
    Gli insegnanti attuali giovani, tutti laureati e specializzati (vedi SISS), molti con specializzazioni come CLIC o italiano L2, sono retribuiti molto poco in proporzione alle qualifiche richieste.

    È ovvio che ci sono insegnanti pessimi, ahimé.

    È anche ovvio che un sistema di istruzione efficace ed efficiente che vuole insegnanti preparati, aggiornati e motivati li deve retribuire e anche bene, non come oggi.

    Il settore dell'istruzione in Italia oggi è ormai una Cenerentola.


    Perché sempre e solo per gli insegnanti si parla di doveri, di motivazione, di carenze?
    Ci sono categorie, come quell degli statali, che sono decisamente peggiori sotto questi punti di vista.


    Un altro esempio.
    La polemica sulle retribuzioni dei lettori MAE, quando l'impiegato di grado più basso di un consolato o ambasciata all'estero percepisce molto ma molto di più di qualsiasi lettore MAE.
    Sintesi di questo intervento? Stipendio! Comunque se il tuo metro di misura è lo stipendio non c'è solo il MAE, basta la Camera o il Senato. O meglio ancora la Banca d'Italia dove gli usceri pigliano stipendi che la maggior parte di noi sogna.

  6. #6
    Membro L'avatar di alepk
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    Sono studente e forse - dico forse - futuro insegnante.

    Sono completamente d'accordo con lanie. Ci vorrebbe una rivoluzione culturale per far sparire la visione: professori=male assoluto, mostri; studenti=fanciulli innocenti torturati.

    Lo dico da studente, credo di essere uno dei pochi a farlo. La maggior parte dei miei coetanei è contenta, ingenuamente a parer mio, che i loro "torturatori" siano considerati i "cattivi".

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