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  1. #1
    Master L'avatar di Holux
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    Mi viene voglia di domandarvi ciò : ma come fate voi ragazzi/e bianchi/e
    ad apprezzare una musica che rispecchia una cultura , una mentalità ed un modo di essere e pensare di razze estranee alla nostra?!
    Senza alcuna offesa desidero avanzare le mie critiche , quelle che seguono sono mie considerazioni. Vedrò di spiegarmi bene o almeno ci proverò.

    Posso ben capire che i giovani negri , mulatti o meticci si sentano attratti da queste musiche , dato che sono le loro e prodotto della loro psiche collettiva , ed in tal caso non ho nulla da ridire e rispetto questo fatto. Quello che invece mi delude , mi fa rabbia e mi fa pure paura é il fatto che ci siano una marea di bianchi dalle idee confuse , conformisti e rinnegati che giocano ad imitare gente di altra razza , scimmiottando le loro musiche , i loro look , i loro stili di vita , ecc.!!
    Sembra che facciano a gara per essere diversi di quello che sono!!
    Non vi sembra un rinnegamento di quello che siete ed un tradimento delle vostre radici?!
    Forse vi vergognate di essere bianchi?!
    Perché non ascoltate musica da bianchi?! Perché non siete orgogliosi di essere bianchi?!

    Vi rendete conto che rap , reggae , jazz , ecc. e tutti gli stile di derivazione negroide o mulatta/meticcia cubana-giamaicana-afroamericana sono cose completamente antitetiche alla nostra essenza?!
    Quella che ho sintetizzato nel titolo é la mia posizione sulla c.d. musica rap , sulla subcultura hip-hop e su tutta la roba di derivazione afro-negroide ed affine.
    Ritengo che si tratti di musica degenerata che corrompe le giovani generazioni , come purtroppo ha già corrotto quelle precedenti e continua a fare sempre più danni...é un lavaggio del cervello pseudomusicale che , anche attraverso testi a volte pieni di ostilità ed incitamenti alla violenza brutale (stupri , omicidi , ecc.) verso la razza bianca come nel caso famigerato del Gangsta rap , spinge milioni di giovani bianchi a diventare dei traditori rimbecilliti che non sanno più chi sono , succubi di una subdola propaganda mediatica e televisiva orchestrata dai nemici della stessa razza bianca.

    Trattasi di pseudomusica commercializzata e glorificata per loschi scopi dal giudaismo...per rincoglionire i giovani col mescolazionismo razziale , MTV docet. Ad es. MTV , di proprietà dell'ebreo Murray Redstone/Rothstein , mira proprio a modellare nuove generazioni di bianchi degenerati e rimbecilliti da mode esotiche , intenti solo ad imitare cantanti negri comportandosi come loro nonché a credere che la mescolanza razziale sia un presunto valore...Questo fa parte del progetto ebraico per negrizzare ed imbastardire la razza bianca , corrompendo i giovani ed incitandoli al meticciato con messaggi pubblicitari più o meno subliminali , sveglia ragazzi/e!!
    Per farvi capire come stanno le cose vi posto vari articoli e 3d , leggeteli e rifletteteci su...
    14/88 - Holuxar


    "Black Rappers Call on Blacks to Murder and rape Whites
    Here's what black rappers say, and what their followers do. Keep
    in mind that most of this is produced and distributed by Jewish
    run companies. Jews are the foremost promoters of "hate crime"
    laws intended to be used mainly against whites, while at the
    same time looking with smiling approval upon black criminals
    who openly call for murder and mayhem against white people."
    Black Rap Lyrics and the murder of Whites
    MTV and HATE -- Free Speech, January 2001 by Dr. William Pierce
    MTV and Hate -- Free Speech, January 2001
    Black Hip-Hop music fuels violence. - Stormfront White Nationalist Community
    Fonte: Kali Yuga - Chi ci sar? mai dietro MTV? Proprio non riesco ad immaginarmelo...
    MTV: omologa et impera
    MTV: omologa et impera - Politica OnLine Forum
    MTV Owner Filthy Jew "Sumner Redstone (born Murray Rothstein)
    CHI COMANDA I MEDIA - Effedieffe edizioni - 2005 ? Disney Passion - diario di un disneyano amatore, collezionista e critico
    VACILLANO I "GRANDI" MEDIA di Maurizio Blondet
    http://www.nexusedizioni.it/index2.p..._pdf=1&id=1134
    Giornale Effedieffe
    "LA MUSICA NEGRA DEL RAP PARADIGMA DELL OFFENSIVA ALLOGENA"
    Analisi sulla MUSICA DEGENERATA afro-americana... - Forum Studenti.it
    How Jews Tried To Corrupt Heavy Metal - And Failed - Stormfront ...
    How Jews Tried To Corrupt Heavy Metal - And Failed - Stormfront White Nationalist Community

    Musica Degenerata oppio dei giovani bianchi
    Ultima modifica di Holux; 02-06-08 a 20:01

  2. #2
    Master L'avatar di Holux
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    Vi consiglio di leggere attentamente soprattutto questo ottimo articolo anonimo apparso su un sito tempo fa , penso che l'autore sia Diego Binelli ma non ne ho la sicurezza , da meditare...
    SPIEGA esattamente cosa c'è DIETRO il fenomeno deleterio della diffusione del RAP e dell'HIP HOP presso i BIANCHI...



    "LA MUSICA NEGRA DEL "RAP", PARADIGMA DELL'OFFENSIVA ALLOGENA
    Il "rap" - parola dello slang afrosassone che significa "picchiare", allargatosi poi a "parlare", "affabulare"
    (1) - si afferma negli anni '80 negli USA come stile musicale completamente negro, e da qui si diffonde in Occidente.
    La musica afro-americana - jazz, soul e blues - pur essendo una produzione di ambito extra-europoide (per l'appunto negroide), conteneva comunque per alcuni decenni stilemi "bianchi", come determinati accordi e
    giri "accademici" che la rendevano gradevole anche allo stesso pubblico di borghesi bianchi. Si poteva dire che il jazz era una musica civilizzata, suonata con strumenti europei da un'anima negra. Ad un'osservazione
    superficiale si poteva dire che era sostanzialmente un'orchestra quasi convenzionale che si limitava ad eliminare lo spartito dando sfogo alla libertà di interpretazione. Ma già negli anni '30 del secolo scorso, agli osservatori più consapevoli non sfuggì, sotto l'infarinatura bianca, la natura alienante che tale tipo di musica aveva per il tipo europoide. La cosa non sfuggì certo a Julius Evola (1898 - 1974), grande pensatore tradizionalista e critico della "civiltà" moderna. Evola, nel condannare il lassismo culturale della televisione di stato democratica, rilevava tra i danni maggiori l'acritico rivolgersi ad una musica leggera e popolare ispirata a forme di ritmo mutuate dalle razze
    "più basse ed esotiche", tramite il noto veicolo dell'America
    (2). Una tale irresponsabile scelta, trascurava in partenza l'idea di convogliare la voglia di evasione verso forme ritmiche tratte - p. es. - dal folklore europeo orientale, contenenti non solo il ritmo ma anche la dinamica, non
    l'esaltazione dell'impersonalità bestiale, ma la direzione della forza vitale in una creazione superiore. "L'individuo qui [nella tradizione europea, ndc] non è parte impersonale, ma membro collegato direttamente al tutto e costituente una funzione e una modalità di vita distinta e irriducibile, che non va cancellata o livellata, ma portata ad essere sempre più perfettamente ed intensamente sé stessa per la maggior ricchezza e determinatezza del gran corpo del tutto"
    (3). Nelle parole dell'Evola per descrivere questo fenomeno musicale, si coglie la perplessità dell'europeo ancora in sè: "Agli inizi del bolscevismo vi era stato chi aveva formulato l'ideale di una musica a base rumoristica-collettiva per purificare anche questo campo dalle concezioni sentimentali borghesi. E' ci che l'America ha realizzato in grande ed ha diffuso in tutto il mondo con un fenomeno estremamente significativo: il jazz.
    Nelle grandi sale delle città americane dove centinaia di coppie si scuotono
    (4) come fantocci epilettici e automatici ai sincopati negri, è veramente uno 'stato di follia, la vita di un ente collettivo meccanizzato che si ridesta. Anzi, forse pochi fenomeni sono espressivi quanto questo, per la struttura in genere del mondo moderno nella sua ultima fase: perché per tale struttura è caratteristica la coesistenza di un elemento meccanico, disanimato, fatto essenzialmente di movimento, e di un elemento primitivistico e sub-personale che trasporta l'uomo, in un clima di torbida sensazione [.]"
    (5). Ma l'opera in cui lo Evola dedica maggiore attenzione al fenomeno del jazz è sicuramente "Cavalcare la tigre", il testo in cui il pensatore tradizionalista si sforza di analizzare le possibilità di un utilizzo in senso superiore e consapevole dei fenomeni nichilistici della modernità. Nel capitolo sui processi di dissociazione dell'arte, rilevando che in una civiltà non "dell'essere" ma "del divenire" quale è l'attuale, la musica sia destinata ad avere un particolare sviluppo fino a potersi parlare di "demonìa occidentale della musica", egli analizza il distacco dalla linea melodrammatica, melodica ed eroico-romantica, che a sua volta aveva superato la linea tragico-patetica. Gli esiti novecenteschi sono una intellettualizzione, nel senso del prevalere di un elemento cerebrale, conducente ad un radicalismo tecnicista a scapito di altri contenuti umani, e, come secondo esito il carattere fisico, del puro timbro, dell'innesto di un carattere menàdico. Qui, i vari Honegger, Mossolov, Strawinsky e Schönberg, lasciano presto il campo a chi la musica-danza non la fa in maniera sperimentale e di rottura ma ce l'ha connaturata: il negro. Il
    suo jazz è "una musica che poco si ferma all'anima per comunque parlarle ma che tende ad incitare e a muovere direttamente il corpo. Ciò, in un senso diverso da quanto era proprio alle precedenti musiche europee da ballo; in effetti, nel jazz alla graziosità, allo slancio, al trasporto e alla stessa sensualità compenetrata di ardore di altre danze - si può accennare al valzer viennese o inglese, ed anche al tango - si sostituisce alcunché di meccanico, di disgregatore e, insieme, di primitivisticamente estatico, talvolta di parossistico per l'uso della
    ostinata reiterazione tematica. Questo contenuto elementare non può sfuggire a chi si sia trovato in qualche grande sala da ballo di metropoli europee o americane, nell'atmosfera di centinaia di coppie scuotentisi ai sincopati dei motivi più spinti di tale musica"
    (6). Egli lucidamente non prova nessuno smarrimento nel constatarne il successo, poiché conosce le motivazioni
    profonde di tale fenomeno: "che coloro che andavano pazzi per il valzer o si bevano al pathos proditorio e convenzionale del melodramma [fenomeno borghese e sentimentale, ndc.] oggi si trovino a proprio agio presso i ritmi convulsivo-meccanizzati o astratti del jazz ultimo, dell'hot o del cool-jazz, ciò è da considerarsi più che come una voga aberrante superficiale. Ci si trova dinanzi ad una trasformazione rapida e non periferica del modo
    di sentire, la quale rientra organicamente nell'insieme di quelle che stanno a definire il volto dei tempi attuali. Il jazz corrisponde innegabilmente ad uno degli aspetti di quell'affioramento dell'elementare nel mondo moderno, con cui sta chiudendosi dissolutivamente l'epoca borghese."
    (7) E l'analisi continua, sempre lucidamente: "Naturalmente, qui non entra in questione il grado di consapevolezza delle masse dei giovani e delle ragazze a cui oggi piace il jazz e che lo ballano, nell'idea, semplicemente, di 'divertirsi'; il mutamento sussiste, e non è pregiudicato nella sua realtà per non essere avvertito nella sua portata [.]" Per ora ci limitiamo a notare - per ritornarvici più avanti - come una certa consapevolezza della portata del fenomeno (in senso autodistruttivo) sia oggi posseduta soprattutto dall'area dei cosiddetti "Centri Sociali".
    La struttura della musica negra ha generato quindi tutti i principali motivi di danza moderni, in un processo di ricerca di stilemi musicali al di fuori del patrimonio bianco ed europeo. "Si può ritenere che sia stato il primitivismo a cui è giunto regressivamente l'uomo ultimo, in specie l'uomo nord-americano, a fargli scegliere, assimilare e sviluppare, per affinità elettiva, proprio una musica avente una impronta parimenti primitiva, come quella negra, ma che in origine si associava anche a forme oscure di estasi"
    (8). E qui giungiamo alla peculiarità della musica negra. "Si sa infatti che la musica africana da cui sono stati tratti i
    principali ritmi dei balli moderni è stata una delle principali tecniche usate per produrre forme di apertura estatica e di invasamento. Il Dauer e lo stesso Oriz (9) hanno giustamente visto la caratteristica di quella musica nella sua struttura polimetrica, elaborata in modo che degli accenti statici che marcano il ritmo, siano in funzione costante di accenti estatici; così le speciali configurazioni ritmiche generano una tensione, intesa a 'alimentare un'estasi ininterrotta'. In fondo, la stessa struttura si era conservata in tutta la cosiddetta musica jazz 'sincopata'. Sono come degli arresti che tendono a liberare una energia o a generare un impulso. Nei riti africani, con questa tecnica veniva propiziato l'innestarsi nei danzatori di determinate entità, gli Orisha degli Yoruba (10) Loa del Vodu di Haiti, le quali si sostituivano alle loro persone e li 'cavalcavano'. La potenzialità estatica sussiste nel jazz. Ma anche qui si è avuto un processo di dissociazione, di sviluppo astratto di forme ritmiche staccato dall'insieme a cui in origine appartenevano. Se, data la desacralizzazione dell'ambiente e l'inesistenza di qualsiasi quadro istituzionale o tradizione rituale corrispondente, della atmosfera adatta e del necessario orientamento, non può pensarsi ad effetti specifici come quelli della musica africana autentica in funzione evocatoria, pure resta sempre l'effetto di una specie di possessione diffusa e informe, primitivistica, a carattere collettivo"
    Ultima modifica di Holux; 01-07-08 a 19:51

  3. #3
    Master L'avatar di Holux
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    (11). Tali caratteristiche negroidi, sono state quindi staccate dalla loro matrice ed applicate al mondo bianco, tanto che: "Ciò è visibilissimo nelle forme ultimissime, corrispondenti alla musica dei cosiddetti complessi beat. Qui prevale la reiterazione ossessiva di un ritmo (quasi come nell'uso del tam-tam africano) che già negli esecutori porta a contorsioni parossistiche del corpo e ad urla inarticolate, trovando eco nella massa degli ascoltatori che, associandosi, strillano istericamente e si dimenano anch'essi, creando un clima collettivo simile a quello degli invasamenti dei riti selvaggi e di certe sette dervisce, della macuba e dei revivals negri."

    (12) Per propiziare questi stati di invasamento pseudo-negroide: "E' anche significativo il frequente uso di droghe da parte sia degli esecutori della musica beat che della gioventù presa, grazie ad essa, in un vero 'stato di follia' frenetico, come si è visto in alcune sessions beat o hippie in California a cui parteciparono decine di migliaia di persone dei due sessi." "Qui non si tratta più della compensazione specifica che si può trovare nella musica-danza sincopata quale controparte popolare e prolungamento dell'acme raggiunto, ma non mantenuto, dalla musica sinfonica modernissima [.]; si tratta di aperture semi-estatiche e isteroidi di una informe convulsa evasione, vuote di contenuto, per così dire principio e fine a sé stesse. Quindi è del tutto inacconcio il ravvicinamento, fatto da alcuni, con certi riti frenetici collettivi dell'antichità, dato che questi avevano sempre un fondo sacrale." (13)

    Ne "L'arco e la clava" (1968), sorta di testamento spirituale, Evola indaga stavolta il problema dalla visuale più ampia della Negrizzazione mentale del bianco (14). Egli, in netta controtendenza rispetto alla irrazionale esaltazione moderna del negro, dopo avere deprecato la poco libertaria imposizione del mescolamento con i negri da parte della nuova voga progressista anglosassone, rilevava che "agli integrazionisti [.] si oppongono ancora, specie negli Stati del sud, alcuni gruppi che non intendono lasciare via libera all'avanzata della razza negra e alla 'negrizzazione' del loro paese. Però costoro [da bravi americani superficiali, ndc.] non si rendono conto dell'estensione del fenomeno, nel senso che essi di tale fenomeno scorgono solamente gli aspetti più materiali e tangibili; essi non vedono in che misura l'America è 'negrizzata' in termini non pure demografico-razziale ma soprattutto di civiltà, di comportamento, di gusti [.]" e - ovviamente - di musica.

    (15) Dopo avere infatti passato in rassegna le varie miserie mescolazioniste dell'ambiente statunitense, l'infantilismo, l'inconsistenza interna, la mania di grandezza, e le osservazioni psicologiche di C.G. Jung sul loro gesticolare, Evola passa alla musica: "Ma ancora più cospicuo e generale è il fenomeno costituito dalla musica leggera e dal ballo. Non si può dar torto al Fitzgerald il quale ha detto che, in uno dei suoi principali aspetti, la
    Civiltà americana la si può chiamare una civiltà del jazz, il che vuol dire di una musica e una danza negrizzate o negrizzanti. In questo dominio, singolarissime 'affinità elettive' hanno portato, lungo le vie di un processo regressivo e di primitivizzazione, l'America a ispirarsi proprio ai negri, quasi come se a cercare ritmi e forme frenetiche come eventuale giustificabile compensazione per la disanimazione della civiltà meccanica e materiale moderna molto di meglio non avrebbero potuto offrire fonti molteplici reperibili nell'area europea - in altra occasione, abbiamo accennato, ad esempio, ai ritmi di danza dell'Europa sud-orientale, che spesso hanno veramente qualcosa di dionisiaco
    (16). Ma l'America ha fatto la sua scelta ispirandosi ai negri e agli afro-cubani, e da essa il contagio si è esteso a poco a poco a tutti gli altri paesi."
    (17)
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    Sit tibi terra levis, ti sia lieve la terra, aspettami nel Cielo, R.I.P.!
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    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE E RICORDEREMO: «Il nostro Onore si chiama Fedeltà, Fedeltà è più forte del fuoco» - INVICTIS VICTI VICTURI - SURSUM CORDA!

  4. #4
    Master L'avatar di Holux
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    Se già negli anni trenta quindi vi erano in nuce tutte le potenzialità di alienazione dell'influenza afro-americana sull'europeità, nei primi anni sessanta la cosa è già in stato avanzato, grazie alle note concause politiche e sociali (la vittoria della guerra da parte delle potenze mondialiste, e la voga mescolazionista del dopoguerra), come possiamo dedurre dalle osservazioni di colore del passo seguente: "Il mettersi al passo riguarda anche l' 'integrazionismo' sociale e culturale negro che si sta diffondendo nella stessa Europa e che perfino in Italia viene
    propiziato con un'azione subdola specie mediante film importanti (dove negri e bianchi appaiono frammischiati nelle funzioni sociali in figura di giudici, poliziotti, avvocati, ecc.) e la televisione, in spettacoli con ballerine e cantanti negre messe insieme alle bianche, a che il gran pubblico si assuefaccia a poco a poco alla promiscuità e perda ogni resto di naturale sensibilità di razza e ogni senso di distanza. Il fanatismo che ha suscitato quella massa informe e urlante di carne che è la negra Ella Fitzgerald in sue esibizioni in Italia è un fenomeno tanto triste quanto indicativo
    [.]"
    (18) Ci viene da pensare a cosa penserebbe l'Evola se potesse assistere a quella vera e propria perversione che sono i cantanti rap bianchi, che fanno di tutto per fare propri una forma e uno stile completamente negroidi. Egli
    fece in tempo ad assistere alla beat generation, fenomeno ribellistico giovanile dei bianchi che all'inizio sembrava salvarsi: "Ebbene, la fraternizzazione coi negri e una vera religione del jazz negro, la deliberata promiscuità, anche sessuale e femminile, coi negri, sono caratteristiche, come un aspetto di tale movimento. In un suo noto saggio Norman Mailer, che è stato uno dei principali esponenti di esso, aveva stabilito anzi una specie di equiparazione fra il negro e il tipo umano della generazione in parola, definendo addirittura quest'ultimo the white Negro, ossia il "negro bianco".

    Molto giustamente Fausto Gianfranceschi
    (19) ha scritto, a tale riguardo: <Per il fascino esercitato dalla 'cultura' negra, nei termini descritti dal Mailer, si affaccia subito un parallelo - irrispettoso - con l'impressione che suscitò il messaggio di Federico Nietzsche a
    cavallo fra i due secoli. Il punto di partenza è la stessa ansia di rompere tutte le fossilizzazioni conformistiche con una immediata presa di coscienza del dato vitale ed esistenziale; ma quanta confusione, quanta degradazione, se il negro, come si è visto oggi, con jazz e orgasmo sessuale, sale sul piedistallo del 'superuomo'!Naturalmente - prosegue Evola - qui viene considerato solo un aspetto del nietzschianesimo. Quale disorientamento regnasse in quell'esistenzialismo americano, lo si può vedere dal fatto che mentre per un lato si faceva causa comune col negro, dall'altro vi è chi si sentiva attratto dalla trascendenza dello Zen, scuola esoterica estremo-orientale." (20)
    Bene, come dicevamo all'inizio, nel frattempo la musica afro-americana si è "emancipata" dagli ultimi stilemi formali bianchi che le venivano dal periodo jazzistico. Mentre il bianco americano - e per suo tramite, virtualmente tutti i bianchi occidentali - si negrizzava e si vergognava della propria essenza, dall'altra parte il mondo negro (non solo le masse afro-americane, ma gli stessi negri africani) prendeva coscienza della sua diversità razziale tramite il movimento di "liberazione". Ciò al punto che, in piena epoca di antirazzismo obbligatorio, si arrivò a motti come "black is beautiful", all'imposizione delle quote di studenti di colore nei campus - indipendentemente dal rendimento -, e ad un vero e proprio razzismo a rovescio dove la miriade di crimini compiuti da negri contro bianchi non ricevono nemmeno un millesimo dell'attenzione di un solo crimine commesso da un bianco contro un negro. La presa di coscienza dei negri americani raggiungeva il suo culmine in campo musicale con il rap, nato ufficialmente nel 1979 con il motivo "Rappers' Delight" del Gruppo Sugarhill Gang (21), ma in realtà già presente da più di dieci anni come fenomeno di mescolamento anarchico da parte di un disc jokey di dischi di diversi stili (funk, beat, latino-americana, ecc.) unito a movimenti della danza da strada break dance, nei quartieracci metropolitani, soprattutto newyorkesi, che a loro volta riprendeva i dozens dei carcerati, strofe in quattro rime in cui si offende la madre dell'avversario. I testi di questo nuovo genere "musicale", senza più melodia cantata ma composti da un parlato non stop scandito secondo un ritmo (sincopato o meno, comunque
    martellante ed eccessivo) nudo e crudo, consistono in un istintivo lanciare parole di incoraggiamento all'azione, sia essa la rivolta urbana, o la semplice danza, o un copulare - diciamo così - totalmente casual. La connotazione esplicitamente razziale, anti-bianca è forte fin dagli inizii, cui si aggiunge un'ostilità anti-coreana e anti-ebraica, le due importanti minoranze americane, ritenute corresponsabili dell'opera di sfruttamento del negro. Ovviamente, lo spirito mercantile americano non poteva non fiutare l'odore di successo di una tale moda pur esclusivamente negra, tant'è che tra i manager di successo di questi gruppi figurano produttori bianchi, come il newyorkese Arthur Baker, che però rimane per il momento ancora all'interno del mondo afro-americano.
    La stessa maniera di vestire rap, nata da un'abbinamento del tutto casuale e disarmonico di tute da ginnastica con jeans e parti di vestiario più elegante, il tutto condito con enormi gioielli ed oggetti super-kitch, diventerà moda in larghi strati giovanili della stessa Europa. Mentre per il negro tale trasandatezza fa parte dell'incapacità di dare una forma organica a ciò che trova, per il bianco l'adozione di una simile moda consiste in un piacere per il cattivo gusto, un gesto provocatorio e nichilista. E' una vera tristezza vedere ragazzini europei, magari di buon sembiante, studiarsi per agghindarsi come l'abitante di una bidonville. Mentre il negro afro-americano ha finalmente tolto la brillantina che imprigionava la chioma "fuzzy" e la giacca-e-cravatta borghese che ne bianchizzavano l'aspetto, e può orgogliosamente esibire la propria fisionomia, sempre più giovani bianchi vanno dal parrucchiere a farsi fare i riccioli dreadlocks, quelle matasse di capelli impastati che il negro rasta
    (22) tiene così per una scelta di trascuratezza (non vanno mai lavati) e per impossibilità di tenere altrimenti il capello lungo al naturale. Altra caratteristica del movimento rap importata dai ghetti negri in Europa sono i "graffiti" e i "tags", ovvero quegli imbrattamenti primitivi di ogni superficie metropolitana con le bombolette di vernice spray, eseguiti con la stessa indifferenza sia che si tratti di un muro di fabbrica abbandonata, sia che si tratti di un palazzo rinascimentale. I cosiddetti "tags" invece sono quella specie di monogrammi o firme stilizzate, secondo un codice noto solo alla gang dell'autore, con cui il rapper marca la zona dove è passato, come un cane fa con la pipì (e non è detto che il rapper non si avvalga anche di quest'ultimo metodo, più olfattivo).
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  5. #5
    Master L'avatar di Holux
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    Ma la parte più interessante riguarda i messaggi veicolati dai "testi" dei pezzi rap. Ben presto, alla comicità circense e ipergesticolante e alle spacconate sessual-materialiste, si sostituiscono gli incitamenti a formare gang micro-criminali, e l'obiettivo dell'incitamento alla violenza diventa non più solo il generico poliziotto ma gli americani di
    razza non negra. "How We Gonna Make the Black Nation Rise?" ("come faremo sollevare la nazione nera?"), "Street Justice", "Throw ya gunz" ("saluto alle armi"), "Fight the Power" (combatti il potere"), "Criminal Minded" ("mente criminale"), "Fuck tha Police" ("fotti la polizia"), "Drive-by Shooting" ("smitragliare dal finestrino", NB una moda delle gang), "Death Certificate" ("certificato di morte"), "Gangsta's Paradise" ("il paradiso del gangster"), "Cop Killer" ("ammazza poliziotti"), "Kill at Will" ("uccidete a volontà"), "Hand on the Pump" ("la mano sul fucile a pompa"), Apocalypse" ("Apocalisse"), "91, the Enemy Strikes Back" ("91, il Nemico colpisce ancora"), . sono solo alcuni dei titoli di maggior successo, e "Ol' Dirty Bastard" ("il vecchio sporco bastardo"), "Masta Killa" ("il maestro ell'omicidio"), "Ghostface Killah" ("killer di facce di fantasma" = leggi: killer di bianchi), "Public Enemy" ("nemico pubblico"), "Naughty by Nature" ("cattivi di natura"), . alcuni dei nomi più rinomati nel giro. Nei testi gli incitamenti alla violenza anti-bianca tendono sempre più a sostituire la violenza black on black che anarchicamente le varie gang di colore compivano tra di loro (si pensi alla famosa guerra tra le due gang rivali dei Bloods e dei Crisps a Los Angeles, su cui è stato fatto anche un film). Un black out in una grande città multirazziale americana significa sempre più spesso un'esplosione di violenza inter-razziale, e la devastazione di tutti gli esercizi dei non-negri da parte dei negri. Ogni arresto o uccisione di un delinquente negro da parte della polizia, richiama inevitabilmente folle di negri inferociti che cercano di creare la guerriglia urbana e il linciaggio del bianco. E' stato calcolato che le vittime bianche statunitensi cadute per mano di negri ammontino ad un'altra guerra del Vietnam
    (23). In "Fight the Power" (1987) il leader dei Public Enemy cantava: "Elvis was a hero to most/But he never meant shit to me you see/Straight up racist that sucker was/Simple and plain/Motherfuck him and John Wayne/'Cause I'm black and I'm proud [.]/Most of my heroes don't appear on no stamps" ("Elvis era un eroe per molti/Ma per me è sempre stato una *****, capisci/Quel coglione era un razzista fatto e finito/Puro e semplice/'Fanculo lui e John Wayne/Perché io sono nero e fiero [.]/La maggior parte dei miei eroi non compare su nessun francobollo"). Il meticcio del Bronx KRS-ONE, alias Chris Parker, nel suo primo LP "Criminal Minded" appare in compagnia del complice Scott La Rock circondato di bombe e pistole. Quest'ultimo, nonostante la predicazione a dirottare la violenza da black on black a contro i bianchi, muore nell'87 colpito da un proiettile nel corso di una lite tra negri davanti ad un pub, come pure farà il rapper Shakur e infiniti altri personaggi del ghetto meno famosi.
    Ciò che sconcerta è il fatto che questo frutto della società malata americana, anziché insegnare qualcosa, viene esportato in tutti i paesi assieme al modello della cosiddetta "società multirazziale". La Francia - data la sua situazione di paese ex-colonialista da tempo pieno di allogeni - ha visto la moda del rap dilagare tra le giovani generazioni di colore e risvegliare un'irrequietezza e una violenza devastanti, tenutaci perlopiù nascosta dai media nostrani; guerriglia urbana, stupro della bianca, e teppismo scolastico sono ormai l'ultimo grido tra i piccoli beurs blacks delle banlieux parigine e marsigliesi. E anche qui la voga rap e hip hop ha fatto da miccia per la situazione etnica incandescente,
    con concetti tipo "Sacrifice de poulet" ("sacrificio di sbirro"), "Elément dangereux" ("elementi pericolosi"), e nomi tipo "Da Lench Mob" ("la folla linciatrice"), "Assassin", "Destroyman", "Jhonygo", . Ed è proprio questo ambiente che sono andati a ripescare i nostri "Centri Sociali", in una vera e propria opera di trapianto di questo fenomeno nelle città italiane. I nomi scelti dai complessi che suonano in queste realtà sono significativi: "Nuovi Briganti", "Africa Unite", "Banda Bassotti", "Sa Razza", "Assalti Frontali", "Filo da torcere", "Bomba bomba", "Le Menti Criminali", "Devastatin' Posse", "Da Fuckin' Camels", "Sangue Misto", "Tequila Boom Boom Posse", "Kill Cops Everywhere", "Italian Rap Attack", "Mau Mau", "Lou X", "AK 47", "Assalti Frontali", "Brutopop", "Ruanda", "Bisca 99 Posse", "Piombo a Tempo", "Neffa e i Messaggeri della Dopa" (la "dopa" sono le droghe NB), ecc.
    (24) Dapprima si è cercato di recuperare una dialettalità in senso proletarista, poi, visti gli esiti etnicizzanti non proprio in linea con i fini alienanti dei "Centri Sociali", ci si è buttati a capofitto su stilemi puramente negri. Questa rivoluzione anti-europoide all'insegna del negroide, è un'orgia di subburra, un risveglio degli strati più bassi delle masse anonime, che intendono imporsi sul palcoscenico della storia e giocare a favore del caos. Il fenomeno fu già preveduto da diversi intellettuali agli inizi del secolo scorso, da Oswald Spengler (25), allo scrittore americano Lothrop Stoddard
    (26), che immaginò le avanzate conseguenze di ciò che era allora solo una premessa: la sobillazione pandemica delle masse di colore, massimamente aiutate dalla diffusione delle dottrine egualitariste. I "Centri Sociali" sono preda di queste forze infra-umane caratteristiche dei "tempi ultimi" di ogni ciclo di civiltà, e mettono istintivamente tutte le proprie energie al servizio di questa causa demoniaca e distruttiva, aiutati ben volentieri in questo dagli stessi globalizzatori che quei presunti "contestatori" dicono di voler combattere. Per quanto riguarda la Germania, è interessante notare una grossa differenza fra la parte occidentale e quella orientale; nella prima, l'occupazione americana ha portato la confusione della società multirazziale, e conseguentemente anche il fenomeno del rap, ovviamente pompato in tutte le televisioni e nei programmi giovanili di grido. Al contrario, i territori orientali sono rimasti come congelati dal comunismo, che ha perlomeno risparmiato i tedeschi dell'est dalle flebo di sangue negro e dal distacco dalle tradizioni locali. Questo è tanto vero che le autorità mondialiste hanno deciso di portarvi massicce dosi di concerti rap, gare di skateboard, e altra robaccia da ghetto americano, nel "tentativo di dare ai giovani locali una sottocultura alternativa a quella neonazista dominante"
    (27). "Spiega l'organizzatore, Markus Zeeh: "Rap, rave, rock, tutte le normali forme di cultura giovanile, qui sono state messe al bando dall'ultradestra che impone la sua musica, i suoi simboli, la sua violenza, vogliamo riportare all'est un mondo giovanile normale""
    (28). Ovviamente, per cultura "normale" i mondialisti intendono quella della feccia criminale e spostata dei ghetti negri americani, mentre il danzare al ritmo di motivi tipici della propria terra e il cercare di preservare ciò che è rimasto delle proprie tradizioni artistiche è considerato un'attività da reprimere, se si vogliono raggiungere gli obiettivi di multirazzialità e di crogiuolo senza identità necessari all'affermazione del piano mondialista. Vi è pure un aspetto grottesco in tutto questo. Ed è che i negri afro-americani che hanno originato la "cultura" del rap, non ne vogliono sapere di essere scopiazzati dai bianchi. Come per tutti gli altri fenomeni infatti - rythm and blues e rock in testa - gli Wasp hanno finito per scopiazzare anche il rap, con una facilità di assimilazione tipica di chi (come il tipo umano americano) non ha mai posseduto un'anima tradizionale e un baricentro nella propria essenza. icordiamo che l'America è nata dall'espulsione dall'Europa di calvinisti e altre sette protestanti, fanaticamente in lotta contro la tradizione, che hanno portato ai massimi sviluppi la dottrina apolide del liberismo capitalista. In un simile ambiente, ogni snaturamento è per l'americano un fatto naturale, il quale non ha nessuna difficoltà a "fare il negro" (non a caso le reazioni al nichilismo cercano la propria ispirazione in Europa, o alle campagne del profondo sud, che in fondo era la zona più europeggiante degli stati americani)
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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  6. #6
    Master L'avatar di Holux
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    (29). E' così che a fine anni '80 abbiamo visto comparire il ciuffo biondo del rapper wasp "Vanilla Ice", il rap degli ebrei newyorkesi "Beastie Boys", e i vari "Limp Bizkit", "Bloodhound Gang", "Offspring", e, naturalmente, il rapper bianco che in questi mesi ha riempito le rubriche sociologiche dei rotocalchi di mezzo mondo per aver ispirato - assieme al rocker satanista Marilyn Manson
    (30) - gli atti inconsulti di tanti ragazzini. Ebbene, rapper neri come i "Public Enemy", di fronte al successo di "Eminem" si sono messi in allarme, insorgendo contro chi cerca di appropriarsi della "loro" musica, e lamentando pure che le case discografiche tenderebbero a sostenere gli artisti bianchi a discapito di quelli negri. "Il rap è una musica che viene dalle strade e dalla cultura nera e non mi sembra che l'esperienza bianca in America sia interessante quanto quella nera" ha dichiarato Ice Cube, uno dei rapper negri leader
    (31). E' quella che è stata definita la "sindrome Elvis", "cioè l'angoscia profonda [dei negri afro-americani] che la loro musica e la loro cultura siano fagocitate dai bianchi come era avvenuto per il rock, diventato un prodotto culturale bianco, e prima ancora per il jazz, al punto da aver dimenticato che i suoi inventori erano neri"


    (32). Il successo travolgente del bianco "Vanilla Ice" (che con il suo LP d'esordio vende tre milioni di copie) aveva già fatto infuriare gli ambienti negri, che gridarono del rap : "It's a black thing" ("è roba da negri"). Niente comunque paragonato appunto al successo di "Eminem", che di tutti i bianchi che scimmiottano lo stile gesticolante e ciondolante del rap, ha sbancato tutti. Ecco quindi che la scimmiottatura bianca - non richiesta - viene a frustrare l'ultimo tentativo di ribellione partorito dai discendenti degli schiavi delle piantagioni nordamericane. Come i jazzisti negri reagirono alla "profanazione" bianca del cool jazz (jazz freddo) inasprendo i toni, attingendo alle radici del blues e del gospel, e producendo un free jazz
    (33), così ora i rapper negri probabilmente reagiranno al rap bianco aumentando la dose di violenza e l'offensiva razziale, cercando di rimarcare le differenze (34).

    Ad abbattere il muro di diffidenza del mondo e del pubblico discografico bianco nei confronti di un fenomeno come il rap nato per i soli afro-americani, ci aveva pensato l'ebreo newyorkese Rick Rubin che in sodalizio col manager negro Russel Simmons, riuscì a fondare un vero e proprio impero del rap. Costui è anche il fondatore della banda rap ebraica dei "Beastie Boys" (v. sopra) di cui è stato il disc jokey, vero e proprio apripista tra il pubblico non-negro. La sua etichetta "Def Jam" diventa multimiliardaria dopo solo sei mesi di vita, riuscendo a firmare un
    contratto con il colosso Sony (allora CBS) ed assicurando al genere un'espansione mondiale. Rubin racconta nell'89: "I ragazzi bianchi che uscivano dalla mia scuola amavano gruppi come i Rolling Stones, i Black Sabbath, i Led Zeppelin, gli Who, i Doors. [NB tutti bianchi, ndc.] Gruppi morti, o che avrebbero anche potuto esserlo. Mentre i ragazzi neri erano costantemente all'ascolto delle ultime novità rap.
    C'era una scena rap vivace e attiva"

    (35). La risposta a tali operazioni di "multirazzialità" l'abbiamo vista: degenerazione e alienazione nei bianchi; frustrazione indispettita nei negri. Mentre gli ugualitaristi continuano a sognare il girotondo multicolore, sperando in un esito pacifico dell'immigrazione allogena e del conseguente mescolamento, gli estremisti dei "Centri Sociali" hanno studiato tutte le strategie per l'esplosione delle masse del quarto stato e di colore, vera e propria fase finale della rivoluzione, nella guerra eterna della materia contro l'ordine superiore. La loro tattica consiste nell'esercitare la massima pressione sui governi di sinistra a che si aprano sempre più le frontiere e si faciliti l' "allogenizzazione" delle comunità europee, per poi gettare su questa benzina etnica, il fiammifero de lla cultura rap. Un tale tipo di musica costituirà il tam tam della violenza anti-bianca, nell'ultimo grande assalto che l'Europa dovrà fronteggiare: questa volta nel cuore stesso della propria terra."
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  7. #7
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    Note:
    (1) v. A. Portelli, "Suoni dal ghetto. La musica rap dalla strada alle hit-parade", Edizioni Costa & Nolan, 1989; citato in: O. Cachin, "Il rap - l'offensiva metropolitana", Universale Electa/Gallimardi Musica, 1996.
    (2) "L'americanizzazione e le responsabilità della RAI", articolo pubblicato ne "Il Nazionale" nel 1954. Già durante la prima fase del regime fascista Evola plause alla presa di distanza culturale dall'americanismo; egli affermava infatti che "fra le nazioni europee, si può dire che l'Italia sia stata la prima che nel modo più definito abbia posto
    un principio di reazione e di allarme. Respinto col Fascismo il pericolo bolscevico, essa è altresì relativamente fra le più immuni dal male americano [.]" ("Americanismo e bolscevismo" in "Nuova Antologia", 1 maggio 1929, fascicolo 1371, pp. 110-128). Questi ed altri articoli antiamericani di Evola sono stati recentemente pubblicati dalla "Fondazione Julius Evola" raccolti nei fascicoli n°17 e n°24.
    (3) "Americanismo e bolscevismo", cit.
    (4) Notevole è la presenza nei "testi" in inglese della musica afro-americana di parole attinenti la sfera della fisicità e del movimento ossesso, come "shake" "rock" "roll", "swing", etc., per non parlare dei riferimenti sessuali, impliciti ma molto più spesso espliciti. ndc.
    (5) "Il ciclo si chiude", capitolo di "Rivolta contro il mondo moderno", edizione del 1969 (NB. la prima edizione è del 1934).
    (6) "Cavalcare la tigre", 1961. Recentemente ripubblicato dalle "Edizioni Mediterranee", con prefazione di Stefano Zecchi. Io mi rifaccio alla seconda edizione riveduta del 1971.
    (7) Ibid.; sottolineatura mia.
    (8) Ibid.
    (9) F. Oriz, studioso di musica afro-cubana.
    (10) Etnia nigeriana, di sangue congoide per eccellenza.
    (11) Ibid.; sottolineatura mia.
    (12) Ibid. Evola, che scriveva queste righe nei primi anni sessanta, non aveva ancora visto gli sviluppi estremi di tale processo.
    (13) Ibid.
    (14) "America negrizzata", capitolo di "L'arco e la clava",
    1968. Ultima edizione: "Edizioni Mediterranee", 1995, pp. 39-46.
    (15) Ibid.
    (16) Cfr. J. Evola, "Una notte a Bucarest", in "Roma", Napoli, 9 marzo 1951. Riportato in parte in "Metafisica del sesso", 1958, terza edizione delle "Edizioni Mediterranee" 1994, p. 193. Ndc.
    (17) in: "America negrizzata", cit.
    (18) Ibid.
    (19) Cfr. Fausto Gianfranceschi, "L'uomo in allarme", Edizioni dell'albero, Torino, 1961. NB. Il Gianfranceschi è oggi giornalista de "il Giornale"; ndc.
    (20) in: "America negrizzata", cit.
    (21) V. O. Cachin, "Il rap - l'offensiva metropolitana", cit.
    (22) I "rasta" sono una moda nata tra i negri giamaicani, che originariamente seguiva una bizzarra forma pseudo-religiosa di tipo para-ebraico che adorava l'imperatore etiopico Hailé Selassié, lasciava incolta la
    chioma a mo' della criniera del "leone di Giuda" simbolo dell'Etiopia, e si dava ad un massiccio consumo di cannabis. Anche qui, è curioso notare come l'esclusivismo di tale moda, riservata ai soli negri giamaicani, sia stato ignorato da masse di bianchi in cerca di stili comportamentali extra-europoidi ed evasivi, che l'hanno adottata sulla scia del successo del cantante Bob Marley.
    (23) In proposito vi sono un'infinità di ricerche, statistiche e publicazioni; si veda p. es. "The Color of Crime", studio della New Century Foundation basato sui rapporti federali sul crimine; e l'articolo "The Race War of Black against White" di Paul Sheehan su The Sidney Morning Herald del 20 maggio 1995.
    (24) Si veda l'articolo del giornalista di Repubblica Giandomenico Curi "La Samarcanda dei ribelli", apparso nel supplemento "L'America del rock" n. 12 - "Il suono delle metropoli", in cui collega i ghetti statunitensi ai nostri Centri Sociali; riportato in O. Cachin, "Il rap - l' offensiva metropolitana", cit.
    (25) Oswald Spengler, "Anni decisivi", edito in Italia Ciarrapico, e dalle Edizioni di Ar col titolo "Anni della decisione"; e "Il tramonto dell'Occidente", edito da Longanesi e, più recentemente, da Biblioteca della Fenice.
    (26) Lothrop Stoddard, "The Rising Tide of Color", Chapman & Hall, London, 1920; Charles Scribner's Sons, New York, 1922, poi ristampato da Noontide Press. Si veda anche dello stesso autore: "The Revolt Against Civilization. The Menace of the Under Man", Charles Scribner's Sons, New York, 1922. Edizione tedesca: Der Kulturumsturz. Die Drohung des Untermenschen, Lehmanns Verlag, München, 1925.
    (27) Si veda l'articolo "Berlino: rap, teatro e marchi per battere il neonazismo", su Repubblica del 20 aprile 2001.
    (28) Ibid.
    (29) Si veda l'associazione N.O.F.E.A.R., "National Organization For European American Rights"; inoltre sempre più americani si rivolgono a ricercatori genealogici per tracciare la propria discendenza europea, ed uscire dall'anonimato apolide del Nuovo Mondo.
    (30)Alias l'ebreo Brian Warner, a sua volta prodotto dal magnate ebreo Edgar Bronfman. Sull'attività di certi magnati ebrei nel campo della cultura, si vedano le riviste "Free Speech" e "Journal of Historical Review".
    (31) Intervista riportata dal sito "Virgilio".
    (32) V. O. Cachin, "Il rap - l'offensiva metropolitana", cit.
    (33) "E' un genere che vuole sottrarsi a tutte le definizioni di jazz o di musica formulate dalla critica, che nella stragrande maggioranza proviene dalla cultura bianca. <E' la nostra musica>, proclama [Ornette] Coleman con l'album This Is Our Music, facendo eco ai pensatori neri che contestano ai bianchi il diritto di parlare di una musica che non è loro. I criteri di bellezza, di purezza del suono, di logica della forma, di adeguamento a un testo preesistente, sono tutte cose che devono passare in secondo piano. Riallacciandosi alla stranezza dei primi canti neri americani, il free jazz giunge a rinunciare alle convenzioni del jazz, alla regolarità ritmica, allo swing. Conserva solo gli elementi fondamentali che distinguono la musica nera americana dalla musica occidentale: L'energia, il coinvolgimento del corpo, il suono grezzo, l'improvvisazione, la creazione in stato di necessità: in altre parole <la leggerezza dell'essere[.], il predominio dell'istante, dell'immediato, del provvisorio. Di conseguenza, il free jazz ostenta il suo interesse per le culture extraeuropee del mondo arabo, dell'Oriente e, ovviamente, dell'Africa." Da: F. Bergerot e A. Merlin, "Il jazz - oltre il bebop", Universale Electa/Gallimard Musica, 1994.
    E il sassofonista Pharoah Sanders: "Non appena abbiamo una musica, arriva l'uomo bianco e la imita", ibid.
    (34) Significativo il fatto che durante gli ultimi disordini razziali scoppiati a Philadelphia (marzo 2001), alcuni attivisti comunisti bianchi che cercavano di fomentare la rivolta siano stati letteralmente presi a calci in culo dalla folla di colore.(35) Ibid "


    FINE. Saluti. 14/88 - Holuxar
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  8. #8
    uuuuuuhhhhhh
    Ospite

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    Partendo da questo presupposto un bianco non dovrebbe nemmeno ascoltare rock.

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