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    Predefinito LO STATO RAZZISTA E TERRORISTA DI ISRAELE (Testimonianze di nobel, Ebrei e alti)

    Testimonianze di nobel per la pace e non, sul razzismo ed il terrorismo attuato da israele verso i palestinesi.
    Riporto anche frasi di eroici ebrei (tra cui vittime dell' Olocausto) schifati dall' uso strumentale che israele fa di quella Tragedia per agire impunemente e continuar a fare stragi ed occupare territori palestinesi.

    UN IMMENSO GRAZIE A TUTTI I SITI ED I BLOG DAI QUALI HO POTUTO COPIARE ED INCOLLARE QUESTI PREZIOSISSIMI DOCUMENTI

    Un articolo di Jimmy Carter (ex presidente USA e nobel per la pace) sui palestinesi: un crimine contro i diritti umani

    di Jimmy Carter – 12/05/2008

    Il mondo sta assistendo a un terribile crimine contro i diritti umani a Gaza, dove un milione e mezzo di esseri umani vengono tenuti prigionieri senza quasi nessun accesso al mondo esterno. E’ un’intera popolazione a essere brutalmente punita.
    Questo macroscopico maltrattamento dei palestinesi di Gaza è stato drammaticamente intensificato da Israele, con l’aiuto degli Stati Uniti, dopo che i rappresentanti politici di Hamas avevano conquistato, nel 2006, la maggioranza dei seggi nel parlamento dell’Autorità Palestinese. Quelle elezioni vennero unanimemente giudicate eque e oneste da tutti gli osservatori internazionali.
    Israele e gli Stati Uniti hanno rifiutato di accettare il diritto dei palestinesi a formare un governo di unità nazionale con Hamas e Fatah e ora, dopo una lotta intestina, è solo Hamas che controlla Gaza. Quarantuno dei quarantatre candidati vittoriosi di Hamas che vivevano in Cisgiordania sono stati imprigionati da Israele, più altri dieci che avevano assunto incarichi nel governo di coalizione dalla breve vita.
    A prescindere dalle valutazioni personali sulla lotta intestina tra Fatah e Hamas all’interno della Palestina occupata, dobbiamo ricordare che le sanzioni economiche e le restrizioni sul rifornimento di acqua, cibo, elettricità e carburante stanno provocando sofferenze estreme tra la popolazione innocente di Gaza, di cui un milione circa è costituita da profughi.
    Le bombe e i missili israeliani colpiscono la zona regolarmente, provocando un alto numero di vittime sia tra i militanti che tra le donne e i bambini innocenti. Prima dell’uccisione, di cui si è molto parlato, di una donna e dei suoi quattro bambini la scorsa settimana, questa situazione era stata illustrata da un rapporto di B’Tselem, la principale organizzazione israeliana per i diritti umani, secondo la quale sono stati uccisi 106 palestinesi tra il 27 Febbraio e il 3 Marzo. Cinquantaquattro di essi erano civili, e 25 avevano meno di 18 anni.

    Nel corso di un recente viaggio in Medio Oriente, ho cercato di acquisire una migliore conoscenza della crisi. Una delle mie visite è stata a Sderot, una comunità di circa 20.000 persone nel Sud d’Israele, frequentemente colpita dai razzi lanciati dalla vicina Gaza. Ho condannato tali attacchi come abominevoli atti di terrorismo, poiché la maggior parte delle 13 vittime – negli ultimi 7 anni – erano non-combattenti.
    In seguito, mi sono incontrato con alcuni capi di Hamas – una delegazione proveniente da Gaza e i vertici dell’organizzazione residenti a Damasco. Ho espresso loro la medesima condanna, e li ho spronati a dichiarare un cessate-il-fuoco unilaterale, o a concordare con Israele un accordo reciproco per far cessare ogni azione militare all’interno o nei pressi di Gaza per un lungo periodo.
    Mi hanno risposto che in passato un tale passo da parte loro non è stato ricambiato, e mi hanno ricordato che Hamas aveva a suo tempo insistito per un cessate-il-fuoco in tutta la Palestina, incluse Gaza e la Cisgiordania, proposta rifiutata da Israele. Dopodiché Hamas inoltrò una proposta pubblica di cessate-il-fuoco reciproco limitato alla sola Gaza, anch’essa respinta da Israele.
    Vi sono argomenti appassionati, espressi da entrambe le parti, sulle colpe per la mancanza di pace in Terra Santa. Israele ha occupato e colonizzato la Cisgiordania palestinese, la cui estensione equivale a circa un quarto della nazione israeliana. Alcune fazioni religiose israeliane rivendicano un diritto alla terra su entrambe le rive del Giordano, altre ancora sostengono che i loro 205 insediamenti - per complessive 500.000 persone – sono necessari per la “sicurezza”.
    Tutte le nazioni arabe hanno acconsentito a riconoscere Israele senza riserve se essa accetterà le risoluzioni-chiave delle Nazioni Unite [che la riguardano]. Hamas ha accettato ogni accordo di pace tra il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, e il primo ministro israeliano Ehud Olmert, purché venga sottoposto all’approvazione di un referendum da parte del popolo palestinese.
    In questo c’è una promessa di progresso ma, nonostante la breve fanfara e le dichiarazioni ottimiste della conferenza di pace lo scorso Novembre a Annapolis, il processo di pace è regredito. Sono state annunciate 90.000 nuove unità abitative israeliane nei territori occupati; il numero dei blocchi stradali dentro la Cisgiordania è aumentato; e lo strangolamento di Gaza è stato rafforzato.
    E’ normale che altri leader si rimettano alla volontà degli Stati Uniti quando i negoziati di pace sono cruciali, ma il mondo non può rimanere passivo mentre gli innocenti vengono trattati in modo crudele. E’ tempo che le voci forti in Europa, negli Stati Uniti, in Israele e altrove parlino senza paura e condannino la tragedia umanitaria che ha colpito il popolo palestinese.
    Ultima modifica di manuelkaulitz; 02-09-09 a 14:11

  2. #2
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    Israele? Razzista come il vecchio Sud Africa. Intervista a Haidar Eid
    By fahrenheit451

    di Anna Weekes (a cura di) – 20/03/2008
    Quella che segue è un’intervista di Anna Weekes con Haidar Eid, professore associato nel Dipartimento di Letteratura Inglese dell’Università di Al-Aqsa, nella Striscia di Gaza.

    Anna Weekes: Qual è la situazione corrente nella Striscia di Gaza?

    Haidar Eid: Non si può parlare della situazione nel ghetto di Gaza senza sentirsi scoraggiati. Quello che sta accadendo qui è un lento genocidio che avviene davanti agli occhi di un mondo assai indifferente.

    L’assedio di Gaza e la punizione collettiva illegale e continuativa dei suoi residenti da parte di Israele ha provocato l’aumento vertiginoso dei prezzi dei viveri. Molti generi alimentari, medicine e altri beni, come il materiale da costruzione, non sono più disponibili. Non ci sono più scorte disponibili per 91 farmaci. Gli ospedali denunciano la mancanza totale di farmaci pediatrici, di antibiotici, di farmaci per le malattie croniche, di farmaci anticancro, di una gamma di farmaci per la dialisi renale e per la soluzione di glucosio IV. Inoltre, c’è carenza di macchinari per la dialisi renale. C’è un aumento della diarrea tra i bambini e c’è la possibilità di insorgenze di febbri tifoidi e di epatiti se il blocco non viene tolto. E la chiusura dei valichi di confine ha provocato la morte di dozzine di palestinesi che avevano urgente bisogno di cure, inclusi alcuni malati terminali di cancro, cui è stato negato l’ingresso in Israele o in Egitto da parte dello Shin Bet [il servizio segreto israeliano]. E’ stato anche negato l’accesso a dozzine di altri malati negli ospedali di Israele, dell’Egitto, della Giordania e della Cisgiordania. Trentotto di loro, bambini inclusi, sono morti nelle ultime due settimane. Mille di questi malati stanno per morire!

    Il carburante sta diventando raro e costoso. La chiusura delle fabbriche ha provocato la perdita di più di 80.000 posti di lavoro. Non c’è bisogno di dire che nel frattempo, le forze di occupazione israeliane continuano a bombardare e ad attaccare Gaza, uccidendo i palestinesi, principalmente bambini e civili, in modo indiscriminato.

    AW: E’ ancora possibile la soluzione dei due stati?

    HE: No. Permettetemi di ricordarvi la risoluzione adottata dal Convegno Mondiale Contro il Razzismo (WCAR) del Forum delle associazioni non-governative tenutosi a Durban, in Sud Africa, nel Settembre del 2001. Essa afferma chiaramente che “Israele [è] uno stato razzista e di apartheid, in cui il marchio dell’apartheid – in quanto crimine contro l’umanità – è stato caratterizzato da separazione e segregazione, espropriazione e accesso ristretto alla terra, snazionalizzazione, “bantustanizzazione”, e atti disumani”.

    La costituzione di uno stato palestinese indipendente e sovrano all’interno dei confini del 1967 è impraticabile. Un sistema tipo Bantustan non garantisce una pace globale. Non l’ha garantita nel Sud Africa dell’apartheid. Ironicamente, perciò, quello cui gli accordi di Oslo (firmati nel 1993 fra Israele e l’OLP) hanno condotto è una situazione che non venne prevista dai firmatari [Nota del traduttore: in realtà almeno gli israeliani la previdero benissimo!], vale a dire l’impossibilità di costituire uno stato palestinese indipendente e sovrano sul 22% della Palestina storica. Israele ha già creato sul campo una nuova realtà annettendo Gerusalemme e dichiarandola capitale eterna dello stato ebraico. In tal modo non sarà la capitale di un futuro stato palestinese. Il numero dei coloni ebrei in Cisgiordania è aumentato fino a raggiungere la cifra di oltre mezzo milione. E il Muro dell’apartheid, costruito da Israele nella Cisgiordania, ha rubato tra il 20 e il 30% della Cisgiordania, portando a un aumento delle strade in Cisgiordania riservate ai soli ebrei.

    La costituzione di uno stato palestinese indipendente e sovrano non è menzionata in nessuna delle clausole dell’accordo di Oslo. La definizione di questa questione venne affidata all’equilibrio delle forze nella regione. Quest’equilibrio è a favore di Israele.

    In ogni caso, la costituzione di uno stato palestinese non risolverebbe la questione palestinese. Non affronterebbe [il problema dei] sei milioni di profughi dispersi in tutto il mondo; né affronterebbe la questione del razzismo esercitato da Israele contro il milione e 300 mila palestinesi che vivono in Israele e che vengono trattati come cittadini di terza classe.

    AW: Quali mosse stanno facendo i palestinesi per perorare la causa di un solo stato?

    HE: Un gruppo di attivisti palestinesi, di varia provenienza, si sono associati per promuovere la pace insieme alla giustizia in Medio Oriente attraverso la costituzione di un Gruppo a favore di uno Stato Democratico. Crediamo che la soluzione di un solo stato sia la sola scelta praticabile che garantisca la pace globale in Medio Oriente. Crediamo fortemente che la costituzione di uno stato democratico e secolare nella Palestina storica per tutti i suoi cittadini indipendentemente dalla religione, dalla razza o dal sesso – dopo il ritorno dei profughi palestinesi – sia la soluzione del conflitto in Medio Oriente. Questo è esattamente quello che è successo in Sud Africa e in Irlanda. Non l’esclusivismo basato sull’appartenenza etnico-religiosa. La costituzione di stati-nazione basati sull’etnia, la razza, o la religione è anacronistico.

    Siamo anche attivi nella campagna, iniziata in Palestina, di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Queste misure, simili a quelle applicate contro il Sud Africa durante l’era dell’apartheid, sono necessarie per porre termine alla politica genocida di Israele verso i palestinesi. Crediamo che queste misure non violente debbano essere mantenute fino a che l’Israele dell’apartheid riconoscerà il diritto inalienabile dei palestinesi all’autodeterminazione e alla costituzione di uno stato democratico per tutti i cittadini.

    AW: Dacci cortesemente il tuo punto di vista sulla riunione di Annapolis, negli Stati Uniti, rivolta a porre termine al “conflitto” israelo-palestinese.

    HE: La riunione di Annapolis è stato una fanfara con cui il disgraziato presidente americano spera di finire il proprio mandato come “uomo della pace”! Come con Camp David, la colpa del fallimento di questa riunione viene attribuita ai palestinesi. Questa riunione non ha discusso i problemi più importanti che caratterizzano la questione palestinese; in particolare, il ritiro delle forze israeliane dentro i confini del 1967, il diritto di ritorno [per i profughi palestinesi], e lo status di Gerusalemme. Gli Stati Uniti hanno sempre mostrato una politica filo-israeliana a fronte dei diritti fondamentali del popolo palestinese.

    Il punto di vista più pericoloso è stato quello del discorso di apertura di Bush, nel quale egli ha evidenziato il “carattere ebraico” dello stato di Israele. Ora tutto ciò è razzismo, come sapete bene voi in Sud Africa. Ci viene chiesto, anche dalla comunità internazionale, di dimenticare i sei milioni di profughi dispersi in tutto il mondo in seguito alla fondazione di Israele; e non vengono neppure menzionati i diritti del milione e 300 mila palestinesi “cittadini” dello stesso Israele. Secondo quest’impostazione, i palestinesi sono solo quelli che vivono nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania. Ora, questa non è la causa palestinese; la causa consiste nel diritto di ritorno dei profughi, quelli sia dentro che fuori la Palestina. Non c’è la minima possibilità di avere la pace in Medio Oriente senza risolvere questa questione.

    AW: Cosa si aspetta la vostra organizzazione dal governo del Sud Africa?

    HE: Bene, ci aspettiamo che il governo post-apartheid del Sud Africa mostri una migliore comprensione della nostra lotta poiché abbiamo molto in comune. Il Sud Africa dovrebbe troncare i propri rapporti diplomatici con l’Israele dell’apartheid, esattamente allo stesso modo in cui voi chiedevate che il mondo boicottasse i governi razzisti dell’era dell’apartheid. Le figure della liberazione del Sud Africa, quali Desmond Tutu, Roni Kasrils e John Dugard, e persino l’ex presidente americano Jimmy Carter hanno definito Israele uno stato di apartheid. Come è caduto l’apartheid? Non tenendo ambasciate a Pretoria, né con accordi economici, o con qualsiasi forma di normalizzazione.

    AW: Cosa può fare la gente comune del Sud Africa per sostenere i palestinesi?

    HE: Poiché le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno respinto i palestinesi, noi contiamo sulla gente comune affinché faccia qualsiasi passo, per quanto piccolo, per mostrare il proprio sostegno alla Palestina e il rifiuto dei crimini di guerra genocidi di Israele. La gente può far questo facendo pressione sui propri governi per costringere Israele a ricondursi nei parametri del diritto internazionale. Ma ci aspettiamo di più dai sudafricani ordinari poiché abbiamo molto in comune. Trattate Israele nel modo in cui volevate che trattassimo i sudafricani razzisti.

    Anna Weekes è una sindacalista sudafricana e un’attivista della Coalizione pacifista che chiede al governo sudafricano di porre sanzioni contro Israele
    [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: ei: Interview with single-state activist Dr. Haider Eid

  3. #3
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    Desmond Tutu (nobel per la pace e "compagno" di lotte di Mandela):
    «Ho rivisto l’apartheid nei check-point della Cisgiordania»
    di Umberto De Giovannangeli

    «In Sudafrica hanno cercato di ottenere la sicurezza dalla canna del fucile. Non l’hanno mai avuta. Perché la sicurezza per una parte non può essere realizzata sulla sofferenza, l’umiliazione, le punizioni collettive inflitte ad un’altra parte della popolazione o a un popolo che rivendica la propria libertà e autodeterminazione. È una lezione della storia di cui Israele dovrebbe far tesoro. Purtroppo ancora non è così». A parlare è colui che assieme a Nelson Mandela, è stato l’uomo simbolo della lotta al regime segregazionista sudafricano: Monsignor Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace nel 1984. Nei giorni scorso, Tutu ha visitato Israele e la Cisgiordania assieme ad altri Nobel per la Pace, tra i quali l’ex presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. L’Unità ha avuto modo di rivolgergli alcune domande.
    Monsignor Tutu, Lei ha visitato più volte i Territori occupati. In una nostra passata conversazione, Lei ha denunciato la condizione disperata in cui versa la popolazione di Gaza. In questo viaggio, Lei ha visitato la Cisgiordania. Qual è la cosa che l’ha più colpita?
    «I check point. Sono centinaia e spezzano la Cisgiordania in mille frammenti territoriali. Quei check point, assieme al Muro, isolano villaggi, spezzano comunità; quei check point sono l’espressione di un dominio che segna la quotidianità di decine di migliaia di palestinesi. Li prostra, li umilia. Essi mi riportano indietro nel tempo, al Sudafrica dell'apartheid».

    Un parallelo pesante, monsignor Tutu.
    «Lo so e me ne dispiaccio, ma la realtà è questa. Ed una realtà in cui un soldato può ergersi a giudice ed emettere sentenze senza appello. È un arbitrio che spesso si rivolge contro anziani, donne, che non chiedono di entrare in Israele ma di raggiungere un villaggio nella Cisgiordania...».

    Israele giustifica questa pratica in nome della sua sicurezza..
    «È un approccio errato, oltre che profondamente ingiusto. È l’impotenza della ragione mascherata con l’esercizio della forza. È un’illusione, una tragica illusione. È quello che provo a ripetere ai miei amici israeliani ed ebrei: Israele non potrà mai ottenere la sicurezza attraverso le recinzioni,i muri, i fucili. La sicurezza potrà essere realizzata solo quando i diritti umani di tutti saranno riconosciuti e rispettati. È una lezione della storia che viene dal mio Paese, il Sudafrica».

    Assieme ad altri Nobel per la Pace, lei ha incontrato i pacifisti palestinesi e israeliani che animano le proteste del villaggio di Bi’ilin contro la costruzione del Muro.
    «La loro è una testimonianza straordinaria di resistenza non violenta. Agli attivisti di Bi’ilin ho portato la mia solidarietà e il mio sostegno, ricordando loro che con la nonviolenza Gandhi riuscì a sconfiggere l’impero britannico e Martin Luther King a portare avanti la lotta per i diritti della gente di colore negli Usa. La disobbedienza civile è la giusta via per far valere i diritti di una comunità, di un popolo. È una scelta coraggiosa, lungimirante, eroica. Essa va sostenuta da ogni persona che crede davvero nella pace e nella giustizia».

    Lei parla di disobbedienza civile, ma tra i palestinesi sono ancora in molti a perorare, e praticare, la lotta armata.
    «In passato ho avuto modo di interloquire con dirigenti di Hamas. Ha loro ho ripetuto che sparare missili contro le città israeliane ai confini con Gaza era doppiamente sbagliato: perché è sempre sbagliato colpire civili e perché quelle azioni avrebbero rafforzato quanti in Israele ritengono che esista una soluzione militare alla questione palestinese. La realtà, purtroppo, mi sta dando ragione. Mi lasci aggiungere, però, che non c’è giustificazione alcuna ai crimini di guerra compiuti nella Striscia da Israele durante l’operazione denominata “Piombo Fuso”. A denunciarlo sono le agenzie Onu impegnate a Gaza e le più importante associazioni umanitarie internazionali. A confermarlo sono anche le testimonianze di diversi soldati israeliani impegnati nelle operazioni militari. Resto convinto che l’unico modo per porre fine alle violenze e all’ingiustizia è che israeliani e palestinesi si siedano attorno a un tavolo per cercare insieme un compromesso accettabile per le due parti. Non esistono scorciatoie al dialogo».

    Una affermazione che riecheggia quanto più volte affermato dal presidente Usa, Barack Obama.
    «Nutro molte speranze nel presidente Obama. Mi ha molto colpito il suo discorso del giugno scorso al Cairo. Obama ha creato molte aspettative nel mondo arabo, tra i palestinesi. Sta a lui non deluderle. Per questo è importante che passi al più presto dalle parole ai fatti”.

    Dialogo e di negoziato. Con dentro o fuori Hamas?
    «I conflitti si risolvono trattando con i nemici, non con gli amici».
    02 settembre 2009

  4. #4
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    Vi ricordate la guerra al Libano del 2006, per non dimenticare, ad esempio, la strage di Sabra e Chatila del 1982 e tutto il resto? Vi ricordate che la striscia di Gaza è un campo di concentramento dove con la attiva complicità dell’Italia, dell’Europa e degli USA si sta commettendo un genocidio? (“The Israeli recipe for 2008: Genocide in Gaza, Ethnic Cleansing in the West Bank” di Ilan Pappé, The Independent, June 23, 2007)

    Israele non ha mai rispettato le risoluzione dell’ONU, ha violato e continua a violare le convenzioni di Ginevra, ha proseguito la costruzione del Muro dell’Apartheid, giudicato illegale dalla Corte internazionale di Giustizia (9 luglio 2004), ha commesso e continua a commettere crimini contro la popolazione civile documentate da numerose organizzazioni di difesa dei diritti umani israeliani.

    Nurit Peled-Elhanan(2) il 28 dicembre 2007 in un incontro con le Donne in nero di Israele ha detto tra l’altro, in un intervento dal titolo “Nello Stato di Israele, la Madre Ebrea sta per scomparire”: “Ringrazio le Donne in Nero per avermi invitato a parlare qui oggi. Adesso, vorrei dedicare le mie parole ai bambini della Striscia di Gaza, che stanno lentamente sfiorendo a causa della fame e delle malattie, e alle loro madri, che continuano a mettere al mondo bambini, nutrirli ed istruirli meravigliosamente. Il tasso di alfabetizzazione nella striscia di Gaza oggi è al 92% – tra i più elevati al mondo, e tutto ciò nel più terribile campo di concentramento della terra, in cui quelli che vi risiedono vengono strangolati mentre il mondo civilizzato guarda in silenzio. …..


    Nell’inferno in cui viviamo, nel quotidiano inferno sotto il quale si agita e cresce il regno sotterraneo dei bambini morti, il ruolo delle Donne in Nero, delle madri e delle nonne che stanno in questa piazza ed in piazze simili in tutto il mondo è quello di essere custodi di una sana, naturale maternità per assicurarsi che quella voce non si spenga e non sparisca dalla faccia della terra. Di rammentare ad un mondo che ha perso la sua immagine umana che siamo stati tutti fatti a Sua Immagine; di dire costantemente e infaticabilmente che ancora, a dispetto del Muro dell’apartheid, a dispetto del crudele assedio di Gaza, a dispetto delle guerre senza causa, e di fronte alla furia di quelli che comandano in questo paese, i quali tutti fino all’ultimo sono criminali contro l’umanità, la voce delle donne e delle madri – la voce della compassione, della giustizia e della speranza – non verrà ridotta al silenzio.”

    *si fa riferimento al pilota dell’aviazione militare ed ex capo di stato maggiore IDF Dan Halutz, il quale alla domanda di un giornalista – poco dopo che aveva lanciato una bomba da una tonnellata su un edificio di appartamenti nella Striscia di Gaza, uccidendo parecchi civili – su che cosa provasse quando lanciava una bomba, rispose “Ho sentito un leggero colpo all’ala quando la bomba è partita”. (n.d.t.)

    Israele è responsabile della pulizia etnica dei palestinesi.

    Lo ha detto lo storico israeliano Benny Morris, “What the new material shows is that there were far more Israeli acts of massacre than I had previously thought”, Survival of the Fittest? An Interview with Benny Morris By Ari Shavit, Haaretz, 8 gennaio 2004(3) .

    Lo si può leggere in ogni dettaglio nel saggio “The Ethnic Cleansing of Palestine”, (La pulizia etnica della Palestina), Oneworld 2006, dello storico israeliano Ilan Pappè.

    Israele è uno stato razzista.

    Lo si può leggere in un editoriale di Haaretz, “A racist Jewish state” (Uno stato ebraico razzista), 20/07/2007 e nell’articolo del giornalista israeliano Gideon Levy, “One racist nation” (Una nazione razzista), Haaretz 26/03/2006 (Ha’aretz è un quotidiano israeliano).

    Israele è uno stato fascista.

    Lo si può leggere in “Politicidio – Sharon e i Palestinesi”, Fazi 2003, del sociologo israeliano Baruch Kimmerling.

    Israele è uno stato di Apartheid.

    Lo hanno sostenuto Danny Rubinstein, israeliano, editorialista di Haaretz, parlando alla ‘International Conference of Civil Society in Support of Israeli-Palestinian Peace‘ organizzata dall’ONU a Brussels il 30-31 agosto 2007: “Today Israel is an apartheid state with different status for four different Palestinian groups: those in Gaza, East Jerusalem, the West Bank and Israeli Palestinians”, e un recente editoriale di Haaretz, “Where is the occupation” del 3 ottobre 2007, “The de facto separation is today more similar to political apartheid than an occupation regime because of its constancy” (Ha’aretz è un quotidiano israeliano).

    Lo storico israeliano Ilan Pappé ha concluso una sua conferenza a Tokio nel marzo 2007 con questa domanda: “Perché il mondo permette ad Israele di fare quello che fa?”

    Noi aggiungiamo: Perché l’Italia e l’Europa sono complici a tutti i livelli di uno stato coloniale, razzista e fascista, responsabile di atrocità di così lungo periodo nei riguardi del popolo palestinese e libanese?

    Israele è ormai il 4° venditore di armi al mondo, possiede oltre 200 testate nucleari e 3 sottomarini nucleari, presto ne avrà altri due.

    Naomi Klein in “Shock economy” scrive:

    “Ciò che rende Israele interessante come modello «pistola e caviale» non è solo il fatto che la sua economia sia stabile anche di fronte a grossi shock politici come la guerra con il Libano del 2006 o la presa di controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas, ma anche il modo in cui Israele ha creato un’economia che si espande precisamente in risposta diretta all’escalation della violenza. Le ragioni per cui l’industria israeliana è a suo agio tra i disastri non sono misteriose. Anni prima che le aziende americane ed europee comprendessero l’enorme potenziale del boom della sicurezza globale, le società tecnologiche israeliane lavoravano alla creazione di un’industria della sicurezza nazionale, e ancora oggi continuano a dominare il settore. L’Israeli Export Institute stima che 350 società israeliane si occupano della vendita di prodotti per la sicurezza interna e altre 30 entreranno nel mercato nel 2007 . Dal punto di vista delle aziende, questo sviluppo ha fatto di Israele un modello da emulare ne! mercato post-11 settembre. Dal punto di vista sociale e politico, invece, Israele dovrebbe rappresentare qualcos’altro: un severo monito. Il fatto che Israele continui a godere di una prosperità sempre maggiore, anche mentre muove guerra ai Paesi vicini e compie violenze nei territori occupati, dimostra quanto è pericoloso costruire un’economia sulla premessa della guerra permanente e di disastri sempre più drammatici. L’attuale abilità di Israele di unire pistole e caviale è il culmine di un mutamento sostanziale nella natura della sua economia, nel corso degli ultimi quindici anni: un mutamento che ha avuto un impatto profondo ma poco studiato sulla parallela disintegrazione delle prospettive di pace.”.

    Le esportazioni israeliane di prodotti e servizi antiterrorismo sono aumentate del 15% nel 2006 e la crescita prevista nel 2007 è del 20% (Klein, ibidem).

    7. La militarizzazione della cultura

    La decisione dei responsabili della Fiera del libro di invitare lo stato di Israele come ospite d’onore non ha nulla a che vedere con la cultura.

    Non è solo una palese violazione del principio della autonomia della cultura.

    Non è solo un atto di servilismo politico per permettere a Israele la propaganda più strumentale.

    Segna un passo emblematico in direzione della militarizzazione della cultura.

    Passerà del tempo, ma alla fine il mondo guarderà con occhi assai critici ai crimini, alle complicità, agli opportunismi, ai silenzi e alle viltà che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti, in questo passaggio d’epoca.

    8. Una conclusione

    Torino è stata la città di Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Primo Levi.

    Una città civile.

    Una città che sarà capace di reagire in modo fermo e democratico.

    (1) A proposito del trio letterario, così invasivo in Italia, Aharon Shabtai, un poeta dissidente israeliano ha scritto in una recente intervista: “L’establishment li adotta, li coopta, è il suo metodo. Su un piano generale loro si oppongono a voce alta all’Occupazione, e questa posizione dà loro credibilità quando sostengono il regime su importanti argomenti specifici. Ad esempio hanno sostenuto gli Accordi di Oslo, l’imbroglio di Camp David del luglio 2000, le misure prese contro l’Intifada e la seconda guerra del Libano. Gli scrittori della sinistra soft non danno un contenuto politico alla letteratura, anzi al contrario, invece di spingere a decidere o ad agire sublimano in cultura ciò che è politico.

    Nelle loro mani l’Occupazione diventa la psicomachia dell’anima bella, tormentata, di Israele.

    Sono riusciti a farne un clichè del discorso culturale israeliano.”

    (2) Nurit Peled-Elhanan

    Nata nel 1949, israeliana, docente universitaria, possiede un MA in Letteratura comparata. È

    figlia del famoso generale Matti Peled, conosciuto per le sue battaglie pacifiste e progressiste.

    La figlia di Nurit Peled-Elhanan, Smadar, 13 anni, è stata vittima di un attentato suicida.

    “Quando mia figlia è morta, ho impedito alla disperazione di accecarmi e ho pronunciato un discorso che ha suscitato scalpore, centrato sulla responsabilità di una politica miope che non vuole riconoscere i diritti dell’altro e fomenta l’odio e gli scontri”.

    (3) Benny Morris è uno storico revisionista di regime. “Quello che i nuovi documenti dimostrano è che vi sono stati molti più massacri da parte israeliana di quanto precedentemente avessi pensato ”.

    Nella stessa intervista Benny Morris accusa Ben-Gurion di non aver espulso tutti i palestinesi nel 1948 e i palestinesi di essere tutti dei serial-killer.

  5. #5
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    Gb: sondaggio BBC, Israele lo stato più negativo del mondo

    06-MAR-07 12:07
    GB: SONDAGGIO ‘BBC’, ISRAELE E IRAN IN CIMA A LISTA PAESI “PIU’ NEGATIVI”

    Londra, 6 mar. – (Adnkronos) – Israele prima (56%), Iran seconda (54%) e Stati Uniti terzi (51%). E’ il podio di una classifica – del tutto virtuale – dei Paesi “piu’ negativi del mondo”, secondo quanto e’ emerso da un sondaggio internazionale commissionato e pubblicato dalla televisione pubblica britannica ‘Bbc’. Al quarto posto, alle spalle di Washington, si e’ piazzato il regime nordcoreano di Pyongyang (48%).

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    Rapporto Onu: per i palestinesi leggi da apartheid
    Marzo 5, 2007

    «Le leggi e le prassi di Israele certamente somigliano ad aspetti dell’apartheid» a denunciarlo l’ultimo dossie per l’Onu del “rapporteur” per i diritti umani e docente di diritto internazionale sudafricano John Dugard. Nel documento (24 pagine divise in 12 capitoli e 63 punti, datate 29 gennaio 2007) il funzionario delle Nazioni Unite scrive: «È difficile evitare la conclusione che molte delle leggi e delle prassi d’Israele violano, soprattutto nella limitazione dei movimenti dei palestinesi, la convenzione internazionale del 1973 per la soppressione e la punizione del crimine dell’apartheid… Le demolizioni di case in Cisgiordania e a Gerusalemme est vengono attuate in un modo che discrimina contro i palestinesi… Nell’intera Cisgiordania, e in particolare a Hebron, ai coloni è concesso trattamento preferenziale sui palestinesi per quel che riguarda il movimento (le strade principali sono riservate ai coloni), i diritti di costruzione, la protezione dell’esercito e le leggi per la riunificazione familiare».Vengono poi definiti « strangolamento controllato» i duri controlli israeliani attuati sul flusso di persone e di beni verso la Striscia di Gaza che, come già denunciato nel 2003 da un altro ‘special rapporteur’, lo svizzero Jean Ziegler, contribuiscono all’aggravarsi della povertà e della disoccupazione di un territorio segnato dalla disperazione.Dugard sottolinea inoltre che «il riscorso indiscriminato alla forza militare contro i civili e obbiettivi civili ha dato luogo a veri e propri crimini di guerra». Nel settembre 2003, sui Territori Palestinesi Ziegler già scriveva: «L’economia è quasi collassata e il numero dei poverissimi è triplicato. Il 60% circa dei palestinesi vive ora in estrema povertà (il 75% a Gaza, il 50% in Cisgiordania). Il prodotto interno lordo pro-capite è precipitato di quasi la metà rispetto a due anni fa. Anche quando il cibo è disponibile, molti non sono in grado di comprarlo. Più del 50% è stato costretto a indebitarsi per nutrirsi e molti altri, in preda alla disperazione, vendono tutto quel che possiedono. Oltre il 50% dei palestinesi è ora completamente dipendente dagli aiuti umanitari».

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    ISRAELE: parla il deputato inglese Sir Gerald Kaufman, la cui famiglia fu vittima dell' Olocausto


    «Sono dei pazzi» “The Jewish bandits are despicable cowards who hide behind women and children.” (SS-Gruppenführer Jürgen Stroop on the resistance in the Warsaw Ghetto, 1943) “Israele è nato dal terrorismo ebraico; il padre di Tzipi Livnis era un terrorista.” Queste alcune delle stupefacenti affermazioni nella House of Parliament di Sir Gerald Kaufman, veterano rappresentante del Labour, che ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a fuggire dalla Polonia. Durante il dibattito dei Commons sui combattimenti a Gaza, ha invitato il governo ad imporre un embargo delle armi su Israele. Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “mia nonna era a letto malata quando i nazisti entrarono nella sua città natale che un soldato tedesco la uccise nel suo letto.” “Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che assassinano le nonne palestinesi a Gaza. L'attuale governo israeliano sfrutta crudelmente e cinicamente il continuo senso di colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell'olocausto come giustificazione per i loro omicidi di palestinesi.” Ha detto poi che l'affermazione che molte delle vittime palestinesi fossero dei militanti “era la risposta dei nazisti” ed ha aggiunto: “suppongo che gli ebrei che combattevano per le loro vite nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere definiti come militanti.” Ha accusato il governo israeliano di cercare la “conquista” ed ha aggiunto: “Non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi.”

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    LETTERA DEL NOBEL PER LA PACE NELSON MANDELA

    Una lettera di Nelson Mandela contro l'apartheid israeliana in Palestina

    "Caro Thomas (Friedman, articolista del NYT),
    so che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu
    continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana,
    devi sapere quello che io penso.
    Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie parole
    durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano
    allora: "Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto
    contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l'ideale di una società
    libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e
    con uguali opportunità. E' un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne
    fosse bisogno, e' un ideale per cui sono disposto a morire".
    Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l'apartheid non
    ha futuro. In Sud Africa esso e' finito grazie all'azione delle nostre
    masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione
    non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia.
    Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla
    situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi
    ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il
    problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del
    fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più
    importante dei quali e' il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
    Il conflitto israelo-palestinese non e' una questione di occupazione
    militare e Israele non e' un Paese che si sia stabilito "normalmente" e
    che, nel 1967, ha occupato un altro Paese. I palestinesi non lottano per
    uno "Stato", ma per la libertà, l'indipendenza e l'uguaglianza, proprio
    come noi sudafricani.
    Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha
    dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori
    occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme
    sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi
    non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per
    sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su
    confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno "Stato", ma
    alla "separazione".
    Il valore della separazione e' misurato in termini di abilità, da parte di
    Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza
    palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro. Se questo
    avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare
    o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non
    solo de facto, ma anche de jure.
    Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent'anni,
    scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e' preda di un volgare
    razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e' della
    natura di: "Odio gli arabi" e "Vorrei che gli arabi morissero".
    Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte
    discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati
    nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi
    giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno
    per le vite palestinesi, l'altro per quelle ebraiche. Ed inoltre, vi sono
    due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà
    palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere
    confiscata.
    Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi
    e' un fattore aggiuntivo. Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono
    bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema
    di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il
    sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua
    purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e' la vita
    quotidiana della maggioranza dei palestinesi.
    Dal momento che Israele e' uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti
    speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto
    nello stato ebraico.
    L'apartheid e' un crimine contro l'umanità. Israele ha privato milioni di
    palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un
    sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza. Ha
    sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro
    tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha
    sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.
    La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante
    dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa'
    israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e
    durevole in Medio oriente.
    Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con
    te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti
    sosterrò. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare
    la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
    Quando deciderai cosa fare, chiamami."

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