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    Master L'avatar di Holux
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    Thumbs up Il colonialismo bianco rimpianto e rivoluto!!

    Sono alcuni fra gli stessi Ex-colonizzati di colore che ormai chiedono espressamente ai colonialisti bianchi europei di tornare in Africa per ricolonizzarla e ricivilizzarla!! Eh si , c'è già da tempo chi rimpiange e rivuole i buoni vecchi colonialisti europei...e chiede aiuto ai bianchi pregandoli di tornare con un nuovo colonialismo!! Gli europei hanno dovuto dire mestamente addio all'Africa pochi decenni fa , venendo cacciati via con violenze brutali dopo averla civilizzata , ma ora gli stessi negri e mulatti hanno cambiato idea e pagherebbero oro pur di riavere i colonizzatori bianchi!! Come era facile prevedere , visto il loro grado di intelligenza e la loro capacità di autogoverno!!
    Comunque fa piacere constatare il fatto che ci siano uomini di colore , come questo di cui vi parlerò , dotati , a differenza dei patetici bianchi rinnegati credenti nel dogma cattocomunista dell'uguaglianza razziale , della grande onestà intellettuale necessaria per ammettere che i bianchi e soltanto i bianchi hanno saputo far sviluppare in passato l'Africa...e che esclusivamente loro potrebbero in futuro risollevarla dal degrado e dal deserto per renderla nuovamente prospera facendola rifiorire civilmente e culturalmente.
    Ho dato notizia già qui di questa richiesta , nel mio fondamentale 3d su "Africa Addio" :
    Africa Addio , grande film/documentario
    LEGGETE qui direttamente la fonte originaria :
    Come Back, Colonialism, All Is Forgiven - TIME


    Si potrebbe dire che forse l'addio all'Africa non é stato definitivo...
    I colonialisti bianchi erano talmente cattivi (a sentire la propaganda menzognera con cui gli europei degenerati egualitaristi e gli ebrei mondialisti avvelenano le menti delle giovani generazioni attraverso i mass-media , la scuola , la chiesa , ecc.) che si prega loro di fare ritorno , dato che si piange ancora amaramente per i danni prodotti dalla decolonizzazione!! Ed é ovvio che sia così , poiché solo grazie ai bianchi potevano vivere in maniera decente e solo grazie ai bianchi ora potrebbero svilupparsi di nuovo!! Infatti é ridicolo chiamarli "paesi in via di sviluppo" , perché mai si svilupperanno in maniera autonoma affidandosi unicamente alle proprie forze , potrebbero diventare competitivi e civilizzati solo a patto che i bianchi tornassero davvero in Africa per colonizzarli un'altra volta!!


    Del resto , ciò spiega in modo plausibile anche il fatto che ci sia tutta questa immigrazione di colore extraeuropea in Italia ed Europa...Vengono qui per farsi mantenere e poter parassitare la civiltà sviluppata dai bianchi , verso cui nutrono invidia cieca ben sapendo di non essere capaci di fare altrettanto.
    Anche loro vogliono usufruire della società del benessere ; sono spinti ad emigrare non solo dalla disperazione , ma soprattutto dal desiderio appunto di poter sguazzare nel consumismo occidentale del peggior tipo , che per loro sarebbe la realizzazione del loro sogno atavico di abbondanza materiale. A parole possono disprezzare l'occidente ed i bianchi , ma nei fatti sono pieni di ammirazione e desiderio di emulazione (uniti a una certa dose di invidia e risentimento) verso chi sanno essere migliore e più capace di loro in tutto : questi sono i veri moventi che li fanno sognare di raggiungere le civili nazioni europee. Sanno bene che dove ci sono i bianchi si vive bene!!

    Vi basti un dato : in 5 giorni , proprio recentemente , a Lampedusa sono arrivati oltre 1000 clandestini allogeni , dall’Africa sempre più profonda!!
    Ovviamente vergognosamente accolti a braccia aperte da associazioni di delinquenti umanitari cattocomunisti (v. caritas ed affini) che usano i soldi dei cittadini italiani per nutrire e coccolare questi selvaggi invasori che meriterebbero solo di essere rispediti in Africa.
    Oh, ma a questo punto davvero conviene che andiamo a ricolonizzarli così evitiamo loro il viaggio qui in Europa!! Il motivo per cui i colorati emigrano e ci invadono è proprio questo : perché hanno bisogno dei bianchi , senza bianchi non sanno sopravvivere in modo decente , e dato che i bianchi se ne sono andati via in seguito ai cruenti eventi della decolonizzazione , mulatti e negri sono spinti e costretti dalla disperazione a venire loro qui!! Vengono da noi perché sanno che noi siamo superiori per intelligenza e qualità e che qui possono usufruire , malgrado la stessa degenerazione che ci ha colpiti e che ci sta portando allo sfascio , di una civiltà degna di tal nome. Ma se noi torniamo là , non avrebbero più motivi di emigrare e resterebbero volentieri a casa loro!! Iniziamo a preparare le valigie , eh,eh. Questa sarebbe una vera missione umanitaria per aiutare negri e mulatti , invece di sprecare soldi ed aiuti a fondo perduto intascati dai politicanti nostri e loro… Ma solo se questa volta faranno i bravi…Forse questa sarebbe l’unica soluzione , anche se io trovo controproducente il colonialismo , con la sua ingenua mistica civilizzatrice rivolta a popolazioni abituate per natura a stili di vita selvaggi che alla fine produce una società multirazziale col forte rischio di mescolanza , e preferirei una separazione razziale totale in cui ogni altra razza si gestisce come vuole purché non venga a dar fastidio alla razza bianca. Ma se ricolonizzare l'Africa fosse l'unica possibilità per farli restare in Africa , a questo punto direi : va bene , RICOLONIZZIAMOLI! RITORNEREMO! 14/88 - Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 02-03-08 a 21:20
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  2. #2
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    ECCO la TESTIMONIANZA importante di un CONGOLESE di COLORE , tale Malu-Ebonga Charles...
    DEDICATA ai fessi bianchi egualitaristi che colpevolizzano il passato colonialismo bianco...
    Ve la riassumo e poi ve la riporto. VOI magari RIFLETTETECI SU...
    Il giornalista del "TIME" Alex Perry ha fatto un'inchiesta sull'attuale situazione della repubblica democratica del Congo (l'ex-Congo belga) e, durante il viaggio, ha visto la depressione di una terra che viene lasciata nel degrado , abbandonata in un deserto culturale e materiale e senza possibilità di vita decente... Durante il suo viaggio un congolese (con nonno tedesco , quindi un negroide/mulatto parzialmente bianco per 1/4), Malu-Ebonga Charles, ha detto chiaramente che in Africa si stava molto meglio quando c'erano i bianchi colonialisti a comandare e a creare sviluppo!!
    Egli stesso ha confessato che senza i bianchi i colorati non sono capaci di sviluppare quasi niente in modo autonomo!!

    Ora le piantagioni sono abbandonate, le fabbriche dimesse, non esistono scuole, né ospedali, elettricità o strade.
    Dal 1960, da quando gli europei sono stati brutalmente cacciati dal Congo belga, ci sono stati solo dittatori , ma soprattutto miseria, fame, stragi, stupri di massa e un costante stato di guerra civile che fa 45000 morti al mese.
    Mentre il giornalista , scandalizzato e sorpreso , ripeteva le solite vulgate anticolonialiste sulle grandissime crudeltà di re Leopoldo II (in parte effettive e deprecabili , certamente , ma fin troppo esagerate ed esistite più nelle novelle di Joseph Conrad e di Mark Twain che nel mondo reale...), l'uomo congolese é giunto a dire espressamente che la soluzione migliore sarebbe una RICOLONIZZAZIONE bianca e che loro stessi l'Africa ai bianchi gliela darebbero GRATUITAMENTE per farla sviluppare di nuovo a vantaggio di tutti!! Insomma é un simpatico nostalgico di colore che , viste le pessime condizioni in cui versano il suo Congo e l'Africa tutta , si trova a dover rimpiangere l'epoca d'oro che il continente africano trascorse quando era sotto il colonialismo europeo!! E vi assicuro che non é certo l'unico , insieme a lui ci sono molti altri negri e mulatti a pensarla in modo simile sulla colonizzazione bianca dell'Africa che , malgrado certe innegabili brutalità , portò anche molti benefici di cui usufruirono ampiamente le popolazioni locali!! I bianchi colonialisti non dovrebbero essere solo deprecati , come va di moda fare fra i bianchi degenerati antirazzisti (afflitti da un perenne e cocente odio verso se stessi che li spinge a tradire e rinnegare le proprie origini) che come sport ideologico passano la vita a criminalizzare e colpevolizzare la propria razza , ma pure perdonati e ringraziati per tutti i favori che hanno fatto!!

    Vi posto la traduzione dell’articolo in italiano , Grazie al mio caro amico Luca che gentilmente l'ha fatta dopo avermi lui stesso segnalato la notizia , eccola qui :

    “Le Blanc ed io stiamo attraversando il 500° km del fiume, quando lui sconvolge le mie idee sulla storia moderna dell'Africa. "Noi dovremmo ridare tutto ai bianchi" dice il capitano della barca. "Anche se tu andassi per 1000 km giù per questo fiume, tu non vedrai un singolo segno di sviluppo. Quando i bianchi ci hanno lasciato, non siamo rimasti dove eravamo. Siamo tornati indietro."
    Le Blanc guadagna il suo sostentamento portando, chi lo paga, per il fiume Congo. Ha 40 anni, ed il suo vero nome è Malu-Ebonga Charles — ha avuto il suo soprannome, i suoi occhi verdi e la sua pelle scura come il miele, da un nonno tedesco che sposò una donna congolese in quello che era allora il Congo belga. Se la sua genealogia non convenzionale gli ha dato una visione unica sul passato coloniale del Congo, è il suo lavoro sul fiume, pilotando tre canoe allacciate insieme con lo spago e montate con motori fuoribordo, che ha fatto la sua opinione sul presente della repubblica democratica del Congo. "Il fiume è l'arteria dell'economia del Congo" mi dice. "Quando i belgi ed i portoghesi erano qui, c'erano fattorie e piantagioni: anacardio, arachidi, gomma, olio di palma... C'erano industrie e fabbriche che davano impiego a 3000/5000 persone. Ma, dal giorno dell'indipendenza, nessun congolese ne ha preso le redini. Le piantagioni sono state abbandonate." Usando un'espressione francese che, letteralmente, significa "per terra," aggiunge: "Ogni cosa qui è par terre."
    E' vero che il nostro viaggio attraverso 643 km di foresta pluviale da dove il fiume Maringa si unisce al fiume Congo a Mbandaka, è stata un'esplorazione del declino. Qui, un rimpirchiatore abbandonato; lì, un piroscafo a ruote incagliatosi e spogliato di varie parti metalliche, fino a diventare uno scheletro arrugginito; diverse fabbriche abbandonate di olio di palma, i loro tetti franati, i loro muri che stanno scomparendo nella foresta che ingloba tutto, i loro giganteschi serbatoi dei magazzini vuoti o sventrati. Le palme ora crescono selvaggie sulle rive dei fiumi e nei villaggi dove passiamo, la gente si veste di cenci, pesce affumicato e carne, e ci assedia con richieste di sale e pepe. Qui non ci sono scuole, nè ospedali, nè elettricità, nè strade. Si può aspettare un anno per le necessità di base ordinate dalla capitale, Kinshasa, a quasi 2,000 km a valle, per farle arrivare infine qui — sempre che arrivino. Ad un certo punto noi passiamo una barca-cargo che ci ha messo 3 mesi per fare la stessa distanza che noi abbiamo coperto in 2 giorni. Noi ci fermiamo nella speranza di comprare un pò di benzina, ma tutto quello che riusciamo ad ottenere sono topi.
    Anche durante la morbida decadenza, viene uno shock a sentire Le Blanc a rimpiangere il colonialismo. La venale lotta razzista degli europei per possedere l'Africa e sfruttare le sue risorse trovò la sua più piena espressione nel Congo. Alla fine del XIX secolo, il re del Belgio Leopoldo fece di questo territorio dell'Africa centrale, largo quanto l'Europa occidentale, il proprio feudo. Da qui, si fece una fortuna in avorio, gomma, caffè, cacao, olio di palma e minerali come oro e diamanti. Ai lavoratori disubbidienti, che lavoravano in una condizione di schiavitù di fatto, venivano tagliate le mani; la crudeltà del dominio belga si basava sull'idea che il Congo e la sua gente erano una risorsa da sfruttare il più efficientemente possibile. La brutalità assente di Leopoldo diede il Là a quelli che lo seguirono nel dominio del Congo — i successivi governi del belgio ed anche il governo indipendente di Mobutu Sese Seko, che ha comandato dal 1965 al 1997 e che, in un terreno pieno di gente, ancora è lo standard per la repressione la corruzione per i despoti africani.
    Le Blanc non pensa molto a questa storia; vive nel presente, in un paese dove l'educazione è un lusso e la morte è dovunque. Circa 45000 persone muoiono ogni giorno nel Congo come risultato del collasso sociale portato dalla guerra civile, secondo uno studio pubblicato in gennaio dalla International Rescue Committee. Si stima che la perdita totale di vite fra il 1998 e l'aprile 2007 si aggiri sui 5,4 milioni. Per molti congolesi come Le Blanc, la difficoltà di oggi oscurano le crudeltà del passato. "Su questo fiume, tutto quello che vedi — le costruzioni, le navi — è stato fatto solamente dai bianchi. Dopo che i bianchi sono partiti, i congolesi non hanno più lavorato. Noi non sappiamo come farlo. Negli ultimi 50 anni, noi siamo semplicemente stati in un periodo di decadenza."
    Fa una pausa. "Loro hanno preso questo paese con la forza," e dice, con più di un tocco di ammirazione. "Se loro tornassero, questa volta gli daremmo il paese gratuitamente.".”

    Degno di rispetto per la sua grande ONESTà INTELLETTUALE é questo congolese Malu-Ebonga Charles!! Sicuramente più sveglio e veritiero di tanti bianchi smidollati e degenerati che si fanno seghe mentali sentendosi stupidamente in colpa e rompendo le scatole additando i cattivi bianchi colonialisti e/o capitalisti come principali responsabili dei mali dell'Africa attuale a causa del passato colonialismo europeo!! Balle e fandonie ideologiche che NON trovano nessuna conferma nei fatti!!
    In realtà proprio il contrario é VERO , ossia che i bianchi portarono sviluppo ed oggi il sottosviluppo é colpa della mancanza di bianchi , e per fortuna é proprio un colorato a dirlo!! ONORE a LUI!!


    Ormai dovrebbe essere quindi EVIDENTE agli occhi di TUTTI coloro che NON sono ciechi la VERA CAUSA del disastro e del degrado africano di oggi : non certo (come favoleggiano i pagliacci egualitaristi cattocomunisti , afflitti da ideologismo inguaribile e negatori della realtà) il presunto sfruttamento operato in passato dal colonialismo europeo - che anzi aveva portato l'Africa ad elevati livelli di civiltà affini agli standard Europei , creando fior di infrastrutture e portando un mucchio di tangibili benefici come ad es. cure mediche alle popolazioni selvagge o semi-selvagge locali che altrimenti da sole non sarebbero mai state in grado di sviluppare niente di duraturo e forse sarebbero giunte sull'orlo dell'estinzione per via di malattie e carestie varie - bensì l'esatto opposto cioé la DECOLONIZZAZIONE!! Oggi l'Africa fa schifo ed é in condizioni pietose perché i colonizzatori bianchi l'hanno lasciata in mano a negri e mulatti incapaci di tenere in piedi quello che gli ex-colonizzatori avevano creato e fatto sviluppare con tanta energia ed intelligenza!!
    I colorati sono stati soltanto capaci di distruggere quel che di buono avevano costruito i bianchi ed ora ne pagano amaramente le conseguenze al punto che si trovano a rimpiangere il periodo del colonialismo europeo!!
    RIFLETTETE su queste INFORMAZIONI e FATTI che vi ho fornito e sui contenuti del MIO approfondito DISCORSO!

    Il colonialismo bianco rimpianto e rivoluto!!
    Saluti! 14/88 - Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 02-03-08 a 21:45
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  3. #3
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    Questi africani negri e mulatti che chiedono agli europei di ritornare in Africa a ricivilizzarla di nuovo forniscono valide testimonianze : le loro parole sono la palese smentita delle scemenze politically correct sul colonialismo e sulla decolonizzazione che vanno tanto di moda presso i fessi bianchi!! Sarà questo il motivo per cui nessuno é intervenuto in questo mio 3d , sta demolendo il cumulo di luoghi comuni di cui sono imbevuti i cattocomunisti che abbondano pure qui sul forum giovani...La realtà é che quando c'erano là i bianchi a comandare quelle popolazioni non morivano di fame come oggi ed é quindi naturale che loro stesse rimpiangano quei tempi auspicando un ritorno del colonialismo bianco!!
    Quel congolese che ha confermato che l'unico periodo di sviluppo e prosperità per l'Africa è stato quando c'erano gli europei a comandare e desidera che gli europei ritornino in Africa , ha detto la VERITà e basta.
    Leggere pure l'intervista a seguire della brava donna Camerunense Miano che fa un'ottima analisi dei mali odierni dell'Africa dicendo esplicitamente che é ora di smetterla di dare la colpa ai bianchi :
    Il colonialismo bianco rimpianto e rivoluto!!

    Da leggere e rileggere questo articolo :

    Come Back, Colonialism, All Is Forgiven - TIME
    “Postcard from The Maringa River
    Come Back, Colonialism, All Is Forgiven By ALEX PERRY"
    "Un appello dall'Africa:Ti prego uomo bianco torna indietro"
    Un appello dall'Africa:Ti prego uomo bianco torna indietro - Politica OnLine Forum
    Africa Addio / Farewell Africa (English Subtitles)
    [VIDEO] Africa Addio - Stormfront White Nationalist Community

    L'articolo é molto chiaro ed esauriente.
    Dopo che i bianchi hanno lasciato l'Africa , solo macerie e miseria.
    Nessuna sorpresa.
    Ad es. si può aggiungere che la linea ferroviaria italiana in Etiopia è stata smantellata dai locali per farne dei bunker, usavano i binari come travi, oggi la guerra è finita MA NON SANNO RICOSTRUIRLA... gli mancano il know how ed i capitali per fare una cosa simile, mi spiego?
    NON sono uguali nelle capacità biologiche e LORO stessi lo sanno.
    Ecco perché sperano che i colonialisti bianchi tornino in Africa , per loro sarebbe il migliore aiuto , l'unica scelta politica realistica da compiere per far sviluppare paesi altrimenti destinati per sempre a restare in miseria , nel caos ed in preda al sottosviluppo oltre che a guerre tribali atroci e a tutto ciò che ha fatto già sprofondare l'Africa nel baratro.
    Africa che , ricordiamolo , fino agli anni '60 (cioé fino al periodo in cui i bianchi colonialisti c'erano ancora prima di venire brutalmente espulsi , cacciati o peggio sterminati , guarda caso...) era autosufficiente in tutto...V. queste valide analisi storiche :


    Politicamente scorretto: L’Africa senza bianchi va peggio di prima
    “Politicamente scorretto: L’Africa senza bianchi va peggio di prima
    venerdì, 20 luglio 2007 L’Africa senza bianchi va peggio di prima
    Sul continente nero... Sorpresa: L’Africa senza bianchi va peggio di prima. Un continente in miseria.
    Ogni volta che si parla di Africa – riflesso condizionato dei media megafoni , come il binomio ebrei-olocausto – si parla della ferocia e dell’avidità dell’uomo bianco , naturalmente solo se europeo, che ha ridotto in miseria il continente nero. Una baggianata che chiunque veramente si interessi alla realtà africana può facilmente smentire.Certo senza il colonialismo probabilmente gli africani sarebbero stati meglio: se si pensa che la vita tribale all’età della pietra, più o meno, possa essere una scelta valida in senso anti moderno.
    Ma se si ha questa convinzione bisognerebbe che tutto il mondo tecnologicamente progredito rinunciasse a mettere i piedi in Africa, missionari e imam compresi, e lasciasse vivere i negri a modo loro. Senza sfruttamenti ma anche senza interventi.
    Il che è semplicemente impossibile: la natura ha orrore del vuoto anche in politica e la debolezza degli africani permette l’invasione degli altri. E il colonialismo europeo è stata forse l’invasione più utile all’Africa perché ha portato anche vantaggi: strade, scuole , ospedali, ferrovie. L’Italia ha speso per le sue (miserrime) colonie molto più di quanto ha sfruttato. Un paese come la Svizzera, che non ha mai avuto colonie, è molto più ricco del Portogallo che pur ha avuto un immenso impero coloniale.
    Oggi in Africa operano cinesi, francesi, britannici ma soprattutto americani. Il sanguinoso commercio di diamanti è invece praticamente tutto in mano agli ebrei, anche se nessuno lo dice.
    Ma soprattutto, dopo 50 anni da che i cattivi colonialisti se ne sono andati l’Africa sta meglio?
    Sicuramente no, anche se , certamente, sarebbe stato meglio che in Africa non fossero mai arrivati.
    Pensiamo al Ghana, che nei giorni scorsi ha celebrato il mezzo secolo di “libertà”
    Dal 1960 ad oggi il divario fra il livello di vita della capitale Accra e Londra è raddoppiato. Andava molto meglio dunque quando c’erano i cattivissimi inglesi. Appena salito al potere il tirannello N’Kruman moltiplicò per 10 la spesa pubblica. Era stato educato da missionari cattolici del tipo che ha infestato la Rhodesia – missionari Betlemiti – appoggiando un bandito come l’attuale Mugabe. Non aveva un’idea di amministrazione ma non aveva nulla da imparare in fatto di demagogia : era un perfetto catto-comunista. Talmente deficiente che qualche anno dopo le donne del Ghana scesero in piazza con cartelli che chiedevano…il ritorno degli inglesi.
    Da allora le cose sono andate sempre peggio. E i festeggiamenti per i cinquant’anni di indipendenza sintetizzano perfettamente il livello catastrofico di questi governi-ciarlatani: le feste dureranno tutto l’anno e costeranno 20 milioni di dollari. Esattamente quanto ricevuto in aiuti umanitari.
    Dell’ex Rhodesia, oggi “Zimbabwe” meglio non parlare: un paese un tempo ricco quando i “missionari di Betlemme” e le sinistre predicavano la rivolta contro il governo bianco , ora è nella miseria più nera, alla fame da anni , gestitito da un tiranno pazzo come Mugabe, un demente come Idi Amin dell’Uganda, Bokassa dell “Impero del centrafrica” , Mobutu del Congo e via con la lista di certi ceffi subumani che sarebbe elogiativo qualificare come tiranni.
    Quando governava il tanto vituperato Jan Smith, che aveva il difetto di essere bianco e anche intelligente, la Rhodesia esportava derrate alimentari in tutto il mondo. Ora dopo le che fattorie sono state strappate ai bianchi e date ai negri c'è la fame nera, nel vero senso della parola. Manca ormai anche la benzina e il paese è al tracollo.
    Prospera solo Mugabe, l'eroe dei cattocomunisti.
    Ma in tutta l’Africa subsahariana, in tutta l’Africa nera, non c’è praticamente un solo paese che funzioni decentemente.”
    Altri validi articoli di analisi storica :
    “Tutta colpa dei bianchi? Ma i misfatti sono neri
    Contro la leggenda nera - Tutta colpa dei bianchi? Ma i misfatti sono neri
    di Geminello Alvi
    Dai soldati bambini della Liberia ai massacri in Ruanda: la violenza in Africa non è soltanto figlia del colonialismo. Il paradosso: partiti gli europei, è ripreso il commercio degli schiavi. Revisioni: un reportage analizza i luoghi comuni terzomondisti.
    [Dal "Corriere della sera", 25 gennaio 2005]
    Articoli di Daniel Roodt :
    archiviostorico.info - Daniel Roodt
    Il libro di Silvio Waldner :
    '+' "


    ESATTO...Proprio così...
    Ultima modifica di Holux; 04-03-08 a 21:59
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    ULTERIORI TESTIMONIANZE a proposito del vecchio colonialismo bianco ma soprattutto sulla situazione dell’Africa decolonizzata odierna...Ecco un'altra persona di colore che - al contrario dei deprecabili bianchi rinnegati che colpevolizzano i propri simili sputando sulla propria razza come fosse la causa di ogni male del mondo - dice cose molto veritiere e sensate , criticando aspramente la vulgata menzognera di chi vorrebbe attribuire ai bianchi colonialisti di ieri e ai bianchi capitalisti di oggi tutte o almeno le principali colpe per il degrado/disastro dell'Africa contemporanea...
    LEGGETE qui quello che afferma la nota scrittice CAMERUNENSE LEONORA MIANO in questa sua intervista a "La REPUBBLICA delle DONNE" (io ho quel numero della rivista originale , trovato in treno mesi fa , ed appena letto ho esultato all'epoca! Mi sono detto : finalmente degli africani di colore onesti ed intelligenti che osano dire la verità prendendosi le proprie responsabilità invece di scaricarle sui cattivi bianchi di turno!) :


    “LÉonora Miano misfatti africani
    INTERVISTA "Finiamola di dare la colpa sempre ai bianchi, agli altri. Dei nostri disastri noi soli siamo i responsabili".
    La 34enne battagliera scrittrice nata in Camerun ha sfidato l'establishment politico-culturale. Non solo del suo Paese di Fabio Gambero”
    L onora Miano misfatti africani | Dmemory
    In Africa, "va di moda dire che i problemi del continente sono sempre colpa degli "altri". Dei bianchi, del colonialismo, delle multinazionali. Io invece vorrei che fossimo finalmente capaci di assumerci le nostre responsabilità, perché di alcuni disastri e orrori africani i responsabili siamo solo noi".
    Léonora Miano, nata in Camerun 34 anni fa e oggi residente a Parigi, non usa giri di parole. È chiara e diretta, come nei suoi libri. Forse poco diplomatica, ma sicuramente efficace:
    "Io non ho paura di denunciare le nostre colpe e responsabilità, ma ciò evidentemente dà fastidio a chi ragiona per stereotipi e luoghi comuni. Dando sempre la colpa agli altri, ci priviamo della possibilità di trasformare una situazione, dato che essa non dipende più da noi. Al contrario, accettando le nostre responsabilità, da un lato siamo costretti a fare i conti con la nostra incapacità di risolvere i problemi, ma dall'altro recuperiamo la nostra possibilità d'intervenire. Siamo liberi di tentare soluzioni alternative. Insomma, io preferisco guardare la realtà in faccia e assumermi le mie responsabilità, dato che solo così avrò la possibilità di un cambiamento". Che poi è l'ottica che la scrittrice ha scelto per i due romanzi, Notte dentro (appena tradotto in italiano da Epoché) e Contours du jour qui vient, che hanno ricevuto premi ed elogi in Francia e all'estero, suscitando però anche reazioni insofferenti per il loro modo crudo e diretto di raccontare l'Africa e le sue contraddizioni. Soprattutto quelle che gli africani vorrebbero a tutti i costi rimuovere. Notte dentro racconta la follia di un gruppo di giovani miliziani, che, in nome di un ritorno alle origini ancestrali dell'Africa precoloniale, costringono gli abitanti di un villaggio a un atto di cannibalismo. Chi racconta il loro delirio e la loro violenza è Ayané, una giovane donna partita diversi anni prima per studiare in Francia e rientrata al villaggio proprio il giorno dell'arrivo dei giovani fanatici. Come Ayané, anche Léonora Miano ha lasciato molti anni fa Douala, dov'è nata in una famiglia borghese (padre farmacista e madre insegnante d'inglese), per studiare letteratura angloamericana in Francia. "Sono un'africana occidentalizzata", racconta, "grazie alla mia famiglia ho avuto subito accesso alla cultura, nella mia casa c'erano molti libri, così io ho iniziato a scrivere poesie e romanzi fin da giovanissima".
    D: Per molti africani, l'Europa è un sogno. Era così anche per lei?
    R: Le famiglie benestanti di Douala mandavano i figli a fare l'università in Francia. Io però ero molto ribelle e politicizzata. Non avevo alcuna intenzione di lasciare il mio Paese. Volevo fare l'università in Camerun, dove allora c'erano molti fermenti. Ero però minorenne e quindi dovetti obbedire alla famiglia. Forse anche per questo, poi, per anni sono rimasta volontariamente lontana dal mio Paese. Grazie alla lontananza ho potuto costruire meglio la mia individualità. In Africa, infatti, è molto difficile essere se stessi. Si è sempre i figli di qualcun altro. L'anonimato europeo mi ha consentito di essere libera, aiutandomi anche a guardare l'Africa con maggior lucidità.
    D: Quando oggi torna in Camerun anche lei si sente straniera come la protagonista del suo romanzo?
    R: No, la mia situazione è diversa. Ayalé non riesce ad accettare la sua identità culturalmente meticcia, io invece mi sono sempre sentita a cavallo di due culture, quella africana e quella francese. In famiglia, noi parlavamo francese. Quindi già allora ero un po' diversa dagli altri. Ho sempre vissuto e accettato la marginalità. Oggi, quando torno, non mi sento molto diversa da allora. Il vero problema è il Camerun, che è cambiato in peggio.
    D: Di cosa parla esattamente?
    R: "Quando ci abitavo, era un Paese in cui si poteva immaginare il proprio futuro, si poteva sperare di farcela grazie al talento e all'impegno. Oggi tutto questo è impossibile, se non si è raccomandati. Il Paese è alla deriva e la corruzione dilaga. Purtroppo è una situazione comune a tutta l'Africa centrale, una regione con moltissime risorse, che potrebbe benissimo essere prospera. Chi è al potere, però, pensa solo ad arricchirsi, disinteressandosi delle popolazioni. La situazione peggiora di anno in anno e la gente sogna soltanto di partire, andare lontano.
    D: Corruzione, guerre, povertà. Lei racconta un'Africa sull'orlo dell'abisso...
    R: La situazione è davvero drammatica, e quel che è ancora più grave è che questi Paesi non hanno alcuna scusa per il loro fallimento. Non è solo colpa di chi detiene il potere. Anche le popolazioni si sono abituate al peggio, accettano e non protestano. Ognuno cerca di cavarsela come può, e sempre individualmente.
    D: È il famoso fatalismo africano?
    R: Non credo si tratti solo di fatalismo. Purtroppo nella nostra cultura il potere spetta a chi non ha paura di usare la forza. Noi stessi, in questo modo, alimentiamo il mito di un potere violento, legittimando le nostre dittature.
    D: Nel suo romanzo, il capo dei ribelli impone un atto di cannibalismo a tutto il villaggio. È per affermare il suo potere?
    R: Sì, inoltre la sua ideologia, un po' confusa, immagina il ritorno a un'Africa mitica e ancestrale attraverso un sacrificio rituale. Oggi purtroppo i conflitti e le violenze che insanguinano il continente fanno riemergere queste pratiche. Le bande armate che spuntano dappertutto depredano i villaggi, arruolano a forza gli adolescenti e inscenano rituali sempre più selvaggi. Il cannibalismo contemporaneo non l'ho inventato io. Diversi rapporti dell'Onu lo denunciano. I bianchi non ne parlano, perché hanno paura di essere accusati di razzismo. E gli africani preferiscono far finta di non sapere. I fatti invece sono noti a tutti, e occorre affrontarli.
    D: Per gli occidentali il cannibalismo è simbolo di un'umanità selvaggia. Col suo romanzo non ha paura di far riemergere antichi fantasmi, pregiudizi?
    R: Non m'interessa ciò che possono immaginare o pensare i bianchi. In passato ci hanno già accusato molte volte d'essere dei selvaggi, non cambia nulla se ce lo ripetono una volta di più. Mi interessa invece sapere che cosa pensano gli africani di queste atrocità, cosa sono pronti a fare per impedire che si ripetano. Le società si riformano dall'interno. Se non ci decidiamo a prendere in mano il nostro destino, non cambierà mai nulla.
    D: L'accusano di essere un'afropessimista. Come risponde?
    R: Nei miei romanzi i carnefici sono africani, ma lo sono anche le vittime. Tacere questi episodi e la sofferenza delle vittime significherebbe farsi complici dei carnefici. E io non voglio esserlo. Inoltre, altri scrittori prima di me hanno denunciato il cannibalismo, da Ahmadou Kourouma a Sony Labou Tansi. Ma forse ha stupito che ad affrontare il problema fosse una donna.
    D: Perché, sui suoi libri, la polemica è stata così violenta?
    R: In Camerun mi hanno accusata di diffondere in Occidente un'immagine negativa dell'Africa. Ancora una volta il problema nasceva dal giudizio degli altri. Ma dobbiamo smetterla di pensare in questo modo. Abbiamo bisogno di assumerci le nostre responsabilità, analizzare da soli i nostri problemi, senza preoccuparci di cosa diranno i bianchi.
    D: È un compito al quale la letteratura può dare un contributo?
    R: "La letteratura è una battaglia contro il male. Ma per vincerlo, occorre innanzitutto guardarlo in faccia, raccontarlo. Molti scrittori africani invece cercano solo il consenso, e non affrontano mai direttamente la realtà. Io sono stufa della letteratura africana fatta di favole e magia. Ne voglio una diretta, concreta. I tempi sono cambiati. Abbiamo bisogno di una parola di verità, dobbiamo guardarci dentro senza paure e senza scuse. Io scrivo per questo."

    Onore anche a lei! Era ora che si osasse dire ciò! Se però in un'intervista fosse stato un bianco ad osare dire qualcosa di simile , sarebbe stato subito bollato con l'epiteto di cattivo razzista suprematista...per fortuna invece l'ha detto una donna di colore e questo ha ancora più valore!
    GENUINE e PREZIOSE TESTIMONIANZE davvero...Non vi resta che leggerle fino in fondo e rifletterci meglio...Poi mi farete sapere chi ha ragione...é talmente palese...

    14/88 - Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 04-03-08 a 22:06
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
    Voi ricordatevi di noi:

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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  5. #5
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    Thumbs up

    Dato che nessuno vuole intervenire né ha scritto nulla per il momento , mi chiedo : ma cosa vi é mai successo?! Come mai nessuno osa attaccarmi in modo sfrontato , stolto e banale come al solito?! Per caso non avete , tanto per NON cambiare , validi argomenti con cui poter controbattere alla verità nuda e cruda da me esplicitata , eh? In tal caso il vostro silenzio é più che giustificato , almeno questa volta evitate le figuracce che di solito fate per negare la realtà...
    SIETE in ASCOLTO , o bianchi degenerati afflitti dall'odio di sé del FORUM?!
    COSA dicono certi pagliacci ANTIRAZZISTI da circo di ciò che ho documentato?!
    Vi é stata UTILE per acculturarvi ed imparare a RAGIONARE , senza i soliti pregiudizi da ignoranti egualitaristi , questa mia salutare opera di INFORMAZIONE? Mi auguro di SI...

    Chiunque sia dotato di raziocinio deve a questo punto tirare da sé le ovvie conclusioni : in Africa si stava meglio quando c’erano i bianchi colonialisti a creare infrastrutture a a far regnare ordine con la propria qualità. Purtroppo il guaio é che gli antirazzisti sono in preda ad un irrazionalismo spinto e ad un masochistico odio di sé che li rende ciechi di fronte alla realtà. Antirazzista intelligente é una contraddizione in termini , uno può si essere intelligente ma malgrado sia antirazzista…
    Che ne DITE? V. anche sotto le mie osservazioni...


    Allora continuo io con l’informazione , la documentazione e la revisione sull’epopea coloniale bianca , ma soprattutto sull’attuale condizione di degrado dei paesi rimasti senza (o con pochi) bianchi che spinge molti locali ad esprimere il desiderio di riaverli indietro di nuovo…Intanto ecco altre notizie varie di CONFERMA a questa REALTà…
    TESTIMONIANZE ed INFORMAZIONI dallo ZIMBABWE e dal SUDAFRICA da parte di altri colorati che rimpiangono l'opera produttiva dei generosi , intelligenti ed efficentissimi farmers bianchi :

    Qui interessanti articoli di Alberizzi , inviato del Corriere della Sera che conosce molto bene quella nazione :
    DOSSIER DI DOCUMENTI SULLO ZIMBABWE
    Altri articoli interessanti sullo Zimbabwe :
    Terni Web - Terniweb - SPECIALI Errore,
    “200.000 torturati durante le ultime elezioni in Zimbabwe”
    P. Piero Gheddo - Robert Mugabe - Zimbabwe - Africa
    Claudio Monici - Robert Mugabe - Zimbabwe - Africa
    “UNA NAZIONE AL DISASTRO Il governo costretto a ringraziare la «nemica» Londra per il sostegno alimentare. Si soffre la fame nello Zimbabwe degli «espropri» Robert Mugabe ha cavalcato il programma "demagogico"
    della «terra ai neri», ma oggi un quarto della popolazione dipende dalle agenzie umanitarie internazionali e si deve importare grano perfino dal poverissimo Malawi.
    Dal nostro inviato ad Harare, Claudio Monici ("Avvenire", 13/11/’07)
    John-John, il lustrascarpe che passa la giornata seduto su una cassetta di legno con la schiena piegata in due, borbotta a denti stretti continuando a ripetere: «Stiamo attenti». Gli è facile distinguere le persone, ne ha tanti di clienti, e capisce subito che un bianco che non va in giro con la valigetta di pelle e non torna dalle cascate Vittoria è un visitatore "speciale". Gli piace ricordare quando lavorava per i "settlers", i bianchi inglesi proprietari di fattorie. Si divertiva a condurre il trattore, ma «era più bello – racconta – quando cominciava la stagione della raccolta del granturco. Eravamo felici. Mangiavamo tutti».«Il leone è vecchio, ma ostinato come un bufalo e ci porterà allo sfascio totale – osa poi – . Al "comrade Mugabe" abbiamo creduti in tanti, ma se mi guardo attorno vedo solo una cosa: sono diventato un uomo libero, con la pancia vuota. Sarei disposto a restituirla, questa libertà, in cambio di un pezzo di pane profumato e sicuro». (…) La crisi economica, alimentata dallo sfacelo conseguente all’esproprio degli 8 milioni di ettari di terreni agricoli di proprietà delle famiglie di "farmer" bianchi, «rischia di diventare eterna», sentenzia il lustrascarpe con un sorriso di scherno. Di quei 4.500 coltivatori bianchi allo scoccare del nuovo millennio, ne rimangono oggi meno di 350.
    Circa una quindicina sono stati uccisi a botte o con armi da fuoco, con loro almeno quaranta lavoranti. Massacrati durante i violenti assalti delle bande "aizzate" da Mugabe per le espropriazioni: «Restituire le terre ai neri». (…)Il programma delle confische continua. Ad accompagnare le notifiche scritte, le minacce telefoniche di arresto immediato da parte della polizia, se «i "farmer" fanno resistenza e non lasciano tutto subito». Dei dodici proprietari italiani di 21 aziende agricole, solo cinque mantengono ancora il possesso, uno il controllo parziale, per tutti gli altri c’è stata la confisca. Non si può che constatare il risultato fallimentare nel comparto agricolo. I nuovi gestori, subentrati nelle grandi aziende, sono in gran parte ufficiali dell’esercito, agenti della polizia segreta e parenti di Mugabe. Senza alcuna nozione di agricoltura. Un settore che oggi viene sfruttato per meno del 60% delle sue potenzialità. Tanto che lo Zimbabwe in questi sette anni ha dovuto combattere più d’una battaglia contro l’emergenza alimentare. E così un quarto della popolazione, su circa 13 milioni di abitanti, ha bisogno dell’assistenza alimentare fornita dalle agenzie umanitarie internazionali. E a confermare la gravità della situazione è lo stesso Ministro dell’Agricoltura, Rugare Gumbo: «Importeremo granoturco dai Paesi a noi vicini per fronteggiare la scarsità di cibo».
    Si tratta del granturco prodotto dagli ex "farmer" dello Zimbabwe che hanno trovato ospitalità tra il Mozambico, il Botswana e il Sudafrica. (...) Se serve un’altra conferma che la fame assedia lo Zimbabwe, fino a pochi anni fa considerato il granaio d’Africa, la si trova nel fatto che il Paese di Mugabe è costretto a importare il granoturco perfino dal Malawi, il Paese più povero del Continente.”

    Ecco che anche nell’ex-Rhodesia i colorati rimpiangono i farmers bianchi (I quali spesso con il colonialismo NON c’entravano , erano semplici agricoltori giunti dopo) che davano da mangiare a tutti col proprio duro lavoro produttivo e la propria intelligenza creativa!! Alla cosiddetta libertà preferirebbero poter aver da mangiare!! E grazie ai bianchi che li mantenevano prima vivevano bene!! Ah , la vecchia Rhodesia era ben altra cosa , altra qualità antropologica...Segue...
    Ultima modifica di Holux; 09-03-08 a 00:09
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  6. #6
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    E veniamo al Sudafrica (altro caso particolare , dato che i Boeri NON erano colonialisti ma pionieri che si insediarono in zone pressoché disabitate , ma che comunque fa riflettere) : oltre a tutti i crimini brutali ai limiti del genocidio compiuti contro i boeri tramite una vera e propria CACCIA al BIANCO (da me documentati nel mio 3d apposito aperto tempo fa nella sezione Lega Nord di Giovani) , ecco queste testimonianze di negri maltrattati dai propri simili al governo e da gente comune , ben peggio di come i bianchi potessero trattare loro durante l’apartheid (che infatti oggi viene rimpianto da molti , sia bianchi che di colore!!) :

    Storie di pelle
    “Si chiama xenofobia e, irrefrenabile, si sta impadronendo dei sudafricani neri, che pure dovrebbero essere grati a chi viene da paesi che hanno sofferto, e non poco, per appoggiare l'Anc nella sua lotta contro l'apartheid. Ma non è così: la memoria storica dell'aiuto ricevuto è cancellata dalla sindrome dell'invasione: sono milioni - cinque, o forse sei, nessuno lo sa - gli immigrati africani, in gran parte illegali, che, con l'arrivo della democrazia, hanno varcato il Limpopo, il fiume che divide a nord il Sudafrica dal resto dell'Africa. L'effetto è un nuovo razzismo, questa volta all'interno della stessa razza nera. (...) George è mozambicano e vive a "Maputo". Non la capitale del suo paese, ma lo squatter camp (bidonville) all'estrema periferia di Johannesburg e che prende il nome dalle decine di migliaia di mozambicani che lì trovano rifugio. Lui, come tutti gli altri, è venuto a cercare fortuna qui perché il suo paese, che pure sta riemergendo dal buio in cui l'hanno cacciato vent'anni di guerra civile e un socialismo reale demenziale, rimane uno dei più poveri al mondo. "Ti si rivolgono in "tsotsi" (il dialetto delle township, ndr) " dice George, raccontando come i locali insospettiti dal diverso tratto somatico cercano di scoprire se quello di fronte a loro è uno straniero. "Se non capisci e non rispondi sei nei guai. A quel punto se ti va bene ti spogliano di tutto, se va male ti accoltellano".
    Fratelli di razza
    Ma la xenofobia non è prerogativa dei teppisti delle township. Thulo (non è il suo vero nome) del Congo, maglietta sgualcita e un paio di jeans, da due ore in fila davanti al Dipartimento degli Home Affairs (l'equivalente del nostro Ministero degli Interni) a Johannesburg, ne ha anche per il Sudafrica ufficiale:
    "Conosco le storie di come gli africani vengono trattati dai bianchi nei paesi europei, ma ti garantisco, è niente rispetto a quello che subiamo qui". I compagni di fila si affrettano a confermare, e raccontano delle botte della polizia, dell'impossibilità di sporgere denuncia per i torti subiti, della continua perdita dei documenti da parte degli uffici preposti alla regolarizzazione.
    Punti di vista di disperati per i quali la vita è difficile dovunque? Non sembra, almeno ascoltando il Professor Ade Ogunrinade, vice-rettore dell'Università di Wits a Johannesburg e nigeriano. Decisamente uno dell'élite nera venuta da fuori: "È triste dirlo, ma la gente con me è rude non solo perché sono straniero ma perché sono nero". E a essere rudi sono soprattutto i fratelli di razza. "Un bianco, se sei capace nel tuo lavoro, ti rispetta per quello che sei", dice un altro accademico dell'Africa Occidentale, qui da 15 anni e che chiede l'anonimato, "un nero locale no, ti farà capire che comunque non sei gradito né lo è il tuo lavoro. Ti viene costantemente ricordato che non sei uno di loro".
    V. articolo di Michele Farina :
    “CORRIERE DELLA SERA mercoledì, 1 giugno, 2005 EMIGRAZIONE LO SPOT DEL SUDAFRICA : “BIANCHI , TORNATE A CASA” Campagna pubblicitaria per richiamare i 250 mila andati in esilio nel dopo apartheid: « C' è bisogno di voi »
    Euro-Holocaust
    Politica OnLine Forum - Guarda post singolo - Sud Africa 1994 - 2004: 10 anni dalla fine dell'apartheid
    CORRIERE della SERA. SUDAFRICA , QUELLA PERVERSA NOSTALGIA DI APARTHEID.
    Nostalgia dell'apartheid, ma davvero? E non in qualche risacca di bianchi privilegiati e conservatori, ma proprio fra chi fino a pochi anni fa non aveva diritti civili perché era del colore sbagliato. All'altro capo del mondo sì che i sondaggi sono utili: quello divulgato dall'istituto Afrobarometer riesce a sbalordire. In Sudafrica un nero su cinque pensa che si stava meglio quando si stava peggio. Sei sudafricani su dieci sono convinti che il regime caduto nel 1994 governava meglio dell'African National Congress ora al potere, il quale se ne infischia dei bisogni della gente per nove intervistati su dieci. Un'élite corrotta e inefficiente, nessuna vera alternativa politica, violenza e miseria (...) la disoccupazione è al 40% fra i sudafricani neri, ogni mese viene tagliata l'elettricità a 40mila famiglie, in centomila si sono ammalati di colera perché gli è stata interrotta la fornitura di acqua corrente. (...) a parlare sono le persone, i nuovi poveri di tutte le razze e di tutti i colori nelle townships del Sudafrica dichiarato «liberato» dall'opinione pubblica progressista mondiale. (...) Giovanna Zucconi ”
    V. pure QUI :
    Professione gangster
    "Dalle prime elezioni democratiche, nel 1994, il Sudafrica ha visto la fine dell'era dell'apartheid e ha abbracciato un sistema governativo più aperto sotto l'Africa national congress (Anc), prima con l'icona mondiale Nelson Mandela e ora con il presidente Thabo Mbeki. Ma dopo aver puntato unicamente all'incremento del commercio e a una politica aperta alle relazioni internazionali, il nuovo governo dell'Anc deve ora far fronte alla drammatica realtà interna, con la dilagante povertà, l'alto tasso di sieropositivi, la presenza di bande di strada e l'abuso di droghe tra i giovani. Una dimostrazione del fallimento dell'Anc nel definire soluzioni politiche efficaci e nel coinvolgere la maggioranza della popolazione.
    Secondo uno studio del South Africa police service (Saps), esistono circa 150 gang solo nel Western Cape e i presunti adepti sono più di 120 mila. Mitchells Plain, Hanover Park, Heideveld, Maneberg, Bishop Lavis ed Elsies River sono i quartieri più caldi dell'area di Cape Town, dove i ragazzi entrano in contatto con il mondo delle gang. (...)
    Nostalgia dell'apartheid
    Di certo il sistema ipercapitalista del Sudafrica post-apartheid ha incrementato il senso di esclusione dei giovani. Serk, uno spacciatore dell'area di Heidevald, ci spiega: «Durante l'apartheid, almeno, venivamo considerati subito dopo i bianchi. Ora invece con la politica del Black economic empowerment (Rafforzamento economico dei neri, ndr) non riceviamo né incentivi né aiuti, nulla. "

    Questo dovrebbe farvi capire quanto negri e mulatti se la passino bene senza i bianchi…al punto da rimpiangere e rivolere i bianchi che li trattavano molto più dignitosamente!!
    Ultima modifica di Holux; 08-03-08 a 23:51
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  7. #7
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    A questo punto bisogna RIFLETTERE davvero e GRADIREI VOSTRI INTERVENTI...
    Nell'attesa traggo altre conclusioni con l'aiuto di attendibili fonti storiche...


    Alla luce di quanto ho ben documentato sopra , con informazioni e testimonianze precise e preziose , possiamo cercare di fare un ONESTO e SERIO bilancio sul passato colonialismo bianco…Vi trascrivo alcune parti di articoli apparsi negli anni ’60 sulla famosa rivista “STORIA ILLUSTRATA” e che io possiedo , giusto per farvi rendere conto di come le analisi storiche siano fatte seriamente e senza preconcetti , mostrando non solo il lato negativo del colonialismo bianco con le varie violenze nei confrontio dei popoli di colore , ma pure i risvolti positivi con la lunga serie di benefici portati in loco.

    “I futuri manuali di storia dedicheranno certamente al nostro tempo un capitolo intitolato : il tramonto del colonialismo. Ma è un capitolo che siamo già in grado di scrivere noi contemporanei che viviamo le vicende drammatiche della ritirata generale dei paesi di civiltà occidentale dai loro domini coloniali , noi che vediamo giorno per giorno l’emancipazione e l’avanzata dei popoli di colore e la loro presenza talvolta violenta ed immatura alla ribalta della politica mondiale. Ci troviamo di fronte ad un processo storico nella sua fase finale e irreversibile. Ed è proprio per questa ragione che il colonialismo può attirare l’attenzione degli storici e di una rivista di Storia come la nostra : cioè , si può cominciare a discuterne con obiettività e a redigerne il bilancio. Ma soprattutto ci preme cercare di rispondere ad una domanda : il colonialismo , questa dominazione dei popoli di civiltà primitiva da parte di popoli di civiltà superiore , è stato solo violentazione e sfruttamento , contatto sterile , fatto di odio e prepotenza , oppure anche un fenomeno più complesso e fecondo , una trasmissione di civiltà da un popolo ad un altro? (…) La serie di articoli che elenchiamo qui di seguito ci narrerà appunto le principali vicende del colonialismo moderno nei loro momenti meno nobili , come nei loro risultati più positivi di incivilimento e di elevazione di popoli coloniali.” - Gennaio 1962 di “Storia illustrata” , p.17.

    L’articolo di questo numero , con in copertina il centenario della guerra di secessione americana a cui é dedicato il ricordo di questo numero speciale , parla proprio del Congo belga. É intitolato : “La ‘belle epoque’ del colonialismo : Leopoldo II e il Congo.” ed é scritto da Sergio Borelli.
    É molto interessante , lungo alcune pagine e con varie immagini dell’epoca. Nel numero di dicembre 1960 , quindi 1 anni circa prima di questo , si era però già parlato del Congo , con un articolo ancora più interessante che già metteva in luce il disastro verso cui si stava incamminando il Congo in seguito alla decolonizzazione…Si denunciavano le brutali violenze contro i bianchi e le sanguinose lotte tribali già iniziate.
    Insomma , già allora ci si rendeva conto , da parte di storici seri , quali danni avrebbe provocato questo fenomeno in atto.
    Ecco alcune parti che vi cito dall’articolo di un noto fotoreporter ed inviato speciale in Congo all’epoca dei fatti negli anni ’60 , sempre dal numero sopra detto di “Storia illustrata” :

    “Conrad diceva che il Congo ha il cuore di tenebra. Davanti ala acquiscente debolezza dei Belgi , la tenebrosa innata ferocia di tanti negri é esplosa con violenza. Nella pacifica colonia delle compagnie finanziarie belghe , coloni ed ingegneri vennero fatti a pezzi , suore e fanciulle vennero violentate anche con la baionetta da soldati ubriachi.
    Nel Mianema , paesi d’antropofaghi , si sono verificati casi di antropofagia.
    Tra l’altro perché la rapida disintegrazione del paese ha portato 13 milioni di uomini , eccitati all’odio e alla violenza dai leaders e dalle tribù , alle soglie della fame. La patina di ordine e di civica convivenza , ottenuta dai belgi in 80 anni , é scomparsa in pochi giorni di anarchia. (…) Il Congo si é svelato in pochi mesi. É un enorme paese popolato da tribù sempre nemiche fra loro , privo dei quadri necessari ad affrontare l’autogoverno. (…).”. – Federico Patellani

    In pratica , già allora si era capito l’andazzo generale ed oggi si nota come queste parole si siano confermate esatte , come la decolonizzazione abbia rovinato del tutto paesi un tempo civili sotto i bianchi…A chi volesse tirare in ballo il traffico degli schiavi esercitato da certi mercanti europei in passato (ma da ebrei ed arabi in misura molto maggiore…) , oltre a quanto ho scritto nella sezione storia sugli Usa , indico questo articolo sul mea culpa di un altro colorato onesto :

    “I NERI CHIEDONO PERDONO DELLO SCHIAVISMO "E' molto facile dire che è stata tutta colpa dei bianchi. Ma la responsabilità è anche nostra. A nome del presidente Mattieu Ke’re’Kou, del popolo del Benin e dell’Africa, io sono venuto qui a chiedervi scusa per quello che noi sappiamo essere successo: i nostri avi erano coinvolti in questo orrido, terribile commercio". Così parlò Cyrille Oguin, ambasciatore negli Stati Uniti di una stretta striscia di terra che affaccia sul Golfo di Guinea, fra il Togo e la Nigeria, davanti a un pubblico composto da discendenti di schiavi, la settimana scorsa, nell’aula magna della Louisiana Southern University, a Baton Rouge. Le sue parole sono state uno schiaffo per gli apologeti del politicamente corretto e i fautori di quella "cultura del piagnisteo" così intelligentemente sbeffeggiata da Robert Hughes in un saggio pubblicato in Italia da Adelphi. Nella tratta dei neri, i bianchi, erano "solo" quelli che compravano la merce nei porti lungo la costa atlantica. Arabi erano (quasi sempre) i grossisti che vendevano e "fratelli neri" erano quelli che procuravano la materia prima, attraverso guerre tribali il cui scopo non era conquistare terre ma fare il più grande numero possibile di prigionieri. è un argomento ancora tabù per chi affronta il problema dei tragici rapporti fra Europa e Africa al riparo di comodi (e logori) luoghi comuni. Ed è significativo che sia proprio uno fra i maggiori centri di smistamento di schiavi, poi diventato stato con il nome di Benin, a farsi carico di una tanto poco ortodossa quanto benvenuta rilettura della storia. Nel 1999, convinto che la comunità afro-americana sia ancora oggi dominata dal risentimento o quantomeno dall’indifferenza verso l’Africa, Ke’re’kou lanciò l’idea della "riconciliazione" fra le nazioni che preparavano il carico delle navi negriere e i discendenti di coloro che le riempivano. Usò per primo la figura biblica di Giuseppe, venduto come schiavo dai suoi fratelli per poi diventare un personaggio potente in Egitto, al quale loro stessi si rivolsero per chiedere aiuto. Adesso, quello è diventato il parallelo che l’ambasciatore Oguin cerca di "vendere" alle platee di afro-americani: "Voi siete i Giuseppe contemporanei e c’è molto che potete fare per noi, molto che noi possiamo imparare da voi". L’iniziativa ha una dirompente portata simbolica (oltre a un più prosaico obiettivo: mobilitare in qualsiasi modo l’afflusso di capitali necessari allo sviluppo". Forse è anche il primo passo verso un atteggiamento meno pietistico e, insieme, paternalistico nella formazione del giudizio sulle vicende africane. Ma soprattutto non è accademica: lo schiavismo non è relegato nei libri di storia, non è un capitolo chiuso, esiste ancora nella stessa africa occidentale. In Mauritania i neri sono cittadini di seconda classe dal IX secolo, quando i nomadi arabi scesero sotto il Sahara e sottomisero le popolazioni indigene. Vent’anni fa la schiavitù venne ufficialmente abolita ma, secondo Amnesty International, è a tutt’oggi una pratica corrente [...] Noi, i caucasici, abbiamo molte colpe. Ma non tutte. (L.Vaccari, Sette-Corriere della Sera, n. 28)”

    Inoltre ricordo che la schiavitù in Africa fu abolita proprio dai colonialisti bianchi e che oggi senza i bianchi continua ad essere praticata dai locali di colore!!

    Consiglio di leggere sul tema questo valido libro che ho sfogliato in libreria nelle sue parti essenziali , trovandolo molto interessante :
    “IL SINGHIOZZO DELL'UOMO BIANCO - Bruckner Pascal - Guanda”
    Il singhiozzo dell'uomo bianco - Libro - Bruckner Pascal - Editore Guanda

    Pur non essendo stato scritto da un razzista , anzi proprio il contrario , smonta la propaganda terzomondista che attribuisce al colonialismo bianco la colpa del degrado africano e dei popoli di colore e fa capire come sia stupido l’odio di sé dei terzomondisti che colpevolizzano i bianchi a priori.
    V. anche qui , valide considerazioni ulteriori :

    Contro la leggenda nera - Tutta colpa dei bianchi? Ma i misfatti sono neri
    La leggenda di Kunta Kinte e della schiavitu' dei negri
    PoliticaOnThe.Net :: Leggi argomento - La leggenda di Kunta Kinte e della schiavitu' dei negri
    Società multirazziale:il singhiozzo dell'uomo bianco
    http://nanneddumeu.giovani.it/diari/...mo_bianco.html

    Qual'é l'INSEGNAMENTO che si può trarre da tutta questa INFORMAZIONE?
    Ve lo dico IO : BASTA SENSI di COLPA quindi , I bianchi non hanno nulla di cui pentirsi (tranne della propria fesseria ideologica egualitarista che oggi li contagia!!) e dovrebbero solo essere ringraziati per aver provato ad aiutare dei selvaggi a diventare civili e ricevere scuse per la criminalizzazione subita , BIANCHI SVEGLIATEVI! ORA!
    Bene , qualcuno vuole ordunque COMMENTARE questo 3d? Aspetto con ansia…A VOI la PAROLA…

    14/88 – Holuxar
    Ultima modifica di Holux; 09-03-08 a 00:14
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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  8. #8
    semi god
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    Tanto, Olucsar, se intervengo finisce che litighiamo, perché ho come la sensazione che tenderei a considerare le cose che dici come [inserire sinonimo elegante di "cazzate"]... E litigare qui non è bello, giacché ora sono moderatore di questa sezione .

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