Sulla questione libica la politica ha sbagliato.
Dapprima una tardiva presa di posizione rappresentata bene dalle parole di Berlusconi "non distirbare Gheddafi..."
Poi, prematuramente, il nostro Governo ha iniziato a trattare Gheddafi come fosse ormai l'ex Rais libico, dando per scontato (e qui, facendosi illudere dai faziosi servizi di Al Jazira) che il successo dei ribelli di Bengasi.
Purtroppo, ora, le bene armate truppe del regime stanno spazzando via e, purtroppo, schiacciando nel sangue, le speranze di chi aveva lottato per la democrazia.
L'Italia non può restare alla finestra. La vittoria di Gheddafi è per noi, oltre che per il popolo libico, inaccettabile e pericolosa. Gheddafi vincitore significa un nemico alle porte, la ripresa dell'immigrazione clandestina senza controllo, l'insicurezza dei nostri approvvigionamenti energetici e danni incalcolabili alla nostra economia. Non solo perchè enormi affari verrebbero bloccati, ma anche perchè il Nemico è azionista importante di imprese chiave per la nostra economia.
Il nostro Paese, per la vicinanza geografica e per gli interessi strategici in Libia non può più aspettare alla porta per farsi amico il vincitore (che sarà l'impresentabile Gheddafi), ma deve guidare il cambiamento.
Giacchè il nostro esercito DEVE difendere gli interessi nazionali, io MI INDIGNO e MI INCAZZO nel sapere che migliaia di uomini sono sui monti Afghani a costruire, con poche speranze di vittoria, il destino di un Paese lontano la cui storia non si è pressochè mai incrociata con la nostra e NESSUNO è e sarà in LIBIA dove sono in gioco, oltre alla democrazia, gli INTERESSI STRATEGICI DEL NOSTRO PAESE.
La Francia ha annuciato la possibilità di inviare un contingente. Ovviamente questo non perchè ha a cuore la democrazia in Libia ma per scalzare l'Italia dal ruolo di partner privilegiato di Tripoli. Noi dobbiamo anticiparli.
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