A maggio inizio a lavorare come stagista in una scuola di italiano per stranieri per due mesi, è la mia prima esperienza lavorativa seria e sono molto emozionato. Sono ben cosciente della mia goffaggine e della mia inesperienza, ho paura di fare brutte figure ma in realtà credo di cavarmela abbastanza bene, faccio l’aiutante del professore e l’ambiente mi dà la possibilità di conoscere gente da tutto il mondo, viaggiare un po’ nei dintorni come accompagnatore nei viaggi organizzati dalla scuola, insomma di fare un po’ di esperienza e sbloccare un po’ la mia asocialità patologica che mi fa vivere da semirecluso in casa da 5 anni.
Nel mese di giugno arriva una nuova “ondata” di studenti, e nella mia classe mi ritrovo una ragazza slovacca di venti anni che durante la lezione mi fissa continuamente e mi sorride ogni volta che incrocio il suo sguardo. A fine lezione, un giorno, mi dice che quella sera c’è una piccola festa nel suo collegio e che se voglio posso trovarla là. Per farla breve, tra me e lei inizia una storia d’amore che dura solamente 2 settimane, il tempo della sua permanenza in Italia. Ora, premettendo che all’età di 25 anni ho avuto solamente tre storie, di cui una a 15 anni puramente epistolare, un’altra a 18 durata due mesi e un flirt con una ragazza sudamericana a 20 anni, le mie esperienze in questo campo –come in quasi tutti gli altri campi della vita- erano piuttosto limitate. Ciò nonostante, sono riuscito miracolosamente a dare il meglio di me, a nascondere abbastanza bene la mia timidezza, così tanto da riuscire a farla innamorare, almeno credo, visto che l’ultimo giorno prima di partire mi aveva addirittura lasciato il suo anello d’oro come “pegno d’amore” e salutato dalla stazione in lacrime.
Ci separiamo dunque dopo 2 settimane che non esito a definire le migliori della mia vita, in cui tutto era andato perfetto, sentendomi felice e innamorato, finalmente! Veramente credevo di non essere capace di innamorarmi, ogni volta che conoscevo qualche ragazza e provavo ad uscirci un po’ mi rendevo conto di fregarmene, e così abbandonavo tutto con un senso di schifo verso me stesso.
Passano 2 mesi in cui ci mandiamo email e ci vediamo via skype. Crediamo tutti e due fortemente nel proseguire la storia nonostante le enormi difficoltà (l’enorme lontananza, soprattutto) perché ci sentiamo molto presi, lei lo dice in famiglia, io pure e mi metto anche a studiare lo slovacco. Prenoto il biglietto aereo con largo anticipo, passerò due settimane in Slovacchia ospite a casa dei suoi genitori, gli ultimi dieci giorni di agosto.
Ovviamente durante l’estate la mia perenne ansia e insicurezza cresce, mi prendono mille dubbi se lei sia presa quanto me da questa storia, se riuscirà a durare. Alla fine mi faccio coraggio e parto. E qui inizia la lunga odissea. Sono riuscito a trasformare una possibile vacanza romantica in un inferno, grazie al mio comportamento da nevrotico. Ancora oggi ci rifletto e non riesco a trovare spiegazioni plausibili.
Appena atterrato all’aeroporto, il rincontro è bellissimo. Due mani da dietro mi coprono gli occhi, è lei, bellissima, dopo due mesi esatti la rivedo. Dovrei scoppiare di felicità, e invece inizia a salirmi un leggero nervosismo. Sono in una nazione straniera, in compagnia della mia ragazza, tutto dovrebbe filare liscio, invece cominciano le paranoie. Cerco comunque di dissimulare il meglio possibile, lei non è sola, è lì con un’amica, i primi due giorni li passeremo ospiti in casa della sua migliore amica, insieme anche ad altri amici. E qui cominciano già i problemi. Io, come detto, soffro di una misantropia incurabile che mi porta ad una diffidenza spontanea verso tutti quelli che non conosco. Insomma, basta pochissimo per farmi sentire a disagio, fuori posto. Questo mi porta ad assumere un atteggiamento assurdo, che a seconda delle persone può venire giudicato da 1) scorbutico-orso 2) disadattato-strambo-pazzoide 3) sfigato.
Ho cercato a lungo le cause che mi portano ad assumere tale atteggiamento, e la risposta migliore che sono riuscito a darmi è che soffro di un fortissimo complesso di inferiorità. Un’inferiorità che investe tutti i campo, da quello estetico a quello intellettivo, anche se a quanto dicono non sono né brutto né stupido, anche se certamente sono goffo, maldestro, totalmente inesperto delle cose del mondo e affatto privo di senso pratico. Queste caratteristiche, però, più che la causa del mio senso di inferiorità, sembrano esserne la conseguenza.
In parole povere, per dare il meglio di me e risultare quindi simpatico e brillante devo trovarmi assolutamente nel mio ambiente, con persone che mi piacciono e che conosco da tempo. Sono totalmente incapace di adattarmi a nuove situazioni e questo mi porta a frequentare sempre le stesse poche persone, non osare mai, chiudermi in me stesso. Non ultimo dei problemi, tendo a stancarmi molto facilmente, e quando sono stanco divento incapace di ragionare e di cattivo umore.
Per tornare alla storia, io ero ben cosciente di tutti questi miei limiti e sapevo che potevano essere di ostacolo per la mia storia con lei, nonostante questo non immaginavo che le cose fossero precipitate così velocemente.
Dopo esserci fatti un giro per la città io, la mia ragazza e la sua amica, comincio ad avvertire un nervosismo e una scontentezza crescente. Mi sento stanco, il viaggio non è stato poi così lungo ma per il nervosismo la notte prima non avevo affatto dormito, vorrei andare in casa a riposare ma non oso chiederglielo, così le accompagno per la città in silenzio. L’inquietudine cresce quando la mia ragazza mi dice che passeremo la serata in giro per i locali di Bratislava.
Così io inizio lentamente a “suicidarmi”. La prendo da parte e le dico che non sono venuto in vacanza per passare le serate ad ubriacarmi con dei ragazzini, che avevo intenzione di passare la vacanza soprattutto soli io e lei e invece salta fuori che per un motivo o l’altro non potremmo mai stare soli. Lei mi spiega con tranquillità che in realtà tempo per stare insieme da soli lo troveremo, è di buon umore e non si arrabbia.
A me però il cattivo umore non passa, e continuo imperterrito nel mio progetto autolesionista.
Mi trovavo in una situazione nuova: durante le settimane in Italia ero io a gestire la situazione, a portarla nei posti, a presentarla agli amici, e lei era pronta a seguirmi dappertutto, entusiasta, calma, un po’ timida, dolce. Ora invece ero con lei, nella sua nazione, insieme ai suoi amici, padrona della situazione, sicura di sé.
E io sempre più irritato per il fatto che lei si curasse così poco del mio malumore, un pochino ubriaca, e questo mi metteva ancora più a disagio, diciamo che è subentrato anche il mio bigottismo nascosto: ero abituato a vederla sempre controllata e “santarellina”, tanto che l’avevo stupidamente idealizzata e “santificata”, un mio atteggiamento tipico quando mi innamoro. Così, probabilmente per catturare la sua attenzione, le dico che sono stanco e vado a farmi una passeggiata da solo. Lei accetta tranquilla e questo non fa che aumentare la mia rabbia e frustrazione. Quando li raggiungo di nuovo in discoteca, li raggiungo al loro tavolo e non spiccico una parola, né con lei né con i suoi amici, quando mi interpellano rispondo con monosillabi.
Ripensandoci ancora adesso, mi viene in mente che quella serata è come se non fossi io che stessi agendo in quel modo, ma come vittima di qualche sortilegio o impossessato. A fine serata, mentre li osservavo che ballavano allegramente in mezzo alla pista fregandosene – giustamente – del sottoscritto, seduto in un tavolo fingendo di mandare sms, mi sono chiesto: “ ma cosa sto facendo? Ho una ragazza bellissima dopo tantissimi anni, che rivedo oggi dopo due mesi, e mi comporto in questo modo?” Era come se mi fossi svegliato dall’incantesimo, ma era già troppo tardi. Prima di tornare con il pulman verso casa, la prendo di nuovo da parte e le dico , testualmente, se “ha intenzione di lasciarmi visto che si è accorta che sono pazzo”. Lei mi risponde che in quel momento, visto che era un po’ brilla, non riusciva a realizzare perfettamente la cosa, si sentiva solamente scioccata e delusa per il mio comportamento, ma che avrebbe provato nei prossimi giorni a dimenticare e perdonare”. Abbastanza risollevato, mi dico che anche se la strada si era messa in salita avrei fatto di tutto per aggiustare la situazione.
Purtroppo però la situazione non si aggiusta, anzi peggiora ogni giorno di più.
Il giorno successivo, prima di salutare i suoi amici e prendere il treno per raggiungere la casa dei genitori, faccio in tempo a chiedere scusa alle sue amiche per il comportamento del giorno prima, ritenendolo innanzitutto atto dovuto e poi sperando di ammorbidire la rabbia della mia ragazza. In realtà, lei è ancora di cattivo umore, e io ovviamente me ne accorgo subito. Più che arrabbiata, sembra delusa e rassegnata. Come temevo, lei si era fatta un’idea di me diversa, di persona sicura e socievole, ora si trovava davanti una persona totalmente diversa che stava per presentare ai genitori come il suo ragazzo e con cui doveva passare i successivi 12 giorni, e non sapeva se io potevo dar di matto nuovamente, forse era anche un po’ spaventata. Così decido di adattare la tattica dell’agnellino mansueto e sottomesso, cerco di essere gentile e premuroso, ma lentamente inizio a rendermi conto che è già tutto irrimediabile, lei costruisce un muro tra me e lei e assume un atteggiamento di totale distacco e freddezza al quale io rimango inerme. ..















































