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  1. #1
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    Predefinito Cinema d'autore

    Ciao. Sono un appassionato di Cinema d'autore. Vorrei aprire una discussione sull'argomento per scambiare opinioni sui film che avete visto e magari conoscere qualcosa in più su questo mondo. Certamente potrò dare anche molti consigli sulla visione dei film che più mi hanno influenzato in questi anni dedicati all'approfondimento della materia.
    Aspetto vostre proposte!
    A presto,
    Francesco
    Ultima modifica di sisco2; 02-05-09 a 20:00

  2. #2
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    Predefinito Leos Carax

    Vorrei iniziare parlando di un regista che ho conosciuto sei mesi fa circa e che è stato per me una vera rivelazione: Leos Carax.
    Il film che mi ha affascinato e mi ha spinto a conoscere più a fondo la sua filmografia è stato "Gli amanti del "Pont-neuf", un film a cui già per le difficoltà nella sua realizzazione, tempi lunghissimi con interruzioni e riprese varie vale la pena di accostarsi. Quanta passione spesa e che sfida realizzare un film con tali problemi economici da risolvere!!! Questo ci dice dell'amore del regista per la propria opera e per il proprio lavoro.
    Carax rinnova nello stile la "nouvelle vague" francese, ne è erede ed interlocutore e, allo stesso tempo, la innova prendendo spunto dalla storia del cinema, come ben si vede in un'altra sua opera, Mauvais sang, con quei richiami espressionisti e surrealisti, che tanto rimandano al film muto degli anni '20.
    Ma torniamo a "Gli amanti....". La storia non è nuova, quella dell'amor fou tra due giovani che pur nella loro grande differenza economico-culturale si incontrano e vivono un'esperienza comune di vagabondaggio. Ad accomunarli l'amore per l'esperienza artistica. Lei pittrice, colpita da una malattia agli occhi e ormai pazza per l'amore non ricambiato del suo ex-ragazzo. Lui randagio a Parigi, vive di espedienti e della sua arte circense. Il suo amore per la ragazza è fortissimo. Lei lo ama, ma forse la sua è più compassione o solo un modo per rifiutare il mondo che non la vuole più e da cui lei cerca di fuggire.
    Ma questo amore fa miracoli. E' un'educazione dell'altro nelle piccole cose di tutti i giorni, dal sonno (il ragazzo non è capace di dormire e impara grazie a lei), al cibo, a tante piccole altre cose che lentamente cambiano e rendono l'altro più uomo. Forse qui è da vedersi un richiamo a Truffaut, al suo "Il ragazzo selvaggio", (richiami quindi contenutistici e non solo formali alla nouvelle vague).
    Ma certo la vita di strada, la vita sul ponte, perchè è qui che si svolge gran parte della storia non aiuta la coppia. Anche i soldi facili guadagnati con la vendita della droga rubata all'amico barbone, non aiutano la coppia a trovare la felicità.
    Lo sbandamento, la vita pazza e fuori dalle regole si scontrano con la realtà quando i parenti della ragazza ricoprono i muri di Parigi con manifesti della ragazza scomparsa e mandano annunci alla radio per ricercarla. Un'operazione, infatti, sarebbe necessaria per salvargli la vista.
    Alex, il ragazzo, cerca in ogni modo di occultare la realtà dando persino fuoco ad una camionetta che trasporta i manifesti, uccidendo in questo modo anche un uomo.
    Lei nel frattempo attraverso la radio viene a conoscenza dell'annuncio dei parenti e nottetempo decide di fuggire per avere salva la vista e poter così ritornare a quella normalità da cui era fuggita, ma soprattutto per poter tornare alla pittura che gli era stata negata dall'amore per Alex.
    Ma questa fuga salverà, nonostante tutto il rapporto, perchè Alex verrà incarcerato per l'omicidio commesso e nel lungo periodo della sua detenzione imparerà ancora di più a vivere nel mondo con le sue leggi e soprattutto imparerà un lavoro che lo renderà ancora di più uomo.
    L'amore troverà alla fine il suo compimento ancora una volta sul Pont-neuf.

    Fotografia magnifica, giocata molto sui primi piani come in tutti i film di Carax, ma anche sulle immagini in continuo movimento.
    Interpretazione superlativa di Juliette Binoche e di Denis Lavant , sempre più nella parte del suo alter-ego Alex ( per la terza volta il protagonista dei film di Carax porta questo nome ed è interpretato da Lavant). La Binoche, pure completamente immersa nella parte (a riguardo importanti le testimonianze di una Binoche che ritorna al suo primo amore, la pittura, sotto la spinta di Carax).

    ---------------------------------------------
    Spero di lasciarvi con la curiosità di avvicinarVi a questo regista, poco conosciuto, ma certamente di grande carattere e grandi capacità artistiche. Della sua filmografia reperibile in Italia anche Mauvais Sang, di cui vi ho accennato prima. Se volete poi avere a disposizione anche il primo lungometraggio vi consiglio un cofanetto uscito di recente in Inghilterra per l'ettichetta Artificial eye, che contiene I primi due film di Carax (Boy meets girl e Mauvais sang) e l'ultima fatica, Pola X. Il cofanetto è reperibile on-line e offre visione in francese con sottotitoli in inglese, per chi non avesse molta dimestichezza con la lingua d'oltralpe.

    A presto,
    Francesco

  3. #3
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    Predefinito Egoshooter

    Questo il titolo del quarto film inserito nel progetto finanziato da Wim Wenders per dare opportunità di farsi conoscere ai giovani cineasti tedeschi. Il progetto che punta sulla tecnologia digitale e appunto per questo assume il nome di "radikal digital" ha dato l'opportunità a due registi come Christian Becker e Olivier Schwabe di dare libero sfogo alla propria creatività.
    L'opera da loro realizzata è un diario, Tagesbuch, di un adolescente tedesco, Jakob, interpretato dal giovante e già affermatosi a livello nazionale, attore tedesco Tom Schilling.
    L'idea è quella di mostrare la realtà della sua vita tramite le immagini che lui riprende ogni giorno con la sua videocamera. Nel film si alternano infatti inquadrature tradizionali alle inquadrature della videocamera, realizzate il più delle volte dallo stesso Schilling (ciò dice della veridicità dell'opera).
    La narrazione è quella della vita di Jakob, giovane che vive la propria adolescenza in uno stato che potremmo provocativamente definire nichilistico. A contribuire a ciò sicuramente lo stato di abbandono (la madre non si occupa della famiglia ma vive in Spagna). Jacob vive con il fratello e con la di lui ragazza, al momento in stato interessante.
    Un diario che, pur tuttavia, mette in luce la ricerca di identità del protagonista, pur nello stato di abbandono.
    In parte egli vive ancora in uno stato di fanciullezz:: lo si vede nella voglia di giocare (con il fratello e ,solo. nelle sue uscite in bicicletta lungo le rive del Reno- il film è ambientato a Colonia) e nella mancanza di esperienza con le ragazze. Ma in Jakob vivono già tutte le domande dell'adolescenza, e il tenetivo di trovare delle risposte.
    Elementi importanti nella vita di Jakob sono sicuramente il rapporto con il fratello, unico membro della sua famiglia che appaia nel film (se si esclude la presenza della madre richiamata dalla cartolina che i due fratelli ricevono). Il fratello è sicuramente per lui l'esempio da seguire, tanto che Jakob si innamora della sua ragazza, in una specie di liason a troi, male accettata però dal fratello che decide alla fine di trovare una nuova sistemazione alla famiglia che sta per nascere.
    Altro elemento cardine della vita di Jakob è sicuramente la compagnia di un amico con il quale si trova particolarmente in sintonia e del quale apprezza le capacità di rapper. Con lo stesso condivide quella mancanza di valori che lo porta ad entrare in una casa di vacanza disabitata e a metterla a soqquadro.
    C'è poi l'amore per una ragazza, Mani, interpretata qui da una magnifica Camilla Renschke. Un'amore adolescenziale con tutto quello che ciò comporta, soprattutto la voglia di scoprire un mondo nuovo.
    C'è la sofferenza per un'amore che ha le sue difficoltà e di cui non si è certi (la stessa Mani dopo essersi concessa a Jakob, afferma che lui non la ama davvero, non la tocca con amore, ).E la conclusione di questo rapporto sarà proprio la dipartita di lei verso un'altra città, dove le è stato offerto un lavoro. Lei si dimostra infatti più matura, affronta la sfida che il mondo le pone, mentre lui vive ancora di espedienti (vedi la ricerca di soldi ingannando le persone, fingendosi giovane studente in gita scolastica a Colonia ).
    Il finale rimane comunque aperto con un Jakob che si ritrova solo con la sua videocamera nell'appartamento un tempo condiviso con il fratello alla ricerca di sè stesso. Non sappiamo quale il suo futuro.

    Il diario, proprio per il suo impianto, non vuole giudicare, vuole mostrare la realtà anche con i mezzi più consoni (le riprese in digitale dalla videocamera di Jakob) e ci da la possibilità di conoscere da vicino la vita di un giovane e della sua generazione, che poi vive in una situazione che non si distacca molto da quella dei propri genitori per crisi valoriale e di affetti (esempio a proposito è la figura della madre di un amico di Jakob che vive sola e che Jakob va spesso a trovare per tenerle compagnia).

    Certo molteplici sono le valutazioni che si possono dare a quest'opera, ma certamente è ricca di stimoli per ulteriori riflessioni sociologiche e per disquisizioni sullo stile utilizzato per la sua realizzazione.
    ---------
    Il film ha avuto molto successo in Germania ed è ora disponibile in dvd per l'etichetta 451.
    Non si spaventi chi non ha dimestichezza con la lingua teutonica in quanto il dvd è volutamente sottotitolato in inglese per renderlo fruibile all'audience straniera.
    Ad arricchire il dvd il trailer e l'intervista ai registi e Wim Wenders, oltre ai brani della bella colonna sonora.

    BUONA VISIONE!

    Francesco

    P.s. se volete darci un occhio questo il sito web del film: http://www.egoshooter-der-film.de
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  4. #4
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    Predefinito Les Parapluies de Cherbourg

    Erano anni che desideravo conoscere da vicino la cinematografia di Jacques Demy. Avevo visto anni fa un film che ne raccontava la storia, in particolare gli anni della fanciullezza. Un film di quelli che passano solo sui canali tematici via satellite. Era l'omaggio di sua moglie, l'altrettanto famosa e combattiva Agnes Varda, di cui tanto si è scritto e tanto si è discusso sul fatto se nei suoi film si potesse rintracciare uno dei primi esempi di nuovo cinema francese, di nouvelle vague, di un modo di fare cinema che sovvertisse i canoni tradizionali.

    Mi ricordavo di aver visto da piccolo un capolavoro di Jacques Demy, quella Storia di pelle d'asino ( o almeno credo che si intitoli così in italiano), che vede come protagonista Cathrine Deneuve. Sicuramente mi aveva colpito la storia raccontata: buia, quelle storie che incutono timore ai bambini per farli crescere, per spingerli ad assumere un afflato morale nella loro vita.
    Pochi ricordi confusi, ma che ora si vivificano dopo aver avuto l'occasione di guardare "Les parapluies de Cherbourg".

    E' un film che sembra molto convenzionale, nell'impianto, nella storia, nella cartaterizzazione dei personaggi, ma quello che ti colpisce è la maestria con cui l'autore muove tutto il meccanismo del film. Tutto funziona perfettamente e tutto è studiato nei minimi dettagli: dalle inquadrature, al colore, alla luce, alla colonna sonora, alla recitazione che pur nella sua spontaneità è studiata e mai banale.
    E allora mi ricordo della storia di Jacques, dell'infanzia passata in una soffitta a riprendere i personaggi dei suoi primi cortometraggi, i suoi giocattoli, sfruttando la tecnica del passo uno, un fotogramma uno spostamento e così fino alla realizzazione di un piccolo capolavoro.

    Il film è diviso in tre parti corrispondenti allo sviluppo della storia della relazione tra due giovani, Guy, interpretato da Nino Castelnuovo, giovane ventenne che lavora come meccanico in un officina di riparazioni automobilistiche e Genevieve, interpretata da un'adolescente, ma già incisiva, Cathrine Deneuve. Ella nella finzione ha 17 anni e gestisce con la madre un negozio di ombrelli (di qui il titolo del film).
    La storia è quella dell'amore di questi due giovani, della loro frequentazione, osteggiata dalla madre di lei, che la ritiene ancora immatura: uscite a teatro, nei saloni di ballo, mano nella mano per le vie del borgo di Cherbourg, baci, carezze, insomma tutto quanto è bello nell'età dell'adolescenza e della prima giovinezza.
    Ma....il bel sogno viene infranto dalla dura realtà. La situazione di conflitto che persiste in Algeria (il film è ambientato negli anni dalll'inverno del '57 alla primavera del '59) coinvolge la storia di questi due giovani. Guy è chiamto alle armi e dovrà svolgere il servizio militare proprio sul suolo africano.
    Struggente la scena in cui Guy comunica a Genevieve la sua imminente dipartita:Genevieve sarebbe disposta a tutto pur di non farlo partire, financo a nasconderlo a casa sua.
    La realtà però fa il suo corso e così i due, giurandosi amore eterno si salutano, ma prima che ciò avvenga Guy regala sè stesso a Genevieve, affinchè lei possa portare qualcosa di lui in sè stessa pur nella lontananza. E così Genevieve rimane incinta e forte di questo dono cerca di affrontare la quotidianità.
    Due anni sono lunghi, Guy non scrive quasi mai, anche se, quando lo fà, riesce ad avvincere il cuore dell'amata, ma Genevieve, sotto la spinta della madre, prende al volo un'occasione che il destino le porge e decide di sposare un ricco commerciante di diamanti che in un'occasione ha salvato le due donne in difficoltà finanziaria. Non è un matrimonio di convenienza, Il commerciante è un vero galantuomo e dichiara le sue buone intenzioni e il suo amore a Genevieve. Così la seconda parte del film si chiude con il matrimonio dei due e l'allontanamento da Cherbourg.
    La terza parte è il ritorno di Guy dall'Africa. Guy si deve scontrare con la realtà dei fatti, è un uomo cambiato, la vita dura sotto l'esercito gli ha insegnato cosa è il mondo e il suo ritorno gli mostra quanto il mondo sia duro anche in patria. Guy cerca di reinserirsi nella società, ma non ci riesce, ormai sentendosi abbandonato da Genevieve. Anche sua zia, colei che lo ha allevato, malata da tempo, muore e Guy è sul baratro della disperazione e dell'imbarbarimento.
    Solo un legame resta con il suo mondo, il mondo della gioventù e degli ideali (a proposito molto filosofiche le considerazioni della madre di Genevieve sul conflitto tra ideale e realtà): una giovane donna, Madeleine che è sempre stata vicina alla zia di Guy e l'ha aiutata durante l'assenza del giovane è la sua ancora di salvezza.
    Rassegnata a dover amare segretamente Guy, innamorato di un'altra, trova nella dedizione a Guy, nell'essergli accanto nel momento della sofferenza, piena espressione del suo amore e alla fine quel riconoscimento che tanto aveva desiderato. Incredula o piuttosto credendo che Guy agisca per convenienza o disperazione, ma questo amore che nasce così si rinsalda nel tempo e i due, ormai affiatati diventano marito e moglie e, realizzando il sogno di Guy, aprono un distributore di benzina.
    Sarà qui che nel 1963 Guy reincontrerà Genevieve, per la prima volta tornata a Cherbourg, ma ormai saldo nel suo amore per Madeleine, rifiuterà persino di conoscere la figlia nata dall'amore con Genevieve.


    Dicevo dellla raffinatezza stilistica di Demy: i movimenti di macchina, il colore, la luce cambiano da una sezione all'altra del film e rispecchiano il cambiamento che avviene nella vita dei protagonisti.
    Ma sopra tutto l'inquadratura iniziale vale tutto il film e fa il verso ai musical anni '50 americani.
    Di fatti il film anche se non si può definire a tutti gli effetti un musical è un film che è in qualche modo contaminato da questo genere, anche considerando il fatto che gli attori non recitano normalmente ma cantano le loro battute.

    -------------------------------

    Il film è stato messo in dvd dalla San Paolo e anche se non ricco di contenuti extra è di pregevole fattura. Naturalmente il film è in francese, ma i sottotili aiutano nella fruizione della pellicola.

    Buona visione!!!

    Francesco

  5. #5
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    Predefinito L'enigma di Kaspar Hauser

    Jeder für sich und Gott gegen alle

    Questo film girato da Werner Herzog nel 1974 e premiato con il Gran premio della Giuria a Cannes l'anno successivo mi ha rivelato un regista di cui spesso avevo sentito parlare e che avevo conosciuto per la partecipazione personale a Tokio-ga di Wim Wenders.
    All'epoca in cui girò il film sulla storia di Kaspar Hauser, Herzog aveva ricevuto la consacrazione internazionale con "Aguirre furore di Dio" ,che vedeva tra i suoi interpreti Klaus Kinski, il quale diventerà "attore feticcio" di Herzog e lo accompagnerà in ben altri quattro film.

    "L'enigma di Kaspar Hauser" si basa su una storia vera, la storia del rinvenimento di un giovane sedicenne, il quale ha vissuto fino a quel momento chiuso tra le mura di una torre, segregato dal resto del mondo e per questo quasi incapace di camminare e di parlare.
    La vicenda è ambientata nel sud della Germania nell'anno 1828.
    Ciò che colpisce in questo film non è tanto la storia, sicuramente affascinante e piena di mistero (e ciò ce lo ricorda appunto il titolo italiano), quanto la capacità del regista di mettere per immagini la vicenda del protagonista da poco prima del suo svelarsi al mondo fino alla sua morte.
    Le immagini, come nel miglior cinema, parlano anch'esse comunicandoci il mistero che circonda la vita di Kaspar Hauser (questo il nome del giovane). L'insistenza sullle immagini non definite, lo svanire del singolo particolare nel mare del tutto, il racconto ellittico, ci ricordano l'indefinito da cui il giovane arriva.
    Questo mistero diventa a poco a poco coscienza: Kaspar, grazie al contatto con coloro che gli sono vicino, la famiglia a cui all'inizio viene affidato, l'anziano borghese che in seguito decide di prendersene cura per sottrarlo allo spettacolo del circo, diventa a poco a poco un uomo, inizia a pensare (lui stesso confessa che in precedenza ne era incapace) e inizia anche a sognare (il sogno come componente fondamentale dell'umano vivere), sognando il deserto, sognando il Caucaso, immaginando la sua morte imminente. Anche questi sogni vengono messi in immagine da Herzog, catapultandoci nel mondo personale di Kaspar Hauser (toccante il commiato di Kaspar dal mondo attraverso il racconto del sogno della carovana nel Sahara).
    La piena maturazione intellettuale e morale di Kaspar grazie ai suoi cari, ai professori, ai preti dimostra anche il lato originale della sua personalità: il rifiuto delle convenzioni, l'utilizzo di una logica fattuale contrapposta ad una logica deduttiva, l'amore profondo per tutto ciò che lo circonda ( si veda ad esempio l'incapacità di temere il fuoco o la spada) ne fanno una persona speciale, e quindi, un diverso per il mondo, tanto che lo scoprire delle diversità nei suoi organi interni non darà che soddisfazione a chi non aspettava che di poter verbalizzare scientificamente la diversità o meglio l'anormalità di Kaspar (la tematica della diversità è una delle componenti del cinema di Herzog).
    Pur conoscendo così poco il modo di fare cinema di Herzog ne ho subito notato la straordinaria abilità di racconto, la capacità visualizzatrice di ciò che sta nel profondo dell'essere umano e anche la spontaneità, l'immediatezza, la fisicità (come afferma lo stesso Herzog) nella scelta delle inquadrature.
    La fotografia utilizzata in alcune immagini è strabordantemente immaginifica e mozzafiato.
    Gli interrogativi filosofici che porta con sè questo film sono molti e la capacità di penetrare nella storia del singolo e di un mondo ormai così lontano da noi rendendocene partecipi è straordinaria.
    Ancora una volta il "nuovo cinema tedesco" ci regala immagini toccanti e un nuovo modo di interrogare e comprendere la realtà.

    --------------------------------

    Il film è disponibile in DVD (RHV) con dialoghi in italiano o in tedesco con sottotili. Come al solito la casa editrice RHV ci regala un'opera il più vicino possibile all'originale, arricchita da bellissimi extra, tra cui un documentario in cui Herzog parla della sua esperienza biografica e cinematografica e del compentrarsi di questi due aspetti. Il documentario è poi arricchito da immagini delle opere di Herzog, dandocene un saggio.

    A presto,
    Francesco

  6. #6
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    Predefinito Barry Lindon

    Spesso di Stanley Kubrick si conoscono i film più noti come "2001 Odissea nello spazio" o "Arancia Meccanica" e "Full metal Jacket" perchè hanno portato in evidenza problemi e temi che negli anni in cui furono girati erano di attualità o vi era l'intenzione di risvegliare le coscienze su quelle tematiche.
    Meno noti film come questo che però mostra la maestria insuperabile del maestro. 4 premi oscar, tra cui quello per la miglior fotografia e per la miglior colonna sonora, quest'opera lunga 178 minuti ci impressiona per la vicenda narrata, quella del giovane Raimond Barry, irlandese di umili origini, che va alla ricerca del proprio destino e di un posto nel mondo che conta.
    Alla fine lo raggiungerà, ma il prezzo che da ultimo dovrà pagare sarà molto elevato (perderà una gamba a causa di un duello con il figliastro).
    La storia ambientata nella seconda metà del XVIII sec. pochi anni prima della rivoluzione francese, ci porta a scoprire la vita di quegli anni, senza la pretesa di essere esaustiva, dandoci degli scorci, degli spaccati, come in una rappresentazione figurativa (si veda il gioco iniziale delle inquadrature che richiamano nella loro forma quella dei quadri di vita campestre e militare settecenteschi).
    La storia di Barry è narrata da un narratore esterno che, con la sua presenza da continuità alla vicenda e allo stesso tempo ce la espone con un certo distacco e da una posizione privilegiata, di chi sa già come finirà. La vicenda è quella dell'anti-eroe con tutte le sue fortune e le sue sfortune, con la sua costanza nella ricerca dell'affermazione di sè, ma anche con il confronto con la dura realtà.
    Amori, passioni, duelli, combattimenti bellici (della guerra dei 7 anni), vita militare, vita da spia, vita da giocatore d'azzardo. Tutto ci viene narrato con abile maestria e con una ricerca estetica pregevole, volta a privilegiare l'uso dell'illuminazione naturale anche nelle scene notturne.
    Efficace raffigurazione e narrazione dei sentimenti e degli stati d'animo dei protagonisti.
    La storia è avvicente e dà ampio spazio alla riflessione sulla vita umana pur nell'incessante susseguirsi degli eventi.
    Se volete conoscere meglio Kubrick e il suo modo di fare cinema dedicate una serata alla visione di quest'opera!!
    --------
    Dvd di buona fattura edito dalla Warner, anche se manca di extra (solo il trailer americano).

    Buona visione!!

    Francesco

  7. #7
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    Predefinito The Palermo Shooting

    Questo il titolo della nuova opera di Wim Wenders che sarà nelle sale nel 2008.
    La storia di un fotografo di moda che, fuggendo dalla Germania, più precisamente da Dusseldorf (città natale di Wenders, per la prima volta ripresa dal regista tedesco), ritroverà sè stesso al sole caldo e mediterraneo di Palermo.
    Protagonista il lead singer dei Toten Hosen (famoso gruppo rock tedesco), Andreas Frege, alias Campino.
    La produzione è sovvenzionata per 400.000 Euro dalla Filmstiftung NWR e il primo ciak avrà luogo il 17 settembre a Dusseldorf.
    Per ulteriori informazioni, eccovi dei links:

    Il cielo sopra Palermo | Dweb

    Von Düsseldorf nach Sizilien: The Palermo Shooting

    ¤ News: The Palermo Shooting: Wenders story

    A presto Francesco

    P.s. il casting è ancora in corso!!
    Ultima modifica di sisco2; 24-07-07 a 20:11

  8. #8
    raskolnikov
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    Quote Originariamente inviata da sisco2 Visualizza il messaggio
    Spesso di Stanley Kubrick si conoscono i film più noti come "2001 Odissea nello spazio" o "Arancia Meccanica" e "Full metal Jacket" perchè hanno portato in evidenza problemi e temi che negli anni in cui furono girati erano di attualità o vi era l'intenzione di risvegliare le coscienze su quelle tematiche.[...]Se volete conoscere meglio Kubrick e il suo modo di fare cinema dedicate una serata alla visione di quest'opera!!
    Aggiungerei anche che si tratta di un film stupefacente considerando gli anni in cui fu girato: in questo film furono filmate le prime pellicole in cui nel primo piano c'erano candele accese (cosa impossibile se non con filtri speciali che, secondo la "leggenda metropolitana" furono donati a Kubrick dalla NASA in cambio del film falso dell'allunaggio).
    Insomma: per l'epoca una novità incredibile che mostra tutti l'indole innovativa di Kubrick e la sua continua ricerca non solo nel piano dei contenuti, ma anche nel piano delle tecniche cinematografiche.
    Inoltre è uno dei film ai quali mi sento più legato di tutta la mia adolescenza: un film che lascia trasparire oltre la pellicola il respiro del cinema.

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