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  1. #17
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    Predefinito Bye bye Blackbird

    Il titolo di questo film è ispirato ad una canzone americana degli anni '20, più volte rivisitata da artisti di primo piano della scena musicale americana. Sicuramente la colonna sonora di quest'opera è di primo piano (da notare la collaborazione dei Mercury Rev), ma ciò che colpisce in questa pellicola è la potenza delle immagini che ci raccontano una storia di amore impossibile nella Parigi di inizio '900.
    La storia è quella di un giovane immigrato, Joseph, qui interpretato da James Thierree (nipote di Charlie Chaplin) che per amore di una giovane trapezista decide di dedicarsi a questa professione. La vicenda avrà un finale inaspettato o quanto meno fuori dai canoni, che sorprende e lascia spunto alle più diverse interpretazioni.
    L'ambientazione è molto suggestiva. Poche le zone di luce in una perenne notte che avvolge i protagonisti di questa vicenda umana. Il regista, Robinson Savary, alla sua prima esperienza in un lungometraggio dà prova di grande abilità nell'utilizzo delle immagini. Una scelta accurata della luce e del colore. Colori caldi e allo stesso tempo ricchi di simbolicità: il nero da cui gli oggetti e le persone fuoriescono simboleggia qui l'ordine, la realtà, lo stato delle cose, il mondo fisico, dall'altro parte il bianco, la luce simbolizza la parte ideale della vita umana, la gioventù ricca di speranza e di amore puro, di dono infinito di sè. A questi due estremi, a questi due poli si legano gli altri due colori, il rosso che indica l'amore come passione, ma anche come pietà che nasce dall'essere uomo fatto di carne e non solo di spirito, imperfetto, ma contemporaneamente portatore di verità. Ancora di più a simboleggiare l'umanità il marrone che richiama alla terristricità, a quella terra, quell'humus che dà nome all'uomo.
    Possiamo dire che il racconto che Savary mette in immagini gioca molto su queste componenti che sono una costante in tutto il film e che ci dicono dell'evoluzione dei personaggi: il passare dal bianco al nero ad esempio come passaggio dall'innocenza giovanile all'ordine della maturità, o il rosso che si presenta in alcuni momenti culminanti come indice della forte tensione di realtà pur nella idealità dell'evento che si svolge.
    Accanto a questo uso simbolico della cromia vi è un utilizzo della macchina da presa molto ricercato: le carrellate circolari, le inquadrature dall'alto, i movimenti rapidi esprimono lo spirito della storia che si stà svolgendo, la narrazione avviene quindi come nel cinema classico su due piani che si compentrano: quello della forma e quello del contenuto. Anzi la forma arriva ad esprimere quello che il contenuto non riesce, risultando infatti la narrazione talvolta solo accenata o con degli iati che mettono a prova le capacità interpretative dello spettatore. I dialoghi tutto sommato spesso abbozzati ma ricchi di vita, lasciano spazio alle immagini e al loro potere.
    Da segnalare tra gli interpreti il Thierree per la passione e la profonda immedesimazione nella parte e la bellissima attrice polacca Izabella Miko, qui nella parte della trapezista Alice. Superbi Derek Jacobi come circense padre di Alice e la passionale Johdi May nella parte dell'amica di Alice, nonchè consigliera di Joseph.

    Nel complesso un'opera interessante che lascia ampi spazi interpretativi e che ci interroga sulla vita, sui rapporti umani, sulla felicità, sulla morte e sul reale nella sua opposizione al mondo ideale e al sublime.

    Informazioni più dettagliate su quest'opera le potete trovare a questo link:

    ByeBye BlackBird - Le Film - 11 octobre 2006 - Robinson Savary, James Thierree, Derek Jakobi, Jodhi May, Michael Lonsdale et Izabella Miko

    ----------------------------------------------
    Il DVD è reperibile on-line in versione doppia lingua inglese - tedesco, editato dalla casa tedesca Neue Visionen Medien.
    Ultima modifica di sisco2; 12-11-07 a 20:42

  2. #18
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    Predefinito

    Se ami il cinema vieni su bigfilm.myblog.it
    Potrai aiutarmi a creare il punto di incontro on line perfetto per tutti gli amanti del cinema, proponendo iniziative, idee e progetti.
    a preso.

  3. #19
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    Predefinito Il nascondiglio

    Impeccabile dal punto di vista tecnico il film narra la storia di una donna italiana emigrata in America, vedova di un professore di letteratura romanza e appena uscita da un quindicennio di cure psichiatriche.
    Per ricordare il marito la donna decide di tornare sui luoghi del loro amore e di aprire come si erano promessi un ristorante italiano. Sulla strada della donna si pone però una casa, che dovrebbe ospitare il ristorante, la quale presenta una storia che il regista è abile a rivelarci poco a poco.
    Si tratta di un horror giocato molto sulla tensione psicologica, ma anche sulla compassione nel senso originario del termine: accompagnamo la giovane donna nella scoperta del mistero che si cela nella casa fino alla scoperta della verità che porta con sè un tragico finale.
    Il regista è abile nel mettere in scena una storia non singolare con mezzi abbastanza convenzionali (tra queste le riprese da angolazioni dal basso o dall'alto a ricordarci la presenza altra che aleggia nell casa), ma con uno stile particolare. Da notare la contrapposizione tra la verticalità predominante nelle immagini interne alla casa, che si contrappone alla orizzontalità delle riprese in esterni. Verticalità come apertura al soprannaturale, ma anche come risultato di una deformazione dell'immagine a simboleggiare la straordinarietà dei fatti e la loro lontananza dala norma morale. Nei primi minuti che fungono da introduzione alla storia raccontata c'è poi una ricerca filologica nel colore, quasi a riprodurre le tonalità del technicolor anni '50, con un'incarnato molto accentuato, a simboleggiare la carnalità delle persone che stanno vivendo queste vicende.
    Non manca un uso sapiente delle immagini per preannunciarci con simboli il vero svolgimento dei fatti narratici. L'uso di questi simboli sparsi nel film ricorda, seppur con un'applicazione meno frequente e incisiva, l'uso che ne faceva Kieslowski nei suoi film (l'afflato metafisico che permeava i film del regista polacco qui tuttavia manca).
    Attori credibili. Da segnalare una superba Laura Morante, come protagonista e una serie di attori di contorno di primo piano, tra i quali Burt Young ai più noto come allenatore di Sylvester Stallone in "Rocky", non alieno però a questo genere di film (si ricordi la sua partecipazione a "Amytiville II: The possession" dell'italiano Damiano Damiani, film in cui interpreta la parte del padre di famiglia) e Treat Williams, famoso per la sua interpretazione di padre e medico nella serie tv Everwood, qui nella parte di un sacerdote che si prende cura della Morante in difficoltà.
    -------------------
    il film è attualmente nelle sale. Informazioni e approfondimenti li trovate al seguente link:

    Il Nascondiglio - Pupi Avati - DUEA Film

    A presto,
    Francesco

  4. #20
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    Predefinito Torino Film Festival

    Che emozione!
    Partenza da casa alle 5.30 per arrivare a Torino in orario alla prima proiezione, "Summer in the city" il primo film di Wim Wenders.
    Arrivo a Torino alle 9.10 circa sotto una pioggia battente e mi ricordo di non aver portato l'ombrello. Ma dai...
    Poi alla cassa il computer della biglietteria è in palla e scopro che dovevo andare all'altro cinema a ritirare il biglietto prenotato via internet...
    Cmq mi fanno entrare con la ricevuta che avevo stampato a casa.
    E così scopro un film lentissimo, giocato sui piani sequenza molto lunghi. L'impianto della storia con i suoi movimenti lenti ricorda molto l'opera seconda di Wenders, "La paura del portiere prima del calcio di rigore". Bella la presentazione preparata da Wenders ad introdurre il film, ci dice del background da cui è nata l'opera. Due ore lentissime in un bianco e nero 16 mm riversato in digitale. Audio tedesco e sottotitoli in italiano (davvero difficile capire cosa dicano gli attori, la qualità audio non è delle migliori).
    Una corsa al bar e subito mi rigetto in un'altra sala per l'anteprima nazionale di "The Savages". E scopro che pur avendo il biglietto singolo devo assistere allo spettacolo seduto sulle scale laterali. Beh mi è andata meglio che ai tanti che, avendo comprato l'abbonamento, non hanno potuto nemmeno entrare!
    Il film è molto americano e convenzionale, ma sono due ore passate in serenità e mi dà spunti su cui riflettere: il rapporto genitori - figli, l'anzianità, la malattia, il senso della famiglia, nonchè uno spaccato sulla società americana contemporanea.
    Al termine cammino veloce verso il cinema Massimo. 20 minuti ca. di cammino per andare verso la mole Antonelliana dove è sito il museo nazionale del cinema. Accanto il Cinema Massimo.
    Una bella coda per ritirare il biglietto, l'addetta ha da ridire sul fatto che non abbia ritirato il biglietto dello spettacolo della mattina. Vabbé...
    E a due metri mi trovo Nanni Moretti, tutto indaffarato nella parte di direttore e mente del festival..
    Il tempo di uno spuntino e mi rituffo nella mischia per assistere alla proiezione del documentario sui primi anni della carriera cinematografica di Wim Wenders. Mi siedo in sala e mi accorgo di essere a pochi metri dal giovane Marcel Wehn, regista tedesco che ha girato il documentario. Lo ascolto mentre scambia opinioni in inglese con un giovane italiano. Ragazzi, mi verrebbe la tentazione di scambiarci due battute in tedesco...
    Cmq la proiezione ha inizio e il documentario in tedesco (per fortuna dei più sottotitolato in inglese e in italiano) ci narra di Wenders attraverso la voce dei tanti collaboratori e amici che hanno accompagnato la sua carriera nei primi anni. Il tutto accompagnato dal Wenders di oggi e dai commenti di sua moglie Donata sul carattere e sulla natura di Wim.
    Al termine sono presenti anche Wim Wenders, Donata Wenders e l'attrice dei suoi primi film Lisa Kreuzer per un breve scambio di battute...
    Poi tutti fuori dalla sala e chi deve assistere all'incontro con Wim Wenders, come il sottoscritto è destinato ad una coda sotto la pioggia per poter rientrare.
    Dai si fa anche questo...
    Wim Wenders e Nanni Moretti si scambiano opinioni sul fare cinema: ruolo della sceneggiatura, rapporto con gli attori, ruolo della colonna sonora, l'angoscia prima di iniziare a girare un nuovo film.
    E' bello vedere come Wenders sia talvolta ironico davanti agli interventi di Moretti, che mostra di non conoscere in toto le sue modalità di direzione. Ma è bello anche questo, almeno si ha la possibilità di mettere a confronto due modi di operare di due grandi registi e poi il dialogo è molto amicale e conviviale.
    La conversazione si dipana per due ore e mezza. Moretti affronta in ordine cronologico quasi tutti i film di Wenders e chiede a questi di parlare delle vicende legate al concepimento e allo sviluppo degli stessi. Intervengono poi anche la Kreuzer e Giovanni Spagnoletti, critico e specialista del cinema di Wenders, nonchè da ultimo uno psicanalista cultore di cinema.
    E così scopri che anche Wenders ha avuto i suoi momenti bui. L'overdose e il ricorso alla psicanalisi alla ricerca di una propria identità proprio come il protagonista di "Summer in the city" che uscito dal carcere cerca sè stesso e non è sicuro che ci sia qualcosa oltre quelle sbarre.
    Lo stesso Wenders all'inizio del documentario ci aveva detto che se si vuole cercare un tema ricorrente nel proprio cinema è quello di personaggi che cercano un senso alla vita umana.
    Ora è tardi. Quando esco sono già le otto passate. Il treno mi aspetta. Il viaggio di ritorno è lungo, ma avrò tempo di riflettere e ripensare a quanto mi ha dato questa giornata.

    A presto, Francesco
    Ultima modifica di sisco2; 24-12-07 a 19:29

  5. #21
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    Predefinito XXY

    E' la prima volta che mi capita di guardare un film argentino. Che dire, sicuramente la giovane regista Lucia Puenzo ha colto nel segno.
    Il tema è scottante, la vita sessuale di un'ermafrodita, i dubbi i dilemmi dello scegliere chi essere. Al dolore del passaggio all'età adulta, si assomma in Alex il problema della propria identità sessuale: donna, uomo..
    La madre vorrebbe che Alex riconoscesse di essere donna e si sottoponesse ad un intervento chirurgico. Il padre, biologo marino, sembra invece soffrire maggiormente per la condizione esistenziale di Alex, comprenderla meglio nelle due componenti che vivono in lei.
    Alex dal canto suo vive la propria adolescenza con furore. Si sente diversa e questa la fa isolare dal mondo. Riconosce solo alcuni come amici, mentre sente il rancore di molti (che pur non conoscendo nei particolari la sua condizione, sanno che in lei vi è qualcosa di diverso).
    Un solo amico con cui condivide i propri segreti (Vando), ma proprio con lui litiga violentemente e ciò la rende più sola e indifesa.
    L'occasione per una presa di coscienza della propria sessualità è la visita di amici della madre che dall'Argentina (terra natia di Alex e dei genitori, da cui essi sono partiti per fuggire alla prepotenza) si recano in Uruguay. Si tratta di una famiglia: padre, chirurgo, madre e figlio adolescente (Alvaro)
    Alex è diretta, vuole vivere la propria sessualità e chiede ad Alvaro di avere un rapporto con lei.
    Alvaro è reticente, ma alla fine cede. Scoprirà così la vera identita di Alex, e dovrà scontrarsi con la realtà delle cose. Ci sarà il rifiuto di Alvaro, l'ira di Alex e il suo dolore.
    Alvaro cercherà il riavvicinamento, ma Alex fuggirà e dovrà anche passare attraverso un tentativo di violenza da parte di coetanei che ne metteranno a nudo l'identità sessuale. In questo frangente ci sarà anche il riavvicinamento con Vando che le eviterà la violenza.
    Il finale resta aperto, ma ciò che la regista mostra è un grande rispetto per Alex e per chi vive la sua condizione, mettendo in luce in modo critico i tentativi del mondo di normalizzare la sua diversità e il rifiuto di Alex davanti ad essi, nella volontà di essere fino in fondo sè stessa.
    La narrazione alterna i campi lunghi (suggestiva l'ambientazione in Uruguay e le sue spiagge) e i primissimi piani, dando libero corso alla vicenda e mostrando partecipazione e poesia in ogni inquadratura
    Vi è un uso maestrale dei colori tenui , e in genere naturali, quasi a significare la partecipazione di Alex alla natura: il suo essere diverso è parte comunque della natura, è qualcosa voluto dalla natura e violenza sono i tentativi di "normalizzazione".
    Molto espressiva la giovane attrice Ines Efron che impersona Alex, capace di mettere a nudo la fragilità e contemporaneamente la determinazione del personaggio interpretato.
    Nel complesso un film molto valido e ben girato, che pone interrogativi seri, invitandoci a riflettere sulla condizione e le difficoltà di chi vive la condizione della protagonista.
    Il film, che ha vito la settimana della critica al Festival di Cannes 2007, è disponibile in DVD a noleggio e in vendita per Cecchi Gori Home Video.
    Maggiori informazioni al seguente link

    Teodora film

    A presto,
    Francesco
    Ultima modifica di sisco2; 14-01-08 a 19:22

  6. #22
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    Predefinito La promessa dell'assassino (Eastern promises)

    David Cronenberg ha voluto con questo film darci l'antitesi del suo film precedente. Se in "A History of violence" il bene era solo una maschera sotto la quale si nascondeva il male, in "Eastern promises" il bene si nasconde sotto il volto di un sicario della mafia russa londinese.
    Capace di raccontarci storie diverse, ma tutte con al centro l'uomo, nelle due componenti dell'anima e del corpo, Cronenberg ritorna in quella Londra che già gli era stata di ispirazione al precedente "Spider". La storia è quella di una levatrice (impersonata da una magnifica Naomi Watts) che si trova davanti al dramma di un'adolescente di origine russa, la quale ha dato alla luce una bambina, morendo subito dopo per le percosse subite. La giovane ha con sé un diario che diventa il punto di partenza per le indagini che la levatrice compie per dare alla bambina una famiglia.
    Dietro questo dramma si celano gli ambienti londinesi dei traffici illegali gestiti dai russi.
    Cronenberg è abile nel mostrarci quanto apparenza e realtà spesso non coincidono e costruisce una storia che non manca di mostrare con immagini crude la realtà che si cela sotto i panni della rispettabilità.
    Vi è un uso quanto mai ricercato dell'illuminazione con un prevalere del nero e di colori saturi quasi in contrasto con l'indeterminatezza o la duplicità dei caratteri dei personaggi che entrano in scena. L'atmosfera è molto noir e non mancano le scene violente.
    La narrazione è sicuramente distaccata anche se il regista mostra interesse verso le vicende narrate e insiste sulla corporeità dei personaggi in particolare su quella di Viggo Mortensen (che impersona qui un infiltrato dei servizi segreti russi che si nasconde sotto le vesti di un sicario).
    In particolare il regista insiste sulle superfici dei corpi, sulla pelle con i suoi tatuaggi e i segni i quali sono segno del vissuto, della storia degli uomini e contemporaneamente sono fonte di rispetto e di rispettabilità.
    L'animo umano nella sua componente di bene è messo a dura prova dal vissuto, dalla storia, dalle regole sociali (di appartenenza alla mafia) dal potere che dà il denaro; potere di possedere gli altri, di trattarli alla stregua di oggetti, di schiavi, ovvero come puri prolungamenti del corpo di chi detiene il potere, oggetti da utilizzare a proprio piacimento, non concedendo loro alcuna dignità umana.
    Il regista non è mai polemico, semmai critico e ci mostra in pieno la postmodernità con le sue ambiguità.
    Talvolta la narrazione risulta debole, ma sicuramente la storia narrata è originale e presenta maggiore linearità rispetto ai precedenti film.
    Buona visione!

    Francesco
    Ultima modifica di sisco2; 14-01-08 a 19:26

  7. #23

  8. #24
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    Predefinito 7 km da Gerusalemme

    L'idea di un incontro con Gesù oggi è molto interessante, sicuramente le modalità con cui l'autore ha sviluppato questa vicenda possono essere messe in discussione.
    La storia è quella di Alessandro Forte, pubblicitario di successo che vive una crisi familiare e lavorativa la quale lo porta a rimettersi in discussione e a vivere criticamente il sistema e la società in cui è immerso. Questa crisi avrà un suo sbocco nella decisione, nata da circostanze fortuite, di recarsi a Gerusalemme. Qui egli incontrerà Gesù e avrà modo di confrontarsi con lui su ciò che costituisce il cristianesimo, sulle verità alla base della fede cristiana e uscirà da questa esperienza vivificato e capace di essere portatore di speranza per chi gli sta accanto.
    Molto bello è l'uso che fa il regista Claudio Malaponti nella prima parte del film, della dialettica serrata nell'alternanza di inquadrature per rendere visivamentela la crisi che vive il protagonista. Molto curata inoltre la fotografia delle location desertiche scelte dal regista per l'incontro tra Alessandro e Gesù.
    Alcune volte l'impianto è però molto televisivo e anche il montaggio è molto più affine a quello di una buona fiction.
    In alcuni casi il regista non è capace di introdurre nuovi personaggi o temi dando il substrato necessario allo spettatore per carpire la realtà di cui ci sta parlando. I personaggi sono spesso introdotti in modo artificioso e anche le tematiche trattate meriterebbero un approfondimento maggiore per non scadere nella banalità, nella superficialità o in facili stereotipi.
    Da segnalare comunque la buona interpretazione di Luca Ward, famoso doppiatore, che qui impersona Alessandro e il complesso degli interpreti sicuramente molto capaci anche se poco conosciuti.

    Il film è disponibile in DVD per San Paolo Home Video e presenta una ricca sezione di extra, tra i quali da segnalare una conversazione tra il regista e l'autore del libro da cui è stato tratto il lungometraggio, Pino Farinotti, famoso critico cinematografico che oltre alla sceneggiatura ha prestato il proprio contributo come attore.

    Buona visione!

    Francesco
    Ultima modifica di sisco2; 06-01-08 a 12:13

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